Tra  i primi firmatari di questa lettera aperta: la medaglia Planck Giorgio Parisi, tre vincitori di Grant ERC (Roberta D’Alessandro, Giuseppe Mingione, Alessandro Reali), cinque Accademici dei Lincei (Vincenzo Balzani, Giovanni Bignami, Ciro Ciliberto, Giovanni Dosi, Gianfranco Pasquino) e almeno 16 Highly Cited Researchers nelle classifiche Thomson-Reuters (Gianfranco Balbo, Vincenzo Balzani, Maurizio Antonio Battino, Patrizia Caraveo, Giovanni Dosi, Filippo Frontera, Gabriele Ghibellini, Isabella Maria Gioia, Carlo La Vecchia, Giuseppe Mancia, Laura Maraschi, Giuseppe Mingione, Ugo Montanari, Giorgio Parisi, Alessandro Reali, Andrea Scozzafava).

Gentile Presidente, il Dpcm relativo alle Cattedre Natta stabilisce che le venticinque commissioni incaricate di valutare i candidati ai 500 “superposti” siano presiedute da commissari nominati dalla Presidenza del Consiglio. Dare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri la facoltà di selezionare i presidenti di quelle commissioni è una scelta totalmente eccentrica nel panorama internazionale, non ha paragoni nei sistemi democratici, e lede principi essenziali della democrazia liberale, quali l’autonomia dell’insegnamento e della scienza, che i costituenti non a caso vollero tutelare nella prima parte della nostra Costituzione, all’articolo 33. Una società liberale necessita di un’Università libera e con questa iniziativa e l’imposizione di commissari “governativi” si invia invece il messaggio che quella libertà può essere vincolata dalle preferenze di chi è al potere di volta in volta.

Link per firmare: L’Università si riforma, non si commissaria da Palazzo Chigi


L’Università si riforma, non si commissaria da Palazzo Chigi

Lettera aperta al Presidente del Consiglio Matteo Renzi

Lettera aperta al Presidente del Consiglio Matteo Renzi

 

Gentile Presidente,

il Dpcm relativo alle Cattedre Natta – apprendiamo dalla stampa – stabilisce che le venticinque commissioni incaricate di valutare i candidati ai 500 “superposti” previsti in deroga all’Abilitazione scientifica nazionale siano presiedute da commissari nominati dalla Presidenza del Consiglio. Già l‘istituzione di queste cattedre ha destato grandi perplessità, trattandosi di una misura che crea un percorso parallelo e discrimina tra studiosi anche di pari professionalità; costituisce un diversivo rispetto al problema del miglioramento complessivo del sistema universitario; delegittima quel sistema, che pure qualcosa di buono produce se, ad esempio, nelle valutazioni internazionali la produttività scientifica italiana si colloca in ragguardevoli posizioni. Perplessità ha destato anche il fatto che organi quali la Conferenza dei Rettori e il Consiglio Universitario nazionale non siano stati consultati come se l’intero universo che ha a che fare con l’accademia dovesse essere “punito” e accantonato in nome di una “rivoluzione dall’alto” diretta da Palazzo Chigi.

Ma oggi vorremmo sensibilizzarla in particolare rispetto alla previsione delle nomine delle commissioni di concorso, che ha destato in noi innanzitutto grande sorpresa e serissima preoccupazione. Dare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri la facoltà di selezionare i presidenti di quelle commissioni è una scelta totalmente eccentrica nel panorama internazionale, non ha paragoni nei sistemi democratici, e lede principi essenziali della democrazia liberale, quali l’autonomia dell’insegnamento e della scienza, che i costituenti non a caso vollero tutelare nella prima parte della nostra Costituzione, all’articolo 33, che come è noto recita:

“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”

L’intromissione diretta di Palazzo Chigi in un concorso pubblico ci appare grave di per sé e per il precedente che rappresenterebbe per il futuro,  a causa del legame che istituisce tra la maggioranza politica del momento e la scelta di docenti universitari e, di conseguenza, il contenuto della ricerca e dell’insegnamento.  Tra le istituzioni politiche, e anche i singoli governi, e l’Università possono crearsi positive sinergie, ma non è pensabