Classifiche internazionali

«O giustissimo giudice!» Shylock, la Normale e la più divertente classifica del mondo

Barone_Scuola_Normale_Pisa

«O giustissimo giudice! Giudice sapientissimo!» esulta Shylock nella scena risolutiva, ignaro della crudele beffa e della rovina che lo attendono di lì a poco. Non molto diversamente, i rettori italiani sono pronti a lodare la caratura scientifica di qualsiasi classifica in cui guadagnano effimere posizioni oppure superano qualche ateneo concorrente. Persino uno scienziato come Vincenzo Barone definisce “oggettive” le valutazioni della classifica di Times Higher Education, “presumibilmente la più divertente del mondo”, secondo il ranking analyst Richard Holmes, che la viviseziona in un articolo di cui raccomandiamo la lettura. Tra l’altro, il neo-direttore della Normale di Pisa dovrebbe andarci piano a lodare questo giudice sapientissimo, «dato che la Normale è precipitata dal 63-esimo posto del 2014 al 137-esimo del 2016», come gli ricorda il Manifesto. La replica di Barone?  «Il termine «oggettivo» si riferiva non alla classifica in sé e ai meccanismi adottati, ma al fatto che la valutazione fosse esterna alla Normale». In un primo momento, non riuscivamo a spiegarci l’origine di questo uso del termine “oggettivo”, degno della neolingua di orwelliana memoria. D’improvviso, ci siamo ricordati che Barone è stato Presidente del GEV 03 nella VQR 2004-2010 e ci siamo spiegati tutto: nella neolingua dell’agenzia di valutazione, il termine “oggettivo” non si riferisce alle classifiche in sé o ai meccanismi adottati, ma al fatto che a valutarti è l’ANVUR.

Seguono:

Lettura raccomandata:

Manifesto021016

Classifiche globali truccate per creare atenei «eccellenti»

di Giuseppe De Nicolao

Università. «Times Higher Education»: gli indicatori ritoccati e l’inverosimile gara tra università. Il retroscena sugli imbrogli della meritocrazia che impoveriscono ricerca e didattica

Cronaca di una spintarella annunciata: questo sarebbe stato il titolo più adatto per il primo posto di Oxford nell’edizione 2016-2017 dei World University Rankings di Times Higher Education (THE) diffusi mercoledì scorso. Di tutt’altro tenore, però, il messsaggio che è arrivato ai lettori italiani. L’ANSA, seguita a ruota dagli altri quotidiani, ci informa che “anno dopo anno il World University Ranking ha visto consolidare negli anni la sua attendibilità, tanto da essere considerato uno di quelli che ‘fanno testo’, grazie alla metodologia”. Di eccellenza certificata da “valutazioni oggettive come quella del Times Higher Education”, parla anche il neo-direttore della Scuola Normale Pisa, Vincenzo Barone, soddisfatto del primo posto tra le università italiane. Eppure, se davvero fossimo di fronte a valutazioni oggettive, Barone avrebbe poco da compiacersi, dato che la Normale è precipitata dal 63-esimo posto del 2014 al 137-esimo del 2016.

A dire il vero, alcuni dubbi circolavano sul web già da qualche giorno. “Secondo un «ranking watcher» come Richard Holmes, citato dalla rivista online Roars, all’origine dell’exploit di Oxford ci sarebbero proprio alcune provvidenziali modifiche dei criteri adottati nell’ultima edizione” scrive Orsola Riva su Corriere.it. Richard Holmes, titolare del blog University Ranking Watch, è un ranking analyst che da dieci anni svela trucchi e retroscena delle classifiche universitarie.

