Perché rettori, docenti e ricercatori dovrebbero “congelare” la VQR? Forse perchè la politica del governo sull’università 1) aggrava il sotto-finanziamento, 2) riduce il diritto allo studio, 3) rende sempre più nebulose le prospettive dei ricercatori più giovani, 4) discrimina chi insegna e svolge ricerca in università applicando (caso unico nella Pubblica Amministrazione) un blocco degli scatti di anzianità per cinque anni senza alcun riconoscimento degli effetti economici e giuridici nel frattempo maturati, 5) marginalizza la didattica. E anche perché a non far nulla si viene trattati da nullità (come è accaduto negli ultimi anni).

 

Segnaliamo ai lettori due documenti CISL a proposito delle proteste in atto sulla VQR e sullo stato generale del sistema dell’università e della ricerca.

PERCHE’ RETTORI, DOCENTI E RICERCATORI DEVONO “CONGELARE” LA VQR?

Davanti ad una legge finanziaria e ad una politica del governo sull’università pubblica che:

  1. Aggrava il sotto-finanziamento del sistema universitario pubblico, il meno finanziato nella UE, rendendo l’attività di ricerca sempre più difficile.
  2. Riduce il diritto allo studio: considerando il costo della vita e in particolare degli alloggi le borse di studio italiane sono le peggiori per quantità (n° delle borse) ed entità (importo erogato) nella UE.
  3. Rende sempre più nebulose le prospettive dei ricercatori più giovani: l’ASN 2014 sarà di fatto avviata solo nel 2016 (una vergogna assoluta soprattutto dopo che il MIUR ne aveva assicurato il regolare svolgimento fissando anche le date dei bandi) e le promesse assunzioni di nuovi ricercatori riguardano essenzialmente figure professionali precarie (ovvero solo RTBa).
  4. Discrimina chi insegna e svolge ricerca in università applicando (caso unico nella Pubblica Amministrazione) un blocco degli scatti di anzianità per cinque anni senza alcun riconoscimento degli effetti economici e giuridici nel frattempo maturati.
  5. Marginalizza la didattica che non viene valutata per ottenere l’abilitazione e non è considerata in occasione dell’erogazione dei finanziamenti ai docenti: questo crea una situazione paradossale nella quale si penalizza chi ha molti studenti e dedica loro molto tempo (ad es. per le tesi di laurea triennale, magistrale e di dottorato) e sottrae quindi tempo alla ricerca.

La Cisl Università Milano-Bicocca invita Rettori, Docenti e Ricercatori a rispondere alla miopia di chi ha concepito un sistema che distrugge l’università pubblica anziché rinnovarla.
Poiché docenti e ricercatori desiderano, per quanto possibile, non coinvolgere gli studenti e le loro famiglie (come accadrebbe nel caso di un blocco degli esami di profitto o delle sessioni di laurea), la risposta più efficace è quella di “congelare” la nuova procedura di Valutazione della Qualità della Ricerca, la VQR 2011-14, fino a quando il governo non muterà la sua politica sull’università.
Quest’ultima è ormai legata solo a slogan rivolti ad un’opinione pubblica non informata e che quindi: a) non può comprendere quanto sia assurdo impegnare il MIUR (sottraendo tempo all’elaborazione della nuova ASN!) affinché crei nuove formule giuridiche per avere i 500 nuovi prof. assunti su chiamata diretta, quando l’attuale normativa prevede già questa possibilità e il vero problema è invece la mancanza di risorse assegnate alle università; b) non può sapere che, nel frattempo, il governo continua a spendere centinaia di migliaia di euro per l’ANVUR che (vero scandalo in uno stato di diritto) non ha mai fornito indicazioni su come ha stabilito parametri essenziali per il futuro di migliaia di docenti e ricercatori e quindi dell’università italiana (dal metodo seguito per il calcolo delle mediane utilizzate per l’ASN 2012 e 2013, ai criteri utilizzati per l’inserimento delle riviste scientifiche in fascia A). Non si è inoltre fatto nulla per valutare realmente docenti e ricercatori in modo rigoroso, attraverso metodologie condivise dalle comunità scientifiche, per rendere effettiva la loro responsabilità, valorizzare i migliori, eliminare i privilegi e ridurre le inefficienze.
Non solo la VQR 2004-10 ha evidenziato inaccettabili effetti distorsivi legati alle modalità con le quali è stata realizzata e all’uso che è stato fatto dei suoi risultati, ma anche la nuova VQR 2011-14, pur in presenza di qualche correttivo, rischia di avere effetti ancora più negativi. E’ infatti evidente che, in un contesto in cui dall’esito della VQR non dipenderanno dei premi per i migliori, ma la sopravvivenza stessa degli atenei, chi dovrà giudicare non potrà fare una valutazione serena: saprà infatti che, attribuendo un giudizio positivo, danneggerà la propria università. Allo stesso modo è chiaro che non è un sistema obiettivo e corretto quello di valutare il lavoro di quattro anni di un docente e ricercatore (nonché dei dipartimenti e degli atenei in cui operano) sulla base di soli due “prodotti” e, soprattutto, senza considerare il tempo dedicato alla didattica (chi tiene quattro corsi con 400 studenti non ha lo stesso impegno di chi ne ha uno o due per un totale di 50 studenti).
Tutto questo giustifica il “congelamento” della VQR 2011-14, ovvero il non invio dei propri “prodotti” alla valutazione, e spiega perché anche i Rettori devono appoggiare l’azione dei docenti e ricercatori divenendo i principali interpreti delle seguenti richieste al governo:

