Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Siamo molto sorpresi dalla reazione della redazione di ROARS al nostro documento. In primo luogo per l’accusa di aver scritto una collezione di inesattezze ed in secondo luogo per il punto di vista espresso dalla redazione.

Un punto di vista che non trova alcun riscontro nelle posizioni delle società scientifiche di matematica in Europa. L’insieme di tali società conta decine di migliaia di iscritti (solo l’UMI se ne conta quasi duemila) e tutte si riconoscono nella European Mathematical Society (EMS), una delle maggiori società scientifiche al mondo. Questa differenza tra il punto di vista sostenuto da ROARS e quello delle società scientifiche matematiche, suggerisce che sarebbe auspicabile evitare i toni tipici delle polemiche sui social media e di giudicare il livello dell’interlocutore curando di tenere separati i fatti dalle opinioni.

Le nostre principali divergenze rispetto alla risposta della redazione di ROARS sono le seguenti.

  • Non rileviamo nel nostro documento le inesattezze indicate da ROARS. Ci sembra piuttosto che ROARS abbia opinioni diverse dalle nostre ed esprima in vari casi dei wishful thinking con la pretesa che siano fatti oggettivi.
  • Ci sorprende che ROARS sia favorevole ad una proposta che, nella migliore delle ipotesi, garantisce alle case editrici livelli di profitto equivalenti a quelli attuali. Non ci sono garanzie serie sul contenimento costi ma solo impegni in proposito, per il momento non concreti.
  • Il dato relativo alle 172 riviste in diamond open access è poco rilevante per la nostra comunità, poiché il ruolo della maggior parte di tali riviste nella letteratura matematica internazionale è ancora marginale (questo è ben noto a tutti i matematici).
  • Per il momento le proposte di transformative agreement non risolvono il problema delle riviste ibride, che peraltro non sembra evitabile. Riviste di alto livello come Physical Review Letters per la fisica o Annals of Mathematics per la   matematica resteranno ibride (almeno per lungo tempo) ed i ricercatori vorranno continuare a pubblicarvi per motivi di prestigio. I grandi publishers lo hanno ben compreso si veda l’ipotesi dei “sister journals” nel documento di Springer-Nature sul Plan S, https://media.springernature.com/full/springer-cms/rest/v1/content/16462700/data/v1
  • I commenti di ROARS sugli archivi istituzionali o disciplinari (IRIS, Zenodo) ci paiono tecnicamente errati, poiché la modalità Green diventa difficile se gli archivi (repository) non sono compliant con le regole previste dal Plan S. Per esempio non esistono garanzie certe che ArXiv potrà in futuro essere conforme a queste regole.
  • I commenti della redazione di ROARS non ci sembrano dare sufficiente rilievo ai problemi etici connessi. I sistemi di valutazione bibliometrica incentivano i giovani brillanti a pubblicare su riviste prestigiose. Se ciò comporta la pubblicazione in OA, per i giovani non strutturati e privi di fondi, potrebbe significare cedere a distorsioni sull’authorship pur di farlo. Segnaliamo anche la possibilità che in un dipartimento ci siano fondi limitati per pagare la pubblicazione di articoli in OA: in tal caso il direttore o il consiglio di dipartimento dovranno selezionare che cosa mandare a pubblicazione OA e le motivazioni potrebbero facilmente non essere puramente scientifiche. Sono ovvie le implicazioni sulle carriere.

 

Di seguito alcune risposte dettagliate ai punti del commento che ci sono parsi più critici.

(ROARS) Nella premessa si dice infatti che Gran Bretagna e ERC chiedono la pubblicazione in accesso aperto delle ricerche finanziate, ma non sono ovviamente gli unici due esempi. C’è l’Olanda, la Francia, la Spagna, e c’è anche la Commissione Europea.

Abbiamo citato Gran Bretagna ed ERC a titolo di esempio. Inoltre è importante precisare che non tutti i programmi nazionali hanno prescrizioni obbligatorie sull’OA.

(ROARS) Il diamond open access, cioè quelle riviste che non prevedono alcun costo per chi legge e neppure per chi scrive, viene descritto come un fenomeno non particolarmente diffuso, ma su 230 riviste di matematica indicizzate dalla Directory of open accesanantes journals 172 sono diamond open access.

A nostro avviso il numero delle riviste in questione è un dato poco rilevante poiché il ruolo della maggior parte di tali riviste nella letteratura matematica internazionale è ancora marginale (questo è ben noto a tutti i matematici).

(ROARS) Risulta particolarmente sbagliata anche la riflessione sui modelli di business. Il dibattito europeo su open science, (e non più solo su open access), invece, rafforzato dalla creazione di EOSC (European Open Science Cloud) indica in maniera abbastanza chiara la strada che l’Europa ha intrapreso, che non è come vorrebbe fare intendere il documento, pagare per pubblicare.