È bene ricordare che Times Higher Education è una rivista inglese e che quest’anno le università britanniche erano a rischio. Parte del punteggio su cui si basa la classifica dipende da un sondaggio reputazionale, i cui esiti, pubblicati a maggio, le avevano viste perdere terreno. Ed ecco che THE annuncia due cambiamenti: non solo il sondaggio reputazionale 2016 verrà annacquato con quello del 2015, ma per la prima volta, invece che contare solo gli articoli scientifici e le loro citazioni, si conteranno anche i libri. Due ritocchi i cui prevedibili effetti non sfuggono a Holmes, che formula il suo vaticinio: “le università britanniche potrebbero non retrocedere e, anzi, potrebbero persino salire un po’”. Forte di quanto accaduto alle sedi dei precedenti summit, Holmes prevede anche una rimonta di Berkeley, che tra pochi giorni ospiterà il World University Summit di THE. Il trucco? Un altro ritocco ad hoc, relativo al modo di contare le citazioni degli articoli scientifici che hanno più di 1.000 autori.

Ebbene, Holmes azzecca in pieno le previsioni: Oxford strappa il primo posto a Caltech, Cambridge tiene il quarto posto e Berkeley, che nel 2015 era scivolata al 13-esimo posto, rientra nella Top-10. Sulla scia di Holmes, il blog www.roars.it tenta una previsione anche per le italiane, anticipando un calo generale, effetto collaterale del cambio della ricetta con cui viene cucinata la classifica, piuttosto che di un cambiamento reale. Una previsione azzeccata, dato che nessuna delle italiane in classifica nel 2015 riesce a migliorare la sua posizione. Degno di nota è l’exploit di una new entry, la Libera Università di Bolzano che entra nel segmento 251-300, sesta a pari merito tra le italiane, davanti alla Statale di Milano, a Padova e Pavia. Cosa è accaduto? È dal 2010 che Holmes denuncia l’aleatorietà dell’indicatore che conta le citazioni, facendo i nomi degli atenei miracolati da questa anomalia, tra cui Alessandria d’Egitto, nel 2010, e proprio la Normale di Pisa, nel 2014. Adesso dovrà citare anche Bolzano. “Valutazioni oggettive”, non c’è che dire.

«La classifica del Times conferma clamorosamente quello che abbiamo sempre sostenuto cioè che il sistema universitario va riformato con urgenza. Mi auguro di non dover più vedere in futuro la prima università italiana al 174° posto » dichiarava la Gelmini nel 2009. Sono passati nove anni, ma il feticcio della classifica da scalare rimane il pretesto preferito per giustificare la costruzione di poli di eccellenza sulle spoglie del sistema universitario nazionale. È questo il mantra in nome del quale si fanno riforme che non ci hanno fatto salire di un metro, ma sono state efficacissime nel ridurre il diritto allo studio e impoverire ricerca e didattica.

Oggettivo

La «Normale» è prima, e punta sulle scienze umane

di Vincenzo Barone

Gentile direttrice, ho letto con interesse l’articolo sul manifesto di domenica 2 ottobre, dal titolo «Classifiche globali truccate per creare atenei “eccellenti», a firma di Giuseppe De Nicolao, che riporta parte di un commento da me rilasciato all’agenzia Ansa in merito all’edizione 2016 della classifica «World University Ranking» redatta dalla rivista «Times Higher Education». Nel commento definivo il piazzamento della Scuola Normale  «valutazione oggettiva».
Senza entrare nel dettaglio dei rilievi espressi contro i criteri e le finalità di tali graduatorie, che tra l’altro ritengo, almeno in parte, condivisibili, mi preme precisare che il termine «oggettivo» si riferiva non alla classifica in sé e ai meccanismi adottati, ma al fatto che la valutazione fosse esterna alla Normale.

Appare infatti significativo che il «World University Ranking», assolutamente estraneo alla Scuola Normale (così come a ogni altro Ateneo italiano), confermi per il terzo anno consecutivo la prima posizione della Scuola Normale tra le Università Italiane, pur utilizzando metodi valutativi che hanno penalizzato nel tempo la stessa Scuola, come ricorda anche l’autore dell’articolo.

Come ho avuto occasione di ribadire in numerosi miei interventi, il tema dei criteri da utilizzare per una valutazione più attenta e realistica delle eccellenze rimane comunque ineludibile.

