Ammettiamo che i vecchi siano veramente inutili. Perchè non li portano in un posto come si deve e non li sterminano con metodi moderni? Così scrive Adolfo Bioy Casares nel “Diario della guerra al maiale”, romanzo che narra la storia fantastica e assurda di una guerra civile dove i giovani di Buenos Aires danno la caccia a chiunque abbia superato i 50 anni, perché ormai ritenuto inutile alla società. Una soluzione che sarebbe sicuramente apprezzata da chi nel nostro paese utilizza in modo ossessivo e superficiale lo spot “largo ai giovani”, facendo in realtà solo un uso strumentale e propagandistico di una retorica giovanilista molto di moda.
Il ricambio generazionale è sicuramente un elemento fondamentale e irrinuciabile per lo sviluppo di un paese ed è doveroso garantire un futuro ai giovani meritevoli, ma non bisogna per questo dimenticare che molti “vecchi” possono essere ancora una risorsa preziosa di idee ed esperienza per tutti noi. Il punto, dunque, non è tanto eliminare a priori i “vecchi” per fare spazio ai giovani, propugnando una sorta di razzismo anagrafico, quanto riconoscere il merito indipendentemente dall’età e aggiungerei anche dal sesso.

Che la storia surreale e provocatoria di Bioy Casares abbia ispirato anche Maria Chiara Carrozza, ministro di Istruzione, Università e Ricerca del defunto Governo Letta? In una intervista rilasciata il novembre scorso a Radio 24, la Carrozza infatti dichiarava che i docenti vicini ai 70 anni “se fossero generosi e onesti, dovrebbero andare in pensione” per fare largo ai giovani, aggiungendo che “chi vuole rimanere in ruolo oltre i 70 anni offende la propria università e offende i giovani”. In altre parole, nelle università i giovani precari non verrebbero assunti per colpa dei docenti 70enni che si rifiutano di andare in pensione. Ma così non si rischia di dare all’opinione pubblica un messaggio fuorviante e di fomentare, come nel romanzo di Bioy Casares, a inutili e deleterie contrapposizioni generazionali? Su Twitter la ex-Ministra si è poi lamentata che “per la questione dei 70enni si è scatenata una reazione a catena”.

Tra l’altro, i professori che hanno ottenuto nel 2013 la proroga di due anni al pensionamento, usufruendo di una norma lecita (se è così scandalosa allora aboliamola) sono una quarantina in tutta Italia. Possibile che i problemi dei precari e del reclutamento dipendano da questo ristretto manipolo di docenti? In realtà sembra che loro dipartita pensionistica non sarebbe così risolutiva, come evidenziato in un articolo apparso su Roars (http://www.roars.it/online/di-buone-intenzioni).

L’uscita dell’ex-Ministro è stata a suo tempo letta dai malpensanti come l’ennesima provocazione nell’ambito di una strategia antica mirata a depistare l’attenzione dai veri malanni dell’università pubblica. Infatti, i problemi attuali del reclutamento, come la Carrozza sa bene, sono in realtà il frutto avvelenato di reiterati e indiscriminati tagli inflitti da tutti i recenti governi e della riduzione al 20% del turnover voluta da Gelmini & co. Ma chi è venuto dopo, chi ha tanto a cuore i giovani, perchè non ha provveduto immediatamente al ripristino del 100% del turnover? Ma esistono anche altri problemi che affliggono università e ricerca pubbliche nel nostro paese. Alla totale sparizione dei finanziamenti che sta mandando in malora le ricerche di molti laboratori, si aggiungono le ricadute negative dell’utilizzo del nuovo sistema di valutazione di università e ricerca partorito dai “saggi” dell’Agenzia di valutazione di università e ricerca (Anvur). Un sistema bibliometrico automatico che millanta obiettività e imparzialità ed invece tende a premiare la quantità a scapito della qualità. Un sistema ritenuto inaffidabile nei paesi anglosassoni dove la valutazione è di casa. Un sistema che a pochi mesi dalla sua entrata in vigore sta già producendo risultati spesso inattendibili e surreali, come emerge dagli esiti delle recenti VQR e ASN, alla faccia della tanto sbandierata meritocrazia.