EOSC-hub è un progetto che ha ricevuto fondi in Horizon 2020, il cui piano strategico è stato pubblicato molto recentemente (11/09/2018)https://www.eosc-hub.eu/deliverable/first-eosc-hub-strategy-plan. È prematuro ed a nostro avviso propagandistico, attribuirgli un ruolo così determinante nel delineare la strada che l’Europa sta percorrendo o percorrerà. Questa ci pare l’opinione della redazione di ROARS più che un fatto. E quindi non vediamo inesattezze nel nostro commento ai modelli di business, in cui esprimiamo l’opinione dell’UMI in proposito.

(ROARS) Sul green open access giova ricordare che non si tratta di qualcosa di remoto, ma che la maggior parte delle università italiane possiede un archivio open access (IRIS) dove è possibile dal 2015 archiviare i propri contributi nella modalità green.

Chiameremo questa una imprecisione di ROARS. Infatti è ben noto che su IRIS non sono consentiti deposito e visione libera, di articoli pubblicati in modalità tradizionale NON OA, se non caricando versioni preliminari.

(ROARS) Risulta particolarmente sbagliata la riflessione sui modelli di business, dove si dice che il modello con pagamento di APC avrebbe una serie di effetti negativi che discutiamo qui di seguito nel dettaglio: Dirotta ulteriori risorse finanziarie in aggiunta a quelle necessarie per gli abbonamenti, già molto elevati;La forma del double dipping è fortemente scoraggiata da Plan S ad esempio e la maggior parte delle nazioni europee (e non solo) stanno orientandosi verso i transformative agreements (modello read and publish).

La preoccupazione dell’UMI è condivisa dalle società scientifiche di matematica in Europa. Si veda il documento della European mathematical Society

http://euro-math-soc.eu/news/19/02/8/feedback-ems-implementation-plan-s.

L’eliminazione del double dipping allo stato attuale appare più un wishful thinking che una realtà. Non vi sono garanzie che paesi come l’Italia possano operare transformative agreements (modello read and publish), accordi che richiedono notevoli risorse. In Italia, a nostra conoscenza solo l’INFN ha sottoscritto il plan S. Inoltre i vari modelli di transformative agreements, nella migliore delle ipotesi, bloccano ai livelli attuali i margini di profitto dei gruppi editoriali, ma non ci sono previsioni concrete sui costi futuri (vedi accordo della Germania con Wiley, che comunque che costituisce solo il 17% dell’intero volume delle pubblicazioni scientifche). Infine, le negoziazioni devono necessariamente essere molto centralizzate ed avvengono tra parti pubbliche e controparti economicamente molto forti. Questo produce evidentemente (e da sempre) situazioni di difficile gestione. Si veda il caso francese:

https://frederichelein.wordpress.com/2019/06/10/pourquoi-et-comment-le-consortium-couperin-sest-il-couche-devant-elsevier/

(ROARS) I giovani ricercatori che godono di un finanziamento pubblico, se non afferiscono ad una istituzione che ha sottoscritto un transformative agreement possono sempre utilizzare la green road.

A nostro avviso, questa osservazione confligge logicamente con il wishful thinking che vorrebbe l’eliminazione delle riviste ibride. In questo caso quale sarebbe la green road?

Soprattutto in Italia, con il sistema di valutazione attuale, la pubblicazione sulle riviste prestigiose è importante soprattutto per i giovani.

(UMI) Crea potenziali distorsioni sulla “authorship”, infatti potrebbe spingere autori senza fondi di ricerca ad aggiungere coautori, che pur non avendo contribuito direttamente alla ricerca, siano in grado di provvedere ai costi di pubblicazione;

(ROARS) Questo pare davvero l’ultimo dei problemi. Le distorsioni rispetto alla     authorship hanno la loro causa prima in sistemi di valutazione e premiali basati esclusivamente su criteri quantitativi.

Questo commento ci pare illogico. I sistemi di valutazione bibliometrica incentivano i giovani brillanti a pubblicare su riviste prestigiose. Se ciò comporta la pubblicazione in OA, per i giovani non strutturati e privi di fondi, potrebbe significare cedere a distorsioni sull’autorship pur di farlo.

Segnaliamo anche la possibilità che in un dipartimento ci siano fondi limitati per pagare la pubblicazione di articoli in OA: in tal caso il direttore o il consiglio di dipartimento dovranno selezionare che cosa mandare a pubblicazione OA e le motivazioni potrebbero facilmente non essere puramente scientifiche.

(UMI) Riteniamo che debbano essere implementate misure specifiche per eliminare ostacoli di natura puramente economica alla pubblicazione dei risultati della ricerca sulle riviste ritenute più idonee, anche prevedendo modalità per aiutare comunità e autori che non abbiamo finanziamenti sufficienti a coprire gli APC. Questo anche per tutelare la effettiva libertà della ricerca.

(ROARS) Questo suggerimento è molto sensato e si ribadisce però la possibilità, sempre presente, di pubblicare in un archivio istituzionale o disciplinare il proprio lavoro in modalità green.

Questo commento ci pare tecnicamente errato, poiché la modalità Green diventa difficile se gli archivi (repository) non sono “compliant” con le regole previste dal Plan S. Per esempio non esistono garanzie certe che ArXiv potrà in futuro essere conforme a queste regole.

