Riceviamo e pubblichiamo il testo di A. S. Bergantino e A. Zannini.

Mentre il governo sembra sul punto di buttare a mare le abilitazioni nazionali, e con esse buona parte della filosofia della Riforma Gelmini, nessuno si ricorda più di 475 docenti che hanno in tasca un’idoneità alla prima fascia e che rischiano di doverla utilizzare come la famosa “carta bianca” di Totò ne I due colonnelli.

Tra blocchi delle assunzioni, limiti all’utilizzo del turnover, punti organico e pensionamenti di massa, l’università italiana “finge” di dimenticarsi di questi 475 idonei. Perché? Ma perché, mentre i giornali “sparano” che i docenti universitari guadagnano 13.000 euro al mese, questi 475 idonei non salgono sui tetti, sono magari di mezza età, e molti hanno avuto il torto di vincere un concorso con una commissione estratta a sorte. E’ l’Università nell’era mediatica, bellezza.

Breve cronistoria di una vicenda molto italiana. Nel 2008 vennero banditi concorsi per circa 3000 posizioni di I e II fascia, in un turbinio di polemiche, perché si discuteva già di abilitazioni nazionali e successive chiamate locali. Tanto che Gelmini-Giavazzi introducevano dei correttivi meritocratici al vecchio sistema del concorso locale con due idoneità: ad esempio 4 commissari su 5 venivano estratti a sorte e si prevedeva l’impiego di indicatori bibliometrici.

Nel frattempo, però erano scattati i famosi tagli lineari di Tremonti e di lì a poco avrebbe preso corpo il cosiddetto “blocco delle assunzioni” per gli atenei che presentavano una spesa per il personale superiore al 90% del Fondo di funzionamento ordinario. Così, quando nel 2010 poté svolgersi la maggior parte dei concorsi banditi due anni prima, molti dei vincitori si trovarono senza alcuna possibilità di prendere servizio nelle sedi che pure avevano a disposizione le risorse per assumerli. Provate poi a immaginare chi, come chi scrive (A. S. Bergantino, A. Zannini), aveva avuto la colpa di vincere un’idoneità in un’altra università, mentre la sua si era inopinatamente trovata tra le “sedi non virtuose” soggette al blocco delle assunzioni…

Il nuovo che avanza. Tra il 2010 e il 2012 le assunzioni di idonei nei concorsi del 2008 sono dunque procedute con il contagocce, mentre l’università perdeva circa il 20% del suo corpo docente. Grazie alle proteste del mondo universitario a seguito dell’approvazione della Riforma Gelmini, che metteva a esaurimento il ruolo di ricercatore, venivano quindi stanziati circa 270 milioni per favorire il passaggio di un cospicuo numero di queste figure a docenti di II fascia. E siccome si intuiva che le abilitazioni nazionali previste dalla stessa riforma non fossero di semplice attuazione, tutti hanno pensato che queste risorse potessero essere utilizzate per  assumere quei ricercatori che l’abilitazione (anzi, la vecchia “idoneità”) l’avevano già. Così in effetti è stato previsto dal decreto per il FFO del 2012, che dà modo di assorbire entro l’anno buona parte degli idonei di II fascia non ancora assunti.

E i docenti di II fascia con in tasca la famosa idoneità di I fascia rimasti a zonzo? Questi, a seguito di assunzione o consunzione si sono nel frattempo ridotti da 1417 a 475 (33%). Si tratta, evidentemente, di un gruppo eterogeneo di docenti, che appartengono alle 16 università “non virtuose” (tutte del centro-sud, solo Modena-Reggio Emilia, Udine e Trieste al nord) e ad altre 14 sedi sparse nella Penisola. Tra di essi il numero delle donne (29%) è più elevato del numero di donne attualmente in cattedra (18%).

Qualcuno potrebbe pensare che, non essendo stati assunti, debba trattarsi dei docenti meno meritevoli. Sono invece solo docenti che non hanno potuto essere assunti dalle proprie università per vincoli finanziari, pur avendone queste la volontà di farlo. C’è dunque un’evidente disparità di trattamento rispetto a coloro che hanno preso servizio nel nuovo ruolo in atenei non soggetti al vincolo. Talora la discriminazione è tra i vincitori di uno stesso concorso! Del merito, peraltro, già si è detto: questi docenti hanno passato un concorso più selettivo di tutti i precedenti.

Todos caballeros. Riuniti in un coordinamento nazionale abbiamo provato, senza riuscirci, a farci ricevere dal Ministro Profumo. Nei corridoi del ministero ci dicono: per carità, purché non parliate di ope legis! Anche i colleghi di Roars, che ci ospitano, ci hanno pregato: niente toni corporativistici, non è nella linea editoriale del sito…

In realtà, nessuno di noi chiede di essere “promosso” ordinario: è un diritto che abbiamo pienamente acquisito, con le nostre forze, nei concorsi che abbiamo vinto.  Si tratta di capire che sono in gioco fondamentali diritti di uguaglianza, costituzionalmente garantiti: 475 docenti di I fascia disseminati in tutta Italia hanno i medesimi titoli giuridici dei loro 942 colleghi che hanno già preso servizio.

