Segnaliamo, senza alcuna pretesa di completezza, alcune prese di posizione da parte di accademici e organi accademici italiani sulle vicende turche che, come è noto, hanno colpito duramente – fra gli altri – il mondo dell’università e della ricerca turca.

1.

Le Associazioni scientifiche di area giuridica, riunite nella Conferenza che le rappresenta (CASAG), manifestano la preoccupazione degli studiosi di materie giuridiche per quanto sta accadendo in Turchia. I princìpi essenziali dello Stato di diritto, ai quali tutta l’Europa si ispira, sebbene ammettano l’adozione di provvedimenti di emergenza, non consentono la sommaria compressione delle libertà fondamentali e impongono la piena garanzia del diritto di difesa. Diritto che si appoggia proprio sull’opera professionale di quelle categorie (magistrati, avvocati, professori universitari) che in queste ore stanno subendo gravi lesioni delle loro prerogative costituzionali.

Il Presidente
Prof. Maurizio Ricci

The scientific associations of the legal area, gathered for a conference (Casag), express their concern as scholars of law about events what in Turkey. Although the essential principles of the rule of law, on which the legal systems  of Europe are based,  admit the adoption of emergency measures, they do not allow for the summary suppression of  fundamental freedoms and they impose the full guarantee of the right of defence; a right which rests on the professional work of the categories (judges, lawyers , university professors) who at this time find their constitutional prerogatives under serious threat.

The president
Prof. Maurizio Ricci

2.

All’interno della Sezione di Lecce del Movimento per la Dignità della docenza universitaria  e’ nata l’idea di manifestare pubblicamente il sostegno ai colleghi delle Università della Turchia, cercando di raccogliere adesioni al seguente appello:

Le notizie che giungono dalla vicina Turchia riguardo le azioni di rappresaglia contro larghe fasce della popolazione coinvolte nella gestione della cosa pubblica, in particolare magistrati, insegnanti e docenti universitari, destano sgomento ed apprensione.

In ogni Paese moderno le Università sono, e devono continuare ad essere, il presidio della libertà di pensiero, il luogo del confronto e dello scambio tra culture, il terreno di crescita delle giovani generazioni da educare alla democrazia ed all’indipendenza della ricerca intellettuale.

Arrestare docenti e Rettori, limitare la loro libertà di spostarsi all’estero, attaccare l’autonomia delle istituzioni universitarie turche, va nella direzione della creazione di uno Stato illiberale, che usa la sua forza per intimidire, minacciare e costringere al silenzio ogni voce libera, ogni intelligenza non allineata al potere dominante. Come docenti non possiamo restare indifferenti di fronte a questi fatti drammatici. La vocazione universalistica delle istituzioni di ricerca e alta formazione, che lo stesso nome “Università” reca indissolubilmente con sé, chiama tutta la comunità accademica a levare alta la protesta contro gli atti repressivi del governo turco. Sollecitiamo l’intera comunità accademica, l’opinione pubblica e gli organi di stampa a dare il massimo sostegno, in ogni forma possibile, ai docenti ed agli studenti turchi, e le istituzioni italiane a farsi interpreti della necessità di un rapido ripristino dello stato di diritto in quel Paese.

Constatata l’identità di vedute con altre iniziative similari, anziché disperderci e avviare una nuova raccolta di firme, abbiamo deciso di aderire a quella lanciata dal “Centro di studi storici, politici e sociali “Gaetano Salvemini”. Ho comunque inserito il nostro appello fra i commenti, e vi invito a cliccarlo e a condividerlo per mantenerlo visibile.

In questo difficilissimo momento, vi invitiamo pertanto ad manifestare il vostro sostegno ai colleghi delle università turche, firmando l’appello reperibile al seguente link.

3.

Le Società scientifiche dell’area del progetto, nell’esprimere sdegno e insieme solidarietà ai Colleghi turchi per le gravissime misure di repressione e di violazione dei diritti umani adottate in Turchia, condividono la Dichiarazione del CUN.

Roma, 26 luglio 2016

ArTec – Associazione scientifica per lo sviluppo dei rapporti tra Architettura e Tecnica

AU – Accademia Urbana

ISTeA – Italian Society of Science,Technology and Engineering of Architecure

ProArch – Associazione nazionale docenti Progettazione Architettonica

SID – Società Italiana di Design

SIRA – Società Italiana per il Restauro dell’Architettura

SITdA – Società Italiana della Tecnologia dell’Architettura

SIU – Società Italiana degli Urbanisti

UID – Unione Italiana per il Disegno

4.

Sulla persecuzione di avvocati, docenti e magistrati in Turchia.

Un documento di giuristi alle istituzioni europee ed italiane

Dopo i giornalisti, i docenti universitari e gli avvocati, il governo turco umilia ed imprigiona prima i magistrati, poi i funzionari pubblici e i poliziotti, con l’effetto di annichilire la coscienza critica del Paese.

Liste di proscrizione – evidentemente già pronte da tempo – vengono usate per rimozioni ed arresti di massa, nel disprezzo delle regole minime dello stato di diritto, della dignità delle persone e dei diritti fondamentali al cui rispetto la Turchia e’ obbligata in forza della sua appartenenza al Consiglio d’Europa, della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, di cui quel Paese fu tra i primi firmatari, e della sua stessa Costituzione.

