Vanno dal sostegno e dalla condivisione delle motivazioni fino all’adesione “con profonda convinzione”: ecco le prese di posizione sul blocco della VQR di quattro candidati rettore dell’ateneo pisano.
Donato AQUARO: «con profonda convinzione ho aderito alla protesta, partecipando all’assemblea dei docenti del 29 ottobre u.s , indicando che era mia intenzione convocare una libera riunione dei docenti del DICI per discutere sul blocco degli scatti stipendiali e la collegata vertenza . Cosa che puntualmente ho fatto il 12 novembre u.s. La mozione di astensione dalle procedure VQR , che è stata sottoscritta da circa l’80% dei colleghi del DICI, inviata alle massime Autorità Accademiche dell’Ateneo, senatori e consiglieri di amministrazione, è stata ulteriormente ribadita in un’altra riunione nello scorso 28 gennaio .
Giuseppe Iannaccone: «Ho aderito alla protesta firmando la lettera insieme a 66 colleghi del mio Dipartimento (sui 79 del DII) il 3 febbraio scorso e astenendomi dalle procedure VQR.»
Paolo Mancarella: «Condivido appieno le motivazioni della protesta. A prescindere dalle sacrosante puntuali rivendicazioni che vengono portate avanti, sono comunque convinto che siano la VQR e più in generale tutto il processo di valutazione della ricerca e della didattica messo in campo dall’ANVUR a dover essere ripensati e reimpostati».
Mauro Tulli: «in questo senso vedrei orientato il mio ruolo con la carica di Rettore: prendere atto della protesta, non reprimerla con delibere lontane dalle dinamiche del paese, ma sostenerla e mostrarne le ragioni profonde.»

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Segnaliamo le prese di posizione dei candidati rettore a Pisa sul blocco della VQR.

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Ho ricevuto dalla collega Anna Iuliano e da altri colleghi la richiesta di esprimere la mia posizione sul tema della protesta per il mancato riconoscimento ai fini giuridici del periodo 2011-2015, attuata attraverso l’astensione dalle procedure VQR. La richiesta è stata inviata anche ad altri candidati alle prossime elezioni per il Rettore (la lettera è integralmente riportata in calce a questo messaggio).

Ringrazio per la domanda e per l’attenzione e rispondo molto volentieri, in modo pubblico.

La mia posizione sulla protesta e sull’astensione dalla VQR

Ho aderito alla protesta firmando la lettera insieme a 66 colleghi del mio Dipartimento (sui 79 del DII) il 3 febbraio scorso e astenendomi dalle procedure VQR. La partecipazione del DII – un dipartimento forte nella ricerca – è stata ampia e convinta.

Ho pubblicato un mio intervento nello stesso giorno “Prima il rispetto, poi la valutazione” in cui spiego il mio punto di vista (mi piace essere valutato, ma voglio essere rispettato). Il post è qui, per chi lo vuole leggere, ed è stato citato ieri da La Nazione.

Ho scritto nel mio programma il 18 gennaio, al punto #2 della lista, che il Rettore deve prendere “una posizione decisa nel dibattito pubblico a favore delle istanze giuste provenienti dalla comunità universitaria e dal Paese”.

È mia abitudine essere esplicito e mettermi direttamente in gioco. Quindi chiedo: gli altri candidati hanno aderito alla protesta e si sono astenuti dalla VQR? o no?

Il mio atteggiamento nei confronti dei partecipanti alla protesta, se sarò eletto Rettore

Proporrò con convinzione agli Organi di far cadere i provvedimenti punitivi nei confronti di coloro che si astengono dalle procedure VQR (punto 3 della delibera del Senato Accademico n. 170 del 7 ottobre 2015, che conferma la delibera del SA n. 245 del 26 ottobre 2011).

Tali provvedimenti non tengono conto del fatto che oggi l’astensione sia la forma prescelta per la protesta, e non una semplice inadempienza. Sono pertanto incompatibili con un Rettore e un governo dell’Ateneo che vogliano supportare le giuste istanze della comunità universitaria.

Verso il ministero e l’ANVUR, chiederò pubblicamente e con forza che le istanze dei docenti siano accettate e che la valutazione sia sospesa finché le condizioni non consentano un esercizio sereno. La valutazione è una misura del sistema: il meccanismo VQR previsto, con la protesta in corso, darebbe una misura totalmente falsata, e pertanto dannosa e inutile, della ricerca universitaria. Misurerebbe soltanto l’adesione alla protesta.

