Il Ministro Stefania Giannini intende abolire i concorsi locali per il reclutamento accademico. Ci chiediamo, sommessamente: cosa vorrà dire?

concorsi

Cambiare verso, cambiare tutto.  Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini è intervenuta diverse volte nel dibattito pubblico sul tema del reclutamento accademico, e in particolare in coincidenza con la pubblicazione di una inchiesta (di sapore scandalistico) sull’abilitazione scientifica nazionale (ASN) da parte dell’“Espresso”. Non saremo qui noi a commentare i criteri, le procedure e gli esiti di questa intrapresa, nella forma in cui è stata congegnata e attuata dai vari responsabili (Parlamento, Ministri, ANVUR, Commissari): su ROARS è stato già detto praticamente tutto. Ci interessa annotare qualcosa sulle parole del Ministro, riassumibili attraverso il seguente enunciato (riportato fra “caporali” nel testo, e quindi attribuito direttamente all’intervistata):

«Cambierò tutto. Il sistema dell’abilitazione nazionale va trasformato, e i concorsi locali vanno aboliti tout court. Ogni università deve poter assumere i docenti che vuole. Chi assumerà parenti e ricercatori incapaci lo farà a proprio rischio e pericolo: gli atenei che produrranno poco subiranno ripercussioni economiche, gli taglieremo i fondi»

Ora, la materia del reclutamento del personale docente e ricercatore universitario è stata oggetto di normativa la più varia nei 150 di storia unitaria del nostro Paese, e di certo non vogliamo impancarci ad esperti e giudici supremi di una sì grande messe di idee, pratiche e valutazioni di merito, che hanno purtuttavia contribuito a determinare la composizione del nostro corpo accademico. Ci ha incuriosito, però, l’approccio schematico del Ministro Giannini, convinta di possedere la soluzione che i suoi predecessori, in un secolo e mezzo, non avevamo proprio visto, un vero uovo di Colombo: l’abolizione dei concorsi.

In un’altra parte della medesima intervista, con riferimento alla Scuola, il Ministro sembra però pensarla diversamente:

«[…] abbiamo iniziato le procedure per il concorso per la scuola 2015. Ci saranno 17 mila nuove assunzioni entro il 2016. Circa la metà saranno giovani, gli altri saranno presi dalle graduatorie. Ma già l’anno prossimo prenderemo altri 6-7 mila ragazzi, già idonei perché hanno superato il concorso, molto selettivo, istituito dal mio predecessore Francesco Profumo».

Il concorso per la scuola andrebbe bene, quello universitario (locale), no. Ora, il nostro tentativo di capire ed analizzare il pensiero del Ministro risulta penalizzato dalla mancanza di una documentazione o proposta “ufficiale”, che però è stata annunciata come prossima, in coincidenza con il recente decreto che sospende il nuovo ciclo dell’ASN. Tuttavia, nel contenuto degli annunci, l’intento di Stefania Giannini è apparso piuttosto di tipo “ideologico”: il piglio deciso, la pronta reazione agli episodi di “malauniversità” denunciati dal settimanale, l’enunciazione di principi generali “proto-liberistici” nella gestione degli Atenei, l’affidamento sui “meccanismi punitivi” di natura economica, e così via. Qualcosa che intanto andasse bene per la comunicazione mediatica, a due settimane dalle Elezioni Europee (che però non sono andate bene, per lei).

How do you say “concorsi”? Da osservatori del dibattito pubblico, avevamo notato una certo “attivismo” del Ministro Giannini sulla materia. Come quando, in un’altra (precedente) intervista, ebbe a dichiarare: «La parola concorso non ha una traduzione nelle altre lingue, significherà pur qualcosa?». Questa non ce la aspettavamo, da una Professoressa di Glottologia e Linguistica, ma qui sentiamo anche riecheggiare un altro slogan, fatto circolare in analoghi dibattiti, secondo il quale il nostro sistema di reclutamento sarebbe assai singolare, perché altrove “non si fanno concorsi”. Ohibò!

open competition

Cominciamo con il rassicurare il Ministro, ma anche il lettore medio, che la parola “concorso” è ben tradotta – e il concetto ancor meglio applicato, potremmo dire – dovunque. Consigliamo innanzitutto la consultazione di un testo assolutamente neutrale per la materia di nostro interesse, ma di sicura autorevolezza non solo dal punto di vista giuridico (e linguistico), ma anche di contenuto metodologico, e cioè il Regolamento per i concorsi banditi dall’Unione Europea. Tutti coloro che hanno avuto a che fare con questo e simili ambienti internazionali, sanno bene non solo che in francese “concorso” si dice “concours”, e in inglese “(open) competition”, ma che valgono sempre le caratteristiche riportate nella definizione:

«I concorsi sono aperti a tutti i cittadini dell’Unione europea che soddisfano i requisiti richiesti secondo una procedura che offre a tutti i candidati l’equa possibilità di dimostrare le proprie capacità e assicura una selezione basata sul merito, nel rispetto del principio della parità di trattamento».

Che poi, nei propri usi domestici, i Paesi anglofoni utilizzino tipicamente la locuzione “(recruitment) selection” non cambia la natura competitiva del processo, funzionale a determinare una graduatoria: si porta l’accento su un’altra caratteristica del concorso, quella di “fare selezione” fra i partecipanti – né più né meno come quando in Italia si parla di “valutazione comparativa”.

Academic recruitment. Però – si dice – il lavoro accademico ha le sue specificità: non si tratta di assumere impiegati per un ufficio postale. Vero, e allora? Una qualunque “recruitment and selection guide” darà numerosi e approfonditi consigli per svolgere bene tutte le fasi della procedura concorsuale, genericamente intesa, ma poi starà alla capacità e alla responsabilità dell’ente o dell’azienda, incluso le istituzioni universitarie, fare le opportune scelte in relazione alla situazione specifica. Ciò che spesso manca, nello sconnesso dibattito italiano, è la corretta percezione di ciò che è analogo, nei diversi sistemi nazionali, e di ciò che non può esserlo, a causa di vincoli giuridici, istituzionali e sociali: farsi una ragione di tutto questo diventa per molti un ostacolo alla battaglia ideologica fra opposte fazioni – e quindi si preferisce praticare qualche scorciatoia concettuale.

premi e punizioni

Al di là della considerazione principale che informa queste righe, e cioè la “normalità” dello strumento concorsuale, va chiarito che esistono anche le eccezioni, più o meno estese. La principale di queste, che integra anche una differenza sostanziale fra sistema accademico italiano e molti altri sistemi, è la netta distinzione fra reclutamento (di esterni) e promozione (di interni) a livelli o funzioni superiori, laddove nel secondo caso non si dà corso a bando pubblico e successiva selezione (valutazione comparativa) dei candidati, ma si istituisce una procedura di valutazione non comparativa, sempre tipicamente con l’ausilio di una commissione giudicatrice, per gli aspiranti alla posizione. Altre situazioni che richiedono l’utilizzo di procedure non convenzionali sono quelle collegate a scelte politiche riguardanti l’apertura di nuovi e rilevanti programmi di ricerca, o addirittura istituti, per i quali è nota la chiara fama di un ristretto numero di specialisti o ricercatori eccellenti. L’istituto della “chiamata diretta”, come lo indichiamo nel nostro sistema, è però molto meno esteso di quanto si potrebbe pensare.

