Ramón: «”Quando l’obiettore VQR con la pistola incontra l’ANVUR  col fucile, quello con la pistola è un uomo morto”. È un vecchio proverbio messicano.» ANVUR 2016: «Viste le statistiche relative al conferimento dei prodotti alla VQR 2011-2014, l’ANVUR si complimenta con la comunità accademica italiana. L’adesione delle università all’esercizio di valutazione permetterà all’Agenzia di procedere con l’esercizio di valutazione e di generare nei tempi dovuti la seconda istantanea dello stato della ricerca italiana.» I capolavori sono tali perché ci parlano anche al di là delle stesse intenzioni del loro autore. Sergio Leone non poteva immaginarlo, ma “Per un pugno di dollari”, il primo film della “trilogia del dollaro”, offre un’insolita ma illuminante chiave di lettura per interpretare articoli e dichiarazioni recenti che riguardano l’Università.

A seguito della pubblicazione del mio articolo Dalla Cina con Furore sono stato invitato a scrivere, alla maniera dei sofisti, un articolo speculare contro il neo-liberismo imposto al sistema universitario italiano, sistema che è diventato ancora più competitivo, brutale e immorale del modello americano adottato come riferimento.

Il perenne e maldestro riformismo dell’Università italiana, unito alla drastica riduzione dei finanziamenti, ha da un lato prodotto una surreale burocrazia da regime vetero-comunista, ma dall’altro ha generato una lotta selvaggia per la sopravvivenza e la spartizione delle sempre più misere risorse.

Tutto questo ha creato profonde divisioni e disparità: fra Atenei statali e centri non statali di eccellenza autoproclamata, fra Atenei del Nord e del Sud, fra Enti di Ricerca e Università, fra professori “fedeli alla linea” e protestatari, fra ricercatori a tempo indeterminato (a esaurimento) e a tempo determinato (a esaurimento nervoso), fra ricercatori di tipo A e di tipo B, fra gli abilitati e quelli in attesa di abilitazione, fra le infinite categorie del precariato, fra le diverse associazioni studentesche.

La spietata lotta in atto nelle Università italiane per far rientrare le astensioni alla VQR “per un pugno di dollari” mi ha ispirato ad avventurarmi nel far west perché, come dimostrato dagli Spaghetti Western, quando gli Italiani si mettono a copiare gli Americani riescono sempre a superarli.

Ecco di seguito una serie di citazioni dal film di Sergio Leone Per un pugno di dollari associate a brani di articoli e dichiarazioni recenti che riguardano l’Università.

Juan De Dios: Vuoi diventare ricco eh? Allora sei arrivato nel posto adatto… se sarai furbo; perché qui sono… o molto ricchi o morti, non c’è altra scelta.

“Tutte le università dovranno ripartire da zero. E quando la valutazione sarà conclusa, avremo la distinzione tra researching university e teaching university. Ad alcune si potrà dire: tu fai solo il corso di laurea triennale. E qualche sede dovrà essere chiusa. Ora rivedremo anche i corsi di dottorato, con criteri che porteranno a una diminuzione molto netta.” (Sergio Benedetto, ANVUR, La Repubblica, 2012)

Juan De Dios: Diventerai ricco qui. Se non morirai prima. Ma non vorrei suonare la campana per te.

“Il presidente del consiglio Renzi ha da poco illustrato la proposta del governo per le aree Expo: il progetto Human Technopole il cui core è costituto dall’Istituto Italiano di Tecnologia. […] Il Governo si propone di investire 150 milioni all’anno nel nuovo tecnopolo milanese. […] queste sono risorse drenate a università e ricerca il che significa che suonano la campana a morto per il resto del sistema.” (Francesco Sylos Labini, ROARS, 2015)

Silvanito: Quando i padroni sono due allora vuol dire che ce n’è uno di troppo.

“L’effettiva operatività dell’Agenzia [ANVUR] ha infatti portato a un delicato equilibrio fra potere di indirizzo del Ministero e poteri di accreditamento e valutazione dell’Agenzia” (Stefania Giannini, Linee Programmatiche del Ministro, 2014).

Joe: I Baxter da una parte, i Rojo dall’altra … e io nel mezzo.

“Credo che sia il risultato di un equilibrio di poteri, da un lato c’è l’ANVUR con le sue ambizioni «riformatrici», che ha l’obiettivo di realizzare la riforma Gelmini. Dall’altro lato, ci sono i rettori che cercano di difendere quelli che sono i poteri locali. E in mezzo c’è l’università che fa fatica a trovare una normalità.” (Giuseppe De Nicolao, ROARS, 2012)

Joe [Al becchino prima della sparatoria]: Prepara tre casse!

