«Non ci saranno le mediane, questa e l’unica cosa sicura: [sillabando] le me-dia-ne non ci sa-ran-no. Ci saranno altri valori che abbiamo chiamato valori soglia». Oltre a intonare il requiem per le mediane e a dare informazioni sulla tempistica dei passaggi burocratici necessari a dare il via alla nuova ASN 2.0, Marco Mancini (capo Dipartimento Università del MIUR), parla anche di valutazione della didattica, Fondo di Finanziamento Ordinario, quota premiale, reclutamento e, last but not least, di timori per l’uscita dei docenti dal ruolo pubblico e per un possibile Jobs Act universitario.

Pubblichiamo l’audio integrale (e una parziale trascrizione che include la parte dedicata all’ASN 2.0) dell’intervento di Marco Mancini  pronunciato nel corso della Tavola Rotonda del III Convegno ROARS (19.06.2015, Camera dei Deputati, Sala del Refettorio, Roma).

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Audio integrale dell’intervento di Marco Mancini alla tavola rotonda del III Convegno ROARS (Roma, 19.06.2015)

Audio delle risposte di Marco Mancini alle domande del pubblico della tavola rotonda del III Convegno  ROARS (Roma, 19.06.2015)

1. ROARS, Odi et amo

Grazie ovviamente a Roars per avermi rinnovato anche questa volta l’invito a essere presente al convegno. Mi fa molto piacere, ovviamente. Nei confronti di Roars, noi – il MIUR intendo –  abbiamo un rapporto amore-odio. Ci confrontiamo costantemente con quelle che Roars ci propone come problematiche. Talvolta, cerchiamo anche di risolverle. Il più delle volte, probabilmente, non ci riusciamo Ma questo non toglie la nostra gratitudine per quello che è un rapporto di stimolo continuo.

2. ASN 2.0, il crepuscolo delle mediane

Il DPR ex 222, quello con le  regole generali, è stato già mandato alla Presidenza del Consiglio, dove l’iter è complicato e lungo. Comunque, l’abbiamo già mandato.

il DM, quello famoso per cui Roars mi ha preso in giro per diverse settimane per un’infelice metafora – che naturalmente non ripeto – è pronto nelle sue linee generali. Quindi, noi  tra poco, diciamo indicativamente 7-10 giorni al massimo, lo dobbiamo mandare agli organismi che sono stati citati nella legge 114 per esprimere un parere, ovvero ANVUR e CUN.

Il CUN ha già formulato una sorta di primo pre-parere trascendentale – nel senso tecnico-filosofico del termine, naturalmente. Un parere di cui terremo conto.

Non ci saranno le mediane, questa e l’unica cosa sicura: (sillabando) le me-dia-ne non ci sa-ran-no. Lo sillabo così è chiaro.

Ci saranno altri valori che abbiamo chiamato valori soglia [rumore in sala, commento di Andrea Lenzi (CUN)].

Non è la stessa cosa [dal pubblico commento di Marco Merafina].

Questa cosa sarà sicuramente oggetto di verifica e valutazione da parte dei due organismi. Questo sarà un passaggio estremamente delicato su cui il mio unico consiglio – se posso permettermi di farlo – è che si riesca quanto meno a trovare degli elementi di natura molto generale per evitare di particolarizzare troppo quelli che sono indicatori, soglie e parametri, perché il rischio è che più si particolarizza più si amplia il  fronte dei possibili contenziosi.
[…]
Questo vuol dire naturalmente che, una volta che sia stato compiuto questo passaggio – voi sapete che il decreto è di natura non regolamentare e ha a sua volta un passaggio anche parlamentare – noi potremo avviare  il nuovo meccanismo a sportello dell’abilitazione scientifica nazionale.

 3. Stato giuridico: achtung!

Attenzione a quando si dice – forse con un po’ di leggerezza –  dobbiamo cambiare lo stato giuridico dei docenti, dei professori, eccetera. Noi abbiamo il regime pubblicistico: attenti a quello che c’è dietro l’angolo. Qui lo dico ai colleghi – lo dico da professore, non lo dico da componente del MIUR. Lo sapete bene cosa c’è dietro l’angolo, se ci tolgono il regime pubblicistico. Ci sono i sindacati, la contrattualizzazione e quant’altro. Non so se  è questo quello a cui noi miriamo. Sinceramente, io, personalmente,  sono contrario.

[…]

Tant’è che  – e scusate chiudo,  ma è un argomento importante – voi sapete che l’Art 10 del Ddl Madia, con l’emendamento Bocchino, ha inserito una delega per il riordino del personale della ricerca anche, se possibile, con uno stato differenziato. Vi confesso che noi siamo molto preoccupati di come questa delega debba essere poi incarnata in una serie di  provvedimenti. E qui, se vengono suggerimenti dal mondo della ricerca e ragionamenti insieme, saranno solamente benemeriti.