Abolire qualcosa perché non funziona. Ma – si obietta – è l’istituto del concorso come tale a non funzionare, in Italia. I concorsi truccati sarebbero la regola, e quindi di cosa parliamo? Cosa stiamo difendendo? Premesso che noi non siamo gli avvocati di nessuno, e conosciamo la complessa e difficile realtà italica, che non manchiamo di criticare, qui stiamo ragionando su un piano diverso e attinente alle politiche da seguire. E diciamo chiaramente che non ci piace questa attitudine nichilista-qualunquista che pervade ormai molti settori del dibattito pubblico nostrano, in base al quale si «butta il bambino con l’acqua sporca». Approccio applicato a 360°, e da persone di diversa estrazione culturale.

Non ci piace innanzitutto perché noi preferiamo puntare sull’atteggiamento riformista, e poi perché siamo intimamente convinti che tutte le attività umane, tutte le “costruzioni sociali”, anche quelle complesse e più difficili, esistano per dei buoni motivi: rinunciarvi significa rinunciare al particolare obiettivo che si prefiggeva quella attività, quella costruzione, e per il quale si era scelta e definita proprio quella. Un uovo si può cuocere in molti modi; se io voglio mangiare un uovo sodo so che devo tenerlo per 9 minuti in un pentolino di acqua bollente. Inoltre conosco alcune linee guida per fare le cose “bene”, ad esempio so che l’uovo dev’essere già a temperatura ambiente, altrimenti si rompe (quindi lo tolgo dal frigorifero con giusto anticipo). Altre procedure condurrebbero ad una diversa modalità di preparazione dell’uovo: magari sempre commestibile, ma non ad un uovo sodo. Se poi ci fossero attorno ai fornelli dei bambini dispettosi che giochicchiano con il pentolino, mettono le dita nell’acqua, ecc. dovrei fare in modo di educarli a comportarsi bene, ed eventualmente allontanarli dalla cucina.

Per tornare alla nostra Signora Ministro, dovremmo pensare che i concorsi universitari locali siano irriformabili? Mentre lo sarebbe, invece, l’Abilitazione Nazionale, secondo le intenzioni dello stesso Ministro? Ora, leggendo l’intervista della On. Giannini molti hanno pensato alle c.d. “chiamate” degli abilitati a PA o PO, che – secondo la stessa legge 240/2010 – possono essere declinate in vari modi. In particolare, esistono le procedure speciali “deregolamentate ex art. 24 comma 6”, che, secondo qualcuno, dovrebbero somigliare a delle promozioni, ma che sono invece pur sempre “concorsi interni”. A chi hanno affidato le responsabilità valutative, le singole sedi? Come si stanno comportando?

Ci interessa ricordare, peraltro, che continuano ad esistere anche i concorsi locali per l’assunzione dei ricercatori (“tipo A” o “tipo B”) e degli assegnisti di ricerca (e, vorremmo aggiungere, i concorsi per l’ammissione al dottorato di ricerca); è anzi in queste fasi della carriera che si decidono le prospettive dei più capaci rispetto ai meno capaci. Come penserebbe di intervenire in questo campo il Ministro? Come giudica la normativa per i concorsi da ricercatore emanata a suo tempo (D.M. n.89/2009) dalla Ministro Gelmini?

Premi e punizioni. Non vogliamo però addentrarci negli aspetti tecnici più di quanto abbiamo già fatto, perché – come abbiamo detto – l’intervento del Ministro era prevalentemente ideologico. Il ritornello delle punizioni in termini di “ripercussioni economiche” è uno slogan già sentito molte volte, e quindi diciamo la nostra anche su questo: l’uovo di Colombo rischia di diventare immangiabile. Non è accettabile innanzitutto l’assioma che è implicato da questo discorso, e cioè che, se le valutazioni concorsuali sono delle ciofeche, quelle per determinare il merito delle Università – da cui far discendere premi e punizioni in base alla “produttività” (?) – sarebbero invece magnifiche. Non ce la beviamo, soprattutto dopo aver visto in azione i pessimi strumenti metodologici della VQR (se si sta riferendo a tale esercizio). Ogni valutazione deve avere un senso, ed essere eseguita al meglio: ed infatti altrove si cerca di fare bene sia le une sia le altre, secondo le rispettive finalità. E le prestazioni del personale accademico, nel corso della carriera, si valutano – eccome! – ma indipendentemente dal destino delle sedi universitarie, che sono per forza di cose legate sottoposte a più ampi vincoli giuridici, istituzionali e sociali (di cui abbiamo già ricordato l’importanza).

cane di pavlovE poi: la Sen. Giannini pensa davvero che l’ideologia pavloviana della “correlazione causale” fra “ripercussioni economiche” e “azioni virtuose” sia così diffusa, e così concepita, nel mondo universitario? Ad esempio, l’esercizio di valutazione comparativa retrospettiva della ricerca che si pratica nel Regno Unito, il RAE/REF, dipende molto più dalla particolare politica di sistema in vigore colà (distinzione fra didattica e ricerca a livello di singola Università e di singolo accademico, diverso stato giuridico, elevata difformità istituzionale) che dall’ideologia. E lo sa, il Ministro, che la relativa ripartizione delle risorse (quelle ordinarie, non premi e punizioni) si fa in maniera indipendente fra Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord – cioè l’elemento geopolitico torna comunque in campo? Negli Stati Uniti, del resto, tali esercizi di valutazione non si fanno proprio: lì le Università statali sono proprietà dei singoli Stati, che provvedono al loro finanziamento ordinario in modo autonomo e totalmente scorrelato gli uni rispetto agli altri.

