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Non usiamo MePA dai via, siamo ricercatori, noi

Bello Figo è un rapper italiano di origine ghanese che spopola fra i giovani. Le sue canzoni, come “Non pago affitto”, sono clamorose prese in giro sui paradossi delle politiche sull’immigrazione. Il linguaggio è crudo e volgare, ma il messaggio è dirompente. I miei ricercatori si sono ispirati a Bello Figo per prendere in giro le politiche sull’università dell’ultimo decennio. Il risultato è Non uso MePA a cura di Bello Assegnisto (William) e Precariozz (Luca): uno spaccato di vita universitaria visto dalla parte dei più deboli – i ricercatori precari – costretti a lavorare fra mille assurdità con regole e burocrazia incomprensibili. MePA, la bizzarra e inefficiente piattaforma informatica della Pubblica Amministrazione, è un simbolo – come l’affitto di Bello Figo – un simbolo dei paradossi burocratici, del surrealismo normativo, dell’apatica rassegnazione che ormai pervade la vita di tutti i giorni nelle nostre Università. La canzone vuole essere un appello alle Istituzioni perché liberino presto l’Università dalle regole bizantine e punitive, perché così avviene in tutto il mondo civile e perché in Italia “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” (Cost. art.33).

 

Bello Figo è un rapper italiano di origine ghanese che spopola fra i giovani. Esponente del movimento swag, le sue canzoni sono clamorose prese in giro sui paradossi delle politiche sull’immigrazione.

La sua hit su Youtube “Non Pago Affitto” ha superato i 18 milioni di visualizzazioni, quasi un terzo della popolazione italiana.

Il linguaggio è crudo e volgare, ma il messaggio è dirompente.

Autorevoli opinionisti, come Gad Lerner, ne hanno capito la portata: “Bello Figo è un rapper che ha ironia, è scafato, sa usare il linguaggio come pochi e ne capovolge il significato ideologico.”

I miei ricercatori si sono ispirati a Bello Figo per prendere in giro le politiche sull’università dell’ultimo decennio.

Il risultato è Non uso MePA a cura di Bello Assegnisto (William) e Precariozz (Luca): uno spaccato di vita universitaria visto dalla parte dei più deboli – i ricercatori precari – costretti a lavorare fra mille assurdità con regole e burocrazia incomprensibili.

MePA è il mercato elettronico della Pubblica Amministrazione, la bizzarra e inefficiente piattaforma informatica che, da qualche anno, docenti e ricercatori sono costretti a usare anche per acquistare anche le apparecchiature scientifiche necessarie per la loro attività.

MePA è un simbolo – come l’affitto di Bello Figo – un simbolo dei paradossi burocratici, del surrealismo normativo, dell’apatica rassegnazione che ormai pervade la vita di tutti i giorni nelle nostre Università.

Il testo affronta ironicamente gravi problemi della ricerca nel nostro Paese: il precariato, l’insufficienza dei finanziamenti, la fuga dei cervelli, la valutazione fine a se stessa, la burocrazia opprimente, l’iper-produttività pubblicistica, ed altro.

La canzone vuole essere un appello alle Istituzioni perché liberino presto l’Università dalle regole bizantine e punitive, perché così avviene in tutto il mondo civile e perché in Italia “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” (Cost. art.33).

 

 

Non uso MePA

 

[intro]

Ehi, Ehi, Ehi

non uso MePA

non uso MePA

non usiamo MePA

dai via, siamo ricercatori, noi

 

[hook]

io non uso MePA

non uso MePA

io non uso MePA

non uso MePA

io non uso MePA

non uso MePA

non uso MePA

 

[bridge 1]

tutti i miei acquisti li faccio su Amazon

swag Amazon, da quando siam ricercatori, abbiamo:

soldi, laboratori, carte di credito

 

[hook 2]

io non faccio segretario

segretario

segretario

segretario

io non faccio segretario

segretario

segretario

segretario

 

[bridge 2]

non faccio amministrativo, perché sono scienziato

son ricercatore (no MePA, no MePA)

ricercatore!