 4. La mannaia del Jobs Act sui bilanci delle università

Nelle risposte alle domande, Mancini menziona anche le possibili conseguenze di un’applicazione del Jobs Act alle figure  “pre-ruolo”.

Noi non abbiamo allo studio un ritorno ai ricercatori a tempo indeterminato, per essere chiari. È vero, anzi, che in alcuni progetti, che ho visto girare di recente, l’idea è quella di semplificare le figure pre-ruolo, che è una cosa ben diversa, naturalmente. Può essere un’idea molto buona, perché ancora oggi c’è una giungla. Peraltro, questa giungla rischia di subire  la mannaia del Jobs Act,  perché – ricordatevi – c’è sempre in itinere la legge del Jobs Act con le conseguenze sui bilanci delle università di cui nessuno parla, ma che sono chiarissime. Perché, nel momento in cui noi assimiliamo tutte le figure – chiamiamole pre-ruolo per capirci – al contratto di lavoro a tempo determinato, voi capite bene cosa succede sugli assegnisti, i dottori di ricerca e quant’altro: non li farà più nessuno.
Io dico che la semplificazione del pre-ruolo è un conto. L’intervento sul Jobs Act  con la riserva di legge  per l’università è un altro.

 

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15 Commenti

  1. punto 4 (quello fondamentale). Beh, ma proprio non capisco. Proprio per le ragioni esposte da Mancini dobbiamo rifiutare qualsiasi semplificazione del ruolo, a meno che questo non voglia dire ritorno del RTI. Personalmente, ritengo che la reintroduzione della terza fascia come era prima (e cioè senza jobs act) sia l’unica ipotesi sensata di anti-riforma del reclutamento.
    Quanto alla semplificazione, via, sappiamo benissimo che può essere orientata politicamente come si vuole. Una volta che si decide di semplificare si decide contestualmente di definanziare e delegittimare.

  2. Mi piacerebbe confrontarmi direttamente con il prof. Mancini, per capire meglio certe sue affermazioni, ed in sostanza quello che molti ormai chiamano il “MIUR-pensiero”:
    1. ROARS, Odi et amo
    Encomiabile la presenza del prof. al convegno di Roars, non è da tutti i c.d. profili ministeriali confrontarsi in pubbliche sessioni, segno di positività ed apertura. Dopodichè, tra le formalità e la concretezza mi sembra si palesi come sempre un abisso, allora professore, vado nel merito con ordine:
    2. ASN 2.0, il crepuscolo delle mediane
    In Italia, ahimè, la legge non è legge, è un semplice post-it, che può essere osservato o meno a seconda delle convenienze. Perché? Ma semplicemente perché:
    – L’art. 3 comma 1 del DPR 222/2011 stabilisce con chiarezza che “Le procedure per il conseguimento dell’abilitazione sono indette inderogabilmente con cadenza annuale con decreto del competente Direttore generale del Ministero, per ciascun settore concorsuale e distintamente per la prima e la seconda fascia dei professori universitari”.
    – L’art. 3 comma 2 del DPR 222/2011 stabilisce con chiarezza che “Il decreto di cui comma 1 e’ adottato nel mese di ottobre di ogni anno e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e dell’Unione europea”
    Pare di capire che il DPR è stato aggiornato/integrato/modificato, ed a proposito vale la pena osservare che:
    – se ogni anno rimandiamo il DPR a modifica, non avremo mai un sistema di reclutamento serio
    – le modifiche al DPR sono sostanziale aria fritta (mediane o soglie ???)
    Prima di fare il DM applicativo della nuova tornata, occorre aspettare il DPR, che è una sorta di regolamento dei DM attuativi, pertanto caro professore, come avete fatto a mandare il DM avanti senza il DPR emanato??
    In ogni caso, non si capisce nel fumus del miur, perché “labuonascuola” sia strombazzata su tutti i media, mentre “labuonauniversità” sia una sorta di gas rarefatto, etereo, quasi inesistente: in sostanza, perché otto mesi per rifare un DPR?
    Procediamooltre: il DM 76/2012 sarà aggiornato di conseguenza immagino, e per fare un DM aggiornato servono circa 20 giorni ad un ministero serio, speriamo sia possibile, se è vero come molti dicono che il DPR arriverà a settembre.
    Domanda: bandirete entro ottobre 2015? Già significa saltare una tornata intera, ma spero non due.
    Vado oltre: “le me-dia-ne non ci sa-ran-no”, va bene, ma ci saranno le “so-glie”: cosa sono le soglie? Sono le mediane con altro nome? Sono dei numeri senza i quali un candidato non passerà mai? Ci dobbiamo preparare ad una infornata senza precedenti (vista la stitichezza dei primi due giri di giostra)?