E questo è tanto più vero per le «humanities», che sono oggettivamente penalizzate dai criteri di cui sopra e che la Scuola Normale, unica tra le Scuole Superiori a Ordinamento Speciale, ritiene invece parte fondante e irrinunciabile del proprio patrimonio scientifico didattico e culturale.

I più cordiali saluti.

L’autore è Direttore della Scuola Normale Superiore

 

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10 Comments

  1. Grande De Nicolao!!! Comunque garbata la risposta di Barone. Che sia anche lui figlio di un “barone”… A proposito i nostri figli meglio tenerceli in università perchè se così non facessimo finirebbero tutti come quello dell’ex rettore di tor vergata: http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/16_ottobre_05/trafficava-viagra-palestre-arrestato-figlio-dell-ex-rettore-lauro-tor-vergata-01351eca-8a87-11e6-8935-fd9af6958684.shtml. E si gli universitari hanno un dna delinquenziale..
    Possibile che non si possa denunciare un giornalaccio di regime provinciale e meneghino come il corriere per diffamazione reiterata!?? Avanti tutta roars (se non ci foste voi….)

  2. Giuseppe De Nicolao says:

    La Scuola Normale Superiore annovera tra i suoi direttori studiosi come Ulisse Dini e Luigi Russo. Che il direttore attuale vanti il risultato conseguito in una classifica metodologicamente malandata è il segno di quanto siano cambiati i tempi e le persone.

  3. leonardo.40 says:

    Naturalmente il fatto che tutti i professori italiani pagherebbero tre dita per essere chiamati a insegnare in Normale deve essere solo il frutto di “classifiche truccate”. Alla stessa ragione deve essere attributo lo strano fenomeno per il quale i postdoc banditi da Oxford, Cambridge e dalle Ivy League ricevono centinaia di application da tutto il mondo, mentre nella mia università gli assegni di ricerca hanno di norma una sola domanda: quella del vincitore. Potere delle classifiche divertentissime!

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Capisco che Holmes stuzzichi i feticisti (ma è Richard, questo). Della Normale Holmes scrive: «a small research intensive institution that might not even meet the criteria to be ranked» (http://rankingwatch.blogspot.it/2014/10/how-to-win-citations-and-rise-in.html). Dopo di che, sono il primo a riconoscerle una tradizione di grande valore, che, fortunatamente, rispecchiava qualcosa di sostanziale. Non certo il “potere delle classifiche”, che all’epoca non esistevano. Che la Scuola, una volta diretta da Dini, oggi si vanti di una classifica un po’ sgangherata che nella classifica citazionale mette Bolzano al primo posto delle italiane è qualcosa che, al di là dei ranking, ci dice molto dello stato presente, quanto meno della dirigenza.
      Comunque, trovo interessanti le reazioni indispettite che emergono quando si va a scavare nelle magagne delle classifiche. C’è veramente del feticismo dietro a questa mania dei ranking ed è noto che in questi casi il distacco è difficile, anche a fronte di errori e svarioni acclarati.

    • Io davvero non capisco perché non passare un paio di giorni a leggere qualcosa di queste classifiche. Studiare e comprendere dovrebbe essere qualcosa che impara se si lavora all’università ma evidentemente non è così. Beh non si dà un bell’esempio.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Non c’è tempo per informarsi, leggere e capire, quando si è impegnati nella competizione per l’eccellenza.

    • Ah già! E’ che sono distratto e mi ero dimenticato della VALUTAZIONE per la COMPETIZIONE dell’ECCELLENZA. Ora mi sento meglio grazie.

    • Uè, le dita no, eh. Quelle almeno lasciatecele.

    • >Giuseppe De Nicolao
      >Non c’è tempo per informarsi, leggere e capire, quando si
      >è impegnati nella competizione per l’eccellenza.

      È DAVVERO così!!!! Anche persone che si rappresentano come
      intellettualmente oneste. La vera domanda, adesso che tanto
      lo sanno che ROARS esiste, è se lo siano o se ci facciano.

  4. Enrico Mauro says:

    Di oggettivo conosco solo morte.
    Gli scienziati che non hanno mai letto un libro di filosofia non sono nemmeno scienziati.

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