Così dice un comunicato stampa del MIUR, con il quale si annuncia l’approvazione del decreto relativo ad AVA:

Le attività di valutazione, che saranno svolte dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur), dovranno verificare e accertare la qualità della didattica e della ricerca, dei corsi di laurea, dell’organizzazione delle sedi e dei corsi di studio, nonché la presenza e i requisiti delle strutture al servizio degli studenti, come le aule e le biblioteche, il resto degli strumenti didattici e tecnologici e, non ultimo, la sostenibilità economico finanziaria dell’ateneo. Il rispetto di tali requisiti sarà condizione necessaria per ricevere l’accreditamento iniziale, ovvero l’autorizzazione da parte del Miur ad attivare i corsi di studio, aprire sedi universitarie o istituire nuovi atenei. Ma la permanenza dei requisiti che hanno condotto all’accreditamento iniziale sarà verificata anche in seguito ai fini dell’accreditamento periodico, insieme al raggiungimento di ulteriori standard di qualità ed efficienza. Viene introdotto, dunque, una sorta di “controllo di qualità” da rinnovare ogni cinque anni per le sedi universitarie e almeno ogni tre anni per i corsi di studio. In particolare, nella valutazione periodica saranno presi in considerazione i risultati conseguiti dalle singole università nell’ambito della didattica e della ricerca.

Decisivi ai fini della valutazione e dell’accreditamento saranno le visite in loco delle Commissioni di esperti della valutazione (CEV), l’analisi dei dati della relazione annuale redatta da Nuclei di Valutazione Interna, il monitoraggio e il controllo della qualità dell’attività didattica e della ricerca svolta da tutti i soggetti coinvolti nel sistema di qualità dell’ateneo, comprese le valutazioni elaborate dagli studenti.

Con questo nuovo e organico sistema di valutazione l’Italia si allinea alla gran parte dei Paesi europei, recependo le esperienze che essi hanno già sviluppato in materia di valutazione per migliorare gli standard di qualità dei rispettivi sistemi universitari, a partire dall’Olanda nei primi anni ‘80. Successivamente, tutti gli altri Paesi Ue hanno adottato procedure simili, ispirandosi al sistema di valutazione europeo ENQA. Tra i pochi ad esserne ancora privi c’era l’Italia.

Sul fatto che il sistema di valutazione nostrano sia compatibile con ENQA e ad esso “si ispiri”, continuiamo a nutrire qualche dubbio.

Il testo del D.M. può essere letto a questo indirizzo.

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6 Commenti

  1. E’ un testo incredibile. Passa come uno Zeppelin mastodontico e indifferente sopra il dissesto universitario che esso stesso ha creato e se non lo ha creato ha lasciato che accadesse. L’Olanda poi … Anni fa ho letto un documento di qualche università olandese che quantificava al minuto il lavoro didattico settimanale per concludere dicendo che il sabato libero era sufficiente per produrre all’anno almeno una lavoro scientifico di cca 30 pp. Avete presente Tempi nuovi?
    Vi racconto un ‘nanetto’: ieri ho fatto un po’ d’ordine nel mio studio e ho raccolto chili di fotocopie, vecchie soltanto di qualche anno, e che è soltanto una parte di quello che avevo ricevuto da facoltà e corso di laurea per: rifacimenti di corsi di laurea, facimenti e rifacimenti di offerte formative, facimenti e rifacimenti di regolamenti didattici e di regolamenti di altro tipo, sempre più complicati ogni anno che passava, varianti delle precedenti, e, ciliegina sulla torta, un RAV (rapporto di autovalutazione) che non è servito a nulla anche perché tutto veniva continuamente ritoccato.

  2. Temo sia solo una strategia per dimostrare che l’Università pubblica, in generale, è priva degli standard qualitativi necessari e, come tale, deve essere chiusa. I tagli selvaggi degli ultimi Governi non si coordinano con questa promozione della qualità, che impossibile da raggiungere se manca anche lo stretto necessario. Del resto, se si finanzia l’Università, come si possono tenere in piedi le Banche-Buco nero come la Monte dei Paschi di Siena?

  3. I giuristi e le giuriste mi possono forse illuminare. Che differenza c’e’ tra un’Università pubblica e un Tribunale o una Questura? E tra il sottoscritto e un magistrato? In teoria, il legislatore non avrebbe dovuto prima cambiare lo stato giuridico delle Università (e dei professori universitari) e poi far partire procedure di “accreditamento”? Una cosa e’ la valutazione, altra e’ l’accreditamento. Un decreto simile potrebbe al limite andar bene per accreditare strutture private (come la Bocconi o talune Universita’ telematiche).

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