 

[verse 1]

è stato Mattarella a dirci che noi siamo il futuro dell’Italia

quindi io ho portato tutti i miei amici con la laurea

anche Matte’, Matteo Renzio

ha detto di semplificar

quindi tutti i miei ami’

tutti i miei amici abbiamo tutti PhD-o, PhD-o

dai cao, ricerchiamolo!

noi vogliamo fondi di ricerca, spenderli bene

poi vogliamo tutti wi-fi, wi-fi, anche stipendio

rimborso dell’albergo in missione

perché sono bravo, genio, capace, wow

 

[hook] x 2

io non uso MePA

non uso MePA

io non uso MePA

non uso MePA

io non uso MePA

non uso MePA

non uso MePA

non uso MePA

io non uso MePA

non uso MePA

io non uso MePA

non uso MePA

io non uso MePA (oddio bello)

non uso MePA (oddio bello)

non uso MePA (oddio bello)

non uso MePA (oddio bello)

 

[verse 2]

nel mio Paiese c’è tanto bisogno

quindi son tornato in, in Italia

ma nel mio dipartimento non mi fan fare ricerca

portano sempre i moduli, moduli da co-compilare

ma a me, a me, non mi pi-ace

perché io preferisco fare ricerca, ricerca

dai cao, studiamolo!

poi ho bisogno di un laboratorio perché alla mattina

mi sveglio sempre con un sacco di idee (idee) idee (idee)

dai cao, innoviamolo!

io faccio sempre il mio dovere

si chiama valutazione della ricerca, della swagga, del wow

ANVUR, ANVUR, SUA troppo VQR

un sacco di soldi saranno risparmiati

io mi siedo al computer come si siede sulla sedia

apro l’internet e poi scrivo un nuovo paper

ehi direttore ti piace la mia pubblicazione?

ehi ANVUR non sei per niente swagga

smetti di tormentarmi e unisciti

vieni con me in laboratorio a fare rice’

 

[outro]

non faccio amministrativo (no MePA)

perché sono scienziato (no MePA)

sono ricercatore (no MePA, no MePA)

ricercatore! (no MePA)

ricercatore! (no MePA)

ricercatore! (no MePA)

ricercatore! (no MePA, no MePA, no MePA)

 

 

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11 Comments

  1. Tutto bene nel pezzo. Sarebbe bellissimo se in una nuova versione ci fosse anche un pezzettino sul fatto che i fondi pubblici sono per i ricercatori e non per il personale di supporto alla ricerca, che col mepa ed annessi può solo crescere!

    Aneddoto: da me hanno recentemente introdotto l’obbligo di compilare un modulo per chiedere che venga compilato il modulo “buono d’ordine”. Trascurando tutti gli altri moduli che vengono a cascata generati durante il completamento dell’acquisto chiedo: sono l’unico in questa situazione?

    • I moduli che generano altri moduli sono una fenomenologia tipica della burocrazia impazzita. Meriterebbero uno studio scientifico. Da parte di esperti di fissione nucleare.

  2. Come si sta applicando nei vostri atenei la modifica (art. 36, comma 2, lettera a) del codice per gli appalti entrata in vigore a luglio 2017 (D.lvo 56/17)? Dove è affermato che:

    “…2. Fermo restando quanto previsto dagli articoli 37 e 38 e salva la possibilità di ricorrere alle procedure ordinarie, le stazioni appaltanti procedono all’affidamento di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie di cui all’articolo 35, secondo le seguenti modalità:

    a) per affidamenti di importo inferiore a 40.000 euro, mediante affidamento diretto anche senza previa consultazione di due o più operatori economici o per i lavori in amministrazione diretta; disposizione modificata dal DLgs 56-2017 in vigore dal 20-5-2017 ”

    Se applicato correttamente eviterebbe il dover fare indagini di mercato anche per acquistare beni il cui costo si attesta al di sotto dei 1000 € (tipo cotone idrofilo o un anestetico).

    • L’art.37 è quello che vanifica tutta la semplificazione che l’art.36 del Nuovo Codice si proponeva di introdurre. Esso dispone che “fermi restando gli obblighi di utilizzo di strumenti di acquisto e di negoziazione, anche telematici, previsti dalle vigenti disposizioni in materia di contenimento della spesa”.
      Ovvero rimanda alla follia burocratica dell’articolo 1, comma 450, secondo periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296: un comma così pasticciato dalle modifiche successive da essere ormai incomprensibile, per cui viene applicato nella maniera più ottusa e restrittiva.
      Per gli EPR il problema è stato risolto con l’art. 10, c. 3, del D.Lgs. 218/2016 che recita: “Le disposizioni di cui all’articolo 1, commi 450, primo periodo, e 452, primo periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, non si applicano agli Enti per l’acquisto di beni e servizi funzionalmente destinati all’attività di ricerca.
”
      Si sono dimenticati delle Università, dove la ricerca si fa esattamente con le stesse modalità degli EPR.
      Non è la prima volta, si sono scordati di noi anche per gli scatti stipendiali, dove la disparità di trattamento rispetto ai ricercatori EPR si manifesta in tutta la sua assurdità e ingiustizia.

