Segnaliamo il testo della mozione CRUI del 20 dicembre.

Mozione approvata all’unanimità dell’Assemblea della CRUI

Le gravissime e irresponsabili scelte del Governo e del Parlamento contenute nel DDL di stabilità risultano perfettamente coerenti con il piano di destrutturazione del sistema iniziato con le LL. 133/2008 e 126/2008 nella legislatura appena conclusasi, a carico di un sistema universitario notoriamente e pesantemente sottofinanziato rispetto alle altre realtà internazionali. La richiesta di mantenere nella disponibilità delle Università 400mln di euro equivaleva a poco più del 10% degli emendamenti introdotti dal Senato e ad appena l’1% dell’impatto complessivo della manovra. Non si è voluto intervenire se non con un pour boire di 100mln di euro.

La CRUI prende atto di come gli appelli più volte lanciati dalla Conferenza in via ufficiale e a mezzo stampa sin dall’insediamento del Governo sulle conseguenze dell’ulteriore taglio di 400 milioni siano rimasti del tutto inascoltati e le garanzie formulate al riguardo dal Ministro dell’Università siano state totalmente tradite e disattese. E non è più sufficiente, purtroppo, dichiarare che l’Università va in fallimento senza che ciò produca i suoi necessari effetti a tutti i livelli.

Quanto approvato dal Parlamento è in patente contraddizione con le tanto frequenti quanto vacue prese di posizione in favore dei giovani e della ricerca; determinerà un crollo oggettivo del sistema universitario italiano e la sua immediata fuoriuscita dall’Europa.

La CRUI respinge in toto il disegno politico che porta all’affossamento del sistema universitario nazionale, statale e non statale. Per conseguenza, a fronte di una diminuzione del 12% delle risorse nel triennio e di una qualsiasi idea di sviluppo del sistema universitario, la CRUI annuncia fin da subito:

• l’impossibilità di avviare alla ricerca i giovani meritevoli;

• l’irricevibilità del piano triennale inviato alla Conferenza dal MIUR e delle conseguenti forme di ripartizione ivi previste, incluse quelle premiali;

• l’impossibilità di adempiere alle scadenze burocratiche indicate dall’ANVUR di valutazione della didattica, vista l’assenza di risorse adeguate per la costruzione dell’offerta formativa;

• l’impossibilità, alle condizioni attuali, di partecipare in modo competitivo al programma Horizon 2020 e agli obiettivi di efficienza didattica in termini di laureati chiestici dall’Europa.

Deve essere inoltre ben chiaro che, a séguito dei nuovi tagli, le Università italiane garantiranno le spese del solo personale in servizio e si vedranno costrette alla riduzione di non meno del 20-25% dei servizi essenziali per il funzionamento (luce, gas, riscaldamento, laboratori, biblioteche) con le prevedibili conseguenze sulle infrastrutture della didattica e della ricerca, sull’offerta formativa, sulle immatricolazioni e sulla correlata fuga delle menti migliori verso Paesi più “ospitali”. Inoltre, come più volte annunciato, la drastica e inopinata diminuzione delle entrate dallo Stato provocherà lo sforamento dei bilanci di più della metà degli Atenei italiani.

Il Paese, anche in vista delle prossime scadenze elettorali, deve essere consapevole che alle parole spese per lo sviluppo, per la difesa dei giovani e delle loro opportunità dovrà seguire la garanzia dei fatti. Non si può né si deve continuare a mentire. Come può l’Italia stare in Europa se non vi porta le sue Università? Le Università italiane vogliono essere trattate e giudicate su standard europei. Nulla di più.

La CRUI ritiene che l’occupazione dei propri spazi di autonomia da parte di una politica nemica del sapere abbia prodotto risultati disastrosi; intende avviare nelle prossime settimane un dibattito sulle nuove scelte per il futuro del sistema con tutti gli interlocutori coinvolti, a cominciare dagli studenti e dalle famiglie, in vista di un’Assemblea aperta da tenersi prima delle elezioni politiche per rilanciare un’idea diversa di Università nel Paese.

