Segnaliamo ai lettori il parere reso dalla CRUI a proposito del DM relativo all’assegnazione del Fondo di finanziamento ordinario per l’anno 2015.

Segue il testo.

L’Assemblea della CRUI, riunitasi il giorno 7.5.2015, preso atto della nota MIUR del 6.5.2015, esprime, con voto unanime, il seguente parere avente per oggetto lo schema di decreto di riparto del FFO 2015.

La CRUI rileva con favore che, a differenza degli anni passati, il decreto è stato predisposto nella prima parte dell’anno e dà atto al MIUR dello sforzo compiuto.

La CRUI sottolinea che, dopo la parentesi dello scorso anno, il FFO complessivo torna di nuovo a diminuire, assestandosi per il 2015 a 6.923.188.595 euro contro i 7.010.580.532 euro del 2014, con una riduzione di 87,4 milioni di euro.

La CRUI prende atto che, grazie al lavoro di spending review intrapreso dal MIUR per quest’anno e non ripetibile per il futuro, la riduzione sulle voci principali (quota base, premialità, intervento perequativo) è pari a circa 30 milioni di euro.

La CRUI sottolinea come il lavoro svolto dalle Università italiane e i miglioramenti intrapresi negli ultimi anni vengano riconosciuti a livello internazionale e i tassi di occupabilità dei laureati sono rimasti elevati malgrado la crisi che attraversa il Paese. Non si può, a maggior ragione, nuovamente non ricordare che i tagli annui accumulati a partire dal 2009 sono di oltre 800 milioni di euro. Anche per le Università non statali la riduzione dei contributi, già minimi sia in termini assoluti che relativi, non conosce fine e serve un recupero.

In termini di finanziamento, il nostro sistema non regge al confronto internazionale. Nel 2009 il FFO rappresentava lo 0,49% del PIL; oggi siamo scesi allo 0,42% contro lo 0,99% della Francia e lo 0,93% della Germania.

I tagli progressivi, unitamente al blocco del turnover (anche quest’anno pari al 50%), hanno determinato la perdita di oltre 10.000 docenti e ricercatori e la chiusura ai giovani e meritevoli ricercatori. Si rammenta che per il settore universitario le dinamiche salariali sono ferme da 5 anni. Tale grave disagio può essere compreso e accettato solo se le risorse risparmiate sono messe a disposizione delle giovani generazioni attraverso un programma nazionale di borse di studio per studenti in condizioni di disagio economico e di reclutamento di giovani ricercatori.

In questo scenario, la CRUI, consapevole dei compiti fondamentali del sistema universitario e delle aspettative con cui quasi 2 milioni di studenti guardano al loro percorso di formazione universitaria, non può in alcun modo accettare le ulteriori riduzioni già programmate dall’attuale legislazione per gli anni a venire (nel 2016 è previsto un ulteriore taglio di oltre 100 milioni di euro), e chiede al Governo un’immediata e decisa inversione di rotta a partire dal varo di un piano di incremento progressivo del FFO, anche vincolandone la destinazione.

È bene che si tenga conto di questi numeri quando si definiscono gli obiettivi per il futuro del sistema universitario; obiettivi che, altrimenti, diverrebbero velleitari.

La CRUI ritiene altresì necessario che la preventiva comunicazione alla CRUI dei criteri di ripartizione del FFO venga estesa al finanziamento delle Università non statali.

Relativamente alla bozza di decreto in parola, in una valutazione complessiva la CRUI prende atto con favore:

• della gradualità di applicazione dei “costi standard per studente” (passaggio dal 20% della quota base del 2014 al 25% del 2015, pari a 1,2 miliardi di euro);

• dell’incremento del 2% della quota competitiva (170 milioni di euro compensati dalla riduzione della quota base per 175 milioni di euro); con riferimento a tale quota, anche alla luce della consistenza ormai raggiunta (1,385 miliardi di euro, il 20% del FFO totale), la CRUI ribadisce l’assoluta necessità che la quota competitiva sia di natura aggiuntiva rispetto alla quota base, come è avvenuto in Francia e Germania, e non viceversa sostitutiva.

