Nuccio Ordine

Filosofo italiano (n. Diamante 1958). Visiting professor nei più importanti atenei statunitensi ed europei, dal 2001 professore ordinario di Teoria della letteratura presso l’Università della Calabria e dal 2005 di Letteratura italiana nel medesimo ateneo, è tra i massimi studiosi del Rinascimento e di Giordano Bruno, cui ha dedicato tra gli altri i saggi, tradotti in varie lingue, La cabala dell’asino: asinità e conoscenza in Giordano Bruno (1987), La soglia dell’ombra: letteratura, filosofia e pittura in Giordano Bruno (2003) e Contro il Vangelo armato: Giordano Bruno, Ronsard e la religione (2007). Tra i temi centrali dei suoi studi occorre citare quelli sul dialogo e la novella cinquecenteschi (Teoria e situazione del dialogo nel Cinquecento, 1987; Teoria del riso e teoria della novella nel Cinquecento, 1996) e quelli sulle relazioni tra i saperi del Rinascimento (Le rendez-vous des savoir. Littérature, philosophie et diplomatie à la Renaissance, 1999). Insignito in Francia dei titoli di cavaliere (2009) e di commendatore (2014) dell’Ordre des palmes académiques, oltreché della Légion d’honneur (2012), O. è inoltre membro d’onore dell’Istituto di filosofia dell’Accademia russa delle scienze (2010), curatore di prestigiose collane editoriali nazionali ed estere e collaboratore del Corriere della sera. Tra i suoi lavori più recenti vanno citato i saggi L’utilité de l’inutile: manifeste (2013; trad. it. L’utilità dell’inutile. Manifesto, 2013) in cui ribadisce la necessarietà di quei saperi il cui valore essenziale è totalmente scevro da finalità utilitaristiche, Tre corone per un re. L’impresa di Enrico III e i suoi misteri (2015), serrata indagine sulla politica attuata dal sovrano francese per porre fine ai fanatismi e alle guerre di religione, Classici per la vita. Una piccola biblioteca ideale (2016), illuminante invito alla lettura dei testi fondamentali della letteratura mondiale, e Gli uomini non sono isole. I classici ci aiutano a vivere (2018), un inno ai classici e a ciò che nella società viene considerato ingiustamente inutile perché non produce profitto.

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