Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Buonasera, vi vorrei segnalare una cosa che credo sia importante.

Si tratta dell’ ennesima beffa, sopratutto per coloro che si occupano di temi di ricerca non facilmente collocabili nelle declaratorie scritte dall’ANVUR, come appunto quelli di economia sanitaria.

Dal primo Gennaio 2017, The Lancet, autorevole rivista scientifica non è considerata più rivista di fascia A per le aree di scienze economiche e statistiche.

Superficialmente il tutto sembrerebbe coerente ma in realtà non lo è.

Chi si occupa, come la sottoscritta di temi complessi nell’ambito di Economia Sanitaria, scrive con medici ricercatori ed epidemiologi su questioni che riguardano, tra l’altro, le cause e le conseguenze economico sociali delle malattie. The Lancet pubblica i nostri articoli.

Non solo, scriviamo, sulla spesa sanitaria, sulle fonti e le proiezioni di spesa, sulla sostenibilità dell’universalismo ecc. Anche in questo caso, The Lancet pubblica i nostri articoli. Inoltre, tutti i contributi sono supportati da banche dati rilevanti e da elaborazioni statistico-econometriche sofisticate.

Mi domando, come è possibile che una rivista tanto autorevole come The Lancet venga estromessa dalla fascia A per l’area 13 quando essa non pubblica più solo cose squisitamente mediche? e poi cosa è cambiato tra il 2016 e il 2017?

Oramai, si fa fatica a fare questo lavoro! Tra i vari problemi, si è pure costretti a fare, metaforicamente, matrimoni combinati con i temi esplicitamente previsti nelle declaratorie e se qualcuno, come me, si sposa per amore occupandosi di qualcosa che non rientra chiaramente in esse, la vita del ricercatore diventa molto difficile e la possibilità di fare carriera lasciata all’arbitrio di qualcuno che non sa nemmeno di cosa parliamo, figuriamoci capire la qualità di riviste come The Lancet.

Grazie, cordialmente

Lettera firmata

Send to Kindle

3 Commenti

  1. La situazione va però meglio descritta per coloro che non sono dell’area 13.
    Purtroppo in Area 13 vige da sempre il dominio sui GEV di blocchi bocconiani e di fedelissimi all’ideologia neo-anvuriana.
    Fino a uno-due anni fa le riviste di classe A era piene di riviste mediche in cui la presenza di articoli con risvolti economico o aziendale era praticamente inesistente (ARCHIVES OF DISEASE IN CHILDHOOD. FETAL AND NEONATAL EDITION; ARCHIVES OF NEUROLOGY; ARTHRITIS AND RHEUMATISM – ho preso le prime tre presenti ma erano decine e decine per far capire i titoli). Quindi riviste (forse) prestigiose nei rispettivi micro-ambiti ma davvero nulle come impatto sulle comunità scientifiche dell’area economica.
    La spiegazione più logica è che questo serviva semplicemente a ridurre ad arte il numero di riviste in Fascia A, così da dare maggior potere ai soliti noti già ben inseriti nei comitati editoriali di riviste di prestigio di area economica. Oltre che aiutare qualche amico di estrazione diversa. Erano decine e decine anche le riviste “pure” di Computer Science, Ingegneria, Chimica…
    Negli ultimi due anni i cari membri del GEV sono stati spinti dalle società scientifiche (giustamente) a rivedere gradualmente l’elenco e a togliere (ad occhio direi almeno) un CENTINAIO di riviste chiaramente fuori settore.
    E’ chiaro che Lancet si poteva tenere così come permangono ANALYTICAL CHEMISTRY o PHYSICAL REVIEW LETTERS oltre che NATURE.
    Per completezza di informazione ci sono nella lista attuale circa 20-25 riviste che si occupano di Health economics e di health management (cioè di certo non è uno degli ambiti di ricerca sotto-rappresentati).

  2. Quella descritta è sicuramente la spiacevole situazione di chi cerca di usare il buonsenso per far quadrare una situazione ingarbugliata. Ma al di là dei dettagli e dei casi specifici, questo è solo un altro degli innumerevoli esempi che abbiamo avuto negli anni sul cattivo funzionamento della valutazione ANVURIANA. Non sono le intenzioni e le persone, che pur volenterose, si prestano a tirare avanti la carretta il problema, il problema è la carretta! Il problema è che bisognerebbe capire e poi anche ammettere che non bastano i correttivi, l’idea di base (VQR, ASN, ANVUR) non funziona! Rende la vita difficile a chi fa ricerca, spreca risorse in un sistema sottofinanziato, diminuisce la trasparenza, aumenta il tasso di burocrazia e tutti questi costi sociali non hanno alcun beneficio a controbilanciarli.

  3. Non posso entrare nel merito, nemmeno lontanamente. Ma l’unica conclusione generale alla quale si può sensatamente giungere a causa delle continue e numerose revisioni di qualsiasi aspetto dei tentativi di valutare – tentativi sostenuti da anni dalla ferrea e incrollabile volontà degli organi politici, del Miur e dell’Anvur – è che tutte queste procedure andrebbero definitivamente mandate al macero. Per quanto riguarda The Lancet https://en.wikipedia.org/wiki/The_Lancet, è facile scoprire, per chi è stato minimamente sensibile e attento alle furiose campagne antivaccinazioni, il loro coinvolgimento nelle origini di questo fenomeno di massa, a causa se non altro del caso A. Wakefield https://en.wikipedia.org/wiki/MMR_vaccine_controversy#1998_The_Lancet_paper, il cui articolo è stato da loro pubblicato e poi ritrattato. Ho trovato anche questo: The Lancet’s two days to bury bad news, BMJ, the British Medical Journal, 2011, http://briandeer.com/solved/bmj-wakefield-3-1.htm, e mi sembra molto interessante (varrebbe la pena di tradurlo, per gli studenti di medicina come minimo). La vicenda è troppo nota, a chi è nota, e comunque troppo importante per non segnalarla ai profani, perché le implicazioni sono di grande rilevanza per l’intera ricerca scientifica dei nostri tempi, per la cosiddetta terza missione, per il fenomeno della visibilizzazione degli studiosi, per i risvolti economici del tutto.