  3. Da qualche parte nel mondo il DOTTORATO CONTA.
    http://www.huffingtonpost.it/2017/11/08/graziano-ottiene-il-dottorato-a-65-anni-ora-mi-aspettano-alla-nasa_a_23270279/
    In Italia, soprattutto nei concorsi della P.A. il dottorato non solo non conta, ma non sanno neanche cosa sia.
    Forse conta alla fine, nella graduatoria dei concorsi.
    Alla NASA conta dall’inizio, per SFONDARE.
    Capito Ministro Madia?

  4. MaxStirner says:

    queto sito presenta molto spesso analisi ben ponderate e puntuali delle storture burocratiche e delle ineffettività del sistema universitario italiano.
    noto però che spesso non si propongono soluzioni e/o vie di fuga praticabili anche solo in linea di principio per i giovani precari, sfruttati e sottopagati.

    • Sul tema dei ricercatori precari ho scritto più volte proponendo soluzioni.
      Es. https://www.roars.it/online/sui-modelli-unici-atto-iii-dove-si-narra-di-ruoli-unici-e-di-contratti-unici/
      https://www.roars.it/online/cerano-una-volta-i-ricercatori-universitari/
      La soluzione a mio parere deve comprendere la liberalizzazione delle figure di pre-ruolo dai troppi vincoli inutili e incomprensibili, il ripristino della figura del ricercatore di ruolo (l’assistant professor che esiste in molti Paesi), investimenti adeguati e soprattutto continui nel reclutamento dei giovani, l’eliminazione della burocrazia anvuriana del reclutamento, la cancellazione della stravagante contabilità dei punti organico con il riconoscimento di una vera autonomia budgetaria alle Università. Semplice. E non costerebbe nemmeno molto.
      Contemporaneamente è necessario tornare a lavorare in modo normale per la ricerca, sopprimendo i vincoli burocratici introdotti negli ultimi 10 anni, perché se un giovane diventa ricercatore deve fare il ricercatore, non l’amministrativo, il tecnico o il burocrate.

  5. ilnovello says:

    Una risata ci seppellirà…..
    Complimenti a William & Luca MC e Casagli DJ per la swaggata esilarante!

    Anch’io NON USO MePA da tempo, ho abbandonato il traffico internazionale di cartucce per stampante e mi diletto con il consumo personale di moderate dosi comprate su amazon togliendo al bilancio familiare.

    Per il materiale di ricerca invece è altrettanto esilarante la procedura per l’acquisto centralizzato:
    – Negli anni AC (avanti Cantone), gli ordini si facevano con una semplice email al personale amministrativo di Dipartimento. Dopo le opportune verifiche, il tutto veniva processato in 1-2 giorni e il materiale arrivava secondo le tempistiche del corriere (una massimo due settimane).
    -Negli anni DC (dopo Cantone), gli ordini sono centralizzati ed affidati ad un ufficio locato in qualche luogo dello spazio-tempo. La procedura per effettuare un ordine richiede una triangolazione di mail tra il fantasmagorico ufficio centrale, il personale amministrativo del Dipartimento e lo sfortunato Docente da far girare la testa ad un hacker esperto. Quello che negli anni AC si faceva con una mail, negli anni DC ne richiede decine avanti e indietro, a destra e a sinistra (ne ho contate 20 poi sono svenuto), verifiche, firme, controfirme e mesi di attesa per avere il materiale ordinato. SWAGGA!!!!

    Se per Natale il MIUR volesse regalare al corpo docente un comodo braccialetto elettronico da sfoggiare sulla caviglia potremmo anche stanare quelle (numerose) mele marce che hanno accumulato una fortuna dirottando fondi di ricerca in paradisi fiscali.

    Shame on you and swagga on me

  6. Ne approfitto per chiedere un chiarimento sugli acquisti con cifre inferiori o uguali ai 1000€. E’ vero o non è vero che in questo caso non c’è obbligo di acquistare su MEPA?

  7. Non solo non è obbligatorio per cifre inferiori o pari a 1000€, ma sino a 40.000€ si può ricorrere all’affidamento diretto senza bisogno di indagini di mercato e con un solo preventivo (sotto soglia). Tutto in base alle modifiche apportate al Codice degli Appalti (art. 36, comma 2, lettera a) entrate in vigore a maggio 2017 Decreto Legislativo 56/2017. In molte Università lo stanno già applicando.

    • Confermo che sotto i 1000 euro non c’è obbligo alcuno. Invece sotto i 40k l’art.36 rimanda al 37 che purtroppo dice che “Le stazioni appaltanti, fermi restando gli obblighi di utilizzo di strumenti di acquisto e di negoziazione, anche telematici, previsti dalle vigenti disposizioni in materia di contenimento della spesa, possono procedere direttamente e autonomamente all’acquisizione di forniture e servizi di importo inferiore a 40.000 euro …”.

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