«Science is not a goal in itself. Just as art is only art once it is seen, knowledge only becomes knowledge once it is shared». Come testimoniato dalle parole pronunciate da Sander Dekker, Sottosegretario olandese all’Istruzione, il governo olandese tiene molto all’open access. Dopo aver spuntato  un ottimo big deal per l’acquisto degli abbonamenti alle riviste Springer, la trattativa con Elsevier si è invece arenata. Ma, se Elsevier non ammorbidirà la sua posizione, il Consorzio delle università olandesi ha già in mente un inedito boicottaggio: 1) proporre a tutti i professori olandesi che sono editor in chief di una rivista Elsevier di dimettersi; 2) suggerire ai ricercatori delle università olandesi di ritirare la collaborazione come reviewer delle riviste Elsevier; 3) chiedere ai ricercatori delle università olandesi di non pubblicare più in riviste di Elsevier.

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Science is not a goal in itself. Just as art is only art once it is seen, knowledge only becomes knowledge once it is shared

Queste le parole di Sander Dekker, Sottosegretario olandese all’Istruzione, durante l’inaugurazione dell’anno accademico 2014 dell’università di Leida.

Il governo olandese ha così dichiarato in maniera chiara e forte la propria adesione all’accesso aperto. Target di Dekker è di arrivare al 40% delle pubblicazioni in Open Access entro la fine del 2016 e al 100% entro la fine del 2024. La via prescelta è quella dell’Open Access gold.

Ricordiamo che due sono le vie attraverso cui l’accesso aperto di realizza: la via verde che è la ripubblicazione di lavori pubblicati presso riviste accessibili tramite abbonamento dopo un periodo di embargo definito dall’editore e in una versione che di solito è l’ultima dell’autore e che contiene tutte le correzioni dei referee, ma non ha il layout editoriale, e la via d’oro per cui la pubblicazione accettata dalla rivista viene pagata dall’autore o dalla sua istituzione affinché tutti possano accedere fin da subito al lavoro.

Alcuni governi, fra questi UK e Olanda, hanno optato per una forma di open access gold finanziato dallo stato. Questo vuol dire che le pubblicazioni dei ricercatori che lavorano nelle istituzioni di ricerca britanniche o olandesi pubblicano con un finanziamento da parte dello stato i propri lavori una volta che sono stati accettati.

Questo risulta essere un problema perché mentre tutti possono accedere ai lavori prodotti dalle istituzioni britanniche o olandesi perché ad accesso aperto, le istituzioni britanniche e olandesi devono continuare a pagare gli abbonamenti per poter accedere ai lavori degli altri. Questi abbonamenti vengono acquistati in blocco in una forma che prende il nome di big deal. Vale a dire una istituzione non sceglie quali e quante riviste sottoscrivere, ma le compra tutte ad un prezzo che viene calcolato sulla base dei full-time equivalent e tenendo conto di altre variabili definite nei contratti consortili che sono diversi da nazione a nazione.

Ed è così che il governo olandese, che all’open access ci tiene molto, ha spuntato con Springer un ottimo big deal per l’acquisto degli abbonamenti alle riviste Springer. Secondo questo accordo tutti gli articoli dei ricercatori di università olandesi (se corresponding authors) verranno pubblicati in open access senza ulteriori costi nelle riviste ibride, (cioè in parte open e in parte toll access), mentre restano fuori dal big deal i costi per la pubblicazione nelle riviste open access pure (per esempio quelle di Biomedcentral che pure appartiene a Springer).

Con Elsevier il Consorzio delle Università olandesi guidato dal professor Gerard Meijer della Radboud University non è riuscito a spuntare lo stesso tipo di condizioni, arenandosi senza per ora portare ad alcun risultato. La richiesta del Consorzio olandese è quella di continuare a pagare gli abbonamenti a Elsevier pubblicando però in Gold open access i lavori di ricercatori afferenti a università olandesi senza ulteriori sovrapprezzi.

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Sulla (scarsa) sostenibilità di questo modello nella lunga durata si è espresso chiaramente Stevan Harnad nel blog della LSE http://blogs.lse.ac.uk/impactofsocialsciences/2015/07/08/dutch-universities-boycott-elsevier/

La transizione del sistema della ricerca olandese o di quello britannico all’Open Access non risolve infatti il problema dell’accesso a livello mondiale, e il fatto che ci siano nazioni che sono passate a questo modello di pubblicazione dal punto di vista del costo degli abbonamenti non ha portato ad alcuna riduzione dei costi.

Anzi, di fatto le entrate per gli editori sono aumentate, perché hanno incassato sia le fee per gli abbonamenti che quelle per l’Open access gold.

“Publishers Elsevier and Wiley have each received about £2 million in article processing charges from 55 institutions as a result of RCUK’s open access policy”.(THE 16 April 2015)

Se Elsevier non ammorbidirà la sua posizione le università olandesi non rinnoveranno il big deal con l’editore, anzi il Consorzio delle università olandesi ha già in mente un boicottaggio a più step.

Il primo passo è la proposta a tutti i professori olandesi che sono editor in chief di una rivista Elsevier di dimettersi. Il secondo passo potrebbe essere quello di suggerire ai ricercatori delle università olandesi di ritirare la collaborazione come reviewer delle riviste Elsevier. Il terzo passo potrebbe essere la richiesta ai ricercatori delle università olandesi di non pubblicare più in riviste di Elsevier.