“Crederò che il governo sia impegnato a ridurre le spese quando Letta e Saccomanni si recheranno […] a Bari, Messina, Urbino a spiegare che la chiusura di quelle tre università (in fondo alla classifica dell’ANVUR) è nell’interesse dei loro figli. Non è frequentando una fabbrica delle illusioni che ci si costruisce un futuro.” (Francesco Giavazzi, Corriere della Sera, 2013)

Joe [Al becchino dopo la sparatoria]: Volevo dire quattro casse!

“Università [del Salento] a rischio chiusura, il rettore lancia l’SOS: «Aiutateci a non morire». […] L’involuzione alle porte è dovuta al contestuale tracollo delle immatricolazioni e al cambio di criterio per l’assegnazione dei fondi.” (TR News, 2015)

Joe: Fate molto male a ridere. Al mio mulo non piace la gente che ride. Ha subito l’impressione che si rida di lui. Ma se mi promettete di chiedergli scusa, con un paio di calci in bocca ve la caverete.

“Oggetto di sarcasmo è in particolare la Rivista di suinicultura [sic] (cui si aggiunge Stalle da latte, che non è una rivista, ma un supplemento de L’informatore agrario), il cui titolo ha colpito la fantasia dei critici. […] Ma si sa, criticare è più facile che collaborare, e porta una maggiore popolarità.” (Luisa Ribolzi e Massimo Castagnaro, ANVUR, Il Sussidiario.net, 2012)

Joe: Le cose viste dall’alto fanno sempre meno impressione.

“Si ritiene pertanto che, a fronte del consistente impegno che il Governo ed il Parlamento hanno messo in campo a favore del sistema universitario e, in particolare, della categoria dei docenti universitari, le cui problematiche si stanno avviando a soluzione, la prospettata «astensione collettiva» dal caricamento dei prodotti della VQR possa essere ridimensionata.” (Risposta del Governo a interrogazione parlamentare, Commissione VII Cultura della Camera dei Deputati, 2016)

Joe: Vedi i morti possono essere molto utili. A me personalmente, hanno risolto situazioni difficili più di una volta. Primo perché non parlano. Secondo, eh perché se aggiustati bene, possono sembrare vivi. E terzo anche se gli spari non succede niente perché al massimo dovrebbero morire, ma sono già morti!

“Basterebbe chiudere una dozzina di sedi per risolvere tutto? «No, ma sarebbe un bell’inizio». Lei sta lanciando un darwinismo tra atenei? «Sì, anche per ridare spazio al merito come chiede Renzi»”. (Intervista a Giovanni Puglisi, rettore, QN, 2014)

Benito: La vita di un uomo, da queste parti, è spesso legata al filo di un’informazione.

“[Il Senato Accademico] delibera di approvare distintamente le seguenti determinazioni di indirizzo: Per i docenti e ricercatori che partecipano al processo (denominati addetti alla ricerca nel bando ANVUR): attenersi all’obbligo, disposto dal bando ANVUR, di dotarsi dell’identificativo ORCID entro e non oltre la scadenza del 16/10/2015. Per quanti risultassero inadempienti – fatte salve documentate ragioni indipendenti dalla volontà dell’addetto – il Senato Accademico proporrà la connotazione di ricercatore inattivo, comportando per la durata di un quadriennio le seguenti sanzioni:
1) non potranno partecipare ai Collegi di Dottorato,
2) non potranno essere referenti scientifici/tutors di Dottorandi e Assegnisti di ricerca,
3) non potranno partecipare ai Progetti della Ricerca di Base di Ateneo né come proponenti né come membri dei gruppi di ricerca,
4) non contribuiranno alla composizione in quota parte del fondo Ricerca di Base assegnato al Dipartimento di afferenza,
5) non potranno partecipare al premio annuale per la migliore pubblicazione;
6) non potranno presentare proposte di ospitalità per visiting researcher finanziate dall’Ateneo,
7) saranno comunque esclusi dall’assegnazione delle risorse messe a disposizione dall’Ateneo per le attività di Ricerca e Terza Missione;” (Senato Accademico, Università di Perugia, 1° ottobre 2015)

Ramón: «Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto». È un vecchio proverbio messicano.

“Viste le statistiche relative al conferimento dei prodotti alla VQR 2011-2014, l’ANVUR si complimenta con la comunità accademica italiana. L’adesione delle università all’esercizio di valutazione permetterà all’Agenzia di procedere con l’esercizio di valutazione e di generare nei tempi dovuti la seconda istantanea dello stato della ricerca italiana.” (ANVUR, 2016).

