Il 28 gennaio scorso, sul sito del MIUR è stata data notizia dell’istituzione di un “Gruppo di lavoro sui Big Data”, «per avviare una riflessione condivisa e strategica sui Big Data finalizzata a mettere a punto nuovi approcci per utilizzare quelli di competenza del MIUR nella formulazione di decisioni di grande impatto scientifico, amministrativo e politico». A coordinarlo, Fabio Beltram, (Scuola Normale Superiore di Pisa e nella rosa degli 11 soggetti selezionati entro cui il Ministro designerà i prossimi consiglieri Anvur), mentre gli altri membri sono: Roberto Torrini, (Anvur); Francesco Castanò, (Istat); Luca De Biase (Sole 24 Ore e Membro della Commissione sui Big Data ISTAT); Sabrina Bono (Miur); Letizia Melina (Miur); Donatella Solda (Segreteria Tecnica del Ministro); Davide D’Amico (MIUR). Un gruppo di lavoro dalle competenze alquanto ibride (si veda l’art. 2 del Decreto) e che, nonostante il compito di «mappare i centri, universitari e non, che operano nel settore», non eccelle per competenze scientifiche nel settore dei Big Data:
Beltram_Big_Data
Che dietro l’etichetta “Big Data” si nasconda altro? In attesa degli sviluppi, ricordiamo quanto detto da Dan Ariely:
Big data is like teenage sex: everyone talks about it, nobody really knows how to do it, everyone thinks everyone else is doing it, so everyone claims they are doing it.
BigDataMIUR
 Istituito al Miur il Gruppo di lavoro sui Big Data

E’ stato costituito, presso il MinisteroE’ stato costituito, presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, un Gruppo di lavoro per avviare una riflessione condivisa e strategica sui Big Data finalizzata a mettere a punto nuovi approcci per utilizzare quelli di competenza del MIUR nella formulazione di decisioni di grande impatto scientifico, amministrativo e politico. dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, un Gruppo di lavoro per avviare una riflessione condivisa e strategica sui Big Data finalizzata a mettere a punto nuovi approcci per utilizzare quelli di competenza del MIUR nella formulazione di decisioni di grande impatto scientifico, amministrativo e politico.

Anche il settore scolastico, universitario, della ricerca e dell’alta formazione artistica e musicale, infatti, contribuiscono alla creazione dei Big Data per i quali, dunque, il Miur intende avviare un’analisi finalizzata alla valorizzazione degli stessi a sostegno delle decisioni di sistema, all’individuazione delle traiettorie di sviluppo e a come l’Italia potrebbe intercettarle.

I componenti del Gruppo di lavoro sono Fabio Beltram, Direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, a cui sono affidate le funzioni di Coordinatore; Roberto Torrini, direttore dell’Anvur; Francesco Castanò, Direttore centrale per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione dell’Istat; Luca De Biase, saggista e Direttore di Nòva24 del Sole 24 Ore; Sabrina Bono, Capo del Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali del Miur; Letizia Melina, Direttore generale per lo studente, lo sviluppo e l’internazionalizzazione della formazione superiore del Miur; Donatella Solda, membro della Segreteria Tecnica del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca; Davide D’Amico, Dirigente Direzione Generale per il Personale Docente – Ufficio VI Formazione personale docente e accreditamento enti del Miur.
Link:
Decreto

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20 Commenti

  1. E che, vi aspettavate di trovare una connessione di tipo scientifico tra il prof. Beltram e Big Data ? Si vede che siete dei provinciali! Il coordinatore … coordina! e chi meglio del direttore di una “Grande Scuola” ?
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    Molto piu’ preoccupante la composizione del resto del gruppo. Ma occorre fare attenzione. La parola chiave e’ “intercettare”: “… il Miur intende avviare un’analisi finalizzata alla valorizzazione degli stessi a sostegno delle decisioni di sistema, all’individuazione delle traiettorie di sviluppo e a come l’Italia potrebbe intercettarle.”
    .
    Parola che i malpensanti traducono con “cercare come mungere la nuova mucca per finanziare un po’ di tutto”. Ma che volete, oltre ai santi, poeti, navigatori,… siamo anche un popolo di … intercettori!

