«[…] per quanto concerne le procedure per il conferimento dell’Abilitazione scientifica nazionale, il nuovo modello di classificazione dei saperi disciplinari e i tratti che, nel suo ambito, connotano il raggruppamento disciplinare renderanno necessario ripensare profondamente i meccanismi di determinazione e uso dei parametri e dei criteri di valutazione, con specifico riferimento al significato dei «valori-soglia degli indicatori che devono essere raggiunti per conseguire l’abilitazione» (art.4, comma 2, dPR. 4 aprile 2016, n. 95) e alla inderogabilità del loro raggiungimento attualmente prevista (art.6, DM 7 giugno 2016, n. 120), ampliando lo spazio di valutazione rimesso alle Commissioni anche nel rispetto delle caratteristiche specifiche degli eventuali profili del raggruppamento.» In altre parole: nulla sarà come prima. La conclusione del parere CUN sulla revisione degli SSD rivela quale potrebbe essere la portata dell’operazione. Infatti, «Le innovazioni proposte nel parere qui espresso, in attuazione del mandato conferito, presuppongono interventi di livello legislativo oltre che, per quanto concerne la loro attuazione, regolamentare, e richiedono perciò un necessario adeguamento e coordinamento sostanziale del contesto normativo.» Una ragione in più per leggere attentamente il parere che delinea un aggiornamento che inciderà non solo sull’abilitazione nazionale, ma anche l’organizzazione dei dipartimenti, sui bandi, le procedure di chiamata, il finanziamento della ricerca e la riorganizzazione dell’offerta didattica. Buona lettura.

 

Modello di aggiornamento e razionalizzazione della classificazione dei saperi accademici e del sistema delle classi di corso di studio

Il Consiglio Universitario Nazionale ha assolto il mandato ricevuto dal Ministro, con nota dell’11 gennaio 2018, di effettuare entro il 30 aprile «una verifica delle criticità relative all’offerta formativa per Classi di Laurea e di Laurea Magistrale nonché all’articolazione dell’attuale classificazione dei saperi in settori scientifico-disciplinari», e di elaborare proposte per una revisione complessiva delle classi di corsi di studio nella «direzione di un aggiornamento degli obiettivi qualificanti e di una maggiore flessibilità e semplificazione delle attività formative previste nelle relative tabelle» nonché per un parallelo e correlato «aggiornamento dell’attuale impianto della classificazione dei saperi che, nel rispetto delle specificità nazionali delle attività di ricerca e di didattica, lo renda meno rigido, più aderente agli attuali sviluppi culturali, nonché più funzionale e coerente con gli indirizzi europei».

Il Consiglio Universitario Nazionale ha ritenuto, in questa fase, di assolvere tale compito con l’elaborazione di un nuovo modello generale per l’aggiornamento e la razionalizzazione della classificazione dei saperi accademici e del sistema delle classi di corsi di studio, anche in funzione della flessibilità e dell’internazionalizzazione dell’offerta formativa. Tale modello è contenuto nel parere generale approvato nella seduta del 2 maggio 2018 che sarà sottoposto alla valutazione della sede ministeriale perché possa essere portato al confronto anche con i soggetti del sistema universitario, suoi destinatari, ed essere poi ulteriormente sviluppato negli aspetti di dettaglio e applicativi.

Il parere sarà presentato ufficialmente, in seduta pubblica, alla presenza e con l’intervento dei soggetti istituzionali del sistema universitario, il 29 maggio 2018 alle ore 14, presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

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5 Commenti

  1. A prima vista: tutto ciò pare presumere la capacità di conoscere approfonditamente vari temi, fenomeni, epoche storiche, opere. Ciò, ahimè, è di pochi nella realtà. Si va verso un sapere diluito, banalizzato, e verso giudizi ancor più assurdi. Tutto ciò non premia la ricerca, o semplicemente, lo studio, serio… Si vede già nella prassi dell’ASN, lo si vedrà ancor di più.
    Ahimè la cultura non si fa a colpi di suggerimenti del CUN, né di disposizioni ministeriali … Ma si riordinano così gli organigrammi…

  2. Nell’attesa che qualcuno più competente e più autorevole commenti un documento di grande importanza, voglio soffermarmi su qualche dettaglio sia del riassunto posto qui all’inizio, sia dell’articolo precedente https://www.roars.it/online/prosegue-il-dibattito-sulla-revisione-degli-ssd-i-dubbi-dellarea-08-ing-civile-e-architettura/. In quello precedente mi aveva colpito che il CUN avrebbe lavorato sull’ “aggiornamento e semplificazione dei saperi accademici”. 1. L’aggiornamento è necessario (anche se non so chi può essere al corrente di TUTTO quel succede nel mondo globale accademico; si è per forza selettivi, credo; con quest’occasione ho scoperto – ignoranza mia, chiaramente – che il termine “glocalizzazione” viene da un termine giapponese usato prima o intorno agli atti ’80, dochakuka, “adapting a technique of farming into local conditions” anche se non so cosa significa alla lettera in giapponese; sorvolando sull’uso locale-nipponico e poi sulla storia della diffusione globale del termine, “glocalizzazione” significa “Think globally, act locally”). Ora, la mia impressione è che sia il ministro sia il CUN abbiano inteso avviare un procedimento di glocalizzazione dei saperi accademici italiani, poiché , se non erro, è nella nota ministeriale che stanno scritti la richiesta e la necessità di un “aggiornamento dell’attuale impianto della classificazione che, nel rispetto delle specificità NAZIONALI delle attività di ricerca e di didattica, lo renda meno rigido, più aderente agli attuali sviluppi culturali, nonché più funzionale e coerente con gli indirizzi EUROPEI» . Dal canto suo, il CUN parla di “mutate esigenze culturali e professionali delle società contemporanee [al plurale] e del contesto INTERNAZIONALE nel quale l’Università è chiamata ad agire” (maiuscole mie). Quindi: nazionale – europeo – internazionale. E mi auguro che questo non implichi l’obbligo di una anglicizzazione linguistica, o anche solo una spinta, un impulso camuffati in questa direzione.
    Ma cosa significa “semplificazione dei saperi accademici”? L’evoluzione di qualcosa non procede per semplificazione ma per specializzazione; non lo dico io ma lo dicono altri, più specializzati. Quindi? Semplificazione non dei saperi ma della loro classificazione, più agile a fini operativi? D’accordo. Ma questo va di pari passo con l’ampliamento dello “spazio di valutazione rimesso alle Commissioni anche nel rispetto delle caratteristiche specifiche degli eventuali profili del raggruppamento”. Non è che siamo dinanzi alla “même Jeannette autrement coiffée” (quel che c’era già, prima, ma presentato diversamente)?

    • Chiedo scusa per la lettura frettolosa e mi correggo: nei documenti CUN non c’è “aggiornamento e semplificazione dei saperi accademici” ma “della classificazione dei saperi”, come immaginavo fosse più giusto. Sebbene anche la semplificazione della classificazione dei saperi non è un’operazione innocua, ma ha soli vantaggi pratici (e non scientifici, poiché in che direzione e quanto si semplificherà, come dice Mariam?). C’è risposta a questo? Le questioni della glocalizzazione e della jeannette le mantengo.

  3. Se il parere del CUN è giuridicamente vincolante, esso conta e può cambiare le cose.
    Se non è giuridicamente vincolante, esso non incide,; cosa ancor più grave, esso viene visto dalla politica nel senso “siamo democratici, lo dimostriamo, li facciamo parlare ma non ce ne frega nulla”.

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