Ora il Governo turco minaccia addirittura di reintrodurre la pena di morte “per volontà del popolo”,

I docenti, gli avvocati e i magistrati che sottoscrivono questo appello, uniti dal comune senso di appartenenza ad una comunità di diritto che sulla Convenzione europea e sul rispetto dei diritti umani ha fondato i suoi primi valori e le sue più feconde radici, si rivolgono alle istituzioni, europee ed italiane, perché ricorrano senza ritardo ad ogni possibile strumento giuridico e politico utile a bloccare  le inaudite violazioni e a restituire la libertà a coloro che hanno l’unico torto di avere difeso i valori democratici.

Chiedono all’opinione pubblica di mantenere viva l’attenzione su una grande nazione la cui democrazia laica è in gravissimo pericolo.

Primi firmatari:

David Cerri, avvocato del Foro di Pisa

Ignazio Patrone, magistrato italiano di collegamento in Francia

Luca Perilli, magistrato, del comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura

5.

Lettera della SCI all’Ambasciatore della Turchia in Italia.

Lettera ambasciatore Turchia vers_ italiano webGC

 

6.

Documenti circolati e condivisi presso la Conferenza Nazionale dei Direttori di Giurisprudenza.

Il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Modena e Reggio Emilia si unisce alle numerose voci che – dal mondo accademico italiano e internazionale – si stanno levando per esprimere costernazione e sgomento di fronte a quanto sta accadendo in Turchia in questi giorni. L’epurazione in corso nel mondo accademico di quel paese ci spinge in particolare ad esprimere la nostra convinta solidarietà nei confronti dei colleghi turchi e a ribadire come il terrorismo ed i tentativi di colpo di Stato possano e debbano essere combattuti efficacemente solo ed esclusivamente con le armi dello Stato di diritto e non con una repressione indiscriminata di ogni voce di dissenso, né con una reintroduzione della pena di morte, la cui abolizione rappresenta una conquista di civiltà irrinunciabile per tutti i paesi dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa.

 

Modena, 20 luglio 2016

 

Epurazioni post golpe in Turchia — Dipartimento di Scienze Giuridiche – DSG

Con riferimento alle gravi e assai allarmanti notizie che giungono dalla Turchia e che mettono in discussione alcuni aspetti fondanti dello Stato di diritto, il Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Bologna auspica che l’accertamento di eventuali responsabilità avvenga nel pieno rispetto dei diritti di tutte le persone sottoposte ad indagine e in specie della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Gravissima appare in particolare la messa in discussione dell’autonomia della magistratura e della libertà di insegnamento e di ricerca. Con specifico riguardo alle notizie che riportano l’intenzione, da parte di alcune tra le principali Autorità governative turche, di reintrodurre la pena di morte, si ritiene inoltre necessario ribadire – anche in questo caso e coerentemente con quanto affermato nel Documento per l’abolizione della pena di morte nel mondo del 2009 – una netta contrarietà e una ferma e assoluta condanna rispetto al ricorso alla pena capitale.

Pubblicato il 21 luglio 2016

 

7. Documento della Conferenza Nazionale dei Direttori di Giurisprudenza e Scienze Giuridiche.

Epurazioni post golpe in Turchia

Epurazioni post golpe in Turchia | Conferenza dei Direttori di Giurisprudenza

Con riferimento alle gravi e assai allarmanti notizie che giungono dalla Turchia e che mettono in discussione alcuni aspetti fondanti dello Stato di diritto, la Conferenza nazionale dei Direttori di Giurisprudenza e Scienze Giuridiche auspica che l’accertamento di eventuali responsabilità avvenga nel pieno rispetto dei diritti di tutte le persone sottoposte ad indagine e in specie della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Gravissima appare la messa in discussione dell’autonomia della magistratura e della libertà di insegnamento. Con specifico riguardo alle notizie che riportano l’intenzione, da parte di alcune tra le principali Autorità governative turche, di reintrodurre la pena di morte, si ritiene inoltre necessario ribadire – anche in questo caso e coerentemente con quanto affermato nel Documento per l’abolizione della pena di morte nel mondo del 2009 – una netta contrarietà e una ferma e assoluta condanna rispetto al ricorso alla pena capitale.
La Conferenza manifesta inoltre la più viva preoccupazione per le notizie concernenti la rimozione dei Rettori, dei Prorettori, dei Presidi e dei Decani delle Università della Turchia e le gravi e inaccettabili limitazioni delle libertà fondamentali contemporaneamente disposte a carico dell’intero Corpo accademico. Nel rilevare che si tratta di atti gravissimi, la Conferenza manifesta piena solidarietà ai colleghi delle Università turche; sottolinea la decisiva importanza della libertà di insegnamento, di ricerca e di diffusione della cultura come elemento essenziale per la democrazia e la pace; invita il Governo ad assumere ogni più opportuna iniziativa per indurre le Autorità turche a recedere da tali comportamenti.

Bologna, 30 luglio 2016

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