Giuseppe Iannaccone

http://www.iannaccone.org/2016/02/06/vqr/

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Il testo della lettera ricevuta

Da: Anna Juliano (anna.iuliano@unipi.it) – 4 febbraio 2016

Egregi Professori,

siamo parte di un gruppo che coordina a livello locale l’iniziativa del Prof. Ferraro contro il blocco degli scatti stipendiali per l’anno 2015 ed il mancato riconoscimento ai fini giuridici del quadriennio 2011-14. Questa protesta ha come modalità l’astensione dalle procedure VQR fino a quando le legittime richieste della docenza universitaria non saranno recepite dal governo.

Ci rivolgiamo a voi in quanto avete espresso al corpo elettorale la volontà di candidarvi alla carica di Rettore e vi chiediamo di esprimere, mediante un messaggio a tutti i docenti dell’ateneo, la vostra posizione su questo tema e quale sarebbe il vostro atteggiamento, qualora foste eletti, nei confronti di coloro che si asterranno dal partecipare alla valutazione.

In allegato trovate la lettera aperta del Prof. Mazzarella al Presidente della Repubblica ed un articolo uscito sul Fatto su questo tema.

Confidando nella vostra collaborazione,

Michele Barsanti
Carlo Bibbiani
Susi Burgalassi
Antonella Del Corso
Francesca Fedi
Alfredo Ferrarin
Filippo Giannetti
Anna Iuliano
Paolo Luschi
Salvo Marcuccio
Umberto Mura
Sergio Pinna
Silvia Venturi
Alessandra Veronese
Stefania Zanforlin
Maria Angela Zumpano

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Al Personale Docente Università di Pisa

Pisa, 7 febbraio 2016

Cari Colleghi,

ho ricevuto il testo inviato da Paolo Mancarella sulla protesta, che da tempo cresce nel paese, per il mancato riconoscimento dell’anzianità giuridica per il quadriennio 2011-2014 e per il recupero degli scatti stipendiali maturati dal 2015. Purtroppo non ho ricevuto il testo inviato da Giuseppe Iannaccone: la rapida e capillare diffusione di un testo non è sempre agevole nel nostro Ateneo. In ogni caso ben volentieri esprimo il mio parere, anche perché non credo giusto percepire nell’attenzione per l’onda della protesta un semplice riflesso del clima elettorale.

Quale Direttore del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica, ho seguito giovedì con favore il dibattito sviluppato in assemblea da tanti colleghi, un dibattito dal quale deriva un documento di adesione ai punti della protesta, con oltre 50 firme. Nel corso del contatto con il gruppo di coordinatori della protesta, ho subito dopo auspicato un incontro perché credo che solo un incontro possa davvero lasciar emergere le opinioni dei singoli, spesso in un testo sfumate con abilità e in ogni caso al riparo da un reale confronto.

In ogni caso non mi è difficile scorgere le ragioni profonde che animano le voci sempre più numerose della protesta: un positivo appello al nostro diritto e al nostro elementare senso di dignità, purtroppo spesso calpestato nel difficile rapporto con le forze sociali e politiche del paese. Intorno al problema degli scatti stipendiali ruota il dubbio sulla funzione della docenza universitaria, considerata marginale se non superflua nei grandi processi di produzione. Nella protesta sugli scatti stipendiali vedo la sana, per quanto tardiva rivendicazione di una centralità della docenza universitaria nella vita del paese, una centralità per la costruzione del futuro, con la docenza universitaria sia quale motore imprescindibile per l’innovazione tecnologica e scientifica sia quale fulcro per la formazione delle giovani generazioni.

Un meccanismo perverso ci nega oggi il riconoscimento dell’anzianità giuridica e degli scatti stipendiali, che la normativa in vigore vuole in base al risultato della ricerca, proprio per il periodo che indica il bando dell’ANVUR per la valutazione della ricerca. Il paradosso è indiscutibile.

Nel nostro Ateneo il rapporto con la ricerca oggi è vissuto da tanti colleghi con disagio, nella coscienza di un divario fra la ricerca e il quotidiano impegno nelle strutture. L’adesione al movimento della protesta nasce anche da qui: perché mai esporre il risultato della ricerca per una valutazione che non restituisce risorse per la ricerca? Credo utile un richiamo al programma inviato per manifestare la disponibilità per la carica di Rettore: per un futuro capace di restituire al volto del nostro Ateneo energia e dignità, è indispensabile mutare il rapporto fra la ricerca e la didattica. Il Rettore dovrà in tanti colleghi restituire fiducia per la ricerca, sottolineandone la centralità nei processi decisionali del nostro Ateneo e il ruolo nell’acquisizione della quota premiale per l’FFO. Solo così è plausibile immaginare un confronto con la valutazione dell’ANVUR, un confronto dal quale le forze del nostro Ateneo usciranno senza dubbio con successo, nel solco della lunga tradizione che le distingue.

