Replica del prof. Morcellini a questo articolo.

Cara Redazione Roars,

ecco la mia risposta alla vostra nota coraggiosamente non firmata.

Non va bene che l’urlo di Roars si trasformi in caricatura. Chi ha pubblicato un commento apertamente censorio in relazione ad un mio intervento sulle Riviste Scientifiche ha voluto cercare lo scoop anche dove non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Ancora una volta, quando i professori si mettono a fare i giornalisti non imparano solo il meglio.
Basta del resto leggere gli stralci del mio intervento che seguono al commento Roars per osservare che l’argomento che ho proposto, in un dibattito chiamato a decidere che fare per reagire al trend negativo di valutazione della produzione scientifica nell’area delle scienze politiche e sociali, è utilizzato strumentalmente e fuori dal suo contesto. Ho chiesto infatti di tener conto di una riapertura di un “minimo di comunicazione”, di assumere una postura propositiva (anche perché molti di quelli che erano lì presenti sono “responsabili di istituzioni”), e in generale, di “ridurre i rischi” rispetto ai costi di troppi cambiamenti non condivisi con la comunità universitaria. Tutto questo è davvero una tragedia culturale, lesiva dei valori costituzionali, o è vero forse che a qualche commentatore Roars piace fissare l’ortodossia dei discorsi nello spazio pubblico?
Ed è una scelleratezza chiederci quanto le Aree hanno diversamente pagato il tributo all’ANVUR? È improprio domandarsi se le cosiddette aree “dure” si sono sostanzialmente rafforzate rispetto al comparto delle scienze umanistico-sociali? E ancora, se la mia presa di posizione pubblica segnava uno spartiacque così decisivo, perché aspettare 65 giorni per un commento così appuntito? Viene il dubbio che la differenza l’abbia fatta la nomina AGCOM; ma allora, perché tacere quando le Istituzioni hanno eletto un accademico, per di più coerente con l’intestazione dell’Autorità, e chiamarlo in causa in un dibattito che nulla ha a che fare con le funzioni collegate alla nomina stessa? La breve nota si chiude con un attacco ai professori universitari italiani pronti, per ridurre i rischi, a qualunque sacrificio. Ma questa frase è totalmente infondata e dunque demagogica: solletica solo il palato di un estremismo incapace di passi successivi.

Un saluto ottimista da parte di Mario Morcellini 

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15 Commenti

  1. Non ho alcuna intenzione di intervenire nel dibattito tra Roars e il Collega mio carissimo Prof. Mario Morcellini. Inizio dal punto che forse più colpisce l’opinione diffusa: il compenso previsto quale componente AGCOM (ruolo meritoriamente attribuito al Prof. Mario Morcellini)è di molto inferiore a quello percepito da una qualsiasi sgallettata/o che si profonde in televisione in grandiose minchiate. Ogni ulteriore commento è superfluo. Sicuramente il Prof. Mario Morcellini a proposito di VQR e di classificazione delle Riviste, farà sentire la sua voce di denuncia di tali metodi finalizzati a reprimere il pensiero libero in violazione dell’art. 21 Cost. e ciò ancor più gravemente nelle sedi dell’insegnamento e della ricerca dove nessuno strumento di controllo può trovare legittimazione. Augusto Sinagra

  2. Ho cercato l’intervento del prof. Morcellini. Ma alcuni preliminari si impongono. Francamente mi sorprende che in questa risposta a Roars egli rilevi il ritardo di due mesi rispetto al momento del seminario. Non dico meglio tardi che mai, ma perché i singoli atenei non diramano rapidamente notizie tanto importanti e sentite, affinché si acceda anzitutto direttamente al documento originario e solo successivamente agli eventuali commenti? Se egli, giustamente, sente l’esigenza di una maggiore trasparenza nella comunicazione istituzionale, rispetto alla valutazione anzitutto, questo va detto ad altri interlocutori, mi sembra, istituzionali, per l’appunto.
    Ho cercato di prendere rapidamente qualche appunto, mentre lo ascoltavo:
    -l’anagrafe nazionale dei docenti non esiste ancora, facciamo un minuto di silenzio
    -finalmente si è iniziata la valutazione della valutazione, dobbiamo rallegrarcene
    -la procedura della valutazione deve essere trasparente

    Dire questo dopo circa 10 anni di cd sperimentazione? Assenza dell’anagrafe, valutazione della valutazione? Un po’ tardi per cercare di sostituire le bad practices con le best, per riformare senza sostituzioni di persone nei vari ruoli.