Siamo invece certi della presenza, in tali sistemi, di:

  • forti meccanismi reputazionali, e quindi etici, a livello delle rispettive comunità scientifiche, che viaggiano in parallelo a qualunque considerazione economica o politica si voglia fare;
  • cospicui finanziamenti selettivi ai progetti di ricerca (e quindi altre valutazioni “ex-ante”, sulle idee, sul lavoro da fare), assegnati indipendentemente, in linea di principio, dalla sede di appartenenza.

Questi sono solo alcuni frammenti della discussione che vorremmo si aprisse sulle idee del Ministro. Anche perché non sappiamo proprio immaginare che cosa ci potrebbe essere di meglio per il reclutamento accademico, al di fuori dei concorsi, e non vorremmo vederci rifilare delle uova marce al posto dell’uovo di Colombo.

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41 Commenti

  1. La Giannini si è trovata di fronte una situazione catastrofica, sommersa da un’infinità di urgenze a cominciare dall’ASN. Credo che a proposito dell’ASN abbia ben presente le criticità messe in luce da ROARS.

    A questo punto serve un rapidissimo cambio di rotta, cosa può fare? Data la confusione attuale è inevitabile che qualsiasi scelta avrà degli aspetti negativi, certamente sarà difficile raggiungere i livelli dell’ASN.

    L’idea dell’abilitazione a sportello, con cospicuo ridimensionamento del ruolo degli indici bibliometrici, è un fatto positivo. In questa fase ROARS potrebbe avere un ruolo propositivo molto utile.

    • Tengo a precisare che sono personalmente favorevole al metodo dell’abilitazione nazionale (NB: scientifica PIU’ didattica), e sono anche favorevole alla sua organizzazione “a sportello”.
      Non era questo, però, l’oggetto dell’articolo, con il quale ho voluto mettere alcuni paletti che ritengo essenziali per la buona conduzione del dibattito su tutta la materia del reclutamento.

    • Nella pratica come potrà essere realizzata la procedura a sportello? I candidati verranno esaminati alla spicciolata o a blocchi? Ha somiglianza ad un modello “francese” o a altro?

    • Dicevo appunto che anche l’abilitazione può essere riformata, come i concorsi locali – e non mi pare che implementare una procedura “a sportello” sia la parte più difficile, o significativa. Vabbè che in questo Paese troverebbero il modo di complicare anche tale affare… insomma i singoli Commissari lavoreranno sui singoli “ticket” aperti in ordine cronologico, ma siccome spero che facciano anche delle riunioni fisiche, ogni tanto (o comunque loro equivalenti), per ovvia comodità lavoreranno su N tickets in tali sedute – e quindi si avranno di conseguenza abilitazioni “a fiotti”, dal punto di vista temporale.

    • I modelli tipo spagnolo o tedesco ecc…, prevedono anche l’attestazione di una pluriennale attività didattica, che da noi non conta nulla al momento. Si tratta, appunto, di un’abilitazione ad un ruolo che prevede insegnamento di alto livello, non solo attività di ricerca.
      Interessante la monografia tedesca, che può essere anche un saggio che riassume le ricerche fatte e quindi accompagna le pubblicazioni presentate.
      Sarebbe stata auspicabile una riforma veloce per permettere la continuità che era stata promessa. D’altra parte la “velocità” non deve compromettere la formulazione corretta in finalità, contenuti e procedure di un’abilitazione che alla fine andrà a influenzare per forza di cosa l’attività di ricerca nelle università italiane. Si è parlato a lungo, infatti, degli effetti distorsivi sulla produzione scientifica dati dall’uso degli indicatori quantitativi.

  2. La Ministra (ultimo rimasuglio di un dimenticato Monti) da tempo avverte odore di rimpasto. Oltre a chiedermi come può una studiosa di ‘sociolinguistica’ ignorare che la parola ‘concorso’ esiste in francese, inglese, etc, etc, mi domando quanto di quello che afferma nelle varie interviste trova l’approvazione del Governo. Cancellare i concorsi e riassegnare tutto nelle potenti e baronali mani dei rettori mi pare una proposta in direzione diametralmente opposta a quella che da mesi indica Renzi.

    • A dire il vero in Francia non amano la parola ‘concours’ per i posti all’università, che chiamano appunto ‘postes’. In Francia quasi tutti i posti hanno un’etichetta, come alcuni dei posti rtd in Italia, le commissioni sono formate da 12 persone, 6 interne e 6 esterne, c’è una classifica dei candidati, etc. Ma guai a prendere esempio da un sistema che funziona, e sempre allo stesso modo, da tantissimi anni, eh! Meglio inventarsi una nuova supercazzola con qualche formula complicatissima. By the way, è ormai da tre anni che va avanti sto maledetto piano straordinario associati, ma quello ordinario che fine ha fatto?

    • “Auswahlverfahren”: letteralmente “procedura selettiva”. Si può discutere se, al di qua e al di là delle Alpi, sia la stessa cosa. In ogni caso: grande Deutschland …:-)

    • Googlandolo, viene fuori che Konkurs è anche il nome di un missile sovietico, teleguidato a lungo raggio…interessante.
      Giannini, nella sua logica premio-punitiva, non si discosta molto dalle dichiarazioni elettorali di Renzi, invece:
      http://www.matteorenzi.it/investire-sugli-italiani/
      Nel caso che ci riguarda, leggendo il programma si direbbe che si tratti piuttosto di “investire gli italiani”, e poi fare retromarcia.
      Oggi ho visto il suo intervento al Digital Venice, su Antonio Meucci: una parabola in inglese casereccio, dalla quale si capisce come le idee innovative vanno bene, sì, ma tocca stringere poi o si fa una brutta fine, come Meucci appunto.
      Queste le parti salienti del suo discorso:
      “Meucci is a very gud Italian, but is “olzo” a terribol history. Bicos Meucci is the rial inventor of modern telefon. Antonio Meucci is incredibol man forentaim, who worked in the tiater. And he was a wolker and invented tth th the telefon to spiking about… in the tiater. A ginius. So!…for fiu risons he left Italy and he was able to use the copyright..the lessen..the laisens…come si dice brevetto??? (ndr: alla Madia che si sforza da mezzora di non ridere) laisen!! in eighty…seventyone…seventytu… So!…the rilation with Meucci is a gud rilation but is also a risk!! We mast have a gud idea but we mast olzo have a commercial and marketing stractur…bicos the idea without a commercial and marketing fild…stractur..th th the risult are no gud!! We don’t permit evribody to make the same conclusion of Meucci.”
      Uomo avvisato, mezzo salvato.
      Testo integrale:
      http://video.corriere.it/renzi-in-inglese-spiega-vita-meucci-he-is-very-good-italian/b025e6ae-0694-11e4-addf-a4fb93907d37

    • Prego 🙂 In realtà la prima metà era in rete, io ho poi completato la trascrizione della seconda. Però chiedo venia perché era: “he wasN’T able to use the copyright”. L’aveva detto bene, the class is not water.