Ma immaginiamo per un momento che la Carrozza avesse ragione e che togliendo di mezzo i 70enni si possano fare ponti d’oro a eserciti di giovani precari. Come ci regoliamo con gli altri? Ovvero, quelli appartenenti alla fascia intermedia di età compesa tra 40 e 60 anni? Che farne di questi zombies dell’accademia? Sono ormai dei morti viventi: non possono andare in pensione (a meno che non venga fatta una legge ad hoc), non possono continuare a svolgere le loro ricerche grazie all’azzeramento dei fondi pubblici e di conseguenza non possono nemmeno più crescere allievi. Forse un emendamento “Salva zombie”? No, c’è già il “Salva Carroccio”. Se sono diventati inutili è meglio licenziarli in tronco, così avremmo dei baby-atenei e finalmente si risolverebbe anche la rogna dei cervelli in fuga, eliminando i cattivi maestri che hanno avuto la colpa di formarli: due piccioni con un fava. Come regolarsi con la didattica? Qualcuno sostiene che potrebbe essere facilmente appaltata alle industrie o alle università telematiche come, ad esempio, la ben nota “Marconi” di Roma.

Sembra che l’Anvur sia già al lavoro per mettere in piedi un sistema che utilizzi parametri assolutamente oggettivi e indiscutibili che permettano di azzerare questi inutili zombie. Si parla di uno z(ombie)-index che si otterrebbe dall’età accademica divisa per il numero di figli, dalla cifra ottenuta si dovrebbero aggiungere gli anni di militare e di gravidanza. Quelli che si troveranno sotto la mediana dello z-index sarebbero terminati. I genitori di gemelli riceverebbero un bonus speciale di sopravvivenza. Sulla cosa, però, al momento l’Anvur ha chiesto il massimo riserbo. Roars ha fatto notare, ad esempio, che un sistema del genere potrebbe avvantaggiare le donne soldato o che i ricercatori anziani sterili avrebbero la meglio su quelli giovani molto prolifici. L’Anvur ha prontamente emanato un comunicato dove annuncia che esaminerà con attenzione critiche e suggerimenti, ribadendo però che l’operazione “zombie termination” deve partire in tempi brevissimi, per il bene dei giovani e del paese: ogni sistema è perfettibile e per i correttivi c’è sempre tempo.

 

 

 

Ironia a parte, ci ha fatto molto piacere leggere la recente dichiarazione controcorrente di Stefania Giannini, neo-Ministro di ministro di Istruzione, Università e Ricerca: «un sistema sano non ha bisogno di mandare a casa gli anziani per far entrare i giovani». Speriamo che queste parole segnino l’inizio di un nuovo corso, con l’attuazione di provvedimenti urgenti per risollevare università e ricerca. I primi obiettivi potrebbero essere: 1) ripristinare il turnover al 100%; 2) ridiscutere il ruolo dell’Anvur, organizzando un sistema valutativo serio e semplice che riconosca il contributo individuale dei ricercatori e la qualità della ricerca (non la quantità); 3) avviare al più presto il bando per la Ricerca Italiana Di Eccellenza (RIDE), investendo stavolta un budget degno di questo nome: no alle elemosine degli ultimi e sventurati anni. Solo con una seria programmazione si potrà dare nuova linfa e nuove speranze ai ricercatori italiani, anche a quelli “vecchi”. Sinceramente, colpisce non poco la scelta dell’acronimo RIDE: ironia incosapevole e quasi autistica del ministero, oppure possibile allusione alla scarsa attendibilità del bando? In tempi di spending review, lanciamo speranzosi l’ennesimo appello al premier Renzi e al suo governo: Caro Matteo, facce RIDE!

