«Per valutarti meglio, piccola mia», sembra dire Anvur-nonnina,  ma poi si vedono i canini un po’ troppo lunghi. Puntuale come un orologio svizzero, Anvur manda in scena il terzo atto. Il copione è ben collaudato: Anvur pubblica un documento (Atto I), dopo poche ore lo fa sparire (Atto II) e, quando Roars denuncia la sparizione, l’agenzia diffonde un comunicato che adduce scuse più o meno verosimili (Atto III). Qualcosa del tipo: “Relativamente alle riviste a cui verrà tolta la patente di scientificità, abbiamo pubblicato le liste (di proscrizione) sbagliate. Le ricontrolliamo e le ripubblichiamo”. Verrebbe quasi voglia di lasciar perdere, se non fosse per un lapsus freudiano che, dietro lo stile “apostolico-anvuriano”, fa trapelare l’autentica natura di Anvur-nonnina. Ma ci sono  anche altre cose che non tornano. Chi ha stilato le liste di proscrizione delle riviste? Il mandato dei precedenti gruppi di lavoro scadeva lo scorso ottobre ed è pure abbondantemente scaduto il bando per la nomina nuovi gruppi di lavoro. Si dirà: questione di secondaria importanza. Le liste le hanno fatte i vecchi gruppi di lavoro. E sono state pubblicate solo oggi. Ma se così è, sulla base di quali regole? Nel documento si fa riferimento all’ultima versione del regolamento, datata 25 maggio 2017 (l’unica disponibile: tanto per cambiare, le precedenti ANVUR le ha fatte sparire dal sito). Vuoi vedere che le liste di proscrizione sono il colpo di coda di gruppi di lavoro ormai scaduti sulla base di un regolamento pubblicato almeno sette mesi dopo la loro decadenza?

Il comunicato che annunciava la pubblicazione delle liste di riviste in via di proscrizione (qui il commento sull’esito in area 12) si apriva con uno strepitoso incipit in puro stile “apostolico-anvuriano”:

La traduzione è più o meno la seguente:

Guardate come siamo magnanimi e rispettosi delle comunità scientifiche, oltreché trasparenti. Pubblichiamo una proposta di lista di riviste da considerare non scientifiche, suggerita dai gruppi di lavoro, su cui chiediamo alla comunità scientifica di esprimere la propria opinione. Guardate come siamo magnanimi, chiediamo alla comunità scientifica di intervenire.

Come nella favola di Cappuccetto Rosso, basta poco perché sotto le sembianze della nonnina, si sveli il lupo famelico. In questo caso basta avere la calma di leggere fino in fondo. Non è la comunità scientifica che si potrà esprimere, ma solo i “direttori ed editori delle riviste interessate” che “potranno proporre controdeduzioni oppure inviare materiale atto a mostrare l’infondatezza delle motivazioni” ovviamente ad una casella PEC.

Nel comunicato odierno, il Lupo invece si rivela da subito. Dimenticato lo stile apostolico, ecco la fredda voce della burocrazia ministeriale:

Notate bene, i riferimenti alla “comunità scientifica” sono scomparsi:

Gli elenchi in questione sono affissi a soli fini di garanzia, per dare ai direttori e agli editori delle riviste interessate la possibilità di inviare controdeduzioni.

Questo slittamento rivela la natura dell’operazione messa in atto da ANVUR. In copertina c’è il richiamo (mertoniano) alla comunità scientifica della prima notizia (d’altra parte un ex-consigliere del direttivo ANVUR ha prodotto un intero libro la cui tesi è che la valutazione dell’ANVUR è rispettosa delle comunità scientifiche). Ma, dietro la copertina, le cose vanno in modo un po’ diverso. La pubblicazione delle riviste serve ad ANVUR per tutelarsi in sede giurisdizionale. Sembrano dialogare, ma in realtà è una specie di notifica per pubblici proclami ex art. 150 c.p.c., fatta per risparmiare sui costi della notifica individuale. ANVUR potrà sempre obiettare:

“noi abbiamo dato la possibilità all’editore/direttore la possibilità di controdedurre prima di procedere alla proscrizione. Perché l’editore non ha sollevato la questione a tempo debito (con fare costruttivo e postura propositiva)?”

La comunità scientifica non conta, non esiste, è puro artificio retorico. C’è un’agenzia ministeriale che ha selezionato un gruppo di professori universitari cui è stato chiesto e che hanno accettato di sostituirsi alle comunità scientifica.

C’è un altro elemento interessante. Chi ha stilato le liste di riviste? I vecchi gruppi di lavoro? I nuovi gruppi di lavoro? Il direttivo?

I gruppi di lavoro ANVUR si sono insediati in data 23 ottobre 2014 e dovevano restare in carica per 2 anni. Avrebbero quindi dovuto terminare il loro mandato ad ottobre 2016. Queste liste escono a luglio 2017. Quando è abbondantemente scaduto anche il  bando per i nuovi gruppi di lavoro (scadeva il 28 giugno, trenta giorni dopo la pubblicazione dell’avviso). Da quel bando (art. 3) apprendiamo che esiste addirittura una delibera ANVUR dell’8 marzo 2017 (ovviamente mai pubblicata sul sito: anche per Anvur si danno interna corporis acta?) che ha prorogato fino alla scadenza naturale dello stesso (due anni dalla nomina) alcuni membri dei gruppi di lavoro, evidentemente cooptati dall’agenzia successivamente all’ottobre 2014:

Tuttavia i componenti dei suddetti GdL che non hanno completato l’intero mandato di due anni, resteranno in carica fino alla scadenza naturale dello stesso, come stabilito dal Consiglio Direttivo dell’ANVUR l’8 marzo 2017.

Si dirà: questione di secondaria importanza. Le liste le hanno fatte i vecchi gruppi di lavoro. E sono state pubblicate solo oggi.

Ma se così è, sulla base di quali regole sono state stilate le liste di proscrizione? Il regolamento è stato modificato in data 25 maggio 2017. Nel documento si fa riferimento all’articolato di questa ultima versione (l’unica disponibile, le precedenti ANVUR le ha fatte sparire dal sito; forse saranno disponibili solo su richiesta come i file della VQR originali?).

Se ne deve dedurre che le liste di proscrizione sono state messe a punto da gruppi di lavoro ormai scaduti sulla base di un regolamento pubblicato almeno sette mesi dopo la loro decadenza?

Dopo la Cina, anche la Turchia si avvicina.

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7 Commenti

  1. @tutti:
    Ci vorrebbe un’interrogazione parlamentare promossa dai 5 stelle o un intervento all’interno del Parlamento.
    Io mi ricordo che c’è un senatore, che, una volta, fece un intervento in difesa dei precari, Samuele Segoni,
    https://www.youtube.com/watch?v=JFRHQFBnAM0.
    Lo stesso senatore potrebbe sollevare il problema dell’Anvur, una volta che gli venisse spiegata bene la questione.
    Se qualcuno di voi riesce a contattarlo, io non saprei come fare.

  2. Se i lavori dell’ANVUR (non discutendo la buona fede dei componenti) creano oggettivamente problemi, e mi pare che li stanno creando,
    si deve fare uscire questa operazione sui giornali non governativi (ad. esempio, il “Il fatto quotidiano”) oppure nell’ambito delle forze politiche di opposizione.

  3. Ciao,
    una domanda tecnica: quando si sapranno i risultati di una domanda di applicazione per l’abilitazione?
    Per esempio: avendo applicato a quella che scadeva il 4 agosto, sapro’ i risultati solo dopo il 5 dicembre o potrebbe essere possibile saperli prima?
    Grazie a tutti!

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