Nel corso di questi ultimi anni molte sono state le critiche mosse all’uso  (e abuso) degli indicatori bibliometrici. Ma anche la peer review ha mostrato molti punti deboli e una sostanziale inadeguatezza nel garantire la correttezza delle ricerche pubblicate.

OpenAIRE ha lanciato di recente una indagine su forme alternative di peer review, in particolare sull’open peer review.

Ricordiamo a questo proposito l’esperimento di open peer review fatto da Nature nel 2006 e il cui esito non era stato positivo. A distanza di dieci anni, con un bel po’ di esperienza alle spalle e alla luce degli sviluppi dell’Open Science, OpenAIRE ripropone questo tema alle comunità scientifiche.

Appare importante quindi che le diverse comunità facciano sentire la propria voce.

Il questionario è compilabile fino al 7 di ottobre, la compilazione richiede una lettura attenta, ma si conclude in 10-15 minuti

Il questionario può essere compilato a questo link:

https://www.soscisurvey.de/OPR/

 

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4 Commenti

  1. Come questionario mi sembra fatto abbastanza male, e fatto in modo che l’open peer review risulti appetibile. L’ultima domanda è una chicca, ti chiedono se sei d’accordo con una lunga definizione di “open peer review”. Ma come su può essere in accordo o disaccordo con una definizione! Ditemi cosa intendete e vi posso dire se sono d’accordo.
    Io sono pronto a discutere tutte le innovazioni, ma per il momento sono convinto che l’attuale peer review anonima sia come la democrazia, un pessimo sistema, migliore di tutti gli altri.
    Ma chiudere la porta alle discussioni sarebbe sbagliato, forse spazio per miglioramenti c’è, ma non penso nella direzione della creazione di referee che si pavoneggerebbero con le loro review.

    • La mia esperienza personale: come Associate Editor di una rivista con open review fatico da matti ogni volta a trovare i reviewers perche’ la open peer review scoraggia parecchio. Le peggiori revisioni (ruffiane ed inutili quando non perniciose) le vedo con questo sistema. Per un’altra valuto revisioni anonime e va infinitamente meglio. Aumenta solo la responsabilita’ dell’Editor, ma va bene cosi’.

  2. Eppure non mi pare un caso che dopo 10 anni dall’esperimento di Nature http://www.nature.com/nature/peerreview/debate/nature05535.html la questione dell’open peer review si riproponga. A dire il vero in un contesto ben diverso e con una forte spinta da parte della EC verso l’Open Science.
    Cosa è successo nel frattempo? lo troviamo qui http://jrs.sagepub.com/content/99/4/178.short, oppure qui http://journals.plos.org/plosbiology/article?id=10.1371/journal.pbio.1001677, o anche qui http://www.the-scientist.com/?articles.view/articleNo/45868/title/The-Zombie-Literature/.
    Si è appena conclusa la peer review week 2016 https://peerreviewweek.wordpress.com/ che ha avuto come focus: Recognition for review, dove si è parlato molto di publons e di open peer review.
    Che la attuale peer review anonima sia il migliore sistema possibile non è così certo. Ed è per questo che la EC interroga le comunità disciplinari.

  3. Mi permetto di segnalare un ulteriore esperimento sull’open peer review, realizzato proprio nell’ambito di OpenAIRE2020. Il progetto è stato coordinato da OpenEdition e realizzato in collaborazione con la rivista VertigO e il consorzio francese Couperin (http://openeditionitalia.it/707). Julien Bordier, responsabile del progetto, ha stilato un rapporto dal titolo “Open peer review: from an experiment to a model: A narrative of an open peer review experimentation”. Il rapporto è disponibile in inglese (https://hal.archives-ouvertes.fr/hal-01302597) e francese (https://hal.archives-ouvertes.fr/hal-01283582)

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