La CRUI, inoltre, sottolinea che i risultati della VQR, utilizzati per ripartire l’85% della quota competitiva, si riferiscono a un periodo (2004-2010) ormai assai remoto anche rispetto ai cambiamenti intervenuti nel sistema e chiede che si proceda velocemente all’attuazione della nuova VQR. La CRUI prende atto con favore dell’incremento del peso assegnato alla didattica, di cui sottolinea la necessità di valutarne anche la qualità e l’efficacia. Rileva, tuttavia, come, la riduzione rispetto allo scorso anno del parametro di internazionalizzazione vada contro le linee strategiche ribadite a più riprese dal MIUR, le strategie e gli investimenti adottati dagli Atenei nel corso dell’ultimo anno e la coerenza che richiede la stabilità dei parametri. Il parere della CRUI su questo punto è negativo. Si chiede per l’internazionalizzazione il ripristino della quota dello scorso anno o, almeno, il ripristino dell’investimento in termini assoluti.

La CRUI, in aggiunta a quanto sopra, ribadisce anche l’assoluta necessità di un’applicazione graduale del modello dei “costi standard per studente”, una metodologia molto innovativa, che dipende da numerosi fattori e che impatta così significativamente sulla composizione del FFO. Per il futuro, unitamente a una riflessione generale sull’algoritmo sottostante, la CRUI chiede grande attenzione agli effetti rispetto alla situazione di partenza dei singoli Atenei.

La CRUI ritiene altresì che la messa a regime del modello non è in alcun modo sostenibile dal sistema universitario senza un incremento del FFO commisurato ai costi definiti dal modello stesso. Senza un recupero dei tagli le dinamiche dei costi standard e della quota competitiva non potranno essere ulteriormente adeguate e giungere a regime. Una sostenibilità che è resa ancor più difficile dalla intrinseca maggiore variabilità del nuovo modello di ripartizione e che richiede necessariamente una conoscenza a priori dell’intervallo di variazione del FFO per una programmazione triennale. Solo così è, infatti, possibile evitare squilibri di difficile gestione da un anno all’altro e permettere agli Atenei un’efficiente programmazione di medio termine delle risorse.

Per le ragioni sopra espresse la CRUI riafferma l’assoluta necessità di definire, oltre a un limite inferiore, anche un limite superiore alla variazione di FFO rispetto all’anno precedente.

Nella nostra lettera del 19 febbraio 2015 inviata al Ministro si suggeriva per il 2015, nell’ipotesi di parità di risorse, un limite inferiore del -2% (perdita massima) e uno superiore del 4% (guadagno massimo). La CRUI prende atto con favore che nel decreto si limita la perdita massima di un singolo Ateneo al -2%. Prende atto, tuttavia, dell’assenza di un limite superiore. Pur nel rispetto di una logica di merito e di differenziazione tra Atenei, la CRUI ritiene infatti che l’individuazione di “binario di riferimento” per il sistema sia l’unica via per garantire la sostenibilità complessiva, se si pensa che la quasi totalità del FFO è destinata alla copertura delle sole spese fisse contrattualizzate.

In sintesi, è assolutamente indispensabile un incremento del finanziamento complessivo che porti il FFO a coprire interamente i costi standard per studente e a rendere di natura aggiuntiva la quota competitiva.

Con riferimento ai punti specifici del decreto sottolineiamo, inoltre, quanto segue.

Con riferimento all’art. 4 si apprezza la conferma dell’intervento che fa emergere, sebbene in modo parziale, gli oneri che il sistema universitario sostiene a favore del SSN. Peraltro, al crescere della quota di FFO ripartita sulla base del costo standard, si rende necessario un adeguamento della somma resa disponibile su questo capitolo.
Inoltre, tali oneri devono però trovare un finanziamento aggiuntivo da parte del Ministero della Salute, anziché una ridistribuzione interna al FFO.