Alla misura di ritorsione sui singoli che, nel tentativo di arginare le forze della protesta, il governo del nostro Ateneo promosse in Senato il 7 ottobre 2015 mi opposi con pochi: ben contraddittoria la ritorsione, se specchio di un mandato che nei processi decisionali non ha certo privilegiato la valutazione della ricerca. Subito dopo, grazie all’invito di un gruppo di coordinatori della protesta, intervenni nel dibattito in assemblea. L’alternativa fra la difesa del diritto al riconoscimento degli scatti e il rischio del danno per la ricerca è falsa quanto falsa è la demarcazione, per il bando dell’ANVUR, fra la risposta positiva e la risposta negativa della docenza universitaria.

Compito imprescindibile del nostro Ateneo è offrire un contributo vigoroso alle politiche del paese in contatto con la CRUI, con il Ministero e con il Parlamento. Anche su questo credo utile un richiamo al programma inviato per manifestare la disponibilità per la carica di Rettore: non basta osservare lo spazio del nostro Ateneo, nel tentativo di controllarne, se non soffocarne le dinamiche. Il Rettore dovrà mantenere un contatto serrato e militante con il contesto nazionale per offrire il contributo più alto nella difesa e nell’interpretazione del nostro mestiere. La CRUI oggi sembra considerare con favore le forze della protesta, sia con l’invito a fissare una nuova scadenza per la VQR sia con la prospettiva di un metodo meno invalidante per garantire il rapporto fra l’ANVUR e il risultato della ricerca. In questo senso è opportuno procedere, in questo senso vedrei orientato il mio ruolo con la carica di Rettore: prendere atto della protesta, non reprimerla con delibere lontane dalle dinamiche del paese, ma sostenerla e mostrarne le ragioni profonde.

Buon lavoro

Mauro Tulli

Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica

Direzione
Piazza Torricelli 2 56126 Pisa
Tel. 050-2215155
Fax 050-2210667

Filologia Classica
Via Galvani 1 56126 Pisa
Tel. 050-2215616

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Al personale docente Università di Pisa

Cari Colleghi,

le motivazioni della protesta in atto superano sicuramente, per valenza e rilievo, le vicende localistiche di avvicendamento al vertice del nostro Ateneo. Proprio per questo è a mio parere da evitare il rischio di un uso strumentale a fini elettorali di questo legittimo movimento. Mi limito quindi di seguito ad esprimere sinteticamente, senza toni “elettorali”, quello che è il mio pensiero sull’argomento, per rispondere ad una precisa sollecitazione di alcuni docenti (riportata in calce).

 

Condivido appieno le motivazioni della protesta: non è accettabile che la docenza universitaria sia l’unico comparto del pubblico impiego per cui lo sblocco degli scatti stipendiali, oltre che arrivare in ritardo di un anno, non vada di pari passo con il riconoscimento giuridico del quinquennio 2011/15, con effetti particolarmente negativi per coloro che si trovano nella fase iniziale della propria carriera accademica. Condivido dunque l’indignazione provocata da questo ulteriore trattamento discriminatorio nei confronti dei docenti universitari e la giusta preoccupazione, che traspare anche dalla lettera trasmessa dal Presidente della CRUI al Ministro Giannini il 26 gennaio u.s., che ciò contribuirà ad allontanare ancor di più i giovani dal mondo universitario e della ricerca.

Mi auguro che l’astensione dall’inserimento dei prodotti per la VQR non venga utilizzata strumentalmente dai media per denigrare ancora una volta i docenti universitari, noti “fannulloni” che ora si rifiutano persino di essere valutati. Dovremo impegnarci a fondo in tutte le sedi per fare in modo che ciò non accada, ribadendo che i docenti universitari non hanno alcun timore ad essere valutati.

Ho sempre rispettato e continuerò a rispettare ogni forma di protesta civile, come è quella di cui stiamo parlando, e le persone che se ne fanno promotrici. Nel caso specifico, qualora fossi eletto Rettore, non prenderei nemmeno in considerazione l’eventualità di assumere un atteggiamento “particolare” nei confronti di chi ha aderito alla protesta (così come nei confronti di chi alla protesta non ha aderito). Un Rettore deve assumersi la responsabilità di affrontare i problemi, di proporre soluzioni, di prendere decisioni anche difficili, di tutelare gli interessi dell’intera comunità accademica: per un Rettore non ci sono i buoni e i cattivi!

