Come vivono e studiano i giovani universitari del Vecchio Continente? Lo rivela la IV indagine Eurostudent, una ricerca che coinvolge i ragazzi iscritti agli atenei di ben 25 paesi europei, ai quali è stato sottoposto un medesimo questionario. Si tratta di un vero e proprio studio comparativo, che consente di analizzare le differenze, ma anche i punti in comune, tra la popolazione studentesca italiana e quella degli altri stati UE. A tale scopo il report prende in considerazione 4 fondamentali fattori: il profilo anagrafico, l’uso del tempo di studio e lavoro, la condizione abitativa e la partecipazione a esperienze di mobilità internazionale.

 

Profilo anagrafico

In Italia la popolazione studentesca è piuttosto giovane, l’età media è di 23 anni e soltanto il 5% ha un’età pari o superiore a 30 anni; solo la Croazia e la Turchia hanno una percentuale di studenti “anziani” più bassa (2%). Ciò dovrebbe far riflettere sulla capacità del sistema universitario nostrano di attrarre – o di predisporre percorsi didattici adatti a – i cosiddetti studentinon tradizionali, soprattutto se si considera che in altre realtà – come la Norvegia, la Danimarca e l’Austria – la quota di studenti over 30 è pari, rispettivamente, a quasi un terzo ed un quinto della compagine studentesca.

Gli over 30, tendenzialmente, si iscrivono all’università dopo un periodo di transizione e provengono da famiglie non privilegiate; viceversa, con gradazioni diverse, in tutti i paesi analizzati gli studenti più giovani (fino a 24 anni) hanno in percentuale maggiore un più elevato background socio-culturale familiare e si iscrivono all’università direttamente dopo aver terminato la scuola superiore.

Poiché l’età è la variabile che maggiormente influenza la probabilità che uno studente sia genitore, è comprensibile che il nostro Paese (insieme a Turchia e Croazia) abbia la minore quota di studenti con figli (pari al 3%) e che nel Nord Europa la percentuale sia decisamente più elevata (in Norvegia raggiunge il 26%). Comunque anche limitando l’analisi agli studenti over 30, la percentuale di studenti con figli in Italia è inferiore alla media “europea”: 42% contro 56%.

Bilancio del tempo

In una settimana-tipo, come spendono il loro tempo gli studenti? Logicamente la maggior parte è dedicata ad attività di studio (che include la frequenza delle lezioni e lo studio individuale), ma in quasi tutti i paesi “Eurostudent” un ammontare di ore non irrilevante è impiegata in attività lavorativa. Fa eccezione l’Italia (e la Turchia) che presenta una delle più basse percentuali di studenti occupati regolarmente – pari al 19% contro una media europea del 50%[1] – e un minor monte ore settimanale dedicato al lavoro.

Il differente bilancio del tempo tra studio e lavoro dipende soprattutto dall’età e dal background degli studenti: gli over 30 e quanti appartengono a contesti sociali più deboli – due caratteristiche interrelate, come visto sopra – dedicano un numero più consistente di ore settimanali al lavoro con una conseguente diminuzione delle ore di studio individuale, un trade-off che si manifesta con particolare evidenza nel nostro Paese.

L’Italia si distingue inoltre dalle altre realtà europee perché:

  • è più visibile lo scarto in base all’origine sociale: l’11% degli studenti lavora se il livello di istruzione famigliare è di livello universitario, il 40% se il livello di istruzione dei genitori è basso; gli studenti con genitori non laureati occupano il doppio delle ore settimanali in un impiego retribuito rispetto ai loro colleghi con un più elevato background (Figg. 1-2);
  • gli studenti spendono molte ore nello studio individuale (circa 20 ore settimanali);
  • ha la più alta percentuale di studenti insoddisfatti del loro bilancio del tempo, insieme al Portogallo: il 35% è insoddisfatto contro una media del 24%, e forse non è casuale che questi siano tra i paesi in cui si riscontra il più elevato monte ore settimanale impegnato in attività di studio (frequenza delle lezioni più studio individuale), ovvero circa 40 ore.


[1] Se si considera anche il lavoro saltuario la percentuale di studenti italiani con un’occupazione sale al 38%.
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