(UMI) Sollecitiamo l’adozione di misure specifiche per il finanziamento di piattaforme di supporto ad archivi ad accesso aperto, che riteniamo possano soddisfare, almeno in questa fase di transizione verso l’open access, alla necessità di condivisione dei risultati della ricerca promossa attraverso il plan-S.

(ROARS) Non è chiaro cosa siano le piattaforme di supporto ad archivi ad accesso aperto. In Italia molte istituzioni hanno IRIS, l’INFN ha creato un archivio istituzionale basato su Zenodo. Zenodo resta comunque una opzione per i nostri ricercatori che non afferiscono a nessuna istituzione. Non c’è nulla da creare, abbiamo già tutto, basta farne uso. Quello che occorre non è la tecnologia, ma un cambiamento culturale.

Come abbiamo già scritto sopra, piattaforme come IRIS hanno spesso delle restrizioni che non le rendono utilizzabili per gli scopi dell’Open Access. La piattaforma ArXiv potrebbe, se opportunamente autorizzata e modificata, svolgere il ruolo desiderato, ma deve essere resa “compliant” con il Plan S. Zenodo non è un archivio rilevante per la matematica (ed a nostra conoscenza, appare ancora un archivio incompleto)

(UMI) Riteniamo che vadano implementate politiche specifiche per evitare il pericolo del “double-dipping”.

(ROARS) Si chiamano transformative agreements e alcuni Paesi ci stanno lavorando da anni.

Abbiamo già descritto quelli che a nostro avviso sono i limiti dei transformative agreements finora in corso. Inoltre gli accordi non risolvono il problema delle riviste ibride. Questo appare un problema di difficile soluzione, essendo molte riviste prestigiose al di fuori dallo spazio europeo. Sembra improbabile che i fisici vogliano rinunciare a pubblicare su Physical Review Letters o i matematici su Annals of Mathematics. E di nuovo i più penalizzati saranno i giovani non strutturati.

(UMI) Riteniamo che debbano essere poste forti attenzioni alla trasparenza e alla integrità scientifica, soprattutto in ragione di nuove forme di comunicazione della scienza, al fine di evitare plagio e cattivo uso delle pubblicazioni disponibili in formati digitali aperti. Parimenti, deve essere evitato lo sfruttamento commerciale delle risorse aperte attraverso motori di ricerca a pagamento.

(ROARS) Il principio della trasparenza e della integrità scientifica è alla base dell’open science. È proprio la piena condivisione di dati, metodi e pubblicazioni a rendere più difficile, o più facilmente individuabile il plagio che invece risulta molto più praticabile laddove un paywall non garantisce eguale accesso a tutti.

Sul rapporto tra trasparenza e integrità scientifica nell’ OA concordiamo con ROARS, purché non diventi uno strumento nelle mani di una minoranza privilegiata e quindi uno strumento di discriminazione. Le affermazioni della redazione ROARS appaiono fiduciose che dei principi astratti, per ora solo enunciati, divengano fatti reali. I paywall devono essere superati ma alcune prescrizioni tecniche del Plan S sui repository sembrano predisporre ad uno sfruttamento commerciale degli stessi da parte di terzi. Un esempio di segnale negativo sul fronte dello sfruttamento commerciale è che Research Gate ha cominciato ad assegnare ai preprints di ArXiv dei propri DOI.

Per l’UMI: Piermarco Cannarsa, Vittorio Coti-Zelati, Nicola Fusco, Pierangelo Marcati, Barbara Nelli, Girogio Patrizio.

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3 Commenti

  1. I giovani matematici italiani brillanti in genere inseriscono i propri lavori prima che possono su arxiv, si fanno conoscere all’estero e trovano prestigiose posizioni fuori d’Italia. In base ai risultati ottenuti, e solo secondariamente in base al prestigio delle sedi di pubblicazione.

    “Soprattutto in Italia, con il sistema di valutazione attuale, la pubblicazione sulle riviste prestigiose è importante soprattutto per i giovani.” Certo, ma in Italia praticamente non ci sono posizioni disponibili, quindi quello che è importante per chi non vuole finire disoccupato è tenere presente i sistemi di valutazione internazionali… Mi pare una polemica sterile, cominciamo a preoccuparci dei sistemi di valutazione e soprattutto della mancanza di posti.

    • Non so chi sia Franco, ma la cosa è parzialmente vera. Tutti i matematici in genere postano una versione PRELIMINARE su ArXIV e poi inviano il lavoro alla rivista, non solo i giovani. Il post su ArXIV da solo non ha il valore di una pubblicazione su rivista, poiché non è sottoposto a Peer Review. ArXIV finora è stato utile come repository per soddisfare i requisiti del Green OA, il Plan S (nella sua versione rivista) pone requisiti tecnici per i repository e non è chiaro se in futuro ArXIV (che vive di finanziamenti di agenzie USA come NSF) potrà/vorrà soddisfarli.

  2. “Soprattutto in Italia, con il sistema di valutazione attuale, la pubblicazione sulle riviste prestigiose è importante soprattutto per i giovani.”

    Ne consegue, oserei dire matematicamente e logicamente, che “il sistema di valutazione attuale” vada “cambiato”.

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