«Ora rivedremo anche i corsi di dottorato, con criteri che porteranno a una diminuzione molto netta» diceva quattro anni fa il vicepresidente dell’Anvur, Sergio Benedetto. Una promessa mantenuta, a giudicare dalla sforbiciata del 25% in soli quattro anni (da 11.786 posti nel 2012 siamo passati a 8.737 posti nel 2016). Ma la dieta dimagrante è tutt’altro che finita, a quanto pare. «… si invitano gli Atenei a riservare il 60% delle risorse prioritariamente a quei Corsi di Dottorato che già nell’a.a. 2016/2017 possiedono almeno uno dei requisiti sopra citati, o che possano essere adeguati dall’a.a. 2017/2018 in tale direzione». Questo “invito” è stato rivolto a tutti i rettori dal Capo Dipartimento Università, Marco Mancini, con una Nota datata 31.8.2016 avente come oggetto «Dottorati Innovativi, attuazione del Programma Nazionale per la Ricerca 2015-2020». I “requisiti” riportati nella nota, invero non sempre chiari, sono quelli che dovrebbero caratterizzare le tre tipologie di Dottorato innovativo: internazionale, industriale e interdisciplinare. Un “invito” che appare preludere a regole stringenti, dato, subito dopo richiesta di riservare “almeno il 60% degli importi attribuiti per le borse post-lauream a valer sul FFO 2016”  la nota annuncia un “aggiornamento, a decorrere dall’a.a. 2017/18, su proposta dell’ANVUR delle linee-guida ministeriali per l’accreditamento dei Corsi di Dottorato“. I requisiti sono tali da limitare le possibilità di conversione in dottorati innovativi di gran parte dei dottorati esistenti, che si troveranno pertanto costretti a contendersi un esiguo 40% delle risorse attribuite dall’FFO. È anche prevedibile che per rietichettare come innovativi il maggior numero possibile di dottorati, l’offerta post-laurea degli atenei andrà soggetta a profonde riconfigurazioni, anche a costo di sacrificare la qualità scientifico-didattica e organizzativa.

Versione pdf: Nota del Capo Dipartimento del 31.8.2016

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