 

Send to Kindle

46 Commenti

  1. Al di la’ dei discutibili metodi di valutazione penso che la cosa piu’ urgente da fare sia il ripristino del ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato ed il ritorno delle Facolta’. Il sistema top down della governance, voluto da Gelmini o chi per lei, ha determinato solo estraneita’ e demotivazione nel mondo universitario.

    • Concordo. Se c’è un Paese dove vige la gerantocrazia, è proprio l’Italia. Perché, in linea di principio, si devono sacrificare solo i giovani con i blocchi esasperati del turnover nella PA e non si possono scontentare leggermente alcuni, che tanto hanno avuto, con qualche prepensionamento? L’approccio concreto della Madia sembra molto più ragionevole degli slogan della Giannini.

    • Caro Dimitri, cerchi di essere un po’ più circostanziato: quale dei miei interventi sarebbe stato improntato alla totale mancanza di buonsenso? Vorrei chiarire che il mio commento era riferito al titolo del suo post, e non al suo contenuto (sul quale pure dissento, ma ciò è irrilevante). Oppure lei non intendeva minimamente risultare provocatorio, e le sembra di poter dire seriamente che l’Italia non è essenzialmente un paese per (e di) vecchi, bensì un paese che offre ai suoi giovani le migliori opportunità?

  2. Ma chi c’è tra gli interlocutori privilegiati di Renzi? I giovincelli Berlusconi e Verdini, per l’appunto. Accoppiamenti tipo Marchionne-John Elkann. Viva la coerenza, viva la sfacciataggine, viva il populismo. Sarei curiosa di sapere l’età media della CRUI e l’età dei singoli rettori, uno più giovane dell’altro.

  3. io ho un sogno farò il professore da vecchio ….anche perché per adesso faccio il lavoro per cui ho studiato…. e fatto molta ricerca…. poi quando sarò vecchio e non mi piacerà più fare ricerca o applicarla… vorrò probabilmente passare le mie conoscenze agli altri…. quindi insegnare….. anche perché mi sembrava saggio il detto “ci sa fare, fà, chi non sa fare insegna…” meditate gente meditate

    • Io faccio il professionista ed anche ricerca, per continuare a lavorare al meglio …. non faccio docenze… per ora …. ma forse da vecchio cambierò idea…
      Non mi piacciono però i professori che fanno ricerca, docenze ma anche i professionisti e i consulenti, anche perchè l’insegnamento e la ricerca all’università credo che sia già una professione full time, sbaglio??

    • Se non sbaglio, si possono fare anche part-time, cioè a tempo definito, sia professori di 1° e 2° fascia, sia ricercatori di tipo a). Non i ricercatori di tipo b), quelli sono solo a tempo pieno.

  4. non si capisce perché un professore che voglia rimanere a fare ricerca e/o didattica dopo i (dico io) 68 anni non possa rimanervi remunerato dalla sua lauta pensione. No, invece a molti oltre alla pensione gli abbiamo anche fatto qualche contrattino… è chiaro che se il sistema fa acqua da tutte le parti poi i soldi mancano… hai voglia a chiedere altri finanziamenti!

  5. non è un paese per vecchi.

    è un paese per chi ha il contratto a TEMPO INDETERMINATO.

    un giovane incapace raccomandato e messo dentro per favori, gode……….anche se non è vecchio, è sempre privilegiato perché è a tempo indeterminato.

    TUTTI LICENZIABILI ALLO STESSO MODO, VEDRAI SE C’E’ POSSIBILITA’ PER I GIOVANI ALLORA!

    • concordo,
      io sono favorevole all’obbligo di partita IVA per tutti i ricercatori e i docenti ovviamente assunti solo con contratti a progetto con obiettivi certi, e l’eliminazione immediata di tutti i contratti in essere.

