Venti firme – rappresentative delle più importanti Società scientifiche Italiane per le ricerche nelle Scienze della Vita (FISV, AGI, ABCD, SIF, SIB, SIGA, SIMA, SIBV, AAI, SIBBM, SIMGBM, SIBE, SICA, SIPaV) e di numerosi Collegi di docenti e ricercatori universitari – sono state poste in calce ad una lettera aperta indirizzata al Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica Maria Chiara Carrozza. Una lettera articolata che denunzia con forza che “l’Italia non investe in ricerca scientifica e che “butta via” enormi potenzialità per una sua ripresa e sviluppo, e che penalizza fortemente i ricercatori italiani rispetto ai loro colleghi stranieri. I firmatari mettono sotto accusa sia l’entità dei finanziamenti pubblici sia le discutibili procedure della loro assegnazione che poco hanno a che vedere con il merito scientifico dei singoli o dei gruppi di ricerca. Lo scopo dell’iniziativa è spiegato con chiarezza nella lettera: invertire di 180° l’attuale rotta aumentando l’entità dei fondi destinati alla ricerca e “modificando drasticamente l’attuale sistema di finanziamento pubblico lesivo degli interessi nazionali nella competizione globale e offensivo per i ricercatori e le loro legittime aspirazioni a svolgere l’attività scientifica con mezzi confrontabili con quelli messi a disposizione dei colleghi stranieri”.

 


Ill.mo Ministro dell’Istruzione, Università e della Ricerca Scientifica
Prof.ssa Maria Chiara Carrozza
Viale Trastevere, 76°
00153 Roma

Oggetto: Finanziamenti pubblici per la Ricerca in Italia

Ill.mo Sig. Ministro,

I risultati dei Progetti Nazionali di Ricerca 2012 (PRIN) e del progetto “Giovani in Ricerca 2012” (GR), recentemente resi noti, ci spingono a condividere con Lei, che ben conosce l’Università italiana, alcune considerazioni al fine di chiederLe di modificare drasticamente l’attuale sistema di finanziamento pubblico che riteniamo lesivo degli interessi nazionali nella competizione globale e, nel contempo, offensivo per i ricercatori e le loro legittime aspirazioni a svolgere l’attività scientifica con mezzi idonei e confrontabili con quelli messi a disposizione dei colleghi stranieri.