    • Personalmente non ne ho trovato traccia in rete.
      Ma mi pare che l’ASN 2014 sia bloccata con un decreto ministeriale (lo stesso che prolunga i termini della ASN 2013).

      “In particolare, esistono le procedure speciali “deregolamentate ex art. 24 comma 6”, che, secondo qualcuno, dovrebbero somigliare a delle promozioni, ma che sono invece pur sempre “concorsi interni”. A chi hanno affidato le responsabilità valutative, le singole sedi? Come si stanno comportando?”

      Nella mia Università i bandi on line con scadenza la settimana prossima riportano la dicitura NON MODIFICABILE di possedere l’abilitazione, pena l’esclusione (ex art.24 comma 6).

      Fregandosene quindi di eventuali ricorrenti al TAR come invece, secondo me, una istituzione dovrebbe poter prevedere, se si è ancora in uno stato di diritto.

      Ma lo siamo ancora?

  3. Che il ministro sia linguista, sociolinguista, glottologa, non ha nessuna importanza rispetto alla materia che ella vuole reintorbidire introducendo nuove variabili foriere di ulteriori problemi se non di disastri e sperequazioni. Gia la terminologia ‘a sportello’ che circola e insieme umiliante ed eloquente. Bella analogia, non c’e che dire. Per il resto e evidente che ella non vuole, puo, e’ capace di affrontare la questione delle abilitazioni e dei concorsi. Giocare sulle parole o sui terjmini e soltanto specchietto per le allodole. Avrebbe dovuto affrontare prima di tutto il problema Anvur, e questo viene e va evitato accuratamente.

  4. Tutti a parlare del futuro, ma guardate che l’ASN 2012 e 2013 sono tutt’altro che passate! Intanto non mi è chiaro cosa si volesse dire con “scandalistico” relativamente all’articolo sull’Espresso, segnalo solo che con riguardo al Diritto Privato esso e’ vero per difetto. Cioè, nonostante quello che descrive, ed altro che non descrive, la Ministra, o chi per lei, non ha ancora bloccato la procedura. Ciò al momento è sì “scandaloso”, stante la palese illegittimità della commissione (non si contano più le ordinanze del Consiglio di Stato al riguardo e pure una Risoluzione della Camera dei Deputati) ed il modo vergognoso con cui ha proceduto. Prima di pensare ad aggiustamenti del tutto futuribili andrebbe sistemata la situazione in essere e mi riferisco, per esempio, anche alla lettera dei Sociologi pubblicata sui sito come di altri SSD.

    • Allora tra le Ordinanze CDS indico oltre alla prima, le n. 2449/2014 e 2450/2014 ma se va sul sito ne trova altre ed il 15 luglio altre ancora ne verranno decise, direi ragionevolmente, nello stesso senso.
      Il Tar ha poi fatto l’udienza “di ritorno” proprio delle prime due ordinanze del Cds (che pur rilevando le illegittimità avevano chiesto al tar la pronuncia di merito) il 3 luglio u.s., ma qui credo che si conoscerà l’esito non prima di settembre.

      Mi riferivo poi alla
      RISOLUZIONE DELLA COMMISSIONE VII DELLA CAMERA DEI DEPUTATI APPROVATA COL PARERE POSITIVO DEL MIUR – 18/06/2014
      nella quale è possibile leggere:
      5. non sono poi mancati casi di serie difficoltà per la presenza di membri stranieri delle commissioni, come ad esempio quello del settore concorsuale 12/A1 (Diritto privato) in cui il membro straniero aveva comunicato di non conoscere la lingua italiana;

      E’ veramente difficile accettare che una simile procedura continui ad andare avanti

    • Legislatura 17ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 274 del 03/07/2014

      GIARRUSSO, CIAMPOLILLO – Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca – Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:
      con decreto del direttore generale del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca scientifica n. 222 del 20 luglio 2012, pubblicato in data 27 luglio 2012 nella Gazzetta Ufficiale n. 58 del 2012, è stata indetta la procedura per il conseguimento dell’Abilitazione scientifica nazionale (ASN) alle funzioni di professori di I° e di II° fascia per il settore concorsuale 12-A1 Diritto Privato;

      con successivo decreto direttoriale datato 11 febbraio 2013 veniva nominata la Commissione del settore concorsuale Diritto Privato 12-A1 nelle persone dei professori Maria Rosaria Marella, Embid Josè Miguel, Francesco Prosperi, Gerardo Villanacci e Salvatore Patti;

      in data 3 aprile 2013 si costituiva presso la seconda Università di Napoli la commissione di Diritto Privato ed in tale sede veniva nominato presidente della Commissione il professor Salvatore Patti;

      nessun componente della Commissione dichiarava di trovarsi in situazioni di incompatibilità ex artt. 51 e 52 codice di procedura civile ed art. 6-bis della legge n. 241 del 1990;

      i lavori della commissione, come risulta dai verbali resi pubblici sul sito internet della ASN e ben noti al Ministero, risultano essere stati svolti prevalentemente presso lo studio legale del presidente della Commissione professor Salvatore Patti;

      per quanto riguarda i criteri di valutazione dei candidati alla I° fascia, la Commissione con il verbale n. 1 del 3 aprile 2013 ha ritenuto di introdurre il seguente criterio integrativo: “esperienza maturata come professore associato o avendo ricoperto una posizione assimilabile in Università straniere. La commissione ha ritenuto di inserire tale parametro in considerazione della circostanza che l’esperienza didattica nella posizione di professore associato […] contribuisca in modo significativo a qualificare il profilo complessivo del candidato”;

      ai fini della valutazione per l’idoneità alle funzioni di professore di I° fascia presentava domanda il notaio Marco Ieva il quale, oltre a non essere dotato del requisito previsto dal criterio integrativo sopra menzionato, risultava superare 2 mediane su 3 previste per i suddetti commissari;

      in data 24 dicembre 2013 la Commissione pubblicava, a mezzo di apposito sito, i risultati relativi alla tornata 2012. In particolare, venivano ritenuti idonei alle funzioni di professore di II° fascia i candidati dottoressa Claudia Irti ed alle funzioni di professore di I° fascia il notaio Marco Ieva;