  1. Recupero delle risorse tagliate all’università dal 2009 ad oggi: se è vero che l’università è uno degli assets strategici dell’economia italiana è evidente che il governo deve investire in modo adeguato finanziando, con percentuali del PIL degne di uno stato dell’UE, il diritto allo studio (portandolo a livelli coerenti con l’art. 34 della Costituzione), la ricerca e la didattica (portando retribuzioni ed incentivi a livello UE, ovvero mettendole in pari con la “produzione scientifica” degli atenei che è già oggi oltre la media UE), l’incremento del PTA (supporto essenziale per consentire a docenti e ricercatori di essere competitivi nell’attività di ricerca e nell’ottenimento di finanziamenti in ambito UE).
  2. Riconoscimento della pari dignità di docenti e ricercatori rispetto agli altri dipendenti della PA, ovvero la sospensione del blocco degli scatti di anzianità con decorrenza dal 1° gennaio 2015 e il riconoscimento degli effetti economico-giuridici maturati nel periodo 2011-14.
  3. Fine dei limiti al turn-over e un effettivo piano di reclutamento in favore delle migliaia di precari della ricerca, i giovani che più hanno sofferto in questi anni e che, per evidenti ragioni legate alla loro età, hanno la massima capacità di fare ricerca e creare innovazione.
  4. Assegnazione dei fondi “premiali” in modo chiaramente distinto e aggiuntivo rispetto a quelli necessari a garantire il normale e buon funzionamento delle università.

Conclusione:
Ricercatori, Docenti e Rettori delle università italiane “CONGELATE” la VQR 2011- 14 fino a quando il governo non cambierà la sua miope politica sull’università anche perché a non far nulla si viene trattati da nullità (come è accaduto negli ultimi anni).

Francesco Rubini – Paolo Tedeschi (Cisl Università Milano-Bicocca)

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Prot. n. 862/B5
Roma, 5 novembre 2015

Al Ministro dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca
On. Stefania GIANNINI
Viale Trastevere, 76/a – 00153 ROMA
segreteria.cdg@istruzione.it

e p.c.

Al Presidente del C.U.N.
Prof. Andrea LENZI
Via Carcani, 61 – 00153 ROMA
andrea.lenzi@uniroma1.it

Al Presidente della C.R.U.I.
Prof. Gaetano MANFREDI
Piazza Rondanini, 48 – 00186 ROMA
segreteria.crui@pec.it