Una soluzione a costo praticamente zero può essere cercata nell’attuale quadro normativo – in particolare nell’interpretazione da dare ai contenuti e alle previsioni del D.lgsl. 49/2012 in merito alla possibilità di utilizzo del turnover e delle modalità di calcolo della spesa -, garantendo ovviamente la piena autonomia decisionale dei diversi atenei in merito alle assunzioni. Ci sembra un semplice gesto di buon senso, altro che cavalleria.

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13 Commenti

  1. Secondo me l’eliminazione dell’idoneità nazionale e il controllo a valle dei concorsi favorisce quelli che hanno la vecchia idoneità, perché non arriva la pletora dei nuovi idonei con la pretesa di essere chiamati.

  2. Non penso che il rimandare al 2015 l’abilitazione nazionale possa direttamente favorire i possessori di “vecchie” idoneità. La proposta di articolato per l’università nel c.d. Decreto del merito aggiungerà ulteriore incertezza. Questa è l’unica cosa che il nostro sistema non ha bisogno!

  3. La condizione degli idonei di prima fascia (alla quale appartengo) è davvero surreale. Alcuni di noi hanno vinto in concorso bandito dal proprio (o da altro) ateneo e sono stati chiamati dalle Facoltà, ma sono da mesi in attesa di prendere servizio per un blocco imposto dal ministero. Altri non sono stati chiamati solo perche’ i concorsi si sono chiusi dopo l’entrata in vigore del blocco.
    Si potrebbe pensare che la ratio del blocco sia nell’idea che le università ‘non virtuose’ non devono continuare ad assumere ordinari. Bene, verrebbe da dire, allora favoriamo il ‘deflusso’ di questi idonei verso gli atenei ‘virtuosi’. Ma il ministero ha di recente anche abolito gli incentivi per la mobilità inter-ateneo!
    Quindi gli idonei di prima fascia restano in una sorta di limbo. Da una parte gli Atenei di provenienza che vorrebbero ‘promuoverli’ (e avrebbero le risorse economiche per farlo, perche’ l’aumento di stipendio in molti casi e’ davvero irrisorio) ma non possono. Dall’altra, gli Atenei virtuosi che potrebbero (e in molti casi, vorrebbero) assumerli, ma non se lo possono permettere, perchè un ordinario ‘esterno’ costa troppo.
    La soluzione NON e’ un ope legis. Basterebbe re-introdurre norme per favorire la mobilita’, e/o interpretare alla lettera il D.lgsl. 49/2012, che prevede di usare una percentuale delle risorse economiche liberate dai pensionamenti per le nuove assunzioni. Visto che il ministero si appresta a varare un decreto sul merito, potrebbe cogliere l’occasione per dare la possibilità agli atenei di valorizzare i professori che hanno già ottenuto una meritata idoneità.

  4. La situazione è veramente paradossale, considerato tra l’altro che il costo per la presa di servizio di idonei di prima fascia incardinati come associati nello stesso ateneo è irrisorio, quando non addirittura nullo. Tra l’altro, molte università che hanno subito il blocco in quanto “non virtuose” con i criteri Gelmini sono ora in ottima posizione rispetto ai nuovi criteri che considerano l’aggregato FFO+tasse universitaria, ma comunque non sono in grado di recuperare il turnover del 2009 e del 2010, anni, peraltro, in cui i pensionamenti sono stati numerosissimi. Questo accentua l’irragionevolezza del sistema e la violazione dei principi di parità di trattamento e di eguqglianza.

  5. Forse è opportuno informare il mondo sulla dimensione economica del problema visto che la stampa, da questo punto di vista, non aiuta per niente.
    La mia università, in cui gli idonei di I fascia vincitori di concorsi banditi da altre sedi sono 7, ha stimato in 10.000 Euro anno (compresi gli oneri a carico dell’Amministrazione) il costo dell’upgrade. Per TUTTI e sette.
    Costo che diverrà di circa 120.000 Euro a regime (da fine 2016) dopo la ricostruzione di carriera, salvo interventi legislativi peggiorativi…
    Se è vero che un Ordinario Equivalente vale 126.000 Euro circa, a regime COMPRI 7 al prezzo di 1!

  6. premesso che reintrodurre le idonei multiple fu a suo tempo un errore, e che comunque chi e’ idoneo deve avere una risposta e non puo’ rimanere in un qualche limbo, pero’ mi viene da chiedere cosa serve ora al mondo universitario progressioni di carriera o nuove forze? (e le due cose visto l’andazzo politico non posso che essere in alternativa)
    La scelta deve essere politica nel senso che bisogna identificare le priorita’ dell’universita’ -e non agire su ogni cosa come fosse una spesa da limitare (cosa che e’ stata fatta negli ultimi anni) – in base a quelle priorita’ identificate fare delle scelte precise e non muoversi a tentoni dando poi un colpo al cerchio e uno alla botte per cercare di far finta di non scontentare nessuno. Credo che la aspirazione degli idonei siano ampiamente legittime, ma mi domando solo se e’ la priorita’ attuale dell’universita’ per quanto riguarda il “reclutamento” sia fare queste chiamate a p.o..
    Tra le altre cose usare il tag reclutamento per identificare questo post lo vedo personalmente improprio visto che si tratta de facto solamente di progressioni di carriera

