Con una mozione del 3 luglio, il CUN chiede al Ministro chiarimenti riguardo alle regole vigenti in materia di dottorato, in particolare per quel che riguarda l’impegno a tempo pieno dei dottorandi e la possibilità o meno di affiancare al dottorato percorsi formativi professionali collegati all’attività di ricerca. Inoltre, si pone il problema dei dottorandi senza borsa, per i quali andrebbe concessa la facoltà di svolgere, entro parametri definiti, una propria attività lavorativa.

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3 Commenti

  1. Nei paesi civili il Dottorato di Ricerca (Phd) è sempre legato ad un preciso progetto di ricerca su temi precisati e descritti nel progetto. Mi sembra che il problema è nella filosofia del del dottorato.

  2. La figura del dottorando senza borsa mi lascia molto perplesso, perche’ ovviamente genera la necessita’ di impieghi part time per garantirsi un reddito di sopravvivenza. In USA spesso i dottorandi lavorano come TA (Teaching Assistant) e ricevono ua modesta retribuzione. Quelli molto bravi e inseriti in gruppi di ricerca forti, vengono supportati dai grants dei professori, per esempio NSF e spesso sono esonerati dall’ insegnare. Ci sono poi dottorati condivisi con centri di ricerca di aziende, ma si tratta di centri di alta specializzazione e che hanno in piedi importanti progetti di ricerca con le universita’.
    In Italia centri di questo tipo si contano sulle dita di una mano, il resto e’ piccolo affarismo per mettere qualche banconota nelle tasche di qualche docente disinvolto e/o fornire degli sherpa a basso costo alle aziende. Sarebbe anche da investigare l’uso di dottorandi come manodopera quasi gratuita negli studi professionali di medici, avvocati, architetti e ingegneri.
    Sarebbe il caso di suggerire al CUN un minimo di prudenza.

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