  1. Il budget del PRIN era di circa 38 milioni di euro e il budget del GR era di circa 30 milioni di euro, con costi centrali di gestione di entrambi i progetti di circa 2 milioni di euro (una somma, quest’ultima, che ci sembra alquanto sproporzionata). Il livello di successo nella seconda fase di valutazione dei PRIN è stato di circa il 12%, con solo 141 progetti finanziati. Per esempio, nella linea delle Scienze della Vita, in cui sono confluite le richieste di finanziamento dei settori delle Scienze Biologiche, Mediche, Agrarie, Veterinarie e Chimico-Farmaceutiche, i 36 progetti che sono stati finanziati hanno ottenuto tutti il punteggio massimo. Se si considera anche la prima fase di valutazione dei PRIN, il livello di successo si abbassa a circa il 4-5% del totale delle domande. Il finaziamento per progetto è stato di circa 270.000 euro su tre anni, per mediamente 3 unità, che si traduce in circa 30.000 euro all’anno per unità. Lei sa, Sig. Ministro, che questi fondi coprono anche i costi di reclutamento di giovani (borse di dottorato il cui costo è circa 17.000 euro/anno o assegni di ricerca il cui costa è circa 23.000 euro/anno), e ciò comporta una riduzione delle somme disponbili per l’acquisto di materiale di consumo o strumentazione a cifre irrisorie. Sicuramente Lei è anche al corrente che la UE considera il costo medio delle attività di laboratorio di un post-doc in “Life-Sciences” tra i 15.000 e 20.000 euro/anno. Se confrontiamo la situazione italiana con quella di altre Nazioni europee o degli Stati Uniti (National Institutes of Health, o National Science Foundation), o rispetto ai progetti europei, si nota che la percentuale di successo è quasi il doppio (8- 10%) a fronte di finanziamenti per ogni progetto 10-20 volte superiori.Quindi, la prima conclusione da trarre è che l’Italia non investe in ricerca scientifica e che “butta via” enormi potenzialità di ottima ricerca. A parità di qualità, i ricercatori italiani non sono finanzati o sono finanziati molto poco. I finanziamenti per la Ricerca e lo Sviluppo in Italia, Francia, Inghilterra e Germania nel 2012 sono stati rispettivamente di 11.500, 19.500, 13.000 e 31.000 milioni di dollari. Questa situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che le opportunità dei finanziamenti europei per la ricerca di base si sono drasticamente ridotti come emerge chiaramente dalle bozze che circolano sugli imminenti bandi di Horizon 2020. Come Lei sa, un Paese che non investe in ricerca oggi, è un Paese destinato a decadere rapidamente nel mercato globale, e che vedrà quindi diminuire il benessere sociale perché solo prodotti ad alto valore tecnologico e ad alto valore di conoscenze possono essere esportati e non subire la competizione dei paesi emergenti dove il lavoro costa molto meno rispetto a quelli sviluppati. Non è un caso che la UE con la dichiarazione di Lisbona del 2000 abbia posto come obiettivo The most competitive and dynamic knowledge-based economy in the world capable of sustainable economic growth with more and better jobs and greater social cohesion. I PRIN erano nati per finanziare la ricerca di base, per stimolare la ricerca curiosity-driven, che è quella che ha sempre portato i maggiori risultati, anche con ricadute applicative. Non è un caso che nel 2008, all’inizio dell’attuale crisi, sia la Germania che gli USA abbiano investito nella ricerca scientifica come volano dell’economia e per sostenere l’occupazione di giovani qualificati. In Italia si è operato nella direzione opposta e si continua ad operare nella stessa sciagurata e miope direzione.
  2. Il sistema di valutazione dei progetti in due fasi, con valutazione locale prima e nazionale dopo, e l’utilizzo di referees italiani e stranieri che non confrontano le loro valutazioni ed i loro metri di giudizio, è probabilmente un sistema “unico” al mondo. I suoi limiti e storture sono evidenti: progetti validi eliminati a livello locale per dare spazio ad equilibri interni tra aree disciplinari; valutazioni di referees contrastanti; punteggi difformi tra quelli attribuiti dai referees italiani e stranieri (spesso gli stranieri ignorano che un punteggio minimamente inferiore al massimo esclude automaticamente un progetto); discrezionalità dei garanti nazionali nella scelta dei referees; discutibili competenze dei referees sui vari progetti. A differenza dei sistemi di valutazione stranieri e anche di agenzie italiane, come AIRC e Telethon, i giudizi espressi non permettono solitamente in alcun modo di migliorare la qualità del progetto rendendolo finanziabile negli anni successivi. Ne consegue che un progetto non finanziato rappresenta solo tempo sprecato da parte dei proponenti e comporta una penalizzazione delle Università in quanto parte dell’FFO, come Lei ben sa, viene distribuito in base ai PRIN ottenuti. Infine sorprende che non esista nel processo di valutazione dei progetti e dei proponenti, la valutazione dei risultati ottenuti con fondi ministeriali assegnati negli anni precedenti (valutazione ex-post). Quindi, la conclusione è che il sistema attuale non premia i progetti migliori, ma solo quelli che casualmente si trovano valutati da referees italiani e/o “amici”. Un sistema di valutazione che si basi unicamente su referees stranieri che possano condividere e discutere le proprie valutazioni (study section) in analogia al sistema NIH, in una singola fase, sarebbe decisamente un sistema più obiettivo, meno controllabile e fortemente auspicato da chi ha veramente a cuore il futuro del nostro Paese. Del resto, lo stesso Ministero usa almeno in parte questo sistema in altre valutazioni (i.e. Progetti SmartCity, nei quali tutte le Idee Progettuali, candidate per lo stesso ambito, sono valutate da un Panel formato da tre esperti che esprime un giudizio unico e condiviso, condensato nel Consensus Report e firmato da tutti i valutatori del Panel).
  3. La dissimmetria di fondi posti nel PRIN rispetto al GR è decisamente discutibile, ben sapendo come è strutturato il sistema italiano nel quale i gruppi di ricerca sono piccoli e basati su un lavoro di gruppo a cui partecipano ricercatori giovani e meno giovani, date le limitate risorse finanziarie, i ridotti spazi a disposizione, le difficoltà amministrative ed accademiche da superare, il tempo limitato per la ricerca. Incentivare i giovani è importante ma penalizzare i Senior Scientists che quei giovani hanno formato, e che nella maggior parte dei casi sono ancora attivi nella ricerca e riconosciuti ed apprezzati a livello internazionale, ci sembra una scelta discutibile e che richiederebbe un ribilanciamento. Oltretutto, in molti casi, il finanziamento riservato ai giovani non nasconde altro che un finanziamento mascherato ai “soliti ben relazionati” gruppi di ricerca.

