Qualcuno dice che gli intellettuali sono le candele dell’umanità. Qualcun altro dice che gli intellettuali sono coloro che dicono verità scomode ai potenti. Di intellettuali ci sarebbe bisogno più che mai ora che le scuole sono chiamate a non fare troppa scuola, ad alternare la scuola con la ‘preparazione’ al lavoro, cioè con una delle tante forme di lavoro non retribuito, dunque di non-lavoro. Mi raccomando, però, non cercate intellettuali all’università (e nemmeno a scuola). I ricercatori-docenti hanno altro da fare: hanno da pubblicare serialmente articoli da mandare al Grande Valutatore ANVUR, il Grande Fratello della ricerca e dell’università in generale; hanno da compilare registri, rapporti, bacheche, moduli di ogni tipo. Il sistema è stato progettato per dirottare tutto il loro tempo e le loro energie verso gare di produttività, verso scalate a classifiche di efficienza che poco hanno da spartire con l’elaborazione e la diffusione della conoscenza. Gare e classifiche che lasceranno solo un deserto di ignoranza punteggiato da cinque o dieci oasi di ignorante eccellenza.

Segnaliamo l’articolo di Enrico Mauro apparso su Lecce News: Non cercate intellettuali all’università (e nemmeno a scuola).

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2 Commenti

  1. caro Enrico, piu’ invecchio e meno sopporto le generalizzazioni indebite. Il tempo mi fa fretta e a me piace fermarmi a pensare. Ma vengo a noi. Il problema, secondo me, non e’ tanto “come e’ progettato il sistema” o quali sono le circostanze in cui ci muoviamo. Non solo, almeno.

    A mio personale avviso, il punto principale e’ quello che facciamo noi come individui: cosa insegniamo ai nostri allievi? Abbiamo considerazione (amore) per la nostra disciplina e per chi sta muovendo i primi passi in essa? Quanto ci impegniamo per mettere a fuoco i problemi? Con quanto coraggio copriamo il ruolo che rivestiamo e viviamo questi anni che ci sono dati? Cosa facciamo per migliorare il posto dove viviamo? Quanto rispetto diamo a chi lo merita e con quanta serieta’ affrontiamo chi non lo merita? Quanto siamo capaci di metterci in discussione?

    Dalla mia personale esperienza, nelle università e nel mondo della ricerca ci sono straordinari intellettuali (che val la pena di ascoltare) e ci sono i peggiori vanesi (da cui bisogna allontanarsi); ci sono persone creative e altre che copiano; ci sono grandi lavoratori e ci sono travet. Proprio come ci sono insegnanti che ti fanno crescere ed altri che fanno addirittura danni – per incapacita’, per cattiva filosofia esistenziale, per impreparazione, ecc. Gli uni vanno ringraziati ed onorati, gli altri vanno messi in discussione e quando serve marginalizzati.

  2. Salutare qualsiasi riflessione generale sull’intellettuale universitario, a partire da noi stessi, singolarmente. Cosa abbiamo fatto, ognuno di noi e collettivamente, nelle varie istanze collegiali, per contrastare questi cambiamenti micidiali? Come si suol dire, i presenti ne sono esclusi, non solo per spirito di cortesia, ma perché analizzano e segnalano da anni, in tutti i modi, i vari aspetti della deriva. Si potrebbe ricominciare, bibliograficamente e per distanziarsi, da qualche sintesi trovata al volo: “Antonio Gramsci elabora, nei Quaderni del carcere, la prima vera teoria degli intellettuali.” https://intellettualeorganico.blogspot.it/2017/01/lintellettuale-organico-antonio-gramsci.html
    “L’intellettuale? Serve solo se conformista…” https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=26441
    Buona domenica.