  2. Se ho capito bene: Prima raccolgono raccolgono raccolgono (dati e quant’altro), poi si rendono conto che sono troppi per gestirli con mezzi ordinari, poi si meravigliano che fanno dei calcoli pasticciati, poi finalmente mettono su un gruppo che dovrebbe indirizzare la gestione e l’elaborazione, per farne che? per la “valorizzazione degli stessi (dati) a sostegno delle decisioni di sistema ecc. ecc.” Io traduco diversamente: dai dati in evoluzione, attraverso calcoli complicati e sofisticati (che finalmente saranno corretti perché c’è il gruppo), si estraggono statistiche e tendenze affinché il Miur, Anvur (che stanno in Italia) possano utilizzarle per prendere delle decisioni. Quali? La logica della frase chiave sarebbe questa: un’analisi finalizzata all’individuazione delle traiettorie di sviluppo e a come l’Italia potrebbe intercettarle affinché i dati possano esser valorizzati a sostegno delle decisioni di sistema. Quali?

    • La mia lettura e’ un po’ diversa: da un lato c’e un mondo in cui varie comunità hanno il problema reale di trattare ed elaborare enormi quantità di dati (p.es. Google con i suoi enormi database di pagine indicizzate, chi sequenzia genomi, chi deve elaborare in tempo reale decine di milioni di transazioni,…). Queste comunità si sono accorte di avere problematiche comuni e stanno indirizzando sforzi intellettuali ed *economici* per risolvere questi problemi.
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      Dall’ altra ci sono gruppi che hanno obiettivamente minori necessità ma, di fronte ad un dispiegamento internazionale di risorse su “Big Data” si pongono come obiettivo di “intercettare” parte del flusso dei finanziamenti, scoprendo, come il Le Bourgeois gentilhomme di Molière, che anche loro trattavano Big Data senza saperlo.
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      La serietà di queste scoperte tardive personalmente la giudico anche dalla composizione dei gruppi di lavoro.
      Quella del MIUR non mi sembra brilli per la presenza di tecnici del Big Data. E onestamente mi sfuggono le ragioni della presenza del direttore dell’ anvur. Se la valutazione anvur ha necessità di accedere a progetti Big Data, penso che sia la dimostrazione di un’ impostazione profondamente sbagliata di come si fa valutazione. E penso anche che in un Paese normale ci dovrebbe essere un controllo pubblico (i mezzi di informazione dove sono?) sulle agenzie governative pagate con soldi pubblici. Anche perche’ un’ agenzia di valutazione della ricerca che eventualmente entri a gamba tesa come concorrente nell’ accesso a fondi di ricerca dovrebbe far pensare.

    • P.S. c’e anche una lettura più inquietante e cioe’ che anvur partecipi ad un gruppo di lavoro che potrebbe occuparsi di elaborazioni di linee strategiche per la ricerca italiana. Ma allora, la confusione dei ruoli sarebbe veramente oltre ogni limite!

  3. E nulla da dire su De Blase? Almeno Beltram è uno “blasonato”. Ma De Blase??! Se uno si occupa di innovazione a livello giornalistico, se naturalmente dei giornali di regime (corriere, sole24, repubblica et.) allora può fare parte di qualsiasi comitato. Non se ovvio fosse del fattoquotidiano (giornalaccio critico con Renzik). Credetemi siamo in un regime. Ho seguito il dibattito di ieri del PD. Unico accenno all’università: incapace di valutare il merito solo a promuovere i protetti dei baroni. Fara una visita al mondo della ricerca e dell’università, andrà nel laboratori gran sasso ..magari ci trova anche Zichicchi, perchè non se li tengono tutti e due là 😉

