«Non so cosa dirvi, davvero. Pochi giorni alla nostra più difficile sfida professionale. Tutto si decide oggi. Ora noi o risorgiamo come squadra o cederemo, un’adesione alla volta, una scheda dopo l’altra, fino alla disfatta. Siamo all’inferno adesso signori miei. Credetemi. E [pausa] possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando verso la luce. Possiamo scalare le pareti dell’inferno un’astensione alla volta. Io però non posso farlo per voi. Sono troppo vecchio … e da qualche anno mi dà anche fastidio la faccia che vedo nello specchio. … ma io non posso obbligarvi a lottare. … perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quelle astensioni il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza fra vivere e morire. … Ma io non posso obbligarvi a lottare. Dovete guardare il collega che avete accanto, guardarlo negli occhi, io scommetto che ci vedrete un docente determinato a guadagnare terreno con voi, che ci vedrete un docente che si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui. Questo è essere una squadra signori miei. Perciò o noi risorgiamo adesso, come collettivo, o saremo annientati, individualmente. È lo #stopVQR, ragazzi. [pausa] È tutto qui. Allora, [una voce dal fondo sussurra: «vai “Magnifico”!»] che cosa volete fare?»

No, era solo un sogno, non è uno dei nostri rettori che parla così, ma Al Pacino in “Ogni maledetta domenica

In queste ore, si moltiplicano le pressioni sui docenti e fioccano le lettere inviare da Rettori e direttori di dipartimento. Con qualche eccezione, è il momento dei ricatti morali e materiali, delle minacce e della disinformazione. Mentre si procede al caricamento dei “prodotti” di chi, pur astenendosi, non ha negato l’autorizzazione, il vero obiettivo è piegare la resistenza di chi  ha negato l’autorizzazione e/o ha diffidato il suo ateneo dall’utilizzare i suoi prodotti. Nel mondo alla rovescia che traspare da questi messaggi, la vera minaccia è costituita dagli obiettori la cui distribuzione geografica potrebbe decretare imprevedibili travasi di risorse tra gli atenei italiani. Un travaso, che a differenza di quelli decretati dagli effetti perversi di un costo standard già finito all’esame della Corte Costituzionale o da criteri premiali che cambiano ad ogni nuovo ministro, appare inaccettabile ai vertici degli atenei. Ma non tutti si piegano e, da nord a sud, c’è chi ribadisce la calma e la forza di una protesta serena e civile. In questo post, le lettere aperte dei docenti di Pisa e Lecce, un intervento da Parma e il messaggio di un candidato rettore.

  1. da Pisa: lettera aperta di 200 docenti
  2. da Pisa: messaggio del candidato rettore Mauro Tulli
  3. da Parma: Sergio Manghi su Repubblica.it
  4. da Lecce: lettera aperta di 65 docenti

 

ascensione

1. da Pisa: lettera aperta di 200 docenti

«… l’insensatezza di procedere di forza ad una valutazione della ricerca … che condurrebbe il Ministero ad assegnare fondi non sulla base della qualità della ricerca, ma del livello di coercizione che i docenti dei vari Atenei sono disposti a subire». La risposta di 200 docenti alla mozione del CdA pisano del 2 marzo che, a causa dell’elevata astensione dalla VQR, ha bloccato tutte le attività di investimento dell’ateneo di Pisa. 

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Lettera Aperta al Consiglio di Amministrazione, Università di Pisa