Con riferimento all’art. 5 si apprezza il ripristino dell’intervento finalizzato a incentivare, mediante cofinanziamento, le chiamate di docenti esterni e, più in generale, a favorire la mobilità all’interno del sistema e rispetto all’estero. Tuttavia, le modalità attuative, così come presentate nella bozza di decreto, vanno meglio chiarite anche in relazione alla circolare MIUR n. 1555 del 10.02.2015 dove è indicato che la prima verifica sul vincolo del 20% sarà effettuata alla data del 31 dicembre 2015 con riferimento al quadriennio 2012-2015. Coerentemente, al posto dei requisiti a) e b) si propone di considerare come requisito unico per l’incentivo, il requisito a) con riferimento al quadriennio 2012-2015, eventualmente graduando in relazione al valore conseguito dai singoli atenei.

Con riferimento all’art. 6 si apprezza il finanziamento del programma “Rita Levi Montalcini” per giovani ricercatori con il medesimo budget dello scorso anno.

Con riferimento all’art. 7 si chiede che il taglio al Consorzio GARR avvenuto nel 2014 (-450.000 euro dal 2013) sia almeno in parte annullato anche in relazione ai servizi essenziali che tale consorzio offre agli Atenei.

Con riferimento all’art. 10, lettera c), nel prendere atto con favore della separazione fra Atenei ed Istituzioni a ordinamento speciale per la ripartizione delle Borse post lauream (dottorato e assegni inclusi), si auspica una revisione dei criteri in modo da renderli più coerenti con le due diverse tipologie di istituzioni. Esprime inoltre forte preoccupazione per la significativa riduzione del fondo, passato dai 148 milioni di euro del 2014 ai 126 milioni di quest’anno, che peraltro si somma a quella altrettanto significativa (circa 30 milioni in meno) sancita dal DM FFO 2014.

Tutto ciò premesso, nell’esprimere complessivamente parere favorevole allo schema di decreto per le parti di competenza, la CRUI ribadisce fortemente come ulteriori evoluzioni del nuovo modello di finanziamento siano possibili solo con un FFO che torni a crescere a partire dal 2016.

A tal fine serve il recupero dal prossimo anno di almeno 100 milioni di euro per un Piano Giovani Ricercatori e di quanto necessario per il ripristino delle dinamiche salariali, in particolare per chi è all’inizio della carriera. È paradossale che il sistema universitario, statale e non statale, che ha visto negli anni affermarsi il merito, la valutazione e i costi standard sia quello a cui il Governo continua a sottrarre risorse.

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8 Commenti

  1. “per il ripristino delle dinamiche salariali, in particolare per chi è all’inizio della carriera”

    In sostanza è come se chiedessero un nuovo blocco degli scatti, in barba alla corte costituzionale che sta restituendo il maltolto ai pensionati? Altrimenti cosa c’entra chi è all’inizio di carriera (allora chi è più avanti ha 5 figli da mantenere?). Lo sblocco deve valere per tutti non per il sottoinsieme che sceglie la CRUI, non scherziamo …

  2. Mi permetto di dissentire (almeno in piccola parte) da Angel. Per quanto riguarda le sacrosante esigenze di chi ha figli, penso esistano ancora gli assegni appositi. Non riparano certo il torto inferto con il blocco degli stipendi, ma è anche vero che un’altra categoria inizialmente colpita (quella dei magistrati) ha perorato la causa dei più giovani ben prima di ricevere ragione dalla Corte.
    In verità, penso che i Rettori siano stati troppo timidi nel difendere la causa delle “nuove leve” (che ormai così nuove non sono nemmeno più).
    Posso portare il mio caso personale. Sono ricercatrice da circa 13 anni. Tra triennio di conferma e blocco, ho potuto maturare solo uno scatto di anzianità …

  3. Cara ems, non è con gli scatti che si fanno le perequazioni. Gli scatti derivano dallo stato giuridico, punto. Se non ti piace l’esempio dei figli ti faccio quello di chi ha poco servizio ma è sfondato di soldi. Gli scatti vanno restituiti a tutti.

