Cosa sta facendo il MUR sul fronte della ricerca in questi cupi tempi emergenziali? Resta colpevolmente inerte. Un primo esempio è la nebbia in cui è sprofondato il finanziamento dei progetti speciali destinati al contrasto della pandemia. Non meno grave è il ritardo della nomina del nuovo Presidente del CNR, un ente che da più di dieci  mesi attende di sapere da chi sarà guidato. Spetta al Ministro Manfredi scegliere il nome entro una cinquina nelle sue mani fin dal 29 febbraio scorso. Eppure, tutto rimane fermo e il Presidente uscente, Massimo Inguscio, già in pensione, continua ad essere prorogato. Viene il sospetto che la Presidenza del CNR sia una casella troppo pregiata per essere assegnata a chi non fa parte del giro giusto. Ecco allora che si temporeggia, sperando che sorga l’opportunità di ripartire da zero. Un’anomalia talmente lampante da essere stata definita insostenibile persino da un drappello di Parlamentari della maggioranza.

Mentre la seconda ondata della pandemia non accenna a fare alcun passo indietro e l’Italia  allo stremo sperimenta la dura e cangiante geografia delle zone, avvitandosi – per non farsi mancare niente – in una crisi politica che rende incerte le prospettive del Paese, lasciato a gestire la lotta alla pandemia senza un esecutivo – cosa sta facendo il MUR sul fronte della ricerca in questi cupi tempi emergenziali?

Vediamo come racconta la più recente attività ministeriale il sito del dicastero. Sembrerebbe esserci di che esultare. A lungo attesa, finalmente è stata “firmata la nuova convenzione tra i Ministeri di Università e Ricerca, Economia e Salute e la Fondazione Human Technopole”. Il Ministro Manfredi, prima di Natale, si è compiaciuto dalla sua pagina FB per le allocazioni per la ricerca previste dal recovery plan: “il Paese torna a investire su ricerca e capitale umano, anche perché “arriva programma di ricerca e 13 miliardi Ue. Da transizione digitale a energia, sei aree di azione“. Grandi aspettative per risorse che potranno arrivare, dunque. Una meraviglia.

Ma, concretamente, come ha mostrato di lavorare per gestire le risorse destinate alla ricerca il nostro Ministero? E che cosa è stato fatto nel medesimo periodo per dare un governo al principale ente di ricerca italiano?

1. Che fine ha fatto il bando COVID-19?

La vicenda, se dapprima evocava il ridicolo, oramai può suscitare solo indignazione, senza peraltro che i media italici in questi mesi abbiano sentito il bisogno di occuparsene.

Ne avevamo parlato in un primo articolo a settembre “Bandi COVID: fugit irreparabile tempus“, documentando con quale tempestività avevano mostrato di sapersi muovere altre realtà a noi vicine, allocando fulmineamente i fondi speciali di ricerca messi a bando per il contrasto alla pandemia. Un nostro commentatore, peccando di ottimismo, aveva affermato di sapere che le revisioni sarebbero iniziate ad ottobre con scadenza nella seconda metà di novembre.

Eravamo tornati sul tema ad ottobre “Bandi FISR-COVID: dopo la seconda, serviranno per la terza ondata?“, istituendo anche un conta-giorni per scandire i tempi del colpevole ritardo accumulato dal MUR per procedere alla creazione della graduatoria propedeutica alla allocazione delle risorse ai vincitori del bando. Oggi, mentre scriviamo, sono passati più di 180 giorni dal primo giorno utile in cui l’allocazione (quantomeno formale) dei fondi avrebbe potuto essere effettuata, se il MUR avesse rispettato le serrate tempistiche che aveva solennemente decretato nel suo bando.

Nel silenzio assordante calato sulla procedura, non è dato sapere quali idee i ricercatori italiani abbiano proposto per contrastare l’emergenza, quando nel maggio 2020 sono stati invitati a presentare in tutta fretta i loro progetti in tutti i campi del sapere scientifico. Tecnologie utili per la ricerca vaccinale? Salvifiche metodiche di cura? Idee per gestire al meglio gli effetti della pandemia? Soluzioni che la task force avrebbe potuto utilmente seguire? Ricette per affrontare al meglio le drammatiche conseguenze prodotte dal COVID nel tessuto produttivo del Paese?