      Il ricercatore o il professore sono professionisti, dovrebbero essere equiparati a dei dirigenti e devono perciò essere indipendenti e poter far valere sempre e solo le loro professionalità e quindi non possono essere contrattualizzati come gli altri strutturati dell’università come degli amministrativi o dei bibliotecari.
      meditate gente meditate..

  6. In effetti i fratelli Coen volevano girare il loro film “Non è un paese per vecchi” in una università italiana, l’ambientazione e la trama erano assai diverse all’inizio, l’idea era di narrare la storia di un docente settantenne ancora in servizio che trovava una borsa pieni di contanti ecc ecc..alla fine al settante non veniva concesso ingiustamente il biennio aggiuntivo di permanenza in servizio…poi la Paramount ha voluto per forza cambiare trama e ambientazione per ragioni commerciali stravolgendo tutto!!Peccato l’idea iniziale dei Coen era molto più sensata

    • Ampia quanto si vuole, ma concorda o no che, al di là di questi prepensionamenti ancora tutti da vedere, l’Italia è decisamente un Paese per vecchi, in cui i giovani vengono quotidianamente sacrificati, o no? Si rende conto che il suo scritto può risultare estremamente irritante per i tanti giovani il cui presente e futuro sono stati danneggiati dalla gerantocrazia all’Italiana? Mi pare sia abbastanza ragionevole aspettarsi delle reazioni di sdegno.

  7. mdpirro: “chi sa fare, fà, chi non sa fare insegna…”. Non le è venuto minimamente in mente il contesto in cui è nato il proverbio, che no è dell’ultima ora? Un contadino, minatore, artigiano, cacciatore, pastore ecc. anziani, per non dimenticare le nonne e i nonni con cui si conviveva, cosa potevano fare di meglio e di utile per loro stessi e per gli altri se non insegnare quel che sapevano? Memoria storica non esiste, abbasso gli studi umanistici!

    • Giustissimo, credo che con un po’ di fantasia potremmo modificare la frase…. con: “chi sa fare, fà, chi non sa fare, ricerca, chi non sa ricercare, insegna…”
      così anche dalla conseguenza degli eventi potremmo ipotizzare che i più giovani iniziano lavorando, poi si ricerca il modo di migliorare il lavoro, e per ultimo si diventa Professori insegnando ai giovani che dovranno fare il nostro futuro….
      ovviamente nei punteggi dei concorsi per docenti si dovrà tenere conto ovviamente dell’età accademica inserendo un H-index al contrario moltiplicando e non dividendo per il numero degli anni che uno ha lavorato, ricercato ho insegnato.Lunga vita ai vecchi docenti e mai più un docente con meno di 50 anni.
      ….meditate gente meditate…

    • ottimo punto,
      però, io il termine scaffolding lo associo solo ai palazzi… ed inteso come impalcatura …..

      Comunque nell’università italiana la teoria dello scaffolding (assistenza) non viene applicata… ma nemmeno immaginata…
      di solito ci limitiamo alla fase di Fading (allontanamento)…. crf.wiki-Fading (allontanamento) l’esperto riduce il proprio sostegno fornendo solo qualche suggerimento, perfezionamento o valutazione ma lasciandolo procedere autonomamente.

  8. “Caro Matteo, facce RIDE!”, bellissima complimenti.
    Per il resto, non sono d’accordo. L’Italia è un paese per vecchi. Solo in Italia ho sentito dire “E’ giovane può aspettare”, ma il peggio è che spesso questo si applica per favorire il più “anziano”.
    In un paese che non sa come valutare il merito adotta da sempre come unico indicatore, quello su cui non si può imbrogliare: l’età anagrafica.
    Abbiamo il corpo docente più anziano, e non perché lo dicono le statistiche, ma perché se vai in giro per il mondo te ne accorgi.
    Il fatto che non danno finanziamenti ai “vecchi” non è un caso particolare di discriminazione, ma non ne danno neanche ai giovani. Almeno i “vecchi” hanno potuto godere dei passati finanziamenti e dovrebbero essere competitive per i finanziamenti europei o attirare quei pochi dalle aziende. Per i giovani non c’è nulla!

