Gedeone: «Mi è venuta in mente un’idea diabolica per vincere la gara della premialità responsabile …». Peppe: «scusa, ma mi fai venire in mente la procreazione responsabile. Il MIUR ha inventato l’indicatore bibliometrico di Ogino-Knaus? E come lo si calcola? In base al giorno in cui viene concepito l’articolo?». In realtà, la premialità responsabile, che assegnerà fino al 20% della prossima quota premiale, non userà un improbabile indicatore O-K, ma gli indicatori R e X dei collegi dei docenti. Sono indicatori che derivano dalla VQR tramite una normalizzazione che dovrebbe rendere comparabili i risultati delle diverse aree disciplinari. “Dovrebbe”, perché per le Scienze chimiche nemmeno un collegio di premi Nobel può raggiungere un valore di R+X superiore a 3,1, mentre un collegio di Scienze sociali e politiche può arrivare fino a 14,1. Con conseguenze degne dell’epilogo della parabola dei vignaioli «Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi». In effetti, se si confronta una classifica dei collegi di dottorato basata su R e X con la classifica basata sui dati originali (i voti VQR e la percentuale di prodotti eccellenti) si scopre che sono completamente diverse. Accreditamento, ripartizione del Fondo di finanziamento ordinario, premialità responsabile e nel futuro anche la valutazione dei dottorati: tutto questo è affidato a indicatori fai-da-te, mal congegnati e mal compresi da chi li propone e da chi li usa.

1. Qui ci vuole una purga staliniana!

Peppe era tremendamente in ritardo nella preparazione del tema d’esame per il primo appello della sessione invernale. Talmente alle strette che aveva disertato la riunione del Collegio di dottorato. Nonostante avesse inviato la sua giustificazione, si sentiva un po’ in colpa per non essersi organizzato meglio. Lo sforzo di trovare qualche nuovo esercizio lo aiutava a scacciare lo spiacevole pensiero di aver trascurato suoi doveri. Era impegnato nel calcolo di un integrale quando, dietro di lui, qualcuno aprì la porta del suo studio.

Non poteva che essere Gedeone. Chi altri aveva la pessima abitudine di girare la maniglia prima di sentirsi dire “avanti” o, come in questo caso, di entrare senza nemmeno chiedere permesso? Peppe, fece ruotare la poltrona per dirgliene quattro, ma Gedeone non gliene diede il tempo.

– Dei brocchi! Siamo dei brocchi! L’ho sempre detto io che bisogna scaricare la zavorra! Ma adesso è arrivato il momento del redde rationem. I numeri parlano chiaro. È giunto il momento di tagliare i rami secchi senza guardare in faccia a nessuno. Peppe, tu sai che io lo dicevo da tempo. Ma adesso è propri ora di finirla con il buonismo con cui abbiamo mandato avanti il nostro dottorato. Qui ci vuole una purga staliniana!

Peppe non aveva visto l’amico così alterato dai tempi dell’università. Era il 1982, l’estate del Mundial. Nonostante un caldo torrido, Gedeone si era fermato in città per sfruttare un appello che doveva tenersi nell’ultima settimana di luglio. La mattina dell’esame, va in università e scopre che la prova scritta era stata anticipata di due giorni. Reduce da giorni di studio matto e disperatissimo, trascorsi senza mettere il naso fuori di casa, Gedeone non aveva visto gli avvisi che tappezzavano le bacheche del dipartimento. Era stato Peppe, capitato lì per caso, a fermare Gedeone mentre si aggirava nel parcheggio del dipartimento con gli occhi spiritati e una chiave in mano, deciso a rigare la carrozzeria dell’auto del professore che gli aveva giocato quello scherzetto. Adesso, a quasi 35 anni di distanza, toccava di nuovo a lui placare l’esasperazione dell’amico.

-Calmati, Gedeone! Siediti qui e raccontami con ordine che diavolo è successo.