      in data 12 maggio 2014 il settimanale “L’Espresso”, nell’ambito di un’inchiesta sulle modalità di svolgimento dei concorsi per Abilitazione scientifica nazionale, metteva in evidenza tutta una serie di gravi irregolarità nello svolgimento del concorso di Diritto Privato. In particolare, il giornalista riportava la notizia dell’avvenuta abilitazione della dottoressa Claudia Irti alle funzioni di professore associato, nonostante la stessa svolgesse attività di collaborazione professionale presso la sede milanese dello studio professionale del presidente della commissione professor Salvatore Patti. Il presidente della commissione, in questa circostanza, non si è astenuto dall’effettuare la valutazione sulla candidata;

      inoltre, risulta agli interroganti un altro gravissimo accadimento: in data 13 maggio 2013 il presidente della commissione professor Salvatore Patti, avendo l’esigenza di acquistare una civile abitazione, si sarebbe rivolto al candidato notaio Marco Ieva, il quale provvedeva addirittura a rogare l’atto presso lo studio legale Patti (sito in Roma, Via Tacito n. 41) che risulterebbe anche essere stato la sede effettiva del concorso. Successivamente, il notaio Ieva veniva ritenuto, all’unanimità e, quindi, anche con la partecipazione del professor Patti, idoneo alle funzioni di professore di I° fascia;

      considerato che:

      in data 11 giugno 2014, il Consiglio di Stato ha depositato: l’ordinanza n. 2449 con la quale ha accolto il ricorso del professor Francesco Di Ciommo, accertando l’illegittima composizione della Commissione per la partecipazione di un commissario appartenente a diverso settore concorsuale (nella specie, si tratta della posizione del professor Embid appartenente al settore concorsuale Diritto Commerciale 12- B1 e non a quello, diverso, di Diritto Privato 12-A1); l’ordinanza n. 2450 con la quale, annullando l’ordinanza del TAR (Tribunale amministrativo regionale) Lazio n. 2108 del 9 maggio 2014 che aveva rigettato il ricorso con istanza cautelare della professoressa Marucci ritenendo che «la qualificazione dei commissari non si presenta prima facie diversa da quella prevista dall’art. 8, comma 7, del DM 76/2012, il quale rimanda al settore concorsuale di riferimento della procedura e non allo specifico settore disciplinare Diritto Privato», ha rilevato l’infondatezza e l’erroneità delle predette motivazioni, ribadendo l’illegittima composizione della commissione;

      risulta agli interroganti che ben 5 ordinanze del Consiglio di Stato abbiano accertato la illegittima composizione della Commissione per quanto riguarda la tornata 2013 della ASN di Diritto Privato;

      il Consiglio di Stato, con l’ordinanza n. 1469 del 9 aprile 2014 ha confermato la gestione non corretta della procedura valutativa di Diritto Privato, attestata anche dall’elevatissimo numero di ricorsi al giudice amministrativo (circa 200 ricorsi pendenti);

      la gravità dei fatti esposti compromette irrimediabilmente la credibilità del presidente, rendendo lo stesso, ad avviso degli interroganti, non compatibile con lo svolgimento delle attività concorsuali relative alla tornata 2013;

      a parere degli interroganti, la circostanza che il professor Embid appaia sfornito dei presupposti soggettivi per partecipare ai lavori della commissione di Diritto Privato, oltre all’inerzia del Ministero, unitamente all’omessa vigilanza del direttore generale, producono un aggravarsi del danno erariale in atto nonché conseguenze devastanti in ordine allo svolgimento dei lavori relativi alla tornata 2013;

      i fatti rappresentati integrano, tra l’altro, i presupposti per l’esercizio del potere di revoca, risultando di tutta evidenza i profili di opportunità correlati a tali sopravvenienze;

      nello specifico settore concorsuale non si registrano problematiche relative al ristretto numero degli aspiranti commissari sorteggiabili, come, del resto, noto al Ministero stesso, attesa la consistenza dell’elenco dei professori in possesso dei requisiti normativamente stabiliti;

      tenuto conto della proroga del termine di conclusione dei lavori da ultimo disposta dal Ministero nonché dell’esiguo numero di domande presentate per la procedura in corso di svolgimento, la sostituzione riveste carattere di assoluta urgenza,

      si chiede di sapere:

      se il Ministro in indirizzo, anche al fine di tutelare il Ministero dal rischio di grave danno erariale che potrebbe derivare dalle future sentenze del Consiglio di Stato sui ricorsi avverso la procedura di ASN di Diritto Privato, non ritenga urgente e doveroso attivarsi affinché venga revocata la commissione di Diritto Privato che, nonostante l’irregolare composizione, si trova ancora ad operare per la tornata concorsuale 2013, al fine di evitare il pericolo, concreto ed attuale, di un’ulteriore compromissione degli ineludibili valori di meritocrazia, trasparenza e pubblicità;

      se non intenda, conseguentemente, adoperarsi nell’ambito delle proprie attribuzioni, per la nomina di una nuova Commissione che proceda, nel più breve tempo possibile, alla rivalutazione delle posizioni dei candidati della tornata 2012 ed allo svolgimento delle valutazioni relative alla tornata 2013;

      se non intenda, ove fossero accertate irregolarità, adottare gli opportuni provvedimenti nei confronti del direttore generale del Ministero dottor Livon per il mancato controllo della procedura esposta.

      (4-02442)

  5. L’unica notizia vera, solida, è la dispersione del tempo, nella quale si scema e sciupa il tempo professionale, e umano, di ognuno di noi. Queste sono interviste. L’ASN 2014 non c’è. E dopo anni – ANNI! – di vuoto, avevano detto che non avrebbero più fermato il meccanismo.

  6. A prescindere dalla correttezza o meno, totale o parziale, delle informazioni fornite in quell’articolo dell’Espresso sulla Asn, l’inizio dell’articolo, sulla etmologia e la Treccani e’ scandaloso (confusione ad arte, strumentale, tra “barone” e “baro”). L’articolista andrebbe spedito a fare altro, soprattutto a studiare le basi della filologia e della storia della lingua italiana. Nonche’ la lingau italian stessa e l’etica professionale.