  7. I cosiddetti “idonei” hanno ottenuto un riconoscimento nazionale, il loro profilo, la loro produzione scientifica e la loro carriera sono state giudicate da commissioni disciplinari. A cos’altro deve ambire uno studioso serio che fa ricerca e che insegna all’università ? Quale altra motivazione deve cercare chi lavora all’università ? Quelle motivazioni e quei riconoscimenti creano aspettative perfettamente legittime. Bene: se questo è stato riconosciuto agli idonei di II fascia, per i quali sono stati stanziati fondi finalizzati, vorrei sapere in base a quale distorsione giuridica si dovrebbe riservare un trattamento discriminatorio a chi verosimilmente ha dimostrato capacità ovviamente superiori conseguendo una idoneità di I fascia. Questo sarebbe riconoscere il merito ? Se oltretutto tra decreto 49, condizioni di bilancio maturate in molti atenei, dinamiche dei pensionamenti e conti alla mano la chiamata di quei meritevoli colleghi è tecnicamente possibile, mi domando cosa le università interessate aspettino a dare loro il dovuto, così come hanno fatto con altre posizioni o di II fascia o anche di ricercatore vincitore di concorso.

  8. So che quello che sto per dire è ai limiti del patetico, ma non mi sembrerebbe del tutto improprio sottolineare, ai nostri interlocutori, che sono, almeno alcuni, anche parte dell’accademia, e dunque sanno bene come vanno le cose di essa accademia, che noi abbiamo vinto un concorso vero, concorsi veri (o, almeno, abbastanza veri) nei quali i commissari, in quanto estratti a sorte, non erano legati ad alcun vincolo precostituito; questo evento ha fatto sì che, in buona parte, e compatibilmente con la vischiosità del nostro ambiente, quei commissari hanno potuto esperire il loro ufficio in modo relativamente conforme a quel che normalmente si chiede a commissari di concorso. Almeno nel mio caso, se non ci fossero state le estrazioni non credo proprio che avrei mai visto, nemmeno col cannocchiale, un’idoneità di prima fascia: e non credo, ma anzi mi consta che il mio è tutt’altro che un caso isolato.

    E’, dunque, paradossale che proprio noi ci troviamo trattati come questuanti: ma forse tutto ciò non è casuale; forse si tratta di un destino perverso e bacato che corrode senza remissione l’università italiana.

  9. Il problema è assai grave, lede diritti costituzionalmente garantiti tra cui quello di uguaglianza (idonei in analoghe procedure di concorso, trattati in maniera diseguale a seconda dell’Ateneo chiamante). Va sottolineato che per molti degli idonei, vista la anzianità di servizio nel pregresso ruolo, il “costo azienda” e, cioè, il costo reale e non in termini di punti organico è pari a zero. E’ urgente che il Ministero trovi una soluzione.

  10. Secondo me il problema principale riguarda la riduzione nelle mani di pochi (ordinari) dei processi decisionali futuri dell’accademia italiana.
    Considerando poi che questi idonei che hanno vinto in molti casi un concorso come outsiders (idoneità da esterni) grazie a commissioni sorteggiate e quindi meno manipolabili, sono anche una garanzia di scelte basate sul merito.
    Vogliamo affossare tutto questo?

  11. L’ingiustiza nel trattamento di questi idonei, a cui non credo possano essere addossate colpe particolari per l’attuale situazione, e’ palese. La possibilita’ che vedano scadere le proprie idoneita’ e/o si ritrovino risucchiati nel nuovo meccanismo di reclutamento (nel quale le loro “vecchie” idoenita’ avrebbero il citato valore della carta bianca dei due colonnelli) e’ concreta.

    La situazione e’ paragonabile a quella di un ciclista che, con sforzo immane, riesce a costruirsi una fuga in montagna, su pendenze massacranti, seguite da discesce da brivido, con curve mortali, e quando finalmente e’ in vista del traguardo, ecco che alle sue spalle emerge, da chissa’ dove, il gruppone, che sta per risucchiarlo e su cui non potra’ prevalere piu’, perche’ e’ gia’ stanco e massacrato. L’idoneo non chiamato e’ quel ciclista, col gruppone alle spalle, ormai distrutto e con il traguardo a 100 metri. Solo che ha bucato, anzi, gli hanno forato la ruota.

  12. Dopo più di un anno, la situazione è più o meno la medesima. E manca poco ormai alla scadenza dell’idoneità!

    Alla Sapienza poi, le risorse ormai vengono destinate preferenzialmente al reclutamento di associati e i ricercatori, gli ordinari ormai sono merce rara….E sta passando il messaggio letale che per identificare merito e qualità bastano gli inaffidabili indicatori quantitativi che l’Anvur ha partorito, vere armi improprie nelle mani dei gruppi di potere accademico.

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