  4. Noto con dispiacere che la CRUI insiste molto poco sul tema del reclutamento.
    Un Piano Giovani Ricercatori per gli scatti? Qui siamo alla follia. A chi bisognerebbe aumentare gli scatti? Gli Ind sono considerati in abolizione, e i Td hanno un contratto di diritto privato con stipendi fissi per 5 anni, altro che ripristino delle dinamiche salariali.
    Si devono chiedere due cose: – ripartenza degli scatti salariali per tutti gli strutturati; – piano reclutamento SERIO di tutti i ricercatori precari, partendo dai Td lettera A, che rappresentano un assurdo ed un’anomalia italiana.
    Se non si ottengono queste due cose basilari, secondo me bisognerebbe salire tutti sui tetti.

  5. >partendo dai Td lettera A, che rappresentano un assurdo ed un’anomalia italiana.

    ecolombo, in realtà in quasi tutti i sistemi esistono posizioni di ingresso “precarie” affiancate a quelle “stabili” (di uguale livello). Avere un ricercatore tre+due non è uno scandalo. Ci può anche stare, se con chiare prospettive di stabilizzazione (es. sei abilitato ti assumo indeterminato) e affiancato ad una figura di pari livello stabile.
    L’assurdo è il tipo B che prevede l’obbligo dell’abilitazione (nazionale) per diventare “subito” associato o sei a spasso.
    Tre anni sono pochi per ottenere l’abilitazione, quindi si presuppone un lungo precariato alle spalle per questo tipo di posizione, questo è assurdo.

    Comunque, già “Matteo” ha annunciato che da settembre introdurranno un contratto “a tutele crescenti” anche per l’università. Aspettiamoci quindi una revisione del ricercatore.
    Si aprono le scommesse su come annuncerà l’ennesima riforma. La lavagna non si usa quasi più all’università, userà le slide o cosa altro si inventerà?

    • Il tipo A è un assurdo perché è un contratto da strutturato non in tenure. Sono, lo ricordo, cinque anni al cui termine non è previsto alcunché. Né di essere valutati, né di non esserlo: niente di niente. Se hai l’abilitazione non conta.
      Insomma è un contratto molto debole.
      Il contratto tipo B è invece un contratto reale di tenure, legato ad una abilitazione: casomai, si può discutere sulla bontà e sul modo con cui si è gestita l’abilitazione, non sul contratto in sé, che prevede una forma di entrata non da precario.

      Tutele crescenti è facile capire cosa vuol dire, mi pare: chi è già dentro a tempo IND è intoccabile, qualsiasi cosa abbia fatto (o non abbia fatto, eheh); PA sarà una figura formalmente a tempo indeterminato ma in realtà precaria (per esempio subordinandone la permanenza a approvazioni biennali da parte dei rettori); chi invece è fuori, qualsiasi figura egli abbia, continuerà a rimanere fuori.

  6. La parte più succosa è questa:
    “Si rammenta che per il settore universitario le dinamiche salariali sono ferme da 5 anni. Tale grave disagio può essere COMPRESO e ACCETTATO solo se le risorse risparmiate sono messe a disposizione delle giovani generazioni attraverso un programma nazionale di borse di studio per studenti in condizioni di disagio economico e di reclutamento di giovani ricercatori.”

    In altre parole si rassicura il ministero sul fatto che il blocco sarà accettato e compreso se …

    Si consiglia al governo di usare una politica di reclutamento innovativa: per le nuove assunzioni i soldi ce li mettono i docenti stringendo un po’ la cinghia.
    Una vero colpo di genio.

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