In queste slides si presenta un confronto tra i programmi delle varie coalizioni. In particolare, questo è il focus su università e ricerca

mentre qui trovate una discussione più generale che include anche scuola.

Le presenti slide hanno il solo fine di dare un quadro sintetico degli elementi proposti nei programmi elettorali (o in altri manifesti programmatici: vedi fonti al fondo) delle liste candidate alle elezioni politiche 2013. Non hanno nessuna pretesa di riuscirci. Ogni proposta di correzione è benvenuta, e può essere recapitata all’indirizzo marcoviola.filosofia@hotmail.it
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9 Commenti

  1. 1. Condivido il riconoscimento del Dottorato (anzi, chiamiamolo PhD) nei concorsi, come pure l’istituzione di un ruolo universitario unico, in due fasce.
    2. Colpisce il bando unico per post-doc con tenure-track (ma allora potrebbero avere i requisiti per concorrervi anche coloro che sono stati assegnisti, con incarichi all’estero ecc.?)
    3. Quanto alla scuola, al di là della “deriva aziendalistica” che molti imputeranno all’idea della loro autonomia nella scelta degli insegnanti, resta irrisolto il nodo della valutazione del personale (dirigenti compresi): chi la fa? L’INVALSI? E un precario della scuola – ce ne sono… – con pubblicazioni di altissimo livello si dovrebbe far giudicare da qualcuno che ne ha molti meno, o non ne ha affatto? Si torna al vecchio problema – da me qualche volta già sollevato in questa sede – della considerazione delle competenze scientifiche nella scuola: ZERO TITULI (da punto di vista burocratico s’intende…)
    4. Discutibile e demagogica, come insegnante, trovo l’idea dell’innalzamento obbligatorio a 18 anni per tutti: chi li tiene certi tipi ormai adulti in un’aula?
    5. Interessante l’idea degli insegnanti specializzati per le medie inferiori, ormai da più parti considerate l'”anello debole” del sistema scolastico (ci lavoro, e so di cosa parlo…).
    6. L’idea di mettere l’ANVUR sotto il controllo della Presidenza del Consiglio non pare dirigistica?
    Ma sono cose prese qua e là, tra i vari programmi: difficile che anche due soli di questi punti vengano attuati contemporaneamente nella prossima legislatura. Occorrono certo fondi e concorsi, ma anche questi ultimi devono essere fatti tenendo conto di un più ampio spettro di componenti nella valutazione dei candidati, non certo fermandosi ai quiz…

    • “6. L’idea di mettere l’ANVUR sotto il controllo della Presidenza del Consiglio non pare dirigistica?”

      Più che dirigistica a me pare completamente folle, o probabilmente ispirata all’unione sovietica degli anni 50 (altro che libero mercato)

  2. Boh.

    PD: “ruolo docente unico (2 fasce)”. Vuol dire come adesso, cioe’ PO e PA con tante classi stipendiali? O vuol dire una unica fascia P con 2 sole classi stipendali?

    SEL: “ruolo unico docenti e ricercatori”. Vuol dire nessuna distinzione tra docenti univ. e ricercatori degli EPR? Con riduzione ad una unica fascia? O addirittura ad una unica classe stipendiale?

    • La messa ad esaurimento dei ricercatori è stata funzionale al blocco del turn over, della contrazione del FFO e al blocco degli stipendi. Far ripartire la macchina non è facile perchè le tre dinamiche sopra sono aspetti diversi della stessa cosa. Queste frasi buttate li sui ruoli universitari non hanno alcun senso soprattutto se non si ha un’idea di quale dovrebbe essere l’assetto universitario fra un paio di anni. Questa del ruolo unico potrebbe essere una fregatura, nel senso che oggi un docente anziano di un ruolo può guadagnare di più di un docente di ruolo superiore giovane. Se le fasce diventassero scaglioni stipendiali e si perdessero gli scatti triennali si potrebbe fare cassa. A quel punto forse conviene rimanere nel vecchio ruolo ad esaurimento. Come verrebbero trattati i ruoli ad esaurimento? A zero ISTAT?

    • …vedi per esempio la storia dei professori incaricati stabilizzati. La storia potrebbe ripetersi e coinvolgere, per esempio, i ricercatori universitari a tempo indeterminato. L’università non è al centro della campagna elettorale, mi sembra abbastanza chiaro, ma la qualità di una classe dirigente si vede da come si rapporta all’università.

  3. […] Quale futuro per le Università 21 febbraio 2013 | I numeri che fotografano lo stato delle nostre Università sono drammatici: ci sono 55.000 tra docenti e ricercatori in servizio, più altrettanti precari, a curare la ricerca e la formazione dei giovani che aspirano a costituire la classe dirigente e i professionisti di domani. L’età media dei professori è superiore a qualsiasi altro Paese dell’Unione Europea, e sebbene siano previsti entro il 2020 circa 10.000 pensionamenti, il ricambio è limitato al 20%, il che significa che entro i prossimi sette anni  solo una minima parte dei precari potrà entrare in servizio a tempo indeterminato (fonte Roars). […]

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