 

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20 Commenti

  1. L´attacco è alla culture e quindi all´identità nazionale, che i nostri “padri” hanno sancito nell´art.9 della costituzione!
    “La repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.
    “La cultura è il campo nel quale lo spirito esprime le sue potenzialità più elevate e rende la vita umana degna di essere vissuta. La desertificazione culturale di una regione di grandi tradizioni artistiche e scientifiche significa quindi per le generazioni che vi si succedono la disumanizzazione e l’imbarbarimento della convivenza….”

    La cultura è potere: potere di scegliere, di creare, di capire, potere di non farsi manipolare o sottomettere, potere di non subire soprusi e di non accettare ingiustizie. La cultura è progresso e bellezza!
    Chi governa la ama (per se) e la utilizza (nel male e nel bene) a suo piacimento. Chi brama il potere, l`umilia negl´altri, affinché più ignorante e umiliato è il popolo (e l´uomo o donna) più esso sarà, in teoria, facile da sottomettere e da manipolare, anche con le statistiche taroccate e le furbizie mediatiche.
    Per questo, per il mio modo di vedere, è un disonore e una disgrazia che solo si possa pensare di non finanziare l`Università e la ricerca, o affermare che ci sono troppi laureati in Italia (cosa provatamente falsa! e inoltre quei pochi se ne vanno all´estero) o che non conviene laurearsi (certo perché a laurearsi devono essere solo gli appartenenti alle caste!).
    MAI BESTIALITÀ PIÙ GRANDE SI È SENTITA DA VARIE FONTI E IN UNO STATO CHE POSSA RITENERSI CIVILE E DEMOCRATICO!
    QUESTA É LA VIA DELL´IMBARBARIMENO MORALE E SOCIALE!
    ————
    Premesso poi che quanto scritto nella mozione, è realtà preannunciata da molti e da anni, visti che gli attacchi sistematici verso l´Universià non sono invenzione di ieri mattina!
    Per quanto concerne “le lacrime da coccodrillo” della CRUI esse risultano, a mio avviso molto tardive, pietose e espressione di una incapacità pregressa di difendere gli interessi degli atenei e quindi della nazione. Quali interessi e di chi sono stati difesi sino ad ora? Interessi in difesa dell´Università e della cultura in essa prodotta o interessi corporativi? E il risultato di tali comportamenti non è forse quello di aver portato in questo modo l´intera comunità scientifica sull´orlo del fallimento?
    Se realmente in passato ci fosse stata coesione tra le parti non si sarebbe mai potuto arrivare a tali livelli degenerativi!
    Qualche cosa (o forse molto di più) non è andato come doveva e le motivazioni vanno ricercate anche nell´apparato gestionale delle Università. Degna è la fine di chi per “codardia” non ha saputo opporsi quando era il momento!

    • Avrebbero dovuto essere davanti ai cortei di protesta “da bravi generali” e non uscire a guerra persa dalle trincee!

    • la crui è stata sempre filogovernativa e con i peggiori governi della storia repubblicana e le uniche volte che hanno fiatato è stato per fare una protestina contro il taglio di turno che comunque non è servita a nulla.

    • Ci sono stati anche altri tagli introdotti da questo Governo, riguardandi l’Universita’.

      Ad esempio, ora tutti possono andare nelle mense universitarie a prezzi scontati, tranne i docenti.

      Infatti, l’attuale Governo ha eliminato SOLO per i docenti universitari (ma non per gli studenti, non per i tecnici, non per gli amministrativi, e non per i dirigenti dell’universita’) la possibilita’ di usufruire di buoni pasto nelle mense universitaria.

      Con un danno economico per i docenti (ricercatori e professori) di circa 150 Euro netti al mese. Si tratta, per molti docenti, di un danno economico maggiore del 5 per cento sullo stipendio.

    • La CRUI era a favore della 133 e una delle cose che chiedero ai candidati rettori della mia università di uscire dalla CRUI. Poi come si può essere associati con le università private. Ovvero a gestione privatistica con soldi pubbliche. Niente soldi alle università private.