-È successo questo … ed è gravissimo … tu sai che quest’anno bisogna presentare all’ANVUR la domanda di accreditamento triennale dei dottorati. Durante il collegio di dottorato ci hanno spiegato i requisiti di accreditamento chiesti dall’ANVUR [Accreditamento dei corsi di dottorato (Versione approvata il 08 Febbraio 2016), NdR]. Ti confesso che tutte le volte che sento sciorinare quegli intrichi di regole e indicatori, la mia fede nella valutazione traballa un pochino …

-Esiste un limite anche al masochismo – osservò malignamente Peppe. Gedeone fece finta di non sentire.

– Bene, come saprai, i requisiti più importanti sono quelli che riguardano il collegio di dottorato. Ci sono dei requisiti relativi al superamento delle mediane ASN, ops, adesso si chiamano soglie, e anche dei requisiti relativi ai voti VQR dei componenti del collegio. Il Collegio viene valutato come se fosse un mini-dipartimento, basandosi sui prodotti presentati alla VQR dai suoi componenti. In particolare, ciò che conta sono i valori medi di R e X, definiti come segue:

  • R = v/m, dove v è il voto VQR del prodotto e m è il voto medio dell’area disciplinare in cui è valutato.
  • X=100/E%, se il prodotto è eccellente, dove E% è la percentuale di prodotti eccellenti nell’area disciplinare.
  • X=0, se il prodotto non è eccellente

Gli stessi indicatori vengono calcolati anche in un secondo modo, normalizzando rispetto al Settore scientifico disciplinare, invece che all’area. Delle due valutazioni si prende la migliore. Per semplicità io mi riferirò solo al calcolo normalizzato per area. In soldoni, cosa ci chiede l’ANVUR?

  • R del collegio complessivo deve essere maggiore di uno
  • X deve essere maggiore di 0,9
  • R+X deve essere maggiore di 2

È chiaro che tanto più è alta la qualità scientifica di un collegio tanto più alti saranno i valori di R e X. I calcoli andranno fatti in base alla nuova VQR. Intanto, per darci un’idea dei valori in campo, il nostro coordinatore ci ha mostrato cosa valevano R e X nel 2016, per tutti i collegi dell’ateneo. Ecco la tabella che ci ha distribuito. Come ti ricordi, i nostri dottorati sono in corrispondenza uno a uno con le 16 aree disciplinari.

2. Non dobbiamo avere paura dell’eutanasia accademica

– Interessante – mormorò Peppe, che incuriosito dal foglietto sventagliato dal collega, distolse infine il pensiero dal tema d’esame che attendeva di essere completato.

– Interessante un corno! È una vera disfatta per il nostro dottorato di Ingegneria Industriale e dell’Informazione. Guarda la terza colonna: nella classifica R+X siamo 15-esimi, penultimi tra tutti i dottorati. Facciamo la figura delle pecore nere dell’ateneo. Peggio di noi solo i colleghi di Ingegneria Civile, ma lo sappiamo da sempre che quello è  un dipartimento disastrato. Alcuni confronti sono semplicemente umilianti. Scienze Sociali e Politiche ha R=1,6 contro il nostro pessimo 1,1. Per non dire dei prodotti eccellenti: il loro X=2,4 vale addirittura il doppio del nostro 1,2. Io sono molto ma molto preoccupato.

-Non capisco il motivo della tua preoccupazione, Gedeone. Da quella tabella si vede che tutti i nostri dottorati superavano i requisiti su R, X e anche quello su R+X. Possiamo dormire sonni tranquilli, sempre che la nuova VQR non si risolva in una débâcle.

-Peppe, devi darti una sveglia: con l’occasione del rinnovo dell’accreditamento verrà ridefinita anche la ripartizione delle borse che l’ateneo assegna ad ogni dottorato. Quei numeri, ma soprattutto quella classifica, stanno a significare che dovremo accontentarci delle briciole se la ripartizione terrà conto di indicatori oggettivi. E quali indicatori possono essere più oggettivi di quelli certificati a livello nazionale dall’Agenzia di valutazione? Se non ci diamo una mossa, facciamo la fine del classico vaso di coccio.

