Tutte le coincidenze evidenziate da Roars «Sono tratte sostanzialmente da due volumi che io ho editato e scritto in parte o in prima persona. Quindi era semplicemente l’espressione del mio pensiero e non era stata plagiata in nessun modo da altri», così, davanti alla Commissione Cultura, Paolo Miccoli ha giustificato la presenza nelle sue linee programmatiche di estratti – non virgolettati – provenienti da quattro testi di autori da lui non citati. Una difesa convincente, quella del neoconsigliere Anvur? I deputati M5S pensano di no e fanno mettere a verbale l’elenco dettagliato dei quattro testi, con tanto di autori, titoli e sedi di pubblicazione.

Il 22 settembre scorso, la Commissione Cultura ha svolto l’audizione in merito alle proposte di nomina a componenti del consiglio direttivo dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca dei professori Daniele Checchi, Paolo Miccoli, Raffaella Rumiati e Susanna Terracini.

Come si può vedere dal video che riportiamo di seguito, l’audizione è durata un po’ più di venti minuti.

È di qualche interesse la risposta fornita da Paolo Miccoli alla domanda del Deputato D’Uva (M5S) relativa alle “curiose coincidenze” segnalate dal Roars tra alcuni passaggi – non virgolettati – delle sue linee programmatiche e alcuni testi – da lui non citati – scritti da altri autori:

Miccoli: Mah, l’interpretazione ovviamente la lascio a voi. Io posso solo difendermi come mi sono difeso con tutti i giornalisti che mi hanno telefonato e poi hanno accettato la mia spiegazione. Tutte quelle cose che sono state tese su Roars derivano dal profilo che io avevo tracciato del mio programma di lavoro – perché proprio questo si richiedeva – e sono tratte sostanzialmente da due volumi che io ho editato e scritto in parte o in prima persona. Quindi, era semplicemente l’espressione del mio pensiero e non era stata plagiata in nessun modo da altri. Non si trattava neppure di un autoplagio, perché qui non era una pubblicazione, ma era un programma di lavoro che è stato esplicitato e che fa parte di tutto un progetto culturale che io avevo messo su con una fondazione che  presiedo e che, come accennavo prima nella mia presentazione, negli ultimi due-tre anni mi ha occupato profondamente, creando nella mia città, nel mio ambiente un’idea di valutazione e, soprattutto, sul ciclo della performance, l’attuazione della legge Brunetta e sui dottorati di ricerca, di cui mi sono occupato in prima persona e, semplicemente, quello che ho scritto è il frutto del mio pensiero. Io credo di non dover aggiungere altro. Di non poter aggiungere altro.

Una difesa che non deve aver convinto i deputati M5S i quali, due giorni dopo, al momento di votare le proposte di nomina, non hanno partecipato al voto, lasciando a verbale la seguente dichiarazione:

Francesco D’UVA (M5S) annuncia che i deputati del suo gruppo non parteciperanno alle votazioni sulle proposte di nomina. Rileva, in particolare, relativamente alla nomina del professor Miccoli, che il voto contrario è dovuto al fatto che, come documentato su www. roars.it, le linee programmatiche di Miccoli contengono estratti letterali – non virgolettati – provenienti da quattro testi di altri autori da lui non citati:

1) Evarita D’Archivio, “La riforma Brunetta e la realtà dell’università” su Altalex, 2010,

2) Eliana Minelli, Gianfranco Rebora, Matteo Turri, “Valutare o misurare i risultati? Il caso dell’università” su LIUC papers 2005,

3) S. Cesaratto, S. Avveduto, M. C. Brandi, Antonella Stirati “Il Brutto Anatroccolo. Il Dottorato di ricerca in Italia fra università, ricerca e mercato del lavoro”. Franco Angeli 1994.

4) Andrea Bonaccorsi, Presentazione al XII Convegno Codau, 2014. Ritiene dunque non accettabile che chi, nella scrittura delle sue linee programmatiche, abbia fatto uso letterale, non citando il materiale altrui, possa essere nominato a far parte del Consiglio di gestione dell’ANVUR.

Nota: una comparazione visuale delle “coincidenze” tra l’elaborato di Miccoli e i quattro testi citati da D’Uva è reperibile nel seguente post:

Il direttivo ANVUR si rinnova: con alcune curiose coincidenze

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8 Commenti

  1. Io sono schiavo della Treccani e del Devoto Oli, lo ammetto, ma che vuol dire: “io ho editato e scritto in parte o in prima persona”, che sono tutti scritti dall'”io narrante”? Ed editare sta per pubblicare? O per aver svolto il ruolo di curatore? O di editore?

    Il mistero si infittisce.

  2. E’ tutto uno schifo dall’inizio alla fine. Diamogli questi stramaledetti 180.000 euro a testa (colletta) e spediamoli su Marte (c’è l’acqua), mentre tutti noi ci dedichiamo a didattica, ricerca, studio e scrittura. Insomma, quello che un docente del pianeta Terra dovrebbe fare e in effetti faceva da alcuni secoli prima che gli misurassero gli indici per vedere se ce li aveva lunghi.

    • Anvuristi su Marte? Confesso che pagherei qualcosa per vedere Corrado Guzzanti nei panni di un impettito Anvurista che lotta per imporre la “cultura della valutazione” ai riottosi Mimimmi marziani. Alla fine, ne vincono le resistenze e i valorosi militi di Anvur possono proclamare con giustificato orgoglio:
      “Marte è anvurista!”
      https://it.wikipedia.org/wiki/Fascisti_su_Marte

  3. 1. Quell’audizione è una cosa penosa nel suo insieme e non capisco a cosa serva.
    2. Non capisco che se il proprio pensiero coincide con quello degli altri, questi altri non vanno citati.
    3. Coincidenze testuali così precise è difficilissimo che possano verificarsi.
    4. La gazzosa che c’è intorno è notevole, da
    “progetto culturale che io avevo messo su con una fondazione che presiedo e che, come accennavo prima nella mia presentazione, negli ultimi due-tre anni mi ha occupato profondamente, creando nella mia città, nel mio ambiente ecc.”
    in poi.

    • Le audizioni come pure gli elaborati sono servite a mettere nero su bianco la situazione. Se la comunità accademica si infervora sulla discussione della normalizzazione dell’IF senza considerare che chi decide queste cose viene scelto in base a queste audizioni e questi “elaborati” possiamo concludere che non ci sia nulla da fare.

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