La “cultura” della valutazione mostra tutta la sua povertà culturale quando valuta contenitori piuttosto che contenuti. In realtà la cultura TINA (non c’è alternativa) è una non cultura perché la cultura e la mancanza di alternative sono mutualmente esclusivi.   Accettare di essere letti e giudicati, commentati, recensiti, messi in discussione, confutati è consustanziale al lavoro di ricercatore. Essere giudicati ma non letti, invece, è una truffa pura e semplice: linguistica e morale, prima che giuridica e finanziaria.

 

Misura del senso

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6 Commenti

  1. MIsurare gli effetti della vaccinazione e della NON vaccinazione…
    Faccio una domanda qua perchè si parla della misura..Mi riferisco alla non vaccinazione che per anni (10 pare) l’infermiera di Treviso non avrebbe attuato. Nessuno si è accorto che i bambini anche se vaccinati prendevano il morbillo?
    O non capisco o siamo al delirio medico scientista…Una persona viene obbilgata a vaccinarsi perchè altrimenti è socialmente contagiosa??? E i 21 mila non vaccinati quanta gente hanno contagiato …e nessuno se ne era accorto priam fino le colleghe l’hanno denunciata… Poi hanno fatto verifiche sui bambini vaccinati alcuni risultavano tali altri no. Soluzione l’infermiera ha vaccino qualcuno e qualcuno no.. E se la casa farmaceutica avesse venduto vaccini inattivi… insomma quando si tocca la religione medica tutti a condannare…
    ps sia chiaro io sono favorevole ai vaccini da anni faccio quello dell’influenza con discreti risultati. In che senso discreti risultati? Nel senso che se non prendo l’influenza per il mio medico è merito del vaccino, se la prendo è un virus mutato o ho predo troppo freddo o non si sa (ed è colpa mia). Beh le vie della medicina sono infinite come quelle del Signore..che ne dite?

  2. se tu mangi due polli e io nessuno ne abbiamo mangiato uno a testa. che ne dici?
    La medicina si basa sulla fisica e la chimica e, senza necessità di dirlo, sulla matematica (tutte le scienze si basano sulla matematica), ma la medicina non è ne fisica, ne chimica.

  3. “La “cultura” della valutazione mostra tutta la sua povertà culturale quando valuta contenitori piuttosto che contenuti. In realtà la cultura TINA (non c’è alternativa) è una non cultura perché la cultura e la mancanza di alternative sono mutualmente esclusivi. Accettare di essere letti e giudicati, commentati, recensiti, messi in discussione, confutati è consustanziale al lavoro di ricercatore. Essere giudicati ma non letti, invece, è una truffa pura e semplice: linguistica e morale, prima che giuridica e finanziaria.”: è da incorniciare!!!!

  4. In effetti la questione è piuttosto semplice. E’ irrealistico pensare di valutare la produttività scientifica del paese leggendo le pubblicazioni dei ricercatori: non esistono le forze e le risorse per farlo. L’uso della bibliometria serve a superare questo problema, ma ha difetti noti, che non vale la pena di elencare un’altra volta. Chi è consapevole di questi difetti (questa consapevolezza manca all’ANVUR per ragioni del tutto politiche) sa che la bibliometria da al massimo una valutazione globale media e piuttosto imprecisa, del tutto inadatta per distribuirci sopra risorse premiali. Può servire al massimo come un grossolano indicatore di tendenza.

    • Prima dell’ASN c’erano i concorsi locali e una singola commissione non era costretta a valutare 500 domande. Le valutazioni si potevano fare con molta più calma leggendo le pubblicazioni e “ascoltando” il candidato. Quel sistema aveva sicuramente i suoi difetti ma sono abbastanza convinto che le risorse spese dall’ASN sono di gran lunga superiori rispetto ai vecchi concorsi. Ovviamente nessuno farà mai una analisi costi/benefici per sapere se alla fine ne è valsa la pena.

  5. In realtà non è poi così drammatico ‘leggere’ gli articoli di un candidato da parte di una commissione (naturalmente, se i candidati sono in numero ragionevole: 10.000 candidati sarebbe un lavoro impossibile per qualunque commissione). Questo è vero almeno per i settori scientifici. Un lavoro scientifico ha sempre annuncia sempre un qualche risultato, di per se enunciabile in maniera sintetica. Questo viene fatto già nell’abstract e meglio ancora nell’introduzione. Se si tratta di lavori che usano della matematica, tipicamente non è necessario seguire tutte le argomentazioni dell’articolo: queste sono sintetizzate in enunciati di teoremi. Si può leggere l’enunciato del teorema e non leggere la dimostrazione, questo facilita enormemente la lettura. Per la correttezza delle dimostrazioni fa fede il fatto che il lavoro è pubblicato su rivista, e anche QUALE rivista (i membri della commissione, se selezionati in un settore disciplinare, conoscono le riviste e il loro rigore scientifico). Infine, da tempo ormai si è stabilita la pratica di non valutare TUTTE le pubblicazioni di un candidato, ma obbligare il candidato a sciogliere un certo piccolo numero da sottoporre a valutazione.

    Il maggior problema è secondo me come effettuare le selezioni preliminari. Attualmente ci sono solo due gradi di selezione; il primo è decisamente osceno (secondo la mia modesta opinione, che è anche l’UNICA che conosco a tutt’oggi, nel senso che non ho mai sentito l’argomentazione contraria secondo cui appunto non sarebbe oscena)
    e il secondo, e ultimo grado, nel senso che assegna finalmente la ‘position’, è esattamente uguale a quello che c’era prima.
    Il primo livello di selezione (che in realtà stabilisce l’idoneità, cioè sarebbe il vero concorso che valuta il MERITO, essendo il secondo evidentemente vincolato alla disponibilità di posti, e a considerazioni di opportunità interne all’università che bandisce il posto) dicevo il primo livello di selezione, depurato delle sue componenti oscene — per come è strutturato non distingue il merito individuale da quello collettivo, pur essendo una valutazione individuale (!!!) — cioè supponendo che sia una effettiva misura del merito individuale, (cosa COMUNQUE opinabile) essendo l’unico livello di selezione iniziale utilizza delle soglie troppo alte.

    Insomma: detto questo, mi sembra che le affermazioni tipo TINA o tipo ‘meglio che niente’, ‘nulla è perfetto’, etc etc.. lascino davvero il tempo che trovano… Se valesse questa logica qualunque governo d’oggi in poi potrebbe fare qualunque porcata (e sappiamo infatti che le fanno, e ne sono pure consapevoli..) e poi difendersi dicendo che ‘nulla è perfetto’..

    Si va bene, ma il punto è che non è la ‘perfezione’ qui ad essere in discussione…

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