    • Francamente si offenda pure, ma non se ne può più di commenti di benaltrismo come il suo. L’articolo l’avesse pure scritto un boscimane, ma quando, solo per Diritto Privato, emerge che il commissario straniero è di altro settore disciplinare (la Camera dei Deputati certifica che non conosce la lingua italiana), il presidente promuove sue dipendenti, altri commissari promuovono amici degli amici, uno dei massimi docenti di Diritto Privato scredita totalmente l’autorevolezza della commissione. Aggiungo io, che candidati con curriculum ormai storicizzati dalle citazioni dei massimi giuristi vengono bocciati per antipatia o similari, beh! A chi pensa che possa interessare la sua critica a qualche artificio retorico più o meno riuscito?

    • A me interessa. Molto si può capire di un pezzo, se l’articolista usa artifici retorici falsando il significato delle parole. Mentre credo molto meno si possa dedurre da un professore che ritiene che altri professori abbiano sbagliato una valutazione, anzi mi sembra sia un evento ben poco raro.

    • Sono davvero desolata anch’io: ‘boscimane’ è altrettanto rivelatore; si chiama, tecnicamente, parola-testimone. Testimone non del benaltrismo – la lingua e il suo uso sono fenomeni fondamentali e non un ‘ben altro’ – ma dei punti di riferimento o di focalizzazione di chi scrive o parla. Nella ASN prima tornata è successo di tutto, per cui sarebbero state salutari una chiarificazione e una spiegazione franche e ufficiali di quanto è successo e una revisione dell’intera procedura, a iniziare dalla riforma dell’Anvur. Invece ci dobbiamo affidare agli ‘opinionisti’ come ad es. Stella del Corriere, il quale ha esternato anche lui le sue a proposito dell’età pensionabile (ossia rottamazione – ma a chi importa della retorica?) di magistrati e docenti universitari, ma non della propria (“L’Aria che tira”, 23 giugno 2014, sulla 7).

    • boscimane: l’elemento di popolazione più primitivo dell’Africa meridionale (dalla Treccani). Per me testimonia esattamente il paradosso che volevo intendere…
      inutilmente pedante: il significato lo conosciamo tutti.

      Lieto comunuqe si sia resa conto che nella prima tornata ASN sia “successo di tutto”, peraltro, poichè in questa landa desolata solo la magistratura produce qualche, minimo, risultato di fronte allo sfascio generale, non è un problema di linguaggio ma di sentenze, il più possibile prossime.

    • Di nuovo profondamente desolata. I suoi riferimenti culturali sono dei tempi dei tempi dei tempi e non della moderna Treccani on line dove si dice: “Boscimani Popolazione dell’Africa sud-occidentale che fa parte, antropologicamente, del gruppo pigmeo steatopigide; trae il nome dall’olandese boschjesman «uomo della boscaglia» dato dai coloni olandesi ai gruppi di cacciatori e raccoglitori insediati all’interno e nei territori circostanti il deserto del Kalahari. I B., oggi ridotti a poche migliaia di individui, hanno subito l’intrusione violenta di ottentotti, gruppi bantu ed europei. Tradizionalmente dediti alla caccia e raccolta, vivono in piccoli gruppi e la loro cultura materiale è costituita da pochi utensili. In contrasto con questa estrema povertà di beni materiali, notevole (NOTEVOLE!) è il loro patrimonio culturale, ampiamente studiato dagli antropologi (pratiche magico-religiose, mitologia, pitture policrome su roccia).”
      Il che significa anche che la loro lingua non la usano affatto in maniera ‘primitiva’ come invece intende lei. Il paradosso sta semmai in questo, che però è un paradosso soltanto del senso comune.
      Credo perciò che il caso di Diritto privato andrebbe affidato ad un miglior difensore, e pedante per giunta.
      La mia convinzione o impressione che nella ASN prima tornata sia successo di tutto e di più, l’ho del resto espressa pubblicamente e col mio nome già molti mesi addietro. Anch’io, per i settori che mi sono più vicini, ho sentito racconti sia su commissari che su candidati. Quanto allo sfascio generale, non immaginiamo nemmeno cosa produrrà l’AVA.

    • La “parziale” definizione da me utilizzata è tratta dalla Treccani on-line, alla seconda riga della definizione di boscimane.
      Tutto il resto del suo intervento è offesa gratuita, e anche parecchio fuori tema, cui non mi interessa rispondere.

  7. e la truffa dei punti organico? e i criteri di definizione del fabbisogno degli atenei?

    non bisogna dimenticare, come spesso dibattuto su roars, che il NOCCIOLO del problema sono i meccanismi di ripartizione dei fondi fra le università e poi fra i dipartimenti. Infatti, se si continua a ragionare in base ai punti organico, gli atenei perdono risorse dal turn over. Inoltre le decisioni di attivazione di concorsi (veri e propri) ex art. 18 negli atenei e nei dipartimenti sono condizionate dalla probabilità di potere recuperare punti organico da destinare alle chiamate ex art 24 che TUTTO SEMBRANO TRANNE CHE CONCORSI, in quanto COME NOTO i concorsi richiedono una valutazione comparativa e una graduatoria, cosa che la disciplina dell’art 24, applicata in deroga per la promozione di abilitati al ruolo di associati e ordinari MA DESCRITTA PRECISAMENTE IN RIFERIMENTO ai ricercatori di tipo B, NON PREVEDE ESPLICITAMENTE: “nel terzo anno di contratto di cui al comma 3, lettera b), l’università valuta il titolare del contratto stesso, che abbia conseguito l’abilitazione scientifica di cui all’articolo 16, ai fini della chiamata nel ruolo di professore associato, ai sensi dell’articolo 18, comma 1, lettera e). In caso di esito positivo della valutazione, il titolare del contratto, alla scadenza dello stesso, e’ inquadrato nel ruolo dei professori associati”
    Inoltre, PERCHE’ ogni ateneo regola in modo diverso i criteri di definizione del fabbisogno di personale alla base delle scelte di attivazione dell’art. 24 e 18? Perchè ogni ateneo individua procedure diverse per la selezione dei commissari per i concorsi art. 18 e 24?

    Non sarebbero domande da porre al Ministro Giannini?

    la soluzione non è, come detto nell’ottimo articolo di Rubele, nello scegliere fra concorsi SI O NO, ma nel migliorare le procedure ci reclutamento per evitare i comportamenti delinquenziali de “i bambini dispettosi”.