Egregi Consiglieri,

i firmatari fanno parte di quel gruppo di docenti che ha manifestato la propria astensione dalle procedure della VQR, aderendo così alla protesta nazionale della docenza universitaria che richiede il riconoscimento della anzianità di ruolo per il periodo 2011-2015, anzianità finora riconosciuta a tutto il pubblico impiego, si tratti di categorie contrattualizzate o meno, con l’unica eccezione del personale universitario.
Come più volte ribadito, qui non si tratta meramente di una protesta contro il danno economico subito, pure ingente: qui la protesta è rivolta contro il trattamento discriminatorio e punitivo cui il personale universitario è ingiustificatamente sottoposto, unico in tutto il pubblico impiego. E’ una protesta a difesa della dignità della docenza e del ruolo fondamentale dell’alta formazione e della ricerca per il futuro del paese, come ben detto nella mozione congiunta approvata da Voi stessi e dal Senato Accademico non più tardi del 24 febbraio u.s.
La protesta nazionale si esprime simbolicamente attraverso la astensione temporanea nei confronti della VQR, perché la VQR si propone di valutare la ricerca universitaria proprio relativamente al periodo di cui non viene riconosciuta l’anzianità.
In questa situazione, e considerando le modalità della VQR, le astensioni nei vari atenei, limitate o meno, renderanno i dati raccolti comunque distorti e non rappresentativi della qualità della ricerca stessa che il ministero intende misurare. Nella mozione del giorno 2 marzo u.s. avete espresso l’esigenza di tutelare l’Ateneo pisano da possibili danni economici. Noi riteniamo che sia possibile tutelare l’Ateneo da tali danni ribadendo con forza presso il Ministero l’insensatezza di procedere di forza ad una valutazione della ricerca con una protesta in atto, che condurrebbe il Ministero ad assegnare fondi non sulla base della qualità della ricerca, ma del livello di coercizione che i docenti dei vari Atenei sono disposti a subire.
Chiediamo quindi di reiterare, con la dovuta forza, presso il Ministero, la necessità di rinviare al 30 Aprile la scadenza della VQR, come chiesto dalla stessa CRUI, a valle quindi della istituzione di un tavolo tecnico con il Ministro sulla questione del riconoscimento di pari trattamento con il resto del pubblico impiego, e della giornata del 21 Marzo promossa dalla CRUI.
Solo a valle di ciò la VQR potrà essere affrontata con la dovuta serenità, e con la collaborazione attiva di tutti.
Ci preme sottolineare che, in presenza di una molteplicità di possibili azioni a salvaguardia della tutela del bilancio di Ateneo, la scelta di una piuttosto che di un’altra è una decisione politica. La mozione da Voi approvata in data 2 marzo u.s. sembra prefigurare una scelta che inasprisce la conflittualità interna ed evita conflitti con il Ministero, e sembra, francamente, in contraddizione con la mozione precedente del 24 febbraio u.s. Riteniamo ci sia ancora tempo perché invece l’Ateneo Pisano, attraverso di Voi e con la voce del Magnifico Rettore, evidenzi a livello ministeriale la debolezza di qualsiasi valutazione basata su dati incompleti e frammentari e quindi inevitabilmente falsata, per una protesta che invece era stata ampiamente annunciata e pubblicizzata.
La saggezza richiederebbe l’accettazione da parte di tutti del rinvio al 30 Aprile. Ci auguriamo, per il Paese, e non solo per il nostro Ateneo, che la saggezza prevalga.

seguono 200 firme (qui il pdf della lettera con le firme)

2. da Pisa: messaggio del candidato rettore Mauro Tulli

«Per salvaguardare l’integrità di bilancio non giova reprimere la protesta, che nasce da lucida coscienza del fine, del mezzo e del pericolo che ne deriva»: dopo Giuseppe Iannaccone, interviene anche un altro candidato rettore, Mauro Tulli.

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Pisa, 4 marzo 2016

Care colleghe, cari colleghi,
la mozione di martedì del Consiglio di Amministrazione suscita notevoli perplessità sia per lo stile sia per il contenuto. La rapida reazione dell’amico Giuseppe Iannaccone ne offre la prova, ma è forse utile sviluppare la riflessione, anche per dare un contributo al dibattito sulla generale politica del nostro Ateneo.