  2. Dall'”Agenda Monti” sull’Università: “La priorità dei prossimi cinque anni è fare un piano di investimenti in capitale umano”. Tradotto: fino al 2017 tirate la cinghia, poi chi sarà sopravvissuto verrà – forse – finanziato. Bella prospettiva di rilancio, non c’è che dire!

  3. Beh, la Crui sotto la gestione Decleva ha avuto il torto fondamentale ed imperdonabile di trattare con il ministero Gelmini come se si trattasse di un interlocutore credibile. Il gioco è sempre stato esplicito: accettiamo condizioni, riforme, salti ad ostacoli, umiliazioni, esami delle urine, forche caudine e nottate in ginocchio sui ceci purché voi alla fine ci diate i finanziamenti promessi.
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    Qualcuno si potrebbe chiedere come sono potuti essere così ciechi ed imbelli. Non era forse stato esplicitato il programma di ‘affamare la bestia’? Non era noto il pensiero di Tremonti o del consigliere della Ministra, Giavazzi? (Per evitare ironia involontaria non parlo del pensiero della Ministra).
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    Credo che aiuti la comprensione, però, pensare nei seguenti termini: i rettori che sono andati a trattare in fondo in fondo avevano la coda di paglia, sapevano sul piano personale e del loro entourage di aver manipolato, aggirato, concesso, tollerato, sperperato in forme molteplici e poco trasparenti, e pensavano in fondo di meritare una penitenza. Non potevano battere i pugni sul tavolo perché i primi convinti che l’università fosse un verminaio erano loro (e vivaddio, lo sapevano per esperienza molto molto personale).
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    Solo che purtroppo, la ripulitura della coscienza di una batteria di gerontocrati atti ad ogni compromesso oggi, mentre quei gentiluomini canuti si accoccolano in pensioni molto confortevoli, viene pagato in prosepettive di vita e carriera dalle generazioni più giovani (e tanto più quanto più giovani).

    • L’analisi di Zhok è triste ma coglie nel segno. Aggiungerei la “sindrome della zattera”. Nella convinzione di essere una zattera alla deriva senza speranze concrete di ricevere provviste, non resta che aspettare la morte dei più deboli e banchettare con i loro cadaveri. Non per niente, la CRUI del 2010 era guidata dal rettore di uno dei grandi atenei del nord. Chi era destinato a diventare pasto per gli altri non aveva la forza e la credibilità per ribellarsi. Va anche detto che una campagna di stampa concentrica che partendo da Corriere e Sole 24Ore veniva poi rilanciata (con i toni che si conoscono) dal Giornale per infine approdare sui comunicati del MIUR è stata un mezzo di persuasione potente: rettori e gran parte degli ordinari di fronte all’olio di ricino preferirono chinare la testa. La mobilitazione di ricercatori e studenti, accusati di essere manipolati dai “cattivi maestri”, fu una battaglia apparentemente senza speranza che riuscì però ad incrinare la propaganda fino al punto di far traballare lo stesso governo. Se oggi esiste una parte di unversità che non si arrende e continua ad esigere diritti, trasparenza e dignità, lo dobbiamo a quella mobilitazione che ha fatto capire all’opinione pubblica, ma prima di tutto alla stessa università, che il mondo della formazione e della ricerca è qualcosa di più e migliore della CRUI e degli organi di governo locali. E comunque, nel momento in cui la CRUI riconosce ciò che la parte sana aveva capito già quattro anni fa non c’è tempo per attardarsi in “ve l’avevamo detto”. È più urgente porre scuola, università e ricerca al centro della campagna elettorale. Evitiamo che la barca affondi. Se staremo a galla, sarà necessario (e urgente) chiarire molte cose, anche con la CRUI, perché non possa più ripetersi un 2010.

    • Mi sembra un’ottima ragione per distruggere il sistema universitario. Come quel tale che per fare dispetto a sua moglie …

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