    • Ribadisco che le “chiamate” locali degli abilitati a PA e PO secondo le procedure speciali “deregolamentate ex art. 24 comma 6” configurano un concorso interno, in base al principio che il numero dei posti del ruolo (superiore) a disposizione è sempre predeterminato rispetto alla procedura di valutazione, e specificato nei bandi, chiamati pudicamente “avvisi”, perché tanto non devono correre troppo lontano dall’Ateneo, essendo rivolti agli interni.
      Leggiamo, ad esempio, quanto prescrive UNIBO nel proprio Reg. Locale:
      http://www.normateneo.unibo.it/NR/rdonlyres/89286E5D-D18E-420A-89B0-10130B59C0CA/276401/regolamentochiamataproff_testocoordinato.pdf
      “Art. 15 [Modalità di svolgimento delle procedure di cui all’art. 24 comma 6, legge 240/2010]
      1. Successivamente all’approvazione della proposta di copertura di cui all’art. 2 comma 3, il Dipartimento avvia la procedura mediante la pubblicazione sul Portale di Ateneo e sul Sito del Dipartimento di un avviso nel quale sono riportati:
      a) Il numero di posti richiesti;
      b) l’indicazione del Settore Concorsuale e dell’eventuale Settore Scientifico Disciplinare;
      c) la fascia di inquadramento;
      d) la sede di servizio; nel caso di più posti con diverse sedi di servizio, le modalità di assegnazione a ciascuna sede dei candidati che all’esito della procedura risultino maggiormente qualificati a svolgere le funzioni didattiche e scientifiche previste dal bando;
      e) il termine per la presentazione delle istanze di partecipazione alla procedura da parte dei candidati, che non potrà essere inferiore a 15 giorni, cui deve essere allegato il curriculum vitae datato e firmato contenente l’elenco dei titoli, pubblicazioni e attività svolte.
      f) l’indicazione degli standard di valutazione di cui all’art. 2 comma 3 lettera b), definiti in conformità a quanto previsto dall’art. 3, nonché di eventuali ulteriori elementi di qualificazione didattica e scientifica ritenuti necessari per il posto di cui viene chiesta la copertura.
      2. Alle procedure relative a posti di seconda fascia possono partecipare tutti i ricercatori a tempo indeterminato in servizio presso l’Ateneo abilitati di seconda fascia per il Settore concorsuale oggetto della procedura; alle procedure relative ai posti di prima fascia possono partecipare tutti i professori di seconda fascia e i ricercatori a tempo indeterminato in servizio presso l’Ateneo abilitati di I fascia per il Settore concorsuale oggetto della procedura.
      3. La Commissione formula un motivato giudizio sull’attività del/i candidato/i basato sulla valutazione analitica e l’attribuzione dei relativi punteggi agli elementi oggetto di valutazione di cui al titolo 1.
      4. La Commissione, a completamento dei propri lavori, individua il/i candidato/i maggiormente qualificato/i a svolgere le funzioni didattico scientifiche per le quali è stato bandito/sono stati banditi i posti in numero pari ai posti dichiarati come disponibili nell’ambito della procedura. La Commissione conclude i propri lavori nei i termini previsti all’art. 9.”.
      La Commissione Giudicatrice di cui si parla è nominata dal Rettore, su proposta del Dipartimento che richiede la copertura del posto di ruolo, ed è composta da 3 o 5 PO [non necessariamente interni].
      Vale poi il seguente:
      “Art. 10 [Chiamata dei candidati selezionati]
      1. Relativamente alle procedure svolte ai sensi dell’art. 18 e art. 24 comma 6 della legge 240/2010, all’esito della procedura, il Dipartimento propone entro due mesi dall’approvazione degli atti al Consiglio di Amministrazione la chiamata del candidato selezionato, o in caso di più posti, dei candidati selezionati. La delibera di proposta è adottata a maggioranza assoluta dei professori di prima fascia per la chiamata di professori di prima fascia, e dei professori di prima e seconda fascia per la chiamata dei professori di seconda fascia.
      2. Nel caso in cui nel termine sopra indicato il Dipartimento non adotti alcuna delibera, non potrà richiedere nei due anni successivi alla approvazione degli atti la copertura di un ruolo per la medesima fascia e per il medesimo Settore Concorsuale o Disciplinare, se previsto, per i quali si è svolta la procedura.”

    • @rubele: concordo con lei che gli atenei interpretano l’art. 24 L 240/2010 come concorsi interni, ovviamente. Tuttavia mi sembra che nella 240/2010 stessa quando si deroga applicando l’articolo 24 alla chiamata di prof di I e II fascia questo punto non è chiaro, in quanto si fa riferimento alla regola per i ricercatori di tipo B nella quale si dice che “L’università valuta il titolare del contratto”, che mi sembra cosa diversa dal fare un concorso interno con presentazione di domanda da parte di più candidati. Ovviamente, senza vis polemica, cerco solo di capire se la norma ha una falla e se gli atenei stanno mettendoci una pezza. in ogni caso mi sembra eticamente discutibile che per accedere a posti pubblici uguali sul territorio nazionale vi siano procedure di nomina di commissioni distinte da ateneo a ateneo, tipo: nessuna estrazione, estrazione fra 4, fra 6, fra 10 professori, con o senza vincolo di appartenenza alla commissioni asn, con o senza vincolo di non appartenenza ad uno stesso ateneo, con o senza obbligo di donne in commissione ecc. ecc.
      In ogni caso fra poco tutto cambia: evviva la riforma Giannini!

    • Ho sempre considerato il linguaggio della 240/2010 decisamente inadeguato, su questo punto: e comunque, la scelta del comma 6 di lasciare “libertà di procedura” alle singole sedi ha come conseguenza quella di produrre una distinzione fra quelle che istituiscono e conducono un buon Concorso Interno e quelle che si affidano ad altri metodi (che so: anzianità di servizio, accordo politico del Consiglio di Dipartimento, accentramento delle responsabilità presso una carica monocratica, ecc.).
      Mi sembrava che qualcuno avesse monitorato le scelte delle Università, a questo riguardo, ma non ricordo se e dove tale ricerca sia pubblica.