  9. Trovo abbastanza fastidiosa la retorica di chi sostiene che mandare in pensione i docenti universitari a 68 invece che a 70 anni equivarrebbe a “toglierli di mezzo” (io personalmente ben prima di quell’età vorrei poter andare in pensione: non per tutti la vita è fatta solo di aule universitarie, grazie a dio) e insinua che chi propone questa misura (non da sola, certo: il ripristino del turnover ad esempio è fondamentale) sarebbe mosso da una retorica di tipo giovanilistico-renziana. Forse non ci si rende conto pienamente della realtà. Appartengo a una generazione, quella degli attuali 40-45enni, che è l’ultima in Italia ad aver avuto qualche chance (sia pure molto modulate a seconda della famiglia, dell’area geografica e del ceto di appartenenza, come per tuto in Italia): chi è venuto dopo (e stiamo parlando ormai non di una, ma almeno di quattro generazioni) ne ha avute zero, e l’emigrazione di massa è una realtà, non una “fuga dei cervelli” da mettere in burla. Se ne può almeno parlare, o sono sempre e soltanto “discorsi da bar”?

  10. @Patrizio Dimitri
    “Se dovessi giudicare i giovani in base a certi commenti da bar, sarebbe un disastro”
    La ringrazio per avermi dato del giovane ma purtroppo ho quasi 60 anni e mia figlia è in dolce attesa, quindi diventerò nonno presto…
    riguardo ai commenti da bar, se vuole davvero andare oltre i commenti da bar confronti i dati anagrafici del corpo docente italiano con quello di altri paesi poi ne riparliamo..non vedo neanche un dato nel suo articolo, solo commenti alle dichiarazioni dei ministri, forse è più lei che si avvicina ai commenti da bar..

    • signor Leo
      Giovane o 60enne padre con figli il discorso non cambia.
      Ma cosa centrano i dati anagrafici, non avevo certo l’obiettivo di fare una indagine demografica! L’ha letto tutto il mio articolo o si è fermato solo al titolo? Il concetto era molto molto chiaro: ho solo voluto mettere in evidenza l’uso e l’abuso della retorica giovanilista che ormai viene fatto a destra e a manca, questo è un dato di fatto. Ma lungi dall’apportare veri benefici ai giovani, la retorica giovanilista nasconde di solito atteggiamenti di facciata, superficiali e opportunistici che no nei traducono in azioni veramente serie e importanti. Con l’unico risultato di fomentare inutilie e pericolosi conflitti generazionali. Mi sorprende che molti ci caschino, anche gli adulti….

  11. @tutti:

    ma perché negli anni 70, 80, 90, non si diceva:

    “Italia, paese di vecchi?”

    probabilmente, perché prima tutti erano a tempo INDETERMINATO, ora, INVECE c’è più precarietà per i giovani,

    la differenza è tra PRECARI E STRUTTURARI, tra TEMPO DETERMINATO e TEMPO INDETERMINATO, e non tra giovani e vecchi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    chi condivide questa posizione?
    ho forse torto?