E’ senza dubbio compito del Consiglio di Amministrazione analizzare le risorse che giungono dal MIUR, anche nella forma di quota premiale in base al risultato della VQR. Ma è possibile prescindere dal tentativo di difesa, oggi con buon successo in atto, della dignità di docenti penalizzati da tempo nel sistema economico e sociale? La preoccupazione del Consiglio di Amministrazione non deve trovare il destinatario nel nostro Ateneo, ma nel governo del paese, non deve risolversi nell’appello al gesto di obbedienza, ma rilanciare la protesta nel dialogo con il Ministero e con la CRUI. Per salvaguardare l’integrità di bilancio non giova reprimere la protesta, che nasce da lucida coscienza del fine, del mezzo e del pericolo che ne deriva: l’integrità di bilancio poggia sulla difesa della dignità di un mestiere per lungo tratto umiliato nella sua funzione primaria e nella sua capacità progettuale. L’invito all’inserimento forzoso dei prodotti di docenti che non hanno firmato la “diffida” lede libertà centrali nell’autovalutazione dell’attività di ricerca e crea disagi non accettabili presso Direttori che sul consenso fondano un quotidiano impegno per la vita del nostro Ateneo. Con la sospensione immediata del finanziamento di ogni attività di ricerca, indispensabile per la costruzione di un futuro positivo, la mozione del Consiglio di Amministrazione torna su misure di ritorsione che hanno costellato da tempo il confronto, con errore palese.

La questione scatti stipendiali è grave, ma non certo l’unica sulla quale occorre intervenire. Purtroppo, la campagna elettorale procede nel chiuso delle stanze, verso un calendario che non è dato conoscere. Non credo marginale il pericolo per il futuro del nostro Ateneo, che deve oggi esprimersi su scelte di grande rilievo, lo Statuto, il ruolo dei Dipartimenti, l’organizzazione della didattica e la centralità della ricerca, la programmazione del personale, il rapporto con il territorio e con le scuole di eccellenza, l’internazionalizzazione, l’area medica, il ruolo dell’amministrazione. Vi prego di riconsiderare quanto da me scritto nel documento inviato il 27 gennaio. Auspico un dibattito intenso, pubblico, pieno, un dibattito che oggi vedo eluso dalle voci che propongono la continuità con il periodo ultimo: per il futuro del nostro Ateneo il calcolato silenzio non giova.

E’ necessario un impegno creativo per evitare il ripiegamento sulla pura gestione, per uscire dalla triste rassegnazione suggerita dal rispetto acritico del quadro normativo. Un profilo nuovo nel governo del nostro Ateneo porterà presto al recupero indispensabile di serenità e vigore, di stabilità e orgoglio. L’alternativa è possibile.

Buon fine settimana

Mauro Tulli [candidato rettore]

3. da Parma: Sergio Manghi su Repubblica.it

«quella in corso è la prima significativa protesta dei docenti universitari da non si ricorda quando»: Sergio Manghi interviene sull’edizione di Parma di Repubblica.it

[…] Non si guardi, per comprenderla, all’immediato. Si guardi al malessere accumulato in quindici anni di riforme che hanno comportato sistematicamente una crescita dell’impegno richiesto, una progressiva banalizzazione dell’impegno didattico e una subordinazione meccanica a REM [ruota elettroburocratica macinasenso] di varia natura, con tagli enormi delle risorse per la ricerca e poi, di recente, anche questo trattamento ‘privilegiato’ all’incontrario sulla maturazione degli scatti stipendiali.

Non sembri vuota retorica, se a tutto questo, qui riassunto molto in breve, al di là degli aspetti pecuniari della vertenza in atto (che non toccano, in ogni caso, i cosiddetti ‘arretrati’), scappa dato il nome, altisonante, di misconoscimento progressivo della dignità e dell’autonomia della professione universitaria. Dignità e autonomia che i docenti non hanno solo il diritto, ma il dovere, a nome dell’intera società che da loro attende alta formazione e buona ricerca, di rivendicare. E che non trovano da tempo modi adeguati per chiedere  riconoscimento simbolico, prima ancora che monetario. […]

http://terzo-incluso-parma.blogautore.repubblica.it/2016/03/05/la-protesta-dei-docenti-universitari/

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4. da Lecce: lettera aperta di 65 docenti

«Un sistema universitario, i cui docenti sono umiliati dal governo, è un sistema universitario destinato alla morte del pensiero» (P. Calamandrei). Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di un gruppo di astensionisti dell’Università del Salento.

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A tutela della dignità dell’Istituzione Universitaria

Perché non intendiamo aderire alla VQR

Le notizie riguardanti il “Blocco della VQR” diffuse recentemente da stampa e televisioni locali sono parziali e tendenziose, e necessitano quindi di qualche doverosa precisazione.

