Troppa università? Troppi professori? Troppi laureati? Troppa spesa? Tasse universitarie troppo basse? Ricerca scientifica troppo scadente? Troppi sprechi? Puntare sul turismo? O sulle scarpe? Passiamo in rassegna le diagnosi dei medici che si sono avvicendati al capezzale del malato. E domandiamoci che esito hanno avuto le loro terapie.

Sapientia Colloquia: Presentazione di Giuseppe De Nicolao (Roars e Università di Pavia)

Download diretto delle Slides: L’università italiana: diagnosi – terapie – esiti

La Fondazione Sapienza sta promuovendo una serie di incontri sui temi di più stretta attualità relativi al Sistema Universitario, identificandone le criticità ed emergenze, le stabilità e punti di forza ed i possibili modelli e le proposte per il futuro, il tutto alla luce della ormai quasi completa applicazione delle normative derivanti dalla legge 240/10.
Sono previsti tre incontri dedicati a discutere fra esperti i problemi suddetti anche seguendo l’evoluzione del quadro politico al fine di predisporre una base ragionata per indirizzare le prossime scelte per Università e Ricerca nel sistema Paese. Il primo incontro si è tenuto il 12 giugno 2013 sul tema “Criticità ed Emergenze”; gli altri incontri sono previsti ad ottobre e dicembre p.v. sui temi “Stabilità e punti di forza” ed ai possibili “Modelli e proposte per il futuro”. Relativamente al primo incontro, abbiamo già pubblicato su Roars le slides dei seguenti interventi:

Di seguito riportiamo le slides della presentazione di Giuseppe De Nicolao (Roars e Università di Pavia)

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Nota:Come indicato nella slide 4, il numero di università e altri istituti di istruzione terziaria per abitante è tratto da “Malata e denigrata, l’università italiana a confronto con l’Europa” (a cura di M. Regini, Donzelli 2009). Ecco il dettaglio del numero di Università e altri istituti terziari per milione di abitanti:

1.6/milione in Italia (61 Università statali + 6 scuole superiori + 26 non statali [10 telematiche])
1.7/milione in Spagna (75 Università di cui 25 private)
2.3/milione nel Regno Unito (117 Università + 24 Colleges of Higher Education)
3.4/milione nei Paesi Bassi (14 Università + 41 Hogescholen)
3.9/milione in Germania (104 Università + 184 Fachhocschulen + 103 altre scuole superiori)
8.4/milione in Francia (83 Università + 444 Grandes Ecoles)
14.5/milione negli USA (4314 totali di cui: 2.629 con corsi quadriennali, 1.685 college biennali, 622 con dottorato, 2.626 privati).

Per chi le volesse consultare, la tabella originale e le relative fonti sono disponibili qui.

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3 Commenti

  1. Interessante, nonostante la caduta di tono delle ultime diapo.
    Naturalmente la linea di fondo è: facciamo così bene con così poche risorse, l’unica cosa da cambiare è metterci più soldi. Del resto, la posizione globale dell’università, a parte usuali cambiamenti di facciata, è sempre stata “cambiare nulla”.
    Adesso però, sempre per la vituperata legge Gelmini, il processo di valutazione è in corso. La stessa abilitazione nazionale ha messo in evidenza il livello delle mediane… Secondo quei criteri c’è chi non riesce ad ottenere un lavoro con qualifiche alte, e ordinari, naturalmente inamovibili, che non hanno il livello per poter essere in commissione! Tutto il fermento per la valutazione è per la novità di un processo che nel mondo industrializato è in atto da sempre.
    La proliferazione delle sedi universitarie e sedi distaccate è un fatto. Caso concreto? Facoltà di Scienze Agrarie, ma ne troviamo quanti volete. Come si fa a dire che si tratta di “proliferazione”? Confrontiamo il numero di docenti e il numero di studenti. Oppure prendiamo la produzione scientifica nel settore, e confrontiamo con il numero di facoltà in altri paesi.
    La presentazione non parla neanche di “figli d’arte”, non parla del precedente sistema a settori disciplinari ristretti che di fatto ha permesso di creare oligarchie.

    La presentazione è però meravigliosa: se i dati positivi ci sono, nonostante queste storture, vuol dire che abbiamo del talento. Che questo talento sia generalizzato tra chi è in cattedra, questa è un patetica illusione che viene smentita non appena si rompe l’autoreferenzialità che l’università ha saputo proteggere, anche trasversalmente, in parlamento.