  4. A testimonianza del fatto che: data una definizione, troviamo chi non risponde per nulla alla definizione. Già ‘gruppo di lavoro’, presuppone che ci sia qualcuno che ci lavori, plausibilmente con un minimo di competenza. Abbiamo fior fiore di esperti in Italia: il CINI ha un suo gruppo di lavoro, chi si occupa di statistica computazionale e di analisi dei dati all’interno della Società Statstica Italiana. Mettiamola così: un gruppo di lavoro è un insieme eterogeneo di persone che, al di là della loro esperienza, devono innanzitutto capire cosa significa lavorare, quando l’avranno capito avremo perso tempo ma, attraverso la nobile arte della maieutica, avremmo anche esercitato una delle opere spirituali di misericordia (visto che siamo anche nell’anno giubilare sulla misericordia). Da me si dice: ‘mettiamo qualcuno ad intostare l’acqua’.

  5. Commissione sui Big-Data….certo…quali sono i criteri con cui vengono scelti i membri? E’ **necessario** essere esperti internazionali di statistica, probabilita’, algoritmi, strutture dati, complessità asintotica, machine learning, etc etc…? Dai nomi, non mi sembra!
    E cosa produrranno quindi? \epsilon

    Storie simile: Nominiamo il Referente per la CyberSecurity del Governo ma, mi raccomando…. da evitare come l’AIDS i docenti di sicurezza e/o crittografia di livello internazionale !!!

    Storia Simile: Nomina del direttore dell’IIT, in base a quale competizione internazionale?

    Che tristezza, ma finira’ mai tutta questa vergogna?

    • Nessuno mette in dubbio la produzione scientifica del prof. Beltram. Soprattutto entrando nel merito e non basandosi sul mero numero di lavori. Ma quanti dei membri del gruppo di lavoro hanno a che fare direttamente con problematiche di Big Data ?
      .
      La perplessità sta tutta lì.

    • Ma in cosa? in topics specifici riguardanti i Big Data? Da Google Scholar, da DBLP, non risulta alcuna pubblicazione direttamente rilevante. Ci sono esperti italiani di fama mondiale in ”big-data” (i.e. data mining, information retrieval, machine learning, etc etc).
      Io mi chiedo serenemante: ma non sarebbe meglio che queste commissioni fossero formate sulla base di criteri di competenza assoluti sugli specifici obiettivi preposti? Non si pensa che se si sceglie una commissione in base ad ”altri” criteri si fa un danno enorme sia al sistema generale che alle persone che sono veramente competenti e che non hanno avuto la possibilita’ di aspirare a quegli incarichi?
      La storia e’ sempre la stessa…
      Quasi tutte le nomine di cariche importanti di questo paese sono fatte sulla base di criteri anomali e non competitivi.

  6. Probabilmente Beltram è stato scelto per la trasversalità dei lavori. Comunque, i criteri per entrare in queste commissioni, sono oscuri ai piu’. Azzardo: è amico di qualcuno, è stato segnalato da qualcuno, è fedele a qualcuno. Nel nostro campo sappiamo bene che conta più il rapporto “fiduciario” che l’effettiva competenza in un campo. Conta più saper dir di si.

    • E questo puo’ star bene per il coordinatore del gruppo di lavoro, anche se continuo ad essere convinto che coordinare un gruppo di tecnici con una ragionevole cognizione di causa dell’ argomento aiuta sempre. Ma allora … il resto del gruppo ?
      Anche concedendo che si tratti di esperti/tecnici, la composizione lascerebbe pensare che in Italia il massimo interesse per Big Data è, nell’ ordine, in capo a :
      MIUR
      Istat
      anvur

      e’ una lista di “stakeholders” poco esaustiva degli interessi internazionali nel campo e suona abbastanza bizzarra da rendere naturale qualche domanda a riguardo.

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