On. Ministro,
dal testo del D.D.L. Stabilità 2016 apprendiamo che a decorrere dal 1° gennaio del prossimo anno terminerà il blocco stipendiale e della progressione economica per classi e scatti disposto nei confronti del personale docente del settore universitario.
Ciò consentirà dal prossimo anno l’adeguamento dei trattamenti economici dovuto ai professori e ai ricercatori universitari secondo il sistema retributivo previsto dall’ordinamento vigente.
Tuttavia le disposizioni di cui al secondo periodo del comma 21 all’art.9del D.L. 78/2010 e successive modificazioni ed integrazioni, stanno suscitando grande fermento nella categoria al punto da generarsi movimenti spontanei della manifestazione del disagio che sfuggono al controllo delle parti sociali e che rischiano di sfociare in un enorme contenzioso con aggravio di spesa per le singole Istituzioni. La richiamata disposizione prevede che “per le categorie di personale di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165 e successive modificazioni, che fruiscono di un meccanismo di progressione automatica degli stipendi, gli anni 2011, 2012 e 2013 non sono utili ai fini della maturazione delle classi e degli scatti di stipendio previsti dai rispettivi ordinamenti.”.
Detta disposizione è stata prorogata dalle Leggi di Stabilità successive all’emanazione del DL n.78/2010 a tutto il 31.12.2015 con la conseguenza che ben 5 anni di anzianità del personale in argomento non saranno considerati utili ai fini della rideterminazione dei trattamenti economici del personale docente universitario a far data dal 01.01.2016 con effetti di trascinamento nel tempo e con ripercussioni anche in termini di trattamento di quiescenza e di fine servizio.
A tal riguardo la Federazione CISL Università ritiene che lo sbocco retributivo conseguente alla mancata proroga per l’anno 2016 delle disposizioni di cui all’art.9, comma 21, del D.L. n.78/2010, debba essere doverosamente accompagnato da un intervento chiarificatore volto a considerare gli anni dal 2011 al 2015 utili ai fini della maturazione delle classi e degli scatti di stipendio previsti dall’ordinamento universitario seppur con decorrenza dal 01.01.2016.
Ad avviso della scrivente Segreteria Nazionale, infatti, un diverso orientamento divergerebbe con i principi desumibili nelle ultime Sentenze della Corte Costituzionale secondo cui il blocco della contrattazione e conseguentemente retributivo, non può avere carattere strutturale bensì può essere solo una misura eccezionale e contingentata nel tempo.
Per quanto sopra e al fine di evitare l’instaurarsi di una conflittualità che avrebbe inevitabilmente conseguenze sui livelli dei servizi erogati all’utenza aprendo, peraltro, la strada ad un defatigante e certo contenzioso la Federazione CISL Università chiede un autorevole intervento del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nelle sedi competenti affinché quanto rappresentato nella presente nota possa trovare coerente riscontro in atti concreti volti a garantire il diritto del personale in questione ad una giusta retribuzione.
Cordialmente.

IL SEGRETARIO GENERALE (Antonio Marsilia)

 

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2 Commenti

  1. Tutto molto condivisibile, ma la cosa più e che dovrebbe far gridare allo scandalo è questa:

    “Allo stesso modo è chiaro che non è un sistema obiettivo e corretto quello di valutare il lavoro di quattro anni di un docente e ricercatore (nonché dei dipartimenti e degli atenei in cui operano) sulla base di soli due “prodotti” e, soprattutto, senza considerare il tempo dedicato alla didattica (chi tiene quattro corsi con 400 studenti non ha lo stesso impegno di chi ne ha uno o due per un totale di 50 studenti).”

  2. Sinceramente ritengo che la VQR come è ora non dovrebbe essere solo fermata, ma dovrebbe essere cestinata per ricostruirne una nuova, perché:
    1. Non tiene in alcun conto dello sviluppo di tecnologie brevettabili, dato che queste richiedono un periodo di silenzio prima del deposito del brevetto, e difficilmente danno luogo a pubblicazioni se non dopo un po’ di tempo, per non parlare che non considera affatto i brevetti.
    2. Non tiene in nessun conto la didattica
    3. Così come è applicata serve solo a colpire le università del sud, che invece dovrebbero essere aiutate
    4. Mentre non ha nessun effetto sulla valutazione del singolo, che invece se fosse direttamente interessato potrebbe reagire mettendosi a lavorare se si trattava di un fannullone (e ce ne sono pochino in realtà).
    Tra un anno vado in pensione, quindi me ne frego degli effetti della VQR su di me, ma non me ne frego affatto degli effetti sul sistema Italia. Sono un P.O. piemontese che lavora da anni (41 il 12 dicembre) nell’Università della Calabria e sono addolorato dalle difficoltà che abbiamo nel reclutamento, mentre al nord, grazie anche alle distorsioni prodotte della VQR, la situazione è molto diversa. Rischiamo di perdere ragazzi già addestrati che potrebbero diventare ottimi docenti! E se ne vanno, chi alla Ferrari, chi alla Jaguar, etc.
    Signori del Governo e sopra tutto del MIUR, volete capire che il primo investimento da fare al sud è il potenziamento della parte tecnologica delle università?

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