Può essere utile mettere a confronto l’entità delle risorse allocate allo scopo in Italia con quelle allocate in altre nazioni. Se in Francia, come già segnalavamo a settembre, 31 milioni di euro sono stati – non messi a bando, ma – allocati già a maggio 2020, in Germania è meglio non prendere visione dei dati, mentre in Spagna le risorse già quantificate allo scopo non possono che destare un misto di invidia e ammirazione per un Paese che pure vive una situazione politica non così diversa dalla nostra. Sta di fatto che queste briciole della voce di bilancio che lo Stato italiano ha inteso movimentare per ora non sono arrivate a destinazione, e non sappiamo se di questo il Ministro Manfredi abbia voglia di menare vanto sulla sua pagina Facebook.

2. Questo presidente CNR non s’ha da fare

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche, il più importante ente pubblico di ricerca, attende la nomina del suo Presidente dallo scorso Febbraio. Spetta al Ministro Manfredi scegliere il nome entro una cinquina frutto di una selezione operata da una apposita commissione presieduta dalla prof.ssa Amalia Ercoli Finzi. La lista è nelle mani del Ministro Mafredi fin dal 29 febbraio 2020. Eppure, tutto rimane fermo e il Presidente uscente, il settantenne Massimo Inguscio, già in pensione, continua ad essere prorogato.

L’anomalia è ormai talmente lampante da essere ritenuta insostenibile persino da un drappello di Parlamentari della maggioranza. Cosi’ i parlamentari dem delle Commissioni Cultura di Camera e Senato, Di Giorgi, Ciampi, Orfini, Piccoli Nardelli, Prestipino, Rampi, Rossi, Verducci (ANSA, 23.12.2020):

E’ necessario – aggiungono – anche che si ponga fine a una situazione che ormai riteniamo insostenibile, ossia il ritardo nella nomina da parte del Governo, su indicazione del ministro Manfredi, del nuovo presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ormai scaduto in tempi pre Covid. L’urgenza di questa nomina e’ sotto gli occhi di tutti ed e’ necessaria per il rispetto dovuto a tutti i ricercatori del maggior ente di ricerca italiano. La cinquina dei candidati, espressione di una call internazionale, e’ a disposizione del ministro e del Governo da molti mesi. Si faccia dunque la scelta in tempi rapidi per consentire alla figura che sara’ scelta di impostare il proprio lavoro nel contesto del Next Generation Eu, cosi’ da dare il proprio contributo ai programmi di innovazione e sviluppo tanto necessari all’Italia.

I componenti della “cinquina” devono essere particolarmente indigesti all’attuale ministro. I nomi sono stati riportati dal Fatto Quotidiano del 30.12.2020:

  1. Andrea Lenzi (unico con 100 punti su 100)
  2. Francesco Sette
  3. Vincenzo Barone
  4. Cristina Messa
  5. Tommaso Edoardo Frosini

Come spiegare un’inerzia così sfacciata? Che qualcuno dei cinque sia vittima di qualche veto, possiamo capirlo. Ma tutti e cinque?

Viene il sospetto che la Presidenza del CNR sia una casella troppo pregiata per essere assegnata a chi non fa parte del giro giusto. Ecco allora che si temporeggia, sperando che sorga l’opportunità di ripartire da zero. Sarebbe un’occasione per fare uscir fuori qualche nominativo più gradito alle stanze ministeriali.

Che il più importante ente di ricerca nazionale sia tenuto ostaggio di opachi giochi di palazzo non è un bello spettacolo. Come osservato dai parlamentari parlamentari dem delle Commissioni Cultura di Camera e Senato, questo ritardo è una mancanza di rispetto nei confronti dei ricercatori dell’ente. Ma anche nei confronti degli elettori, aggiungiamo noi. Una nomina così importante deve essere improntata alla massima trasparenza e non può esserci trasparenza senza il rispetto delle procedure e dei tempi.

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