-E che vorresti mai fare?

-Fare pulizia. Liberarci della zavorra. Dobbiamo inserire nel nostro collegio solo i docenti con i voti più alti. Io, per esempio, sul mio sito docente ho appena visto che nella nuova VQR ho un doppio “1” e sono uno di quelli che alza la media. Invece, scommetto che ci sono un bel po’ di colleghi che ci tirano a fondo con i loro votacci. Con una bella potatura, sono sicuro che il dottorato di Scienze Giuridiche lo raggiungiamo senza troppi problemi.

-Ne sei sicuro?

-Ma certo! Se ci hanno inflitto quel distacco è per una ragione molto semplice: hanno capito prima di noi che il buonismo non paga. Non si può continuare a tenere nel collegio chi non produce al top. Capisco che c’è anche chi fa il Presidente di Corso di studi e perde le notti dietro le varie schede SUA e i rapporti del riesame. Gliene sono grato, ma business is business. Non dobbiamo avere paura dell’eutanasia accademica: siamo in competizione con il resto dell’ateneo e non solo. Il nostro ateneo ha scelto proprio il miglioramento della somma R+X dei collegi come criterio su cui sarà valutato nella cosiddetta quota di premialità responsabile [DM n. 635/2016].

Intanto, Peppe con un paio di clic aveva raggiunto la cartella dove teneva il rapporto finale della VQR 2004-2010 ed aveva aperto una tabella. Gli bastò una scorsa. Un sorriso sornione si disegnò sul suo volto mentre si accingeva a lanciare il guanto di sfida.

3. I dottorati penalizzati dall’ANVUR? Chimica e Fisica

-E se ti dicessi che i giuristi non li superiamo nemmeno con l’ein plein, ovvero nemmeno schierando un dream team dove tutti hanno preso un doppio “1”?

-Mi stai prendendo in giro?

-Per nulla. Segui il mio ragionamento. Hai un’idea di cosa vale il voto medio nella nostra Area 09?

-hmm … a dire il vero, no.

-Bene, te lo dico io: vale m=0,69. Questo significa che, nel calcolo degli indicatori, ciascuno dei tuoi prodotti eccellenti vale

R=1/m=1/0,69=1,45

Se schieriamo un dream team che ha presentato solo prodotti eccellenti, il nostro dottorato otterrà il massimo valore possibile di R medio, che è proprio R=1,45. Ma i giuristi – che detesti così tanto da quando quello studente di giurisprudenza ti aveva soffiato la ragazza a cui facevi il filo – hanno R=1,5. Col cavolo, che li superiamo.

-Ma come è possibile? Non capisco …

-Caro Gedeone, la spiegazione è semplicissima. Per Scienze Giuridiche, il voto medio è m=0,5. Quando vengono convertiti nell’indicatore R, loro prodotti eccellenti raddoppiano il loro valore

R=1/m=1/0,50=2,00

Invece, come già visto, per noi di Area 09, i prodotti eccellenti vengono “solo” moltiplicati per 1,45. Facciamo un esempio. Se tu avevi tre prodotti eccellenti, la tua R media era 1,45. Se un nostro collega giurista aveva due prodotti eccellenti (voto =1,0) e uno discreto (voto 0,5), il suo voto medio era

(1 +1+ 0,5 )/3= 0,83

Pertanto, il suo R medio era

R=0,83/m=0,83/0,50=1,66

col che ti superava comodamente. Dato che il valore medio m del voto VQR varia da un’area disciplinare all’altra, per ogni area c’è un limite superiore, max R, che non può essere superato. Guarda qui.