  8. Trovo la sopsensione dell’ASN semplicemente assurda. E’ la semplice dimostrazione che qualunque tipo di programmazione nell’università è impossibile. La tesi secondo cui il male maggiore dell’università italiana è il meccanismo di selezione della docenza è ridicolo e serve solo a spostare l’attenzione da quelli che a me sembrano i problemi reali: risorse e finalità. Quanto si destina all’università e per fare cosA? La polemica sugli articoli 18 e 24 è stucchevole. Non so se qualcuno se lo riocrda ma le facoltà sono state abolite e ora la centralità spetta è nei dipartimenti. Domandona perchè i dipartimenti non possono scegliere tra una lista di abilitati secondo dei criteri che vengono selezionati al loro interno? L’abilitazione non doveva essere l’ordalia che in modo definitivo e inappellabile separava il grano e loglio? Ora l’abilitazione non va bene e i ricorsi lo testimoniano, ma non vanno bene i criteri, la scelta dele commissioni, la definizione della maggioranza? Pensando alle carriere di molti docenti che conosco, mi vengono in mente decine di esami concorsi e quant’altro a un livello e grado che nessun’altra categoria credo sostenga nella propria vita professionale. Penso ai magistrati o agli avvocati dello stato, agli alti dirigenti pubblici e mi sembra che il conto non torni.
    Poi nel merito si può discutere in eteeno: prima la selezione delle commissioni, poi i criteri, oppure viceversa e come si formano le commissioni e i criteri, come si pesano e come si compongono, se non sono indipendenti. E’ accettabile che qualcuno che giudica invochi criteri che lui o lei non supererebbero? Sinceramente mi sembra un problema senza una soluzione, che può esser solo approssimato con qualche grado di libertà. Forse bisognerebbe partire dallo stato delle risorse e dalla struttura economico-sociale di questo paese. Quindi bisognerebbe dare questa centralità alle strutture che si sono ridefinite (dipartimenti) e vedere cosa questi centri di responsabilità sapranno fare. Non è molto, ma è quello che allo stato è ragionevole attendersi. L’abilitazione è un punto da cui non si può prescindere, nel bene e nel male, perchè viene dopo anni di blocco e la mancanza di turn over nell’università non può che generare distorsioni, maggiori di quelle di cui si parla. Personalemnte credo che i criteri spettino ai dipartimenti che scelgono da una lista di abiltati, come in altri paesi. La parzialità è sempre possibile, ma la cadenza annuale delle abiltazioni, magari concepite in forme e con criteri diversi, è una garanzia contro le distorsioni. Per questo ritengo che sospendere o peggio ancora bccare sine die le abilitazioni sia una soluzione peggiore del male.

  9. Novità in arrivo?

    Università. Il ministro Giannini lavora a un decreto con le norme più urgenti
    Atenei, cambia l’abilitazione – Piano per 6mila ricercatori

    Potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri già la prossima settimana: è il decreto con un pacchetto di norme sull’università e la ricerca a cui sta lavorando il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, e che dovrebbe contenere due piatti forti. Innanzitutto l’attesa riforma dell’abilitazione scientifica nazionale, la porta di accesso alla docenza universitaria, che sarà semplificata e partirà il 1° gennaio 2015 con una procedura a “sportello” con la possibilità per i candidati di presentare le domande due volte l’anno. Una volta superata l’abilitazione nazionale non ci saranno concorsi locali, ma le università potranno decidere liberamente chi chiamare, a patto però che il candidato scelto si dimostri di qualità (per pubblicazioni e produttività) altrimenti, questo il meccanismo allo studio, all’ateneo – dopo un controllo ex post – verranno sottratti i soldi stanziati per assumere quel docente che nei fatti si è dimostrato non meritevole. La misura dovrebbe in qualche modo tagliare le unghie ai baroni semplificando le procedure che finora hanno prodotto lungaggini e tanti ricorsi.
    Il secondo ingrediente di peso del decreto dovrebbe essere poi un piano straordinario per l’assunzione di 6mila ricercatori nelle università e anche negli enti di ricerca che dopo anni di blocco del turn over hanno fame di nuove leve. I meccanismi di selezione dovrebbero seguire le procedure delle chiamate dirette oggi utilizzato per il reclutamento di giovani ricercatori con il programma «Rita Levi Montalcini».
    Ma nel menù delle misure allo studio del ministero non c’è solo l’università. Da alcune settimane è infatti aperto anche un cantiere che riguarda il pianeta della ricerca pubblica. E in particolare il riordino degli enti di ricerca che aprirà la strada al loro accorpamento che era stato evocato dal premier Renzi già nella riforma Pa. La cura dimagrante arriverà con una delega che dovrebbe essere contenuta in un Ddl previsto insieme alle misure per la scuola. Oltre agli accorpamenti dei 12 enti vigilati dal Miur – dal Consiglio nazionale delle ricerche all’Agenzia spaziale fino all’Infn – che saranno effettuati per aree di attività simili ci sarà anche una misura per introdurre un’agenzia supersnella che si occuperà di gestire e destinare i finanziamenti agli enti. Tra le norme allo studio anche una serie di semplificazioni e la revisione dello status giuridico dei ricercatori che ora sono assimilati agli altri dipendenti pubblici. Un punto questo che sta molto a cuore alla Giannini per semplificare la vita a chi fa ricerca nel nostro Paese.
    Tornando al pacchetto di misure sull’università, l’idea di fondo è innanzitutto quella di semplificare le procedure per raggiungere la cattedra. Le regole previste dalla riforma Gelmini (la 240/2010) che ha introdotto l’abilitazione nazionale hanno incontrato più di un ostacolo. Dal 2012 è stata conclusa una sola tornata a cui hanno partecipato oltre 50mila aspiranti docenti (la seconda che riguarda altri 16mila candidati è stata prorogata fino a settembre). Procedure, queste, costellate da lungaggini, rinvii, regole complicate e soprattutto oltre un migliaio di ricorsi. Da qui l’idea di semplificare introducendo un’abilitazione a sportello con le commissioni che giudicano i curricula in seduta “permanente”, aprendo due volte l’anno la presentazione delle domande da parte dei candidati. E con la revisione dei parametri di valutazione (ad esempio eliminando le contestate mediane per i settori bibliometrici) e la composizione delle commissioni. Nel pacchetto di misure ci saranno anche altre semplificazioni per la vita degli atenei: a cominciare dalla procedure di accreditamento dei corsi. E poi si dovrebbe trovare una soluzione al nodo dei cosiddetti “punti organico” che definiscono gli spazi di manovra degli atenei per le assunzioni. E che proveranno a premiare chi ha performance migliori e conti a posto senza però penalizzare troppo gli atenei più svantaggiati, a cominciare da quelli del Sud.

    • fantastico, 6000 giovani ricercatori all’anno: tutti quelli che nel frattempo studiando e pubblicando sono diventati vecchi e magari nonostante le mediane stellari nemmeno abilitati, sono pregati di presentarsi spontaneamente alle camere a gas.

  10. Quella su “barone” e “baro” o grande baro è vecchia come il cucco; pronunciata, fra l’altro, e poi stampata anche su una raccolta di interventi ad un convegno promosso anni fa da Unitus. Indovina indovinello….pronunciata da chi??? dall’estensore più o meno occulto dell’articolo edito da “Espresso”

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