    Altri appunti:
    -le comunità scientifiche devono iniziare una apertura ai criteri quantitativi nei settori non bibliometrici, devono iniziare a discuterne [non andava fatto prima?]
    -l’indicatore quantitativo, nr di articoli in riviste di fascia A permette di conoscere il livello medio; maggiore è la quantità, minori sono le distorsioni statistiche, altrimenti (cioè se sono poche) bisogna leggere e valutare i singoli articoli [cioè la valutazione qualitativa è demandata alle riviste, che però devono subire:]
    – un processo periodico di riesame delle riviste di fascia A
    – il disagio del corpo docente è difficile vederlo dall’alto dell’Agenzia, ma chi frequenta i corridoi lo conosce.

    Cioè, mettiamo, uno, cento, migliaia, pubblicano nelle riviste di fascia A [via le monografie, ovviamente, che andrebbero lette una ad una] , riviste che a un riesame potrebbero risultare non più di fascia A, ma intanto quelli ci hanno pubblicato, peggio per loro.
    Il tutto all’interno del discorso sul valore dell’imprescindibile criterio quantitativo. Il corpo docente vive una situazione di disagio e di inasprimento dei rapporti, ma: tale disagio E’ DIFFICILE VEDERLO DALL’ALTO DELL’AGENZIA, solo chi frequenta i corridoi lo conosce.
    Nessun commento!

  3. Ad onor del vero la nota era firmata “Redazione ROARS” e la redazione è nota.

    Le affermazioni di Morcellini citate da ROARS mi paiono inaccettabili in qualunque contesto. Le pratiche ANVUR non rispettano la legge, che parla di criteri riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale, e basta guardare i pronunciamenti delle società scientifiche internazionali per vedere che le pratiche ANVUR non ci combinano nulla. Visto che siano in uno stato di diritto, qualunque atto contrario alla legge andrebbe respinto, anzichè “assumere posture propositive”.
    (Se poi ci vogliono anni per dichiarare incostituzionali leggi elettorali, che incostituzionali appaiono anche ad un bambino, figuriamoci in un settore talmente complesso quale la valutazione della ricerca, quindi vabbe’ e pazienza).

    Purtroppo quello che, per Morcellini, era verosimilmente un mero espediente retorico, si rivela una lucida descrizione della realtà: sì, veramente “tutto questo è davvero una tragedia culturale, lesiva dei valori costituzionali”.

    • Grazie del commento. Aggiungo, che fin dalla sua fondazione, al punto 9 di “a proposito di come funziona roars” si legge: “Gli articoli condivisi dalla redazione, che dunque esprimono un punto di vista comune della redazione, sono firmati a nome della redazione come anche le informazioni di carattere giuridico/istituzionale o semplicemente notizie di carattere generale segnalate ai lettori con brevi redazionali”.

  4. Come nell’argomento del Terzo Uomo, una volta iniziata la valutazione, non è coerente fermarsi al primo livello di estraniazione. Ci vuole una agenzia europea per fare la valutazione della valutazione, poi una agenzia mondiale per la valutazione della valutazione della valutazione, e poi naturalmente una extraterrestre per la valutazione della valutazione della valutazione della valutazione. Eccetera.

    • Chissà che invece non arrivi un giorno (speriamo presto) qualche extraterrestre che dica ANVUR? non conosco questo pianeta, si è estinto milioni di an ni fa insieme ad un termine dal significato mooolto oscuro: valutazione

    • Negli USA succede già. Ci sono accreditation agencies per le Università in modo da scremare le università farlocche o di scarsissimo valore, e accreditation agencies delle accreditation agencie per scremare le accreditation agencies farlocche o si scarsissimo valore. Prima o poi arriveranno al terzo livello, se non è già successo.

  5. M. Morcellini: «Ho chiesto infatti di tener conto di una riapertura di un “minimo di comunicazione”, di assumere una postura propositiva […]»
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    A lungo, ho provato ad immaginare quale potesse essere la “postura propositiva” nei confronti di Anvur. Ho dato briglia sciolta a fantasie, anche disturbanti, e alla fine ho concluso che preferisco non saperlo.

  6. I “responsabili di istituzioni” hanno sostenuto attivamente e promosso la VQR, come possono “ridurre i rischi”?

    La VQR ed i suoi dati, spesso utilizzati in modo totalmente arbitrario (basterebbe un minimo di onestà intellettuale per ammetterlo), sono strumentali per acuire le differenze tra chi ha potere e la massa che bela accettandoli passivamente con “postura propositiva”.

    Si continua a voler mascherare una scelta meramente politica con l’oggettività fasulla e venefica dei dati VQR.

    Neanche più l’autorevolezza del politico di rango ci possiamo permettere…

    …ma che male abbiamo fatto?

  7. Morcellini: «[…] per reagire al trend negativo di valutazione della produzione scientifica nell’area delle scienze politiche e sociali […]»
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    Lo so che è scontato, ma come si fa a non ricordare Palombella Rossa?
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    «Lei la deve cambiare questa espressione! “Trend negativo”… Io non l’ho mai detto! Io non l’ho mai pensato! Io non parlo così!»

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