Ill.mo Sig. Ministro, accolga la presente come un “disinteressato” contributo al miglioramento del sistema di finanziamento della Ricerca in Italia. Noi siamo certi che Ella valuterà attentamente le nostre considerazioni e restiamo disponibili ad eventuali futuri colloqui di approfondimento.

 

Roma, 22 Novembre 2013

Prof. Stefano Bonatti, Presidente Associazione Docenti SSD BIO/13
Prof. Carmine Di Ilio, Coordinatore Collegio proff. ordinari BIO/12
Prof. Paolo Plevani, Coordinatore Collegio proff. ordinari BIO/11
Prof. Raffaele Porta , Coordinatore Collegio proff. ordinari BIO/10
Prof. Carlo Riccardi, Presidente del Collegio Nazionale dei Farmacologi Universitari BIO/14
Prof. Felice Cervone, Presidente Federazione Italiana Scienze della Vita
Prof. Luigi Frati, Presidente SIPMeT, Coordinatore Collegio Patologia Generale
Prof. Pier Paolo Di Fiore, Presidente ABCD
Prof. Guido Barbujani, Presidente AGI
Prof. Francesco Rossi, Presidente SIF
Prof. Cesare Balduini, Presidente SIB
Prof. Fabio Veronesi, Presidente SIGA
Prof. Francesca Pacchierotti, Presidente SIMA
Prof. Rino Cella, Presidente SIBV
Prof. Luigi Capasso, Presidente AAI
Prof. Gennaro Ciliberto, Presidente SIBBM
Prof. Bianca Colonna, Presidente SIMGBM
Prof. Maurizio Casiraghi, Presidente SIBE
Prof. Marco Trevisan, Presidente SICA
Prof. Aniello Scala, Presidente SIPaV

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5 Commenti

  1. Pur condividendo il principio ispiratore di questa lettera, devo confessare che questa storia dei Young Vs Senior Scientist ha veramente stancato!!

    Vogliamo valutare seriamente i progetti di ricerca? Bene, che venga valutata la SCIENZA in blind, niente nomi o riferimenti ai proponenti senza distinzioni di categorie. Si valutino i progetti, le loro potenzialità, il loro grado di innovazione e si utilizzino gli scarsi spazi a disposizione in maniera elastica: non e’ concepibile che laboratori di ricerca dell’Università pubblica vengano assegnati in base all’età accademica e considerati come proprietà privata dell’Ordinario di turno.

    Ormai lo sanno pure i sassi che PRIN e affini sono solo la versione pseudo-scientifica della spartizione politica dei fondi pubblici tra cordate scientifiche autoreferenziali, mentre e i laboratori di ricerca vengono spartiti politicamente come poltrone tra i vari ordinari.

    La rottamazione e le quote di categoria lasciamole ad altri…

  2. Tre commenti
    1) Ottima tempistica per questa lettera: a breve il ministro annuncerà il Piano Nazionale per la Ricerca

    2)” Oltretutto, in molti casi, il finanziamento riservato ai giovani non nasconde altro che un finanziamento mascherato ai “soliti ben relazionati” gruppi di ricerca.”

    Ho vinto un FIRB_Futuro in ricerca 2010.
    Pur riconoscendo alcuni elementi di aleatorietà nella valutazione, sinceramente trovo questa frase offensiva: chi ha sottoscritto la lettera avrebbe dovuto indicare casi specifici anzichè formulare vaghe insinuazioni che ledono tutti.

    3) Privilegiati: al momento sul Futuro in Ricerca 2010, è arrivato solo un anticipo due anni fa, poi più niente… e dal ministero mi dicono che non sanno niente…

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