A prescindere dalle sacrosante puntuali rivendicazioni che vengono portate avanti, sono comunque convinto che siano la VQR e più in generale tutto il processo di valutazione della ricerca e della didattica messo in campo dall’ANVUR a dover essere ripensati e reimpostati. Nessuno vuole sottrarsi alla valutazione. Ma, visto che la valutazione della ricerca ha comunque ampi margini di approssimazione, che almeno sia basata su criteri semplici e trasparenti! Tutt’altro che semplici sono, invece, quelli proposti dall’ANVUR, peraltro soggetti a una continua revisione, con l’effetto di disorientare il ricercatore sul tipo di prodotti da privilegiare. A questo si sommano la farraginosità del sistema per la scelta dei prodotti, i numerosi e francamente ingiustificabili malfunzionamenti dello stesso e il ritardo nella pubblicazione delle tabelle bibliometriche (quelle relative al mio settore INF/01 sono state pubblicate solo pochi giorni fa!). Ci troviamo in una situazione simile, e forse anche peggiore, rispetto a quella che molti di noi hanno già vissuto in occasione della compilazione delle schede SUA per la ricerca e la didattica.

Vorremmo tutti poter tornare ad impiegare in modo più proficuo il nostro tempo per poter svolgere con serenità i nostri compiti di ricerca e di didattica!

Paolo Mancarella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Care Colleghe e Cari Colleghi

 

rispondo alla richiesta della prof.ssa Iuliano e degli altri colleghi che coordinano la protesta per il blocco degli scatti e la conseguente astensione alla procedura VQR 2011-2014.

 

La risposta  è per me molto semplice in quanto il mio pensiero è testimoniato da quanto ho già fatto, scritto e dagli interventi in pubblico e presso le Massime Autorità Accademiche.

Il personale docente e tecnico-amministrativo dell’Università ha dato il suo contributo al risanamento economico del Paese e delle Università con il blocco salariale. L’uscita dalla crisi economica deve vedere anche per gli universitari il ripristino degli scatti stipendiali, che per i docenti sono collegati a valutazione in base alla Legge 240/2010.

La categoria dei docenti universitari è l’unica fra quelle non contrattualizzate che ha subito il blocco nel 2015 e il non riconoscimento giuridico degli anni 2011-2014. Gli stipendi ( soprattutto dei più giovani) rispetto al costo della vita hanno raggiunto un livello tale da non consentire di ritenerli  decorosi per la dignità del docente universitario.

L’assenza di qualsiasi interlocuzione con il MIUR e il governo in genere ha portato a forme non collaborative nelle procedure per la Valutazione della Ricerca 2011-14 ( VQR 2011-2014).

 

E’ da rilevare con forza che non ci si vuole sottrarre alla valutazione. Non dobbiamo né sottoporci ad esami né elaborare alcun documento. Tutto ciò che abbiamo prodotto è disponibile nella banca dati IRIS-ARPA  e può essere valutato. Ci si chiede dell’attività che definirei  pseudo-amministrativa in quanto si deve effettuare la scelta di due dei nostri lavori che più si avvicinano ai criteri di eccellenza stabiliti dal Gruppo degli Esperti della Valutazione ( GEV).

 

Senza alcun desiderio di protagonismo, ma con profonda convinzione ho aderito alla protesta, partecipando all’assemblea dei docenti del 29 ottobre u.s , indicando che era mia intenzione convocare una libera riunione dei docenti del DICI per discutere sul blocco degli scatti stipendiali e la collegata vertenza . Cosa che puntualmente ho fatto il 12 novembre u.s. La mozione di astensione dalle procedure  VQR , che è stata sottoscritta da circa l’80% dei colleghi del DICI, inviata alle massime Autorità Accademiche  dell’Ateneo, senatori e consiglieri di amministrazione, è stata ulteriormente ribadita in un’altra riunione nello scorso 28 gennaio .

Nel collegio dei Direttori del 12 novembre u.s. ho proposto alle massime Autorità Accademiche  dell’Ateneo di sostenere le rivendicazioni salariali dei docenti dato che , soprattutto per i più giovani, era una questione di mantenimento di una vita decorosa .

Sono contento di aver contribuito a far prendere coscienza che l’autonomia, la dignità ed il decoro che richiede la funzione di  docente universitario non può prescindere dal riconoscimento economico per questa funzione

Nel file allegato ho raccolto : il testo di accompagnamento della Mozione del 12/11/2015 inviato alle Massime Autorità dell’Ateneo Pisano e le mozioni dei docenti del DICI, da me sottoscritte.

Il Testo della mail e le considerazioni precedenti  indicano chiaramente il mio pensiero: la protesta è legittima e il rifiuto delle sanzioni è senza discussioni o tentennamenti.

 

Cordiali saluti

Donato AQUARO

 

 

Prof. Donato Aquaro

Direttore

Dip. Ingegneria Civile ed Industriale

Largo Lucio Lazzarino n. 1 – 56126 Pisa

E-mail – direttore_dici@ing.unipi.it

Tel. 050-2218042 – fax 050-2210604

 

 

 

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