  12. A parte le polemiche che qualcuno sembra voler comunque fomentare a tutti i costi, quasi fossimo al processo di Biscardi, la storia dei 70enni, era solo uno spunto. Uno spunto che partiva da delle dichiarazioni a mio parere un po’ rozze, che un ministro non dovrebbe mai fare. Il discorso principale era che i cosiddetti “vecchi” possono essere una risorsa anche negli atenei e certi discorsi superficiali di rottamazione tout court, o a prescindere come diceva Totò, non servono a nulla. Io vedo che questa ridondante retorica giovanilista non porta alcun beneficio ai giovani, ma fomenta solo i conflitti generazionali. Come si fa a non rendersene conto?
    E poi, ribadisco che questo non è un paese “per vecchi”, è un paese “di vecchi”. O meglio, questo paese non è per giovani e nemmeno per vecchi. E’ un paese che in generale offre opportunità, che a volte si chiamano favori, solo ad alcuni e che maltratta molti. Basti pensare alla storia degli esodati. Vogliamo poi parlare di come vivono gli anziani nelle città, spesso abbandonati e senza assistenza? http://www.uil.it/pari_opportunit%E0/archivio/anziani.htm
    Ma questo è un altro aspetto ancora, che non era mia intenzione toccare.
    Questo è un paese dove finora ha prevalso la logica del nepotismo, del familismo, della raccomandazione e dei clan. Dovunque. Negli uffici, nei ministeri, nelle università, nel campo artistico, nel privato e soprattutto nella politica che tutto muove.

  13. Per Proitetti, per prima cosa non mescoliamo le carte in tavola: tu hai scritto per primo: “Va bene essere provocatori, ma quella per cui l’Italia non sarebbe un paese per vecchi è la più paradossale e assurda delle affermazioni. Un po’ di buonsenso non guasterebbe.” Io ho solo replicato: “meno male che ci sei tu con i tuoi interventi illuminanti e pieni di buon senso”. Avrei forse dovuto rigraziarti per il solito savoir fair che esprimi nei commenti?
    Se poi ti riferivi solo al titolo dell’articolo, questo non era evidente, e comunque gli articoli si giudicano dal contenuto e non dal titolo.
    Sul resto, ho ulteriormente chiarito il mio pensiero, che d’altronde era già molto evidente nell’articolo.

    • Caro Dimitri, il punto che vorrei fosse chiaro – e mi pare lo sia, visto che ha corretto il tiro nei suoi ultimi interventi – è che usare una retorica di tipo demagogico, già diffusa ovunque in Italia, non aiuta a ragionare serenamente. Le dichiarazioni che a suo tempo rilasciò il ministro Carrozza (mai abbastanza rimpianta peraltro, almeno da parte mia) circa la “generosità e onestà” dei pensionandi erano inaccettabili, su questo non si può che concordare. Per contro, mandare in pensione obbligatoriamente la classe docente a 68 invece che a 70 anni, pur non essendo la panacea a tutti gli enormi mali dell’Università, di sicuro aiuterebbe a migliorare la situazione da gerontocomio dei nostri Atenei (ovviamente, a patto che si ripristinasse in contemporanea il turnover al 100% e che le risorse liberate si utilizzassero effettivamente per reclutare giovani).

  14. Caro Proietti, sinceramente non mi pare di aver corretto il tiro, ma di aver più o meno ribadito i concetti espressi nell’articolo.
    A parte questo, è vero in molti atenei c’è gente che potrebbero essere messa a riposo anche molto prima dei fatidici 70 anni, ma allo stesso tempo ce ne sono altri che meriterebbero di restare anche fino agli 80, se mentalmente lucidi, per continuare a dare un contributo utile alla ricerca e alla didattica, io ne conosco diversi nel campo scientifico. Non dico che debbano rimanere percependo uno stipendio, ma decidere di mandarli via obbligatoriamente a mio parere sarebbe una perdita di un bagaglio importante di conoscenze ed esperienze.

  15. @Patrizio Dimitri
    Lei scrive: “Giovane o 60enne padre con figli il discorso non cambia. Ma cosa centrano i dati anagrafici, non avevo certo l’obiettivo di fare una indagine demografica!”.

    E’ lei che poco prima parlava di giovani che fanno commenti da bar riferendosi al mio commento e a quello di altri, non ricorda neanche ciò che scrive.

    inoltre scrive: “..la retorica giovanilista nasconde di solito atteggiamenti di facciata.. Mi sorprende che molti ci caschino, anche gli adulti…”.

