Lettera aperta

14 marzo 2013

 I sottoscritti docenti di Scienza delle finanze in Atenei italiani sottopongono all’attenzione della SIEP e dell’intera comunità scientifica riconducibile alla disciplina, la loro forte preoccupazione per le conseguenze dell’applicazione dei criteri stabiliti dalla Commissione per l’ASN nel settore concorsuale 13/A3 – Scienza delle Finanze, come risultanti dal verbale del 5 febbraio 2013.

 1) Affidarsi a una condizione necessaria per conseguire l’abilitazione a professore associato, rappresentata da una soglia arbitraria di almeno due articoli pubblicati in riviste di fascia A della classificazione ANVUR, e, analogamente, di almeno tre articoli per conseguire l’abilitazione a professore ordinario, appare come una sostanziale rinuncia a una valutazione di merito, con l’aggravante che questa resa avviene in base a un principio, che qualcuno ritiene illegittimo, secondo cui la Commissione avrebbe la facoltà di avvalersi esclusivamente di una classificazione che prima della emanazione del Regolamento del concorso non esisteva e che quindi i candidati non potevano conoscere con un margine di anticipo che fosse appositamente stabilito per consentire loro di scegliere adeguatamente e strategicamente la collocazione editoriale dei propri lavori scientifici.

 2) Questo aspetto è tanto più preoccupante quando si ricordi che l’elenco delle riviste di fascia A della classificazione ANVUR è stato oggetto di critiche, che anche l’ANVUR ha indirettamente riconosciuto non infondate (ne è testimonianza il fatto che l’ANVUR ha comunicato che il superamento delle relative mediane non doveva essere più considerato come condizione necessaria per l’ammissione alla procedura concorsuale).

 3) Al riguardo, l’integrazione tra la lista delle riviste ANVUR e il CNRS francese appare marginale, poiché nel campo specifico di finanza pubblica, il CNRS francese, che pure presenta significative differenze rispetto alla lista ANVUR, consente di includere solo ulteriori tre riviste (International Tax and Public Finance, Journal of Public Economic Theory, National Tax Journal).

 4) Inoltre, il comma 4 dell’art. 3 del D.M. 7 giugno 2012, n. 76, stabiliva espressamente che nella valutazione delle pubblicazioni e dei titoli presentati dai candidati, la commissione avrebbe dovuto attenersi “al principio generale in base al quale l’abilitazione viene attribuita ai candidati che hanno ottenuto risultati scientifici significativi, tenendo anche in considerazione, in diversa misura per la prima e per la seconda fascia, la rilevanza internazionale degli stessi” (il grassetto è nostro). Ciò dimostra come lo stesso Ministero intendesse premiare innanzitutto i candidati che avessero “ottenuto risultati scientifici significativi”, a prescindere dal contesto in cui essi fossero stati ottenuti, nazionale o internazionale. Nella valutazione di questi risultati si dovrebbe dunque tenere conto “anche”, e non in via esclusiva, della “rilevanza internazionale degli stessi”, la cui importanza in ogni caso nessuno intende sottovalutare.

5) La rigidità dei criteri stabiliti dalla Commissione appare poi ancor meno rappresentativa di un punto di vista condiviso dalla professione, se si considera che altre Commissioni di ASN dell’area 13 hanno integrato l’elenco di fascia A dell’ANVUR con altri elenchi, in particolare quelli redatti da istituzioni scientifiche italiane.

 6) Al riguardo, la Commissione ha inoltre sostanzialmente trascurato le indicazioni contenute nel documento del presidente della SIEP del novembre 2012 relativamente:

• all’opportunità di “calcolare ragionevoli trade-off tra le diverse categorie, consentendo un giudizio più articolato sulla produzione scientifica”;

• alla tendenza “a sottovalutare l’importanza di studi più di carattere istituzionale”;

• all’assenza nell’elenco ANVUR di “molte riviste di alto valore scientifico”.