E’ bello vedere un Ministro e un Ministero che entrano in maniera decisa in questioni così importanti come quella dell’accesso aperto alla ricerca scientifica. Un tema che è prioritario anche nell’Agenda della EC, e su cui invece il nostro Ministro non ha mai aperto bocca.

 

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5 Commenti

  1. Ho apprezzato le informazioni contenute nell’ articolo. Non condivido invece l’ ultimo capoverso. “Sarebbe bello vedere un Ministro e un Ministero che entrano in maniera decisa in questioni così importanti come quella dell’accesso aperto alla ricerca scientifica” ?
    SOLO se lo facessero in modo ragionevole e ragionato. Da questo punto di vista, molto meglio che il nostro ministro non apra bocca perche’ difficilmente ne verrebbe fuori qualcosa di buono.
    .
    Già nell’ iniziativa olandese non riesco a vedere molto piu’ di un’ arma di pressione per strappare le migliori condizioni in una trattativa commerciale. Ma restera’ velleitaria finche’ non si mettera’ mano a modifiche strutturali nel modo in cui si fa ricerca e quindi nelle stesse richieste che vengono implicitamente ma pressantemente fatte ai ricercatori. Che e’ poi il limite molto serio che vedo nel movimento dell’ Open Access: finche’ i ricercatori verranno valutati un tanto a kilo di articoli, possibilmente su riviste ad alto IF, certe minacce resteranno dei bluff e Open Access non potra’ che andare insieme a Closed Science. Solo chi sara’ strutturato (in una sede con molti soldi) ed avra’ il placet del proprio capo struttura potra’ pubblicare facilmente, accrescendo ancora di piu’ vincoli alla creatività nonche’ le differenze e gli squilibri tra sedi. Inclusi quelli con i paesi sviluppati menzionati nel cartoon che pero’ non cita il fatto che la stessa Elsevier da almeno dieci anni ha un programma speciale di accesso alle proprie pubblicazioni per almeno un centinaio di paesi in via di sviluppo. Il programma in se’ non risolve i problemi. Ma mostra abbastanza chiaramente che il vero punto centrale della discussione e’ quello delle scelte politiche in termini di costi della ricerca nei paesi sviluppati. Non altro.
    .
    E allora mi piacerebbe vedere approfondito l’ argomento in quanto tale senza “abbellirlo” con sovrastrutture “etiche” con le gambe corte. Per intenderci: “Just as art is only art once it is seen, knowledge only becomes knowledge once it is shared” può suonare una frase molto bella. Quindi vogliamo sostenere che e’ l’ artista che deve finanziare se stesso ?

  2. I cambiamenti avvengono per gradi e quello verso la scienza aperta non è stato e non sarà lineare.
    A me pare però importante che in un paese ci si ponga il problema e lo si discuta a livello di Ministero, di rappresentanza delle università, di enti finanziatori della ricerca. Non ci sono soluzioni preconfezionate e che garantiscano il successo, né strade più giuste di altre.
    Ad esempio iniziative come SCOAP3 sono ottime per i fisici delle alte energie, ma non esportabili ad altre discipline.
    Come indicato chiaramente dall’intervento di Stevan Harnad che cito nel post quella che si vorrebbe adottare in Olanda non è che una soluzione molto parziale e molto temporanea proprio perché ha una tenuta limitata.
    Anche sul lato della valutazione si registrano segni di cambiamento. Almeno dal punto di vista teorico. DORA, il Leiden Manifesto, il recente report di HEFCE e l’attenzione ad un uso responsabile degli indicatori, alla trasparenza dei processi di valutazione ex ante ed ex post, lo studio degli effetti che l’uso di certi indicatori possono produrre sul comportamento dei ricercatori sono i sintomi di una maggiore cautela e di un certo scetticismo verso le metriche tradizionali. In questo scenario in evoluzione l’accesso aperto ha un ruolo importante e il sostegno alle iniziative di accesso aperto ai lavori di ricerca è a mio modo di vedere segno di responsabilità. Quando ciò avviene a livello di sistema ha ovviamente maggiori possibilità di avere successo.

  3. Questi olandesi sono incredibili.

    Il prossimo passo sara’ obbligare, per il loro stesso benessere fisico, i docenti universitari a trascorrere almeno 2 sere a settimana al Rossebuurt ed il weekend in un coffee shop.

    E naturalmente fornire ai docenti universitari assistenza all’eutanasia quando pensano di non essere piu’ abbastanza utili alla collettivita’.

  4. Le politiche di Elsevier (e di altri editori) sono orami insostenibili. Hanno a disposizione un esercito di revisori (accademici top level) che lavorano per loro gratuitamente (circa 10.000 per ogni Journal), mentre i loro abbonamenti sono tutt’altro che gratuiti con l’Università.
    Personalmente, ricevo circa una proposta di revisione di paper al giorno che, per la stragrande maggioranza dei casi, rifiuto. Addirittura, vengo automaticamente iscritto a Journals che neppure conosco, per poi essere subito dopo invitato a revisionare paper di detta rivista. Sto scrivendo ogni volta agli
    Editori per sottolineare questa aberrazione, proponendo, ad esempio, che ogni Ateneo possa usufruire di scontistiche in funzione del numero di paper revisionati da ricercatori appartenenti a detti Atenei. Al momento, senza successo, ma, chissà….

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