    Grazie per aver aperto gli occhi a giovani e adulti, fino ad ora però di retorico trovo solo i suoi interventi, lei cita in modo chiassoso Totò, Biscardi, gli Zombie ma non c’è neanche un dato nel suo articolo e nei suoi interventi, accusa Proietti di mescolare le carte quando lei parla di anziani soli nelle città (che c’entrano gli anziani soli nelle città con l’età media degli accademici italiani?)

    • Guardi, il suo intervento mi conferma che lei non ha letto attentamente il mio articolo e nemmeno le repliche dove ho ulteriormente chiarito il mio pensiero, che d’altronde era già molto evidente nell’articolo.
      Parla di mie accuse, ma quali? Si riferisce ad un mio modo chiassoso, ma quale? Io cerco di argomentare, invece lei prima esordisce commentando il mio articolo con un intervento che voleva forse essere ironico, ma che nulla aggiunge al dibattito, poi prende pezzi di mie frasi e ne fa un uso strumentale, alterando il significato del mio discorso. Poi mi “invita” a rifarmi a dati anagrafici dei docenti italiani, come se io avessi scritto che la classe universitaria italiana è giovane, come se nel mio pezzo volessi difendere a spada tratta i “vecchi” a scapito dei giovani. Ma ripeto, l’ha letto con attenzione? Ne ha compreso bene il senso? Poi aggiunge che non vede un dato, ma quale dato avrei dovuto inserire? Insomma, le sue critiche hanno poco a che fare con quello che io ho scritto, sembrano più che altro osservazioni scomposte.
      Le parole sono importanti e le ribadisco che chi butta là tanto per dire una frase banale e fuori luogo come “chi sa fare, fà, chi non sa fare insegna” dice una madornale stupidaggine! Come se teoria e pratica fossero due cose diverse! E in questo modo scredita tanta gente che ama l’insegnamento e trasferisce le sue conoscenze ai giovani, nella scuola e nelle università. A quella frase potrei rispondere con una molto più significativa e pregnante di Leonardo Da Vinci: “Quelli che s’innamorano di pratica senza scienza son come il nocchiere, che entra in naviglio senza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada.

    • Guardi, il suo intervento mi conferma che lei non ha letto attentamente il mio articolo e nemmeno le repliche dove ho ulteriormente chiarito il mio pensiero, che d’altronde era già molto evidente nell’articolo.
      Parla di mie accuse, ma quali? Si riferisce ad un mio modo chiassoso, ma quale?
      Io cerco di argomentare, invece lei prima esordisce commentando il mio articolo con un intervento che voleva forse essere ironico, ma che nulla aggiunge al dibattito, poi prende pezzi di mie frasi e ne fa un uso strumentale, alterando il significato del mio discorso. Poi mi “invita” a rifarmi a dati anagrafici dei docenti italiani, come se io avessi scritto che la classe universitaria italiana è giovane, come se nel mio pezzo volessi difendere a spada tratta i “vecchi” a scapito dei giovani. Ma ripeto, l’ha letto con attenzione? Poi aggiunge che non vede un dato, ma quale dato avrei dovuto inserire? Insomma, le sue critiche hanno poco a che fare con quello che io ho scritto, sembrano più che altro osservazioni scomposte.
      Le parole sono importanti e le ribadisco che chi butta là tanto per dire una frase banale e fuori luogo come “chi sa fare, fà, chi non sa fare insegna” dice una madornale stupidaggine! Come se teoria e pratica fossero due cose diverse! E in questo modo scredita tanta gente che ama l’insegnamento e trasferisce le sue conoscenze ai giovani, nella scuola e nelle università. A quella frase potrei rispondere con una molto più significativa e pregnante di Leonardo Da Vinci: “Quelli che s’innamorano di pratica senza scienza son come il nocchiere, che entra in naviglio senza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada.