    3. Stato giuridico: achtung!
    Guardi, su questo la questione è molto semplice: il giorno dopo che l’Università non rientrerà più all’interno della c.d. “pubblica amministrazione”, dovrà per forza di cose diventare privata, l’assetto giuridico italiano è chiarissimo nel merito. Fate voi, significa aprire ai privati (sempre che ve ne siano di interessati), con tutti i suoi pro e tutti i suoi contro, ed ovviamente, pagare dai 30.000 euro in su per iscrivere un ragazzo all’università.
    Personalmente non so cosa sia meglio, se una università pubblica ed allo sfascio, o se una università privata e di élite.
    Ultima osservazione: uscire dalla PA, e diventare privati significa anche che se di 100 università se ne rimarranno 35-40 sarà una manna.
    Io comincio a pensare che sia meglio privatizzare tutto…magari di fronte ad un amministratore delegato serio, che deve far quadrare i bilanci e non gli interessi parziali e di parte di una classe autoreferenziale di baroni, il baronaccio di turno non sgarrerà più le norme per assumere il suo “protetto” (molto spesso ignorante e leccapiedi).
    4. La mannaia del Jobs Act sui bilanci delle università
    Male che non si torni al RTI: è l’unica soluzione ai mali dell’università attuale. Si osservi il disastro degli RTD, poveracci senza speranza (sia A che B, non c’è speranza, basta guardare ai numeri, passa si e no il 10%, mi corregga Roars con i suoi dati). Ma si sa, chi lascia la vecchia strada per quella nuova…..
    Il jobs act c’entra solo se non si reintroducono gli RTI.
    Ricordiamoci l’assetto precedente: il preruolo era chiarissimo, dottorato+assegno 2+2 e poi se ce la fai entri altrimenti cambi lavoro. STOP.

  3. Io credo che le “So-glie” siano le “mediane” con un altro nome per due motivi.
    Primo motivo: la mediana è un valore numerico matematicamente calcolato in un gruppo. Come sono state calcolate le mediane nelle precedenti tornate? Ci sono stati errori o approssimazioni? A tal proposito non esiste documentazione disponibile online per verificare i dati delle mediane che sono state calcolate nella vecchia ASN. A tal proposito vi ricordo il caso delle mediane “ballerine” che sono state modificate da un giorno all’altro… Chiamando le mediane con il nome di “soglie” si assegna loro un significato di soggettività e pertanto una possibilità in medo per poter ricorrere al TAR ed annullare la procedura. Sono pronto a scommettere che i valori soglia coincideranno con i valori delle vecchie mediane. In questo modo si eviterà di perdere ulteriore tempo per il calcolo dei valori dei nuovi indicatori.

    Secondo motivo: in questi due anni, almeno in alcuni settori bibliometrici, si è assistito ad un doping della mediana. Gli associati hanno cominciato a pubblicare su qualsiasi giornale scientifico purchè recensito da scopus in modo da “pompare” numero di lavori e citazioni. Abbiamo quindi visto di tutto: a) lavori pubblicati a 15-16 nomi; b) lettere all’editore con 20-30 citazioni di cui oltre la metà assolutamente fuori argomento; c) review articles di 3 pagine con 20-30 autocitazioni; d) richieste telefoniche per chiedere di citare articoli ad hoc anche se di argomenti diversi etc….Inserire il valore della soglia uguale alla vecchia mediana, potrebbe tutelare i giovani ricercatori che questa volta si troverebbero a dover superare una mediana “dopata”.

    Per quanto riguarda i tempi non sarei così ottimista. Oltre alla firma del presidente, bisognerà aspettare i pareri di ANVUR e CUN; bisognerà pubblicare il bando per i commissari; bisognerà verificare che tutti i commissari abbiano i requisiti richiesti (ricordiamo che l’ultima volta compariva solo un semaforo rosso o verde ed era comunque possibile presentare domanda anche con il semaforo rosso); bisognerà provvedere al sorteggio dei commissari; poi il bando per i candidati; poi i criteri aggiuntivi delle commissioni e poi inizio dei lavori tenendo conto che al primo turno ci saranno tutti i bocciati delle precedenti due tornate ed i nuovi aspiranti abilitati.

    Morale della favola, concordo con il precedente post… Soglie e mediane sono solo aria fritta…! La procedura non partirà prima di marzo e non si concluderà prima di settembre 2016. Povera Università…!!!

    • Senza contare che se poi si vuole uscire dalla pubblica amministrazione magari si vorrà anche buttare a mare le procedure complicate tipo VQR asn sua etc che usano ora per giustificare i tagli

  4. >Domanda: bandirete entro ottobre 2015?