7) Dalla combinazione della condizione necessaria e dell’elenco delle riviste non pienamente rispondente a criteri di qualità scientifica largamente riconosciuti, deriva il rischio di discriminazioni all’accesso alla valutazione di merito che non siano basate su sostanziali differenze nei livelli qualitativi di produzione scientifica dei candidati. Alcuni esempi: 1) Aver pubblicato su Inzinerine Ekonomika o Social Science and Medicine garantisce di essere in fascia A. Aver pubblicato su Public Finance Review o su FinanzArchiv o su Economics of Governance o su Journal of Regulatory Economics invece no. 2) Aver scritto 2 articoli in fascia A e 15 articoli su riviste di fascia B non consente di essere valutati per diventare ordinari. Aver scritto (magari insieme a vari coautori) solo 3 articoli in fascia A e niente altro invece garantisce la valutazione.

Per tutte queste ragioni, le ricadute sul futuro della disciplina rischiano di essere negative sotto diversi profili:

a) il totale disincentivo che ne verrebbe per le generazioni più giovani ad affrontare alcuni temi specifici della nostra disciplina, che non trovano spazio nelle riviste internazionali di fascia A. In particolare, lo sforzo dedicato ai temi di carattere istituzionale, dal lato delle entrate e delle spese pubbliche, se non riconosciuto, sarà semplicemente evitato, con danni gravi sulla qualità del dibattito italiano sulla politica fiscale;

b) considerando che altri settori concorsuali hanno fissato criteri meno rigidi, pur restando sufficientemente selettivi, si prepara per l’anno prossimo un consistente passaggio di nostri studiosi su altri settori scientifico-disciplinari (tipicamente politica economica, settore in cui molti candidati del nostro settore rispettano le condizioni) o su tematiche più remunerative in termini di pubblicazioni;

 c) si compromette la capacità della SIEP di distinguersi in futuro da altre associazioni scientifiche di settori affini e di attirare lavori di qualità. Esempio di questa difficoltà è anche la previsione, per la prossima XXV Riunione Scientifica, di pubblicare una selezione di lavori su FinanzArchiv, rivista esclusa in base ai criteri stabiliti dalla Commissione, con il paradosso che una Società Scientifica come la nostra “premia” i lavori presentati al convegno annuale pubblicandoli su una rivista che la stessa comunità scientifica, in sede di valutazione, disconosce per intero;

 d) è prevedibile, infine, che la congestione che si manifesterà sulle poche riviste “elette” sarà tale da non consentire a molti studiosi di pubblicare, anche in presenza dei requisiti di qualità, con il rischio che le attività di pubbliche relazioni che ruotano intorno agli Editors di queste stesse riviste diventino un fattore fondamentale per garantirsi il “merito”.

 Siamo tutti ben consapevoli di come casi di valutazioni arbitrarie e non fondate su criteri trasparenti si siano verificati, non raramente, nel passato. Condividiamo, quindi, pienamente la necessità di ancorare la valutazione a parametri precisi e verificabili dall’esterno. Non è questo in discussione. Siamo però altrettanto consapevoli di come una definizione non ben meditata di tali parametri possa portare a valutazioni altrettanto arbitrarie, come dimostrano gli esempi sopra illustrati.

 I firmatari

 

Giampaolo Arachi, Alessandro Balestrino, Antonio Bariletti, Bruno Bises, Marco Boccaccio, Paolo Bosi, Carlo Buratti, Giuseppe Campa, Giuseppe Clerico, Salvatore Creaco, Giuseppe Dallera, Valeria De Bonis, Giovanni De Fraja, Amedeo Di Maio, Antonio Di Majo, Domenicantonio Fausto, Amedeo Fossati, Gianluigi Galeotti, Emilio Giardina, Stefano Gorini, Elena Granaglia, Maria Cecilia Guerra, Paolo Liberati, Alberto Majocchi, Massimo Marrelli, Gilberto Muraro, Franco Osculati, Ruggero Paladini, Giorgio Panella, Paolo Panteghini, Antonio Pedone, Alessandro Petretto, Giacomo Pignataro, Giuseppe Pisauro, Vincenzo Rebba, Ilde Rizzo, Nicola Sartor, Paolo Silvestri, Francesca Stroffolini, Stefano Toso, Michele Trimarchi, Pietro Vagliasindi, Vincenzo Visco.

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