Joe: Be’? Che ti succede Ramon, ti trema la mano? [Bang!]
Joe: O forse hai paura? Al cuore Ramon, se vuoi uccidere un uomo devi colpirlo al cuore. Sono parole tue no?
[Bang! Bang! (Joe è protetto da un panciotto antiproiettile)]
Joe: Al cuore Ramon, al cuore, altrimenti non riuscirai a fermarmi.

Joe: Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il fucile, quello con la pistola è un uomo morto. Avevi detto così. Vediamo se è vero. Raccogli il fucile, carica e spara.

“Ma questo è il vero problema in questo paese e questo [la procedura AVA] lo portiamo avanti con assoluta fermezza anche se abbiamo bisogno della corazza dalle pallottole dai baroni. Ma questo lo facciamo.” (Stefano Fantoni, ANVUR, audizione alla Commissione Cultura della Camera, 2014)

A breve su questi schermi il sequel Per qualche dollaro in più. Stay tuned!

Send to Kindle

14 Commenti

  1. Caro Casagli, ottimo e divertente post, come sempre.
    Solo un’obiezione: come ho già scritto in precedenti commenti, pregherei tutti di astenersi dall’usare il termine “neo-liberismo”. Ammesso e non concesso che tale termine significhi davvero qualcosa (e ne dubito), di sicuro in tutto quanto sta accadendo negli ultimi anni all’Università italiana, di liberale e/o liberista non c’è proprio nulla, ma nulla nulla. Siamo più dalle parti dell’ottusa burocrazia pianificatrice di staliniana memoria. O, se si preferisce, da quelle del sogno eugenista/tecnocratico di un secolo fa. Come del resto lo stesso De Nicolao ha ben scritto a commento di questo post: https://www.roars.it/online/di-lotta-e-di-governo-andrea-graziosi-e-il-nuovo-presidente-anvur/
    Lasciate riposare in pace Smith, Mill e Hayek, insomma. Non meritano proprio di essere confusi con gli Abravanel di turno.

    • Notare: “The doctrine that Von Mises proposed would free us from the bureaucratic nightmare of central planning has instead created one.”: il mostro burocratico è un tipico sottoprodotto.

    • Caro NG, sinceramente la situazione mi pare descritta meglio con la tua espressione “ottusa burocrazia pianificatrice di staliniana memoria”. Infatti ho scritto poco tempo fa:
      https://www.roars.it/online/dalla-cina-con-furore/
      Il “neo-liberismo” accademico del nuovo millennio è cosa ben diversa da quello di Smith e della Rivoluzione Industriale. Sono solo dichiarazioni e minacce, espresse con spensieratezza e senza alcuna strategia, se non quella di tagliare risorse e aumentare appunto l’ottusa burocrazia pianificatrice di staliniana memoria.
      Non credo in una strategia del complotto contro l’Università di liberi pensatori neo-liberisti. Credo di più che questi ultimi non esistano proprio o che semplicemente non pensino. Le troppe regole generano deregolazione e selvaggia competizione, come negli ultimi anni dell’Unione Sovietica. Paradossalmente questo mi ha fatto pensare agli Spaghetti Western.

  2. A proposito di liberismo, volevo segnalarvi un intervento della ministra Giannini riportato dall’Huffington Post che era stato menzionato sulla mailing list interna del nostro ente stamane … nel frattempo era scomparso, ma nulla puo’ sfuggire alla Wayback Machine e lo trovate qui
    https://web.archive.org/web/20160505014935/http://www.huffingtonpost.it/luca-steinmann/sulla-formazione-professionale-litalia-diventera-come-la-germania_b_9836010.html

    • L’intervento della Giannini riportato dall’Huffington Post è assai interessante. Si prospetta esplicitamente, auspicandolo, un futuro di precariato, di perenne dinamismo/mobilità, instabilità familiare e affettiva. Praticamente l’optimum. Peraltro, saltellare da un posto all’altro con gli stipendi italiani vuol dire pagare l’affitto e mangiare qualche maleodorante arancia e mela spagnola. Ipotizzerei la legalizzazione della coca per tentare di far sopravvivere all’angoscia le masse, così il capitale ha qualcuno da sfruttare, altrimenti, come profetizzato da Marx, schianta anche lui. Devo dire che il governo Renzi comincia a preoccupare assai.