    Attenzione a fare questa domanda, almeno così. Il rischio concreto è che adottino per la seconda volta la stessa strategia, ovvero bandire per i candidati e poi formare le commissioni dopo mesi (che oltretutto è la stessa adottata in molti concorsi).
    Nel caso dell’abilitazione a sportello, il bando per i candidati è l’ultima cosa, prima ci vuole la “salsiccia” e soprattutto le commissioni nominate e pronte ad operare.

  5. Un commento sull’ultimo punto. Quando Mancini si preoccupa delle conseguenze del cosiddetto “jobs act” sui bilanci dell’universita’, penso – potrei sbagliare – che si riferisca a un aspetto di questa legge di cui si discute poco, e che a differenza di molti altri pessimi aspetti (che e’ inutile ricordare qui), e’ a mio parere decisamente positivo: l’abolizione della mostruosa figura del lavoratore parasubordinato (cioe’ subordinato ma trattato come autonomo), ovvero di cococo e cocopro; purtroppo questa abolizione non e’ totale come avrei sperato, alcuni casi restano fuori, ma e’ comunque ampia; e pur riguardando all’inizio solo il privato, successivamente e’ previsto che nei prossimi anni si estenda al pubblico, almeno cosi’ ha detto la ministra della PA.

    Ora, questa abolizione deve fronteggiare l’inevitabile levata di scudi dei datori di lavoro, nel privato ma anche nel pubblico, che dice l’obiezione piu’ antica del mondo all’aumento dei diritti dei lavoratori: cosi’ costa troppo; cosi’ non potro’ assumere; o, per citare Mancini, se gli assegni di ricerca diventano contratti di lavoro dipendente (anche nella forma oltre che nella sostanza, come gia’ sono), sia pure a tempo determinato, “non li fara’ piu’ nessuno”.

    Spero che noi universitari non abbocchiamo alla lusinga di questo ragionamento, e sosteniamo – se e quando verra’ il momento – senza esitazione la trasformazione di tutte le figure parasubordinate pre-ruolo in lavoro dipendente. Certo, ci saranno meno assegni, forse molti meno, ma su questo vorrei porre l’attenzione sul fatto che a livello internazionale c’e’ un dibattito su questo punto (si veda ad esempio http://www.nature.com/news/the-future-of-the-postdoc-1.17253): si sta diffondendo la consapevolezza che il numero dei postdoc (NON dei dottorandi, che sono figure in formazione non destinate solo all’accademia) dovrebbe diminuire, ma che dovrebbero essere pagati di piu’. La cosa che paventa Mancini si inserisce perfettamente in questo corso, che forse rende meno facile l’attivita’ di chi guida i gruppi di ricerca, ma in ultima analisi e’ positivo per chi si affaccia al mondo della ricerca.

    • Assolutamente si. Che io sappia l’Italia è l’unico paese in Europa dove i postdocs (assegnisti) non sono considerati lavoratori dipendenti e/o dei lavoratori dipendenti non hanno i diritti.

      Curioso le varie riforme non abbiano mai pensato a cambiare questa anomalia. Anzi, la norma Gelmini ha consentito a chi aveva già 4-5 anni di assegni di farsene altri 4…. e sembrava all’epoca una grande opportunità per molti … poi si è visto come è andata, con questa opportunità svanita e precariato continuativo.
      Un pò come chi ora gioisce per la proroga della durata massima degli assegni…

    • Lasciare il numero di postdoc libero ha senso se questo ha sbocco al di fuori dell’ambito accademico.
      Ovvero la dove ci sono aziende pronte ad assumere personale con esperienza di ricerca, che ben venga.
      Ma in paesi come l’Italia, dove è solo un preludio all’università è una vera presa in giro lasciare persone anche 10 anni in questo stato di precarietà.
      Ed è assurdo che gli assegni stessi chiedano proroghe.

    • Ci sono situazioni (non molte, magari, ma ci sono) in cui PhD e assegnisti si collocano molto bene nella ricerca industriale, più spesso all’estero, ma non esclusivamente. È bene evitare situazioni di sfruttamento “a perdere”, senza però cadere in eccessi di iper-regolamentazione che ci taglino fuori da questo tipo di percorsi formativi, dove le altre università europee sono pronte ad occupare ogni spazio lasciato vuoto. Una componente importante è – come sempre – l’informazione e la trasparenza. Un percorso dottorale e post-dottorale può avere gradi di rischio ben diversi a seconda della connotazione degli studi intrapresi. Intraprendere un percorso magari più innovativo, ma proprio per questo orientato espressamente ad una carriera accademica comporta rischi maggiori che, in qualche misura, sono intrinseci alla sfida. Quello che è inaccettabile non è il rischio in sé, ma che qualcuno scopra troppo tardi che la probabilità di successo sono minimali quando invece relatori e supervisori avrebbero dovuto mettere in guardia per tempo.

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