giornalismo-investigativoNel panorama della ricerca italiana, un unico centro non ha problemi di soldi: l’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit), che gestirà anche il progetto Human Technopole (HT) per genomica, nutrizione e sostenibilità per il quale il premier ha annunciato un finanziamento di 150 milioni l’anno.
Stando al Corriere della Sera, saranno coinvolte anche l’industria farmaceutica italiana, Bayer, Glaxo, Novartis, Unilever Sygenta, oltre a Barilla, Nestlé e fondazioni come la Umberto Veronesi. Il progetto ufficiale sarà presentato al governo il 25 febbraio e solo allora si  conoscerà il ruolo di queste aziende in HT. Investiranno o faranno ricerca con i fondi dello Stato? Iit su questo non risponde.
L’annuncio del super finanziamento ha scatenato polemiche. All’Iit è già stato destinato 1 miliardo di euro nello scorso decennio, quasi la metà  è accantonata in conti bancari. I fondi privati raccolti nel 2014 ammontano a circa 22 milioni di euro. Intanto, il fondo per la ricerca nazionale (Prin) è passato dai circa 100 milioni l’anno del 2009 ai 30 del 2016; quello per l’università (Ffo) ridotto di circa 800 milioni.
Per i governi, la scelta di finanziare in modo particolare un solo centro non è una novità, accade anche in altri Paesi. Il problema nasce se si danneggiano gli altri. “L’università non ha più un euro, l’Iit non sa come spenderli” ha detto  Giovanni Bachelet, fisico ed ex parlamentare. E Iit ha elargito fondi anche a ricercatori esterni, per ‘fidelizzare’ parte dell’università, oltre a lanciarsi in altre iniziative.
A marzo, l’assemblea annuale di Swim — associazione di giornalisti scientifici  che riunisce firme dei maggiori giornali nazionali — si terrà proprio all’Iit di Genova. Include corsi di formazione, come “Valutare la scienza e gli scienziati” che terrà Stefano Fantoni, presidente di Anvur, l’agenzia di valutazione per la ricerca nazionale. Nessuna delle voci critiche nei confronti di Anvur sarà presente. E ce ne sono:  Giuseppe Mingione, superstar della matematica, ha deciso di boicottare la procedura di valutazione perché, come ha detto al Fatto,  “non ha senso valutare la ricerca in condizioni di lavoro squalificanti e in assenza di fondi”. Roberto Cingolani, direttore scientifico di Iit dal 2003 – che resterà al timone almeno fino al 2019 – racconterà ai giornalisti cosa si fa all’Iit e mostrerà loro i laboratori. Ci saranno poi altri seminari, come quello sul caso Xylella e quello su come “Parlare di scienza a un pubblico ostile”.
La decisione di invitare solo Anvur e Iit è stata presa da un comitato incaricato di stilare il programma, ha detto al Fatto Fabio Turone, presidente di Swim. “Non è un evento rivolto al pubblico, ma a giornalisti che cercheranno di capire meglio, ascoltando il presidente dell’Anvur e un’esperta di bibliometria, prima di fare tutte le domande”. Sulla locandina c’è anche il logo dell’associazione Ahcj Italia — chapter italiano dell’Association of Health Care Journalists americana di cui fanno parte giornalisti che scrivono di medicina, con preciso mandato di stare alla larga dai conflitti di interesse. Nel board di Ahcj Italia, diversi giornalisti di Swim.
Le due associazioni sono la stessa cosa? “Ahcj Italia è un gruppetto di persone associate alla Ahcj americana che per ora beneficia della massa critica di Swim,” ha detto Fabio Turone, che è anche direttore di un’agenzia di comunicazione che ha rapporti di lavoro con la Fondazione Veronesi e diverse industrie del farmaco. Non è un conflitto di interessi in contrasto con i principi della Ahcj americana? Come si riflette sull’associazione?
“Il concetto di conflitto di interessi non presuppone di non averne, ma di renderli espliciti per discuterne pubblicamente”. Peccato che sul sito dell’associazione Swim non ve ne sia traccia. Così come non ce n’è dei bilanci, contrariamente a quanto avviene per Ahcj Usa che ha policies mirate a preservare l’autonomia del giornalismo scientifico. Per evitare che l’indipendenza sia lentamente erosa.
(Pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 23.03.2016)
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6 Commenti

  1. Fa parte della strategia del premier. L’ha detto anche recentemente: “Se volete andare via fatelo, ma noi faremo dell’Italia il top”, ma intendeva: “Se volete andare via fatelo E noi faremo dell’Italia il top”. Ne bastano pochi.
    E’ così che ragiona un imprenditore del top.
    “L’amicizia è un valore importante. Come diciamo noi imprenditori al top: chi trova un amico gli intesta una società” (cit. Crozza-Briatore)

  2. Ma, l’ ITT (copiato dal MIT nel nome) va benissimo per creare dei posti di lavoro . Li (come al MIT) non si farà scienza ma tecnologia finalizzata alla produzione. La scienza di base rimane nell’ università. E’ grave che per dare a uno si tolga all’altro, questo si. Renzi (e il govenro) non hanno ben chiara la differenza tra scienza e tecnologia.

  3. In realtà al MIT fanno ANCHE ricerca di base. Tanta e ben fatta…
    Cosi’ dovrebbe essere anche all’IIT.
    Ma non è questo il punto: ammesso che si voglia dare il massimo impulso all’IIT, bisogna dargli risorse sufficienti a decollare, ma non cosi’ abbondanti da non aver bisogno di finanziamenti esterni (progetti finanziati dall’UE o dalle aziende).
    La forza del MIT è che per ogni dollaro ricevuto dal settore pubblico, ne portano a casa altrettanti dal settore privato…
    Ma se all’IIT il finanziamento pubblico è cosi’ copioso che mettono i soldi in fondi di investimento, anzichè usarli per fare ricerca, non si metteranno mai d’impegno ad attrarre i finanziamenti comunitari o privati…
    Bisogna dargliene meno, in modo che sentano l’esigenza di attrarre investitori esterni. E’ solo cosi’ che si instaura la spirale virtuosa che ha portato al successo le più famose Università americane (non direi le più grandi: la mia Università, Parma, ha molti più studenti di primo livello del MIT, e siamo 886 docenti contro i 1036 del MIT).
    Guardate qui per qualche confronto numerico:

    http://web.mit.edu/facts/faqs.html
    http://web.mit.edu/facts/financial.html

    https://multimedia.iit.it/asset-bank/assetfile/4344.pdf
    https://multimedia.iit.it/asset-bank/assetfile/5093.pdf

    In pratica, l’IIT ha più personale accademico e di ricerca del MIT, riceve dallo Stato quasi 100 M€/anno, e ne porta a casa una ulteriore ventina da finanziatori esterni.
    Il MIT invece ha un budget annuo di quasi 3200 MUSD/anno, di cui circa la metà deriva da contratti di ricerca con varie autorità federali americane, il resto da finanziamenti esterni.
    Esplorando i link suesposti si scoprono tante cose…

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