Monitoring ASN è arrivato (alle 20.10 dell’11 febbraio) a 2689 commenti. Accomunati, tutti, dalla consapevolezza che non c’è nessuno (MIUR, ANVUR, CUN, CRUI ecc.) in ascolto. Ma molto diversi fra loro: rarissime le identità palesi (io col disappunto di vedere il mio cognome privato dell’accento, e pochi altri); qualche osservatore non tanto distaccato (ma come si potrebbe?); molti candidati delusi: alcuni chiedono forme svariate di ope legis, altri si propongono ricorsi, altri allargano ancora una volta le braccia; qualche abilitato (non mi spiegherei altrimenti il cieco entusiasmo per questo procedimento – ma sarò più chiaro fra poco). Si sente perfino qualche odor di commissario… Le informazioni che girano in Monitoring ASN sono insieme grottesche, penose, allarmanti – una situazione che mi sarebbe piaciuto descrivere col sistema cartesiano di Carlo M. Cipolla, ma le interazioni fra commissario zombie, commissario non-zombie, candidato-zombie, candidato-non zombie sono troppe e l’impresa supera le mie capacità.

L’indignazione mi aveva dettato ‘Mission impossible’ – adesso quelle magagne sono di pubblico dominio. Sarebbe forse il caso di affrontare il problema ASN dalle fondamenta, posto che, in sé, l’idea di un’abilitazione nazionale vagliata da commissari attendibili non è affatto sbagliata, ma che il vaglio di 58mila candidati è impossibile in cinque mesi e inutile se fatto nell’arco di tre anni, così come la disponibilità di, poniamo, 30mila abilitati (fra incardinati e non) è uno tsunami. Provo a dire, molto schematicamente, come l’abilitazione sarebbe realizzabile – non affronto la questione della necessità di un rifinanziamento massiccio del sistema universitario, perché questo è un problema politico di ordine diverso. Elenco i passaggi nell’ordine logico e cronologico:

  1. Avviare una rigorosa procedura di accreditamento dei corsi di studio, almeno sulla base del DM 41/2013, per tutti gli atenei (pubblici, privati e telematici) – cioè il cammino inverso rispetto al DM natalizio che ha attenuato i parametri (anche in previsione di riverberi negativi dell’ASN) e ci riporta alla situazione precedente alla L. 270/2004.
  2. Fissare un termine inderogabile per la messa a norma – anche questo, fissato dapprima al 2016-2017, è stato ritoccato a Natale, con l’anticipo di un anno ma, come ho già detto, con l’addolcimento dei requisiti (del 25% !).
  3. Programmare il reclutamento in relazione alla sostenibilità dei corsi di studio, in quanto (I) la qualificazione scientifica è prerequisito essenziale per la didattica di qualità, (II) il sistema si alimenta sulla base dell’offerta formativa, (III) a parte i Ricercatori ex L. 382/1980, in Italia non esistono figure di ricercatori universitari puri, esonerati dalla didattica. La programmazione spetta al plenum dei Consigli di Dipartimento, perciò col controllo da parte di tutte le componenti accademiche.
  4. Conseguente “anagrafe” delle possibilità di assorbimento da parte del sistema, scalata nel tempo: unitamente alla garanzia che le varie tornate di ASN si svolgano con la periodicità prevista (lo so, non è del nostro Paese, dove i treni possono essere soppressi senza preavviso), questo contribuirebbe a ripartire i candidati all’ASN nelle diverse tornate (ovviamente con commissioni sempre diverse). Anche se i candidati di ciascuna sessione annuale fossero dieci volte più numerosi dei posti, non si avrebbe il cataclisma dell’ASN 2012.

Oggi invece:

  • in mancanza di qualsiasi consapevolezza programmatoria e per l’atavica (meritata) sfiducia nello Stato, il sistema ha alimentato le aspettative di un numero esorbitante di potenziali abilitati, precipitatisi a prendere l’ultimo metrò: perlopiù inconsistenti le aspettative, come si sapeva dall’inizio, e tale, il numero, da rendere impossibile una valutazione attendibile;
  • a giochi fatti, assistiamo a un autentico assalto, nel quale le più diverse e contraddittorie motivazioni vengono accampate per ottenere quello che fa comodo ai gruppi di potere accademici locali. Non entro nel merito, ma c’è da rabbrividire, e ormai tutti vi assistiamo ogni giorno. Basti dire però che le clausole premiali previste dal DM sulla programmazione 2013-2015 (nel reclutamento: quota di esterni superiore al 20% e chiamate dirette dall’estero; nella formazione delle commissioni: sorteggio di almeno 3 commissari fra docenti esterni e con alta qualificazione scientifica) saranno quasi certamente disattese nella maggior parte degli atenei;
  • per quanto ho appena detto, il solo effetto collaterale positivo di un’ASN di massa, cioè quello di provocare una certa mobilità, sarà neutralizzato dai localismi.

A chi va bene così?

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4 Commenti

  1. Secondo me nella rubrica “come andava fatta l’ASN” nessuno di quelli che ho letto ha tenuto conto del fatto che uno degli errori dell’attuazione della riforma è stato quello di non prevedere una fase di transizione. Infatti, la stragrande maggioranza dei candidati alla prima tornata sono rti, figure cancellate dalla riforma stessa. Si poteva molto semplicemente imporre il superamento delle mediane come requisito per partecipare ai concorsi, senza mettere in piedi tutta la macchina di commissioni & co.

    • Si possono cancellare le figure come dici tu ma non le persone. Sulle mediane stenderei un velo pietoso. La riforma comunque prevede proprio un periodo di transizione. La fase di transizione finirà il 31/12/2016 (o 2017?, sesto anno successivo).

  2. “il solo effetto collaterale positivo di un’ASN di massa, cioè quello di provocare una certa mobilità, sarà neutralizzato dai localismi.”
    Questa cosa andrebbe ribadita con forza, perche’ ci sono molti che continuano a ripetere che finalmente, grazie all’ASN, si sono premiati i migliori. Peccato che questi migliori non hanno (e non vogliono) capire che insieme a loro sono stati abilitati pochi “peggiori” ma che saranno questi ultimi ad accaparrarsi la maggioranza dei posti, perche’ se l’abilitazione l’hanno ottenuta un motivo ci sara’.

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