-Ma è pazzesco – esclamò Gedeone – ci sono aree il cui tetto supera 2,0 e, nel caso dell’area 13, vale addirittura 3,2. Mentre noi di Area 09 siamo condannati a rimanere sotto 1,45. Adesso capisco cosa vuoi dire. Anche ricorrendo a una purga staliniana, potremo guadagnare al massimo un decimale, un decimale e mezzo. Però, c’è anche l’indicatore X. Non mi dirai che …

-… sì, sì, è proprio come pensi: vale lo stesso discorso anche per X. Anzi, è persino peggio. Per noi di Area 09 la X massima  è 2,0 mentre per i tuoi detestati giuristi vale 9,7, quasi cinque volte di più. Ma per Area 08b e Area 14 la X massima è maggiore di 11,0. Anche in questo caso, te lo scordi di superare la X del nostro dottorato di Giurisprudenza. Nemmeno un collegio di luminari del MIT ce la farebbe.

 

Gedeone era sopraffatto. Possibile che le discussioni con Peppe finissero sempre allo stesso modo? A prima vista le valutazioni anvuriane sembravano sensate e, talvolta, persino ingegnose. Ma Peppe riusciva sempre a smontarle. Era il suo amico e collega ad avere una mente superiore? O era l’agenzia che era finita in mano a dei …

4. «Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi»

-Matteo 20. In verità, in verità vi dico: «Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».  – Peppe aveva pronunciato quelle parole con enfasi. La sua espressione era seria e assorta.

-Peppe, ti senti bene?

Gedeone era preoccupato. Sapeva che l’amico, quando era sotto stress, manifestava queste derive misticheggianti. Un po’ come Fantozzi che in situazioni estreme vede San Pietro o l’Arcangelo Gabriele. Che fosse colpa del MEPA? Un mese fa, si era guastato un hard disk e per venire a capo delle procedure di acquisto Peppe e il tecnico di laboratorio erano finiti sull’orlo dell’esaurimento nervoso, se non oltre.

-No, non preoccuparti. Stavo solo pensando a quello che potrebbe essere l’insegnamento che vuole darci l’ANVUR con le sue normalizzazioni. E la famosa frase di Matteo 20, «gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi» è forse la migliore sintesi dell’evangelo anvuriano.

Gedeone, ancora incerto sulla sanità mentale dell’amico, aggrottò le sopracciglia.

-Guarda Gedeone, adesso elimino le normalizzazioni e torno ai dati grezzi. Che poi è quello che raccomando sempre anche ai miei studenti. Andiamo a vedere cosa valgono la media V dei voti VQR del collegio e la percentuale E% di prodotti eccellenti del collegio. Queste sono le formule:

  • V = R x m
  • E% = X x (E% medio di area)

 

-Senti Peppe, cosa rappresenta quella “classifica V+E%” che vedo nell’ultima colonna?

-Prima ancora di guardarla, dai un occhio alla colonna dei voti medi V e delle percentuali di eccellenti E%. Come vedi il nostro collegio con il suo V=0,76 se la cava decorosamente. Ottengono un voto migliore solo i Matematici (0,87), i Fisici (0,91) e i Chimici (0,92) e gli umanisti di Area 10 (0,83). Tra l’altro il nostro V=0,76 è di poco inferiore al voto che si otterrebbe se i prodotti del collegio fossero tutti valutati come “Buoni” (0,8 pti ciascuno). In realtà, la colonna E% mostra che il 61% dei prodotti del nostro collegio sono stati valutati “eccellenti” e, di nuovo, non sfiguriamo rispetto agli altri collegi.

Ma veniamo all’ultima colonna. Lo sai che non credo alle classifiche, ma in certi casi “chiodo scaccia chiodo”. Ho provato a rispondere alla domanda:

“come cambierebbe la classifica se invece di basarsi su R+X si basasse su voto VQR + frazione di eccellenti?”

Beh, lo puoi vedere con i tuoi occhi, non solo dalla tabella ma da questi due grafici.

