Con la recente legge di stabilità, ultimo regalo di un dimissionario governo Monti, si spara sulla croce rossa e si prende ai poveri per dare ai ricchi. Infatti, vengono dissanguate istruzione e ricerca pubbliche per regalare la bellezza di 223 milioni di euro alle scuole private.

 

I nuovi tagli si sommano a quelli del governo Berlusconi con effetti disastrosi a breve e lungo termine sullo sviluppo culturale, scientifico ed economico del paese. Peseranno sulla scuola pubblica (47,5 milioni in meno per l’offerta formativa) resa sempre più luogo fatiscente dove i nostri giovani crescono in situazioni depresse e deprimenti. Peseranno sugli atenei (riduzione di 300 milioni di euro del fondo di finanziamento ordinario), con ulteriore calo delle assunzioni e nuovi aumenti delle tasse universitarie. Peseranno sulla ricerca pubblica, con la quasi totale sparizione dei finanziamenti ministeriali. Infatti, il nuovo bando per il finanziamento dei progetti di ricerca di interesse nazionale (PRIN) è stato gravemente decurtato. I PRIN, istituiti dal primo governo Prodi nel 1996, hanno finora rappresentato la fonte primaria di finanziamento per la ricerca pubblica. Ora, invece, alle 14 aeree disciplinari del PRIN 2012, il governo Monti ha avuto il coraggio di destinare solo 38 milioni di euro. Più o meno la somma degli stipendi annui di una dozzina di calciatori di livello appena discreto che circolano nel nostro paese. Una miseria rispetto al passato (170 milioni di euro per il bando congiunto 2010-2011, 85 milioni ad annualità, e addirittura 137 milioni nel 2004), un’offesa alla dignità e alla professionalità di migliaia di ricercatori che dovranno darsi da fare per preparare progetti approfonditi, corredati da minuziose tabelle di previsione di spese, evadendo noiose richieste burocratiche, per racimolare alla fine solo inutili briciole, nei casi più fortunati. Tra l’altro, alla povertà del budget si sommano la presenza di vincoli all’aggregazione dei ricercatori basati su fasce di età che di fatto limitano la libertà di ricerca ed di un sistema di preselezione dei progetti interno agli atenei facilmente addomesticabile.

Molti stati europei programmano in largo anticipo piani di spesa dettagliati e investono significative porzioni del PIL nella ricerca, perchè la ritengono elemento cardine per lo sviluppo di un paese civile. In Italia, invece, la ricerca pubblica viene lasciata marcire in assenza di programmazione e risorse adeguate. Mario Monti vuole presentarsi come candidato premier alle prossime elezioni continuando su questa falsariga? Nella sua recente agenda, Monti spiega la sua ricetta per la crescita e scrive che “è prioritario accrescere gli investimenti nella ricerca e nell’innovazione, incentivando in particolare gli investimenti del settore privato“. Ecco svelato l’arcano: Monti ritiene prioritaria la ricerca privata, industriale, finalizzata e orientata verso obiettivi predefiniti. Niente di più sbagliato. E’ la ricerca pubblica di base il vero motore del progresso scientifico e dell’innovazione e per questo merita di essere incentivata con risorse congrue e non uccisa da tagli selvaggi. Per farlo basterebbe abolire i costi inutili di una politica vorace: stipendi e pensioni d’oro, innumerevoli sprechi e assurdi privilegi.

 

Qualche anno fa il premio nobel Renato Dulbecco dichiarò “Chi investe così poco in ricerca non può essere scientificamente competitivo né attirare a sé o trattenere i suoi ricercatori migliori“, ma è rimasto inascoltato. Se la classe politica e dirigente del nostro paese continuerà solo a partorire proclami e frasi ad effetto, programmi e agende virtuali, rimanendo in realtà sorda ai veri bisogni di istruzione, università e ricerca, se docenti, ricercatori e studenti saranno sempre più costretti ad arrangiarsi, se l’istruzione e la ricerca pubbliche verranno fatte morire, il decadimento del nostro paese sarà sempre più veloce e la melma del sottosviluppo morale, culturale e economico lo sommegerà definitamente.

S’intese un lungo tumultuante urlante rumore simile al frastuono di mille acque e il profondo stagno ai miei piedi si chiuse cupo e silenzioso sui resti della Casa degli Usher (E. A. Poe)

Send to Kindle

1 commento

  1. Sul fatto che serva ricerca di base nessun dubbio. Bisognerebbe dire a Monti che la ricerca di base richiede di solito fondi limitati, con una dispersione maggiore (seed grants), rispetto ai (maledetti) mega progetti EU, dove si scrivono 30 pagine di impatto, transfer of knowledge, etc. Insomma, ci vorrebbe poco.
    Dal mio modestissimo posto di ricercatore, registro le poche volte che riesco a fare scoperta invece che innovazione. Le scoperte sono pochissime, e sono dovute, come nella migliore tradizione letteraria, a errori, botte di fortuna, rovesciamento dell`ovvio. Tutta roba per cui i soldi servono (relativamente) poco. Serve invece tanto tempo libero, tanta tranquillita`, un po` meno insegnamento, e meno compitini amministrativi da svolgere durante la giornata.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.