Come docenti che aderiscono alla protesta nazionale e che perciò non hanno inserito i prodotti per la valutazione della loro ricerca nel periodo 2011-2014, teniamo a precisare che tale scelta è motivata dalla singolare, mortificante e ingiusta discriminazione che la docenza universitaria (unica nel comparto del pubblico impiego) è stata costretta a subire a causa dei provvedimenti governativi. I docenti universitari sono infatti l’unica categoria che ha subito il blocco della progressione di carriera per 5 anni, anziché 4, e alla quale non viene riconosciuta l’anzianità maturata, sia ai fini del proseguimento della carriera sia ai fini del pensionamento.

Abbiamo accettato, senza riluttanza, di contribuire al risanamento dei conti pubblici rinunciando, come tutti gli altri comparti del Pubblico Impiego, agli stessi aumenti salariali determinati dagli scatti maturati da ciascuno di noi. Riteniamo invece umiliante e intollerabile il fatto che per tutte le altre categorie (compresi i Ricercatori del CNR, i docenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado, il personale tecnico-amministrativo delle stesse università e altre categorie con stipendi decisamente più elevati dei nostri) la rimozione di questo blocco sia avvenuta con modalità e tempistiche diverse e decisamente più oneste, mentre i ricercatori e i professori universitari sono stati gli unici pesantemente discriminati.

A fronte di questa palese ingiustizia crediamo di aver diritto di sapere perché il lavoro da noi svolto in questi anni non meriti gli stessi riconoscimenti ricevuti da quello di tutti gli altri. La verità evidente del silenzi in cui è caduta la nostra domanda è la scarsissima considerazione che la politica attuale attribuisce al sistema universitario nazionale, considerato un mero costo anziché una preziosa risorsa per il futuro del Paese. Del resto, la storia ci insegna che l’umiliazione economica è una forma subdola di riduzione della libertà, soprattutto quando questa è libertà critica di ricerca e di giudizio.

Pertanto, finché non vedremo un provvedimento legislativo che ci riconosca gli stessi diritti e ci tratti alla pari di tutti gli altri pubblici dipendenti, continueremo a non contribuire con le nostre pubblicazioni alla valutazione della ricerca universitaria attualmente in corso. Va evidenziato che siamo attivi nella ricerca, e non temiamo nel modo più assoluto la valutazione della nostra attività scientifica, che nella precedente VQR in molti casi è stata classificata come eccellente. La protesta in atto è semplicemente un mezzo per ridare dignità all’istituzione universitaria, e non certo il fine.

Rifiutiamo pertanto qualsiasi tentativo di strumentalizzazione di una protesta che al momento, fatto che va rimarcato, non ha danneggiato in alcun modo la didattica e il funzionamento del sistema universitario. Respingiamo quindi con convinzione un’accusa che per qualsiasi altra rivendicazione di lavoratori nessuno avanzerebbe: quella di nuocere agli studenti e ad altri colleghi per una eventuale riduzione della quota premiale assegnata dal Ministero agli Atenei (quota che, tra l’altro, attualmente è di assai modesta entità).

Vogliamo sottolineare ancora una volta che questa non è una lotta di stampo corporativo; è una battaglia di civiltà per la DIGNITA’ del nostro ruolo di docenti, per la dignità dell’Istituzione Universitaria, e il ruolo che questa deve avere nella società. Non a caso, il dramma dell’Università italiana è sotto gli occhi di tutti, con prese di posizione nette da parte di personalità illustri e petizioni a sostegno della ricerca che hanno ampiamente superato le 50.000 firme.

Per tutto questo ci attenderemmo una decisa presa di posizione da parte dei Rettori delle Università Italiane, a sostegno della categoria a cui essi stessi appartengono e che rappresentano, ma più ancora a difesa del valore sociale dello studio e della ricerca che, con fatica, il nostro lavoro promuove. Mai come oggi tornano attuali le parole che Piero Calamandrei pronunciò in Assemblea Costituente: “un sistema universitario, i cui docenti sono umiliati dal governo, è un sistema universitario destinato alla morte del pensiero”.

seguono 65 firme (qui il file della lettera con le firme)

 

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