Peppe era un vero fenomeno nell’uso di Excel: mentre parlava, tagliava e incollava dati, inseriva formule, le ricopiava in basso e a destra e, mentre pronunciava l’ultima frase, stava eseguendo l’ultimo Insert Graph. Dopo di che, ruotò lo schermo del PC verso Gedeone perché vedesse meglio.

5. «Pensa che idiozia sarebbe …» «Guarda che è già così!»

-Un vero terremoto: eravamo penultimi con la somma R+X dei voti normalizzati. Ma se si usassero i dati grezzi (voto VQR + frazione di prodotti eccellenti) risaliamo fino al quarto posto, mentre il dottorato di Scienze Sociali e Politiche sprofonda dal primo al 15-esimo posto. Incredibile anche le rimonta di Fisica e Chimica: dalle posizioni 13 e 14 risalgono al primo e terzo posto. Non pensi che dovremmo proporre la tua classifica per ripartire le borse di dottorato dell’ateneo? Gli rompiamo [OMISSIS] a quei [OMISSIS] dei giuristi e degli scienziati politici!

-Sei il solito pervertito, un vero feticista delle classifiche. Da giovane avevi perso la testa per la  Sandrelli diretta da Tinto Brass, ma, oggi come oggi, andresti pazzo solo per Cinquanta sfumature di ranking. No, te l’ho appena detto, questa classifica non è un feticcio alternativo. Mi serve solo per mostrare quanto possano essere determinanti le normalizzazioni. Quella proposta dall’ANVUR finisce per favorire le aree in cui

  • il voto medio nazionale è basso;
  • la percentuale nazionale di prodotti eccellenti è piccola.

I nostri colleghi di Chimica non potrebbero superare il dottorato di Scienze Politiche neppure schierando un collegio composto da Premi Nobel che fanno l’ein plein nella VQR. Se i Chimici e i Giuristi  schierassero due collegi all stars, i cui prodotti della ricerca sono tutti eccellenti, tu che punteggio daresti?

-Non so dire il punteggio preciso. Ma sarebbe senza dubbio un pareggio.

-E invece no. Usando R+X, i fisici otterrebbero

max R + max X = 1,3 + 1,8 = 3,1

mentre i giuristi otterrebbero

max R + max X = 2 + 9,7 = 11,7

Se si volessero distribuire soldi e borse in modo proporzionale al punteggio R+X, dovremmo dare quasi il quadruplo di risorse al dottorato di giurisprudenza. Pensa che idiozia sarebbe …

-Peppe, guarda che il MIUR i soldi li dà proprio così! Uno degli indicatori usati per ripartire la parte di FFO destinato alla Formazione post-laurea è proprio R

-Ma no, Gedeone, a me sembra che abbiano avuto il buon senso di tenere separate le aree. Guarda qui cosa dice il DM 552/2016

Per il calcolo degli indicatori R e X la normalizzazione viene fatta utilizzando la media nazionale a livello di area di appartenenza dei membri del collegio.

-Ok, ma legggi anche la frase successiva:

Ciascun corso di dottorato è assegnato a una delle 16 aree CUN-VQR sulla base dell’area principale di riferimento del corso di dottorato.

Il problema è uscito dalla porta, ma è anche subito rientrato dalla finestra. In un dottorato inter-area assegnato ad un’area con dei tetti max R e max X bassi, l’inserimento di docenti provenienti da aree con tetti alti, può essere una straordinaria cura ricostituente.

5. Vincere con i panchinari fuoriclasse e la “strategia Trump”

-Peppe, toglimi una curiosità: dove sta l’errore. Possibile che non ci sia una soluzione a prova di bomba?