    • Dimenticavo: gli anziani soli nelle città li ho citati in relazione al fatto che secondo alcuni questo paese sarebbe un paese “per vecchi”. Legga bene anche mie ultime repliche e non si confonda, please! Take it easy.

  16. Non ho mai scritto frasi del tipo “chi sa fare, fà, chi non sa fare insegna”, lei fa confusione con altri commenti e ciò non mi sorprende.
    Lei cerca di dimostrare che “L’Italia non è un paese per vecchi” o qualcosa di simile…e poi scrive: “non vede un dato, ma quale dato avrei dovuto inserire?”
    Domanda pure quale dato avrebbe dovuto inserire? La sua risposta si commenta da sola

    • Primo: io non ho detto che lei ha scritto quella frase, mi riferivo in particolare a quella frase quando alludevo alle chiacchiere da bar. Mi sembra che si senta accusato senza esserlo stato.
      Secondo: è noto che la popolazione italiana è in media più vecchia del passato, non dovevo certo dimostrarlo io con dati ovvi. Parlando poi della popolazione accademica, anche in questo caso la situazione è nota e io non ho certo affermato che l’età media dei docenti italiani è bassa o più bassa che altrove.
      Come ho già scritto fino alla noia, ho solo usato degli esempi per invitare a non invischiarsi in controproducenti scontri generazionali. Non ho espresso commenti contro i giovani, ma contro l’ipocrisia di una retorica giovanilista molto in voga di questi tempi, che è in realtà è mossa da fini propagandistici. Punto.
      Adesso, se vuole continuare su questo livello, non la seguo più. Se invece vuole spendere le sue energie in un’attività più impegnativa e interessante, allora dichiari il suo nome e cognome e provi a scrivere un articolo esprimendo il suo pensiero, mettendo insieme un serie di concetti logici e coerenti e magari anche tutti i dati che ritiene utili. Se il risultato sarà buono, Roars glielo pubblicherà sicuramente. In bocca al lupo.

  17. @Patrizio Dimitri
    l’autore del post scrive “dichiari il suo nome e cognome e provi a scrivere un articolo esprimendo il suo pensiero, mettendo insieme un serie di concetti logici e coerenti e magari anche tutti i dati che ritiene utili. Se il risultato sarà buono, Roars glielo pubblicherà sicuramente. In bocca al lupo.”
    Al di là dell’autocompiacimento un pò patetico per essere riuscito a pubblicare il proprio articolo (con toni comico/eroici l’autore sembra voler dire “io ci sono riuscito provaci tu adesso!”), risulta davvero bizzarro che l’autore inviti il prossimo a mettere insieme concetti logici e coerenti, l’autore infatti sostiene (o sosteneva, non si sa perchè ritratta continuamente) che mandare in pensione i docenti a 70 anni non sia una soluzione per rilanciare il sistema e non si rende conto che non tutti i provvedimenti possono essere risolutivi ma possono comunque migliorare la situazione. Se un provvedimento non modifica strutturalmente un sistema non significa che sia da affossare o che sia carico di retorica, peraltro la Carrozza è stata contestata da molti giovani proprio perchè si è limitata alle parole senza proporre niente di concreto. D’altra parte il pensionamento obbligatorio per i settantenni era già stato impugnato di fronte ai giudici con successo (non è un paese per vecchi?).
    In sintesi mandare in pensione i docenti a 70 anni e magari anticipare il pensionamento a 68 anni come suggerisce giustamente Proietti e come avviene in molti altri paesi (in certi paesi a 65 anni) non è una panacea come sappiamo già tutti ma certamente può rappresentare un passo importante che dev’essere poi seguito da altro (vedi turn over al 100%, incremento del FFO, ecc..).
    Ora se lei non capisce ciò non so proprio cosa dirle,mi spiace per lei, un sincero in bocca al lupo per i suoi “brillanti articoli” e in bocca al lupo soprattutto ai lettori che dovranno leggerli!
    Cari saluti
    Leonardo

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.