Apprendiamo da fonti stampa che il progetto recentemente avanzato di una Scuola Normale del Sud a Napoli è stato oggi ritirato dalla discussione in Senato.
Questo progetto è stato portato avanti nella totale mancanza di trasparenza. Nessuna componente della Scuola Normale è stata coinvolta, né sugli scopi del progetto, né sulle modalità pratiche della sua attuazione. Nessuna componente è stata ascoltata dalle istituzioni locali e nazionali, restringendo il dibattito a una sterile interlocuzione tra esponenti politici e Direzione.
Nonostante la conclusione della vicenda, oggi sentiamo il bisogno di esprimere con forza le motivazioni della nostra contrarietà e intervenire costruttivamente sul presente e sul futuro della nostra Scuola.
Come studenti e dottorandi della Scuola Normale ci siamo riuniti in assemblea per esprimere la nostra sfiducia totale nei confronti del Direttore. Chi pensa di poter governare un’istituzione universitaria con piglio autoritario ha un’idea dell’università e della ricerca che è opposta ed ostile a quella di noi studenti e dottorandi.
L’Università che vogliamo noi è prima di tutto uno spazio di democrazia e confronto: l’Università siamo tutti noi che la viviamo ogni giorno! Per questo, nella seduta odierna del Senato Accademico abbiamo avanzato una mozione di sfiducia nei confronti della Direzione, ancor prima di sapere del naufragio della proposta. Data l’assenza del Direttore, la sfiducia sarà messa ai voti nella prossima riunione.
Troviamo priva di fondamento e totalmente fuori fuoco la difesa campanilistica portata avanti in questi giorni da parte dell’amministrazione comunale e delle forze politiche di governo. La nostra contrarietà non ha origine dalla sterile tutela di “marchi” legati ad una o a un’altra realtà territoriale, ma da una questione di opportunità politica legata sia al metodo antidemocratico di gestione già denunciato sia soprattutto al grave stato attuale in cui versa il sistema universitario italiano.
Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a uno smantellamento continuo del sistema dell’Università e della Ricerca in Italia. Solo lentamente le Università pubbliche stanno tornando ad assumere docenti dopo anni di blocco del turn-over imposto dalla Legge Gelmini. L’asfissia in cui sono state costrette le facoltà italiane ha portato a una desertificazione crescente, desertificazione avvenuta con la precarizzazione del lavoro e i tagli al diritto allo studio. Oggi la stragrande maggioranza di noi sa che sarà espulsa dal sistema della ricerca per assenza di politiche e finanziamenti adeguati.
L’apertura di nuove scuole di eccellenza, voluta dal Direttore, estremizza questa logica di desertificazione.
Noi non vogliamo essere una cattedrale nel deserto!
Siamo contrari a un sistema universitario bipolare, fatto di piccoli centri iper-finanziati e per pochi, e di grandi atenei ridotti al collasso per tutti gli “esclusi”. In questo modo, sotto il vessillo dell’eccellenza si vuole coprire la mancanza di investimenti in diritto allo studio e ricerca.
Senza un tessuto universitario sano, questi poli definiti d’eccellenza non possono aver alcuna ricaduta reale nello sviluppo umano e scientifico del nostro Paese. Saremo solo una foglia di fico per coprire l’assenza di politiche generali di lungo periodo.
L’impressione è che nel contesto attuale – nazionale e pisano – si parli poco e male di ricerca e di studenti, di politiche universitarie, di didattica, di qualità (se non sotto forma di slogan: come si può definire d’eccellenza un centro che deve ancora nascere?). I tagli e il definanziamento dell’università danneggiano ognuno di noi oggi, domani e dopodomani. A Pisa frequentiamo un’università che, come tante altre, sta morendo, con intere aree disciplinari che soccombono: vogliamo cominciare a parlarne?
Anche se il progetto è naufragato vogliamo tenere alta l’attenzione sulle criticità dell’intero sistema, di cui quel progetto era solo un sintomo. Proprio per questo manterremo alto il livello di mobilitazione, e già stasera ci riuniremo in assemblea per decidere le iniziative future.
Quanto accaduto non deve essere un punto d’arrivo, ma di partenza.
Ci rivolgiamo a tutte le Università, ai centri di ricerca, alla cittadinanza per rivendicare che l’attuale Legge di Stabilità preveda il rifinanziamento dell’Università, della Ricerca e del Diritto allo Studio. Ci rivolgiamo agli studenti, ai dottorandi, ai ricercatori dell’Università di Pisa e del Sant’Anna per avviare riflessioni e iniziative comuni.
Pensiamo che sia da mettere tra le priorità per il Paese il ripensamento del sistema universitario italiano, superando la precarizzazione endemica con un vasto piano di investimenti. Solo invertendo la rotta, il nostro Paese potrà uscire dalla crisi.
Solamente uniti possiamo lavorare perché ciò che appare sempre di più come un deserto, possa tornare terreno fertile per un futuro diverso.
L’Assemblea degli allievi della Scuola Normale Superiore
Mercoledì 12 Dicembre 2018
Fote: https://www.facebook.com/notes/assemblea-degli-studenti-della-scuola-normale/non-vogliamo-essere-una-cattedrale-nel-deserto/217668275815712/

 

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4 Commenti

  1. Perché non ci contiamo, noi che vogliamo un’università diversa? Che vogliamo abolire le logiche dei gruppetti che mobizzano gli altri, la soppressione di ogni discussione democratica, la gestione delle carriere con stop e promozioni che hanno dell’incredibile?

  2. Ad uso dei lettori distratti:
    1) il governo ha stanziato 50 milioni di euro per realizzare una scuola di questo tipo (ma che suppongo non potrà fregiarsi del nome di Normale)
    2) la mozione sopra ospitata ha portato alle dimissioni del Rettore (e non e’ la prima volta che accade, a differenza di quello che dicono alcuni giornali)

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