-L’errore è grossolano e facile da capire. Se lo commettesse un mio studente, lo boccerei seduta stante. L’indicatore R, ottenuto dividendo il voto VQR per la media dei voti di area, sembra normalizzato perché la sua media è pari a uno. In altre parole, alcuni prodotti hanno un R maggiore di uno e altri lo hanno minore, ma se calcolo la media aritmetica di tutti gli R ottengo proprio uno. Questo dà l’illusione che possa essere usato per confrontare i risultati di aree diverse e che sia equo valutare la performance in base ad R. Ma è solo un’illusione. Io non mi stancherò mai di ricordare che non esiste una sola VQR. Esistono 16 VQR, una per ogni area, che non si parlano tra di loro e mai potranno farlo, perché non esiste un “metro di Sèvres” capace di rendere comparabili le loro scale dei voti. Questo dato di fatto mina alla radice ogni tentativo di usare la VQR per i regolamenti di conti interni agli atenei. Qualcuno ci ha provato, ma ha generato solo dei grandi pasticci. Chi ne capisce poco, come la maggioranza dei rettori e dei prorettori alla ricerca, è facile vittima della magia dei numeri. Ed ecco che pensa che un collegio di Area 14 con R=2,3 sia decisamente più meritevole di un collegio di Area 3 con R=1,3. In realtà, R=2,3 e R=1,3 sono il massimo ottenibile nelle rispettive aree e i due collegi sarebbero entrambi “al top del top”.

Chi è appena un po’ più sveglio, capisce che i margini per migliorare R (ma anche X) nelle Aree 02, 03 e 09 sono molto ridotti. Infatti, nei tre casi i valori massimi ottenibili sono 1,3, 1,3 e 1,4. Nell’Area 13 e 14, invece, i massimi sono 3,2 e 2,3.

-Peppe, questo mi fa venire in mente un’idea diabolica per vincere la gara della premialità responsabile

-… scusa Gedeone, ma ogni volta che me la menzioni, mi viene da pensare a qualche enciclica sulla procreazione responsabile. Di che cosa si tratta? Il MIUR ha inventato l’indicatore bibliometrico di Ogino-Knaus? E come lo si calcola? In base al giorno in cui viene concepito l’articolo?

-Non fare lo spiritoso. Sono cose serie. C’è in gioco fino al 20% della prossima quota premiale. Nel DM n. 635/2016, uno degli indicatori è proprio questo:

Indice di qualità media dei collegi di dottorato (R+X medio di Ateneo)

Stai attento e ascoltami. Quello che hai appena detto vale ovviamente anche per l’indice X. Nelle Aree 02, 03 e 09, un collegio con il 100% di prodotti eccellenti  non va oltre 1,8, 1,8 e 2,0. Ma guarda di nuovo la tua tabella e dimmi cosa succede nelle Aree 8b, 13 e 14.

Peppe, come puoi notare, in queste aree i massimi vanno da 9,7 a 11,8. È qui che c’è trippa per gatti.

Adesso era Peppe che si preoccupava per la salute mentale di Gedeone.

-Senti la mia idea, Peppe. Nei dottorati in cui max X è più alto, prepariamo la lista dei colleghi che hanno preso un “doppio uno”. A questo punto, invece di inserirli tutti nei rispettivi collegi fin dal 2017, ne teniamo un po’ in panchina. Nel 2017 la competizione per migliorare R+X sarà particolarmente dura. Tutti ci proveranno e, con buona probabilità, bisognerà dividere la torta in tante piccole parti. Noi facciamo bene i nostri conti e proviamo a migliorare rispetto al 2016, ma senza esagerare. In particolare, teniamo in panchina, cioè fuori dal collegio, i nostri Baggio e Maradona, ovvero un po’ di colleghi che hanno ottenuto dei preziosissimi “doppio 1” nelle Aree dove max X è più alto. Nel secondo tempo, ovvero nel 2018, quando comincia a mancare il fiato alle altre squadre, noi integriamo i collegi facendo scendere in campo i panchinari di lusso. Così, mentre gli altri atenei hanno il fiato corso, noi vinciamo alla grande la gara della premialità responsabile e arraffiamo il grosso della torta.

Sono o non sono un genio?