    • Sono stata fraintesa, sembra dire la Giannini che smentisce:

      http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs060516
      =========================
      Precarietà e famiglia, precisazioni del Ministro Giannini
      su alcuni articoli di stampa

      Con riferimento ad alcuni articoli apparsi su giornali on line si precisa quanto segue:

      il Ministro Stefania Giannini è Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e non del Lavoro e delle Politiche Sociali.

      Contrariamente a quanto riportato negli articoli, che facevano un resoconto dell’incontro bilaterale con la Germania che si è tenuto a Villa Vigoni il 2 e 3 maggio scorsi, il Ministro Giannini ritiene che la “flessibilità non voglia dire automaticamente precariato” e non, come scritto, che “flessibilità significa precariato che non è sinonimo di malessere”. Quest’ultima affermazione è fermamente smentita dal Ministro secondo cui è invece necessario, come ha effettivamente dichiarato a Villa Vigoni, abituarsi ad una “sempre maggiore mobilità lavorativa”.

      Giannini è altresì convinta, diversamente da quanto evidenziato dagli autori dei resoconti, “che non si possa innestare in un sistema come quello italiano un modello tipicamente americano”.

      Il Ministro, infine, non ha assolutamente dichiarato che la famiglia “come l’abbiamo conosciuta esisterà sempre meno”, ma ha fatto riferimento alle trasformazioni sociali che il nucleo familiare, inteso come ammortizzatore sociale conosciuto nei decenni passati, ha inevitabilmente subito.

    • Grandi progetti sociali. Ottime prospettive di sviluppo economico. Uno scenario a cui neanche Jena Plinsky sopravviverebbe. Comunque le alternative a qusto incubo economico ci sono. Il partito-stato le propone chiare e tonde, ogni giorno: entrare nel business delle piscine pubbliche, spolpare qualche migliaio di buoi attraverso bond etruri, allearsi coi casalesi o, al limite, farsi eleggere governatore della Sicilia per guadagnare leggermente di più di Obama. E’ il progresso baby!

    • Effettivamente sembra che l’intervento della Giannini sia stato travisato. Una cosa è registrare una tendenza sociale, purtroppo innegabile, tutt’altro auspicarne l’accentuazione. Nella nota su Contropiano “Il ministro Giannini inciampa nelle parole”

      http://contropiano.org/news/politica-news/2016/05/06/ministro-giannini-inciampa-nelle-parole-078788

      ci sono delle incongruenze. La prima è nell’affermazione:

      “Il ministro ha smentito alcune sue affermazioni riportate nell’articolo di Luca Steinmann”

      invece della corretta:

      “Il ministro ha smentito che quanto riportato nell’articolo di Luca Steinmann corrisponda a quanto da lei affermato”.

      In altre parole il ministro non smentisce se stesso, come Contropiano vuol far credere, bensì afferma che quanto riportato dal giornalista non corrisponde a ciò che lei ha affermato. C’è una certa differenza, un giornalista lo sa bene.

      Ancor peggio la seconda descrizione:

      “Su tutto il resto (la flessibilità/precarietà come condizione ormai fisiologiche, le famiglie non più come quelle che abbiamo conosciuto) ci sembra che la smentita del ministro sia un rimedio peggiore del buco.”

      C’è un’ovvia alterazione di quanto riportato nell’articolo, che di fatto smentisce il giornalista. Infatti riassume il contenuto dell’articolo con la frase “la flessibilità/precarietà come condizione ormai fisiologiche, le famiglie non più come quelle che abbiamo conosciuto”. Questa non è altro che un innegabile dato di fatto, mentre dall’articolo si evince che la Giannini auspicherebbe questa tendenza.

  3. Divertente l’articolo, ma ho preferito molto di più il precedente, dalla Cina con furore: assai più riuscito ed efficace;
    sul neoliberismo: non nascondetevi dietro a un dito! ha perfettamente ragione F.Sylos Labini che dà un link molto calzante;
    non è necessario essere ‘complottisti’ per riconoscere il pedigree dei tanti distruttori nostrani dell’università pubblicati, bocconiani di fatto, di diritto… e d’accatto!

    • «we have to remember that “standards” are not problematic, in and of themselves. What matters is how we decide on those standards, how we assess those standards, andhow we reach consensus on what those standards are. As scholars we assess each other’s work, each other’s grant applications, and each other’s teaching practice. Itwould therefore seem a simple task to ignore or subvert the question of “impact”or “quality” when we come to assessing those same grant applications, journalsubmissions, teaching reports. There is nothing forcing us as reviewers to live bythe standards set by national research councils; especially considering that we contribute our time for free and with little return.»

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.