-Scusa, Gedeone, sei sicuro che il MIUR sia così folle da premiare il miglioramento da un anno all’altro?

-Certo che sì. Il DM recita:

le risorse sono ripartite in proporzione al valore medio delle variazioni annuali degli indicatori selezionati da ciascun ateneo, ponderato con un fattore dimensionale pari al peso del proprio costo standard nell’anno 2016

Il 20% del fondo premiale verrà assegnato su tre tavoli da gioco – ops, “raggruppamenti” li chiama il MIUR. E le fiches che punta ogni ateneo sono proporzionali alla sua dimensione:

gli atenei di ciascun raggruppamento concorreranno al riparto di una somma pari all’incidenza percentuale, sul FFO 2016, della componente costo standard degli atenei stessi

Pensa che emozione. Se ti siedi a un tavolo insieme con mega-ateneo che  non ha capito come si gioca, hai l’occasione della tua vita. Un po’ come ripulire un pollo danaroso al tavolo del poker. I fuoriclasse in panchina potrebbero essere i nostri assi nella manica. E non è finita! Un altro indicatore è:

Proporzione di studenti immatricolati al dottorato cdi ricerca che hanno conseguito il titolo di studio all’estero

Qui possiamo invece usare la “strategia Trump

-Strategia che …??

-Ma sì, un anno chiudiamo le frontiere e non accettiamo nessuno straniero …

-Ma così peggioriamo e perdiamo la partita.

-Certo, ma il primo anno tutti tenteranno di migliorare e si spartiranno la torta in tante piccole fette. Noi invece aspettiamo in agguato. Il secondo anno -zac!- riapriamo le frontiere e, dato che eravamo scesi a zero, facciamo un balzo in avanti che gli altri se lo sognano e il piatto è tutto nostro!

6. «Perdonali, perché non sanno quello che fanno»

Peppe si girò verso il tema d’esame scuotendo la testa.

-Scusami, ma sono tremendamente in ritardo con la preparazione del compito.

-Sì, sì, ti lascio stare. Ma ti devo proprio ringraziare. Adesso vedo la situazione sotto una nuova luce. Scrivo subito al prorettore alla ricerca. Qui si può mettere a segno una “stangata” degna della coppia Robert Redford & Paul Newman.

Gedeone si accinse ad uscire, eccitato e soddisfatto. Non solo si erano dileguati i crucci sulla presunta mediocrità del suo collegio di dottorato, ma si sentiva rassicurato anche sulla condizione psicologica di Peppe. Una sensazione, la seconda, che durò poco. Mentre chiudeva la porta dietro di sé, sentì sussurrare:

-Luca 23: «perdonali, perché non sanno quello che fanno»

 

 

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10 Commenti

  1. Quando si riuscirà ad ammettere che la ripartizione di risorse e la valutazione di merito fra studiosi di discipline diverse non può essere rimessa alla “tecnica” (di cui alla evangelica parabola fantozziana sapientemente messa in scena da Giuseppe De Nicolao), ma è una questione “politica” e che – non facendolo – decidiamo di farci prendere per i fondelli collettivamente, lasciando che qualcuno usi la tecnica per portare a casa scelte politiche, senza assumersene la conseguente responsabilità, sarà comunque troppo tardi…

    • La cosa piu’ triste e’ vedere che non c’e’ una strategia politica dietro a queste scelte, o, se ci fosse, sembrerebbe una strategia un po’ peculiare: sviluppare la ricerca (perche’ e’ di un minimo di ossigeno alla ricerca che si parla) in certi settori e deprimerla in quelli che potrebbero portare un grosso valore aggiunto a questa povera nazione in termini di proprieta’ intellettuale e ricadute sullo sviluppo economico. Poi ci lamentiamo della fuga di cervelli: senza supporto come possiamo pensare che i nostri piu’ brillanti stiano in Italia?

    • @Umberto Izzo: concordo… peraltro a livello nazionale non è neanche scontato che se una macroarea va “peggio” delle altre sia da penalizzare a livello di risorse. Sennò le si dà il colpo di grazia, mentre nel sistema paese-università tutti i saperi devono essere mantenuti e coltivati.
      Ci dev’essere un meccanismo di incentivazione, va bene, ma anche un meccanismo di “sostegno” delle aree/settori in difficoltà. Questi meccanismi potrebbero ovviamente avvalersi di strumenti diversi.

  2. Un articolo molto interessante su una problematica centrale per l’università e la ricerca.
    Sono particolarmente allarmato per la piega che sta prendendo la valutazione dei corsi di dottorato e del collegio dei docenti. Ho sollevato le mie perplessità ai membri ANVUR ogni qualvolta venivano ad illustrare la loro politica valutativa presso il mio ateneo. La questione è molto delicata poichè qualsiasi esercizio valutativo genera alla lunga risposte adattative nei valutati. Se non si adottano criteri virtuosi di valutazione il processo può portare ad esisti molto negativi per la qualità della ricerca nel sistema paese.
    Quattro sono le principali criticità rispetto ai criteri adottati da ANVUR nella valutazione dei collegi che personalmente rilevo:
    1. Si vuole arrivare ad una definizione decimale del valore di un lavoro scientifico senza prendere in considerazione la proprietà di quel lavoro. Chi ha progettato, guidato, sostenuto e scritto il lavoro deve emergere. Essere il “principal investigator/corresponding author” è un valore imprescindibile per un membro del collegio di un dottorato. Nelle aree bibliometriche esistono molti lavori ad N autori dove non si capisce bene il contributo effettivo di ciascun autore e le sue competenze e capacità formative verso un giovane interessato a fare ricerca.
    2. Basarsi sulla VQR che a sua volta si basa solo su due lavori è molto limitante ed ancora non capisco perché ci chiedono di elencare nelle domande di accreditamento 5 lavori per ciascun membro del collegio dei docenti nell’ultimo quinquennio.
    3. Sarebbe opportuno valutare anche gli studenti di dottorato in termini di pubblicazioni prodotte anche in questo caso discernendo il contributo effettivo dello studente.
    4. Ritengo molto delicato abbinare la premialità al miglioramento, come descritto bene nell’articolo, può dar adito a comportamenti opportunistici.

    Una sola domanda all’autore per chiarirmi un punto. La percentuale dei prodotti di eccellenza per le varie aree si riferisce alla vecchia VQR (2004-2010)?

    • “La percentuale dei prodotti di eccellenza per le varie aree si riferisce alla vecchia VQR (2004-2010)?”
      ________________
      Esattamente. I nuovi dati non sono ancora disponibili.

    • La “strategia Trump” si basa su quanto scritto nel D.M. 635/2016, “Linee generali d’indirizzo della programmazione delle Universita’ 2016-2018 e indicatori per la valutazione periodica dei risultati”. Come si desume dal titolo, le regole dovrebbero valere fino al 2018. Le qualità di Gedeone non si esauriscono nel suo “I want to believe” (era un appassionato di X-files e si vocifera che, in un momento di sincerità, abbia persino confessato che è più facile credere agli alieni che alle metodologie anvuriane). Gedeone è uno di quelli che i documenti ministeriali se li studia a fondo, proprio per consentire al suo ateneo guadagnare qualche frazione di punto nella competizione premiale.

  3. Purtroppo sanno benissimo quello che fanno. Non sanno come farlo e quindi commettono gli errori descritti nell’articolo, ma lo scopo è chiarissimo: distogliere l’attenzione del pubblico dalla distruzione dell’università pubblica italiana. L’ANVUR e le sue valutazioni sono la foglia di fico che serve al governo per usare le parole magiche: meritocrazia, valutazione, accountability, etc. a fronte di una diminuzione del Fondo di Finanziamento Ordinario del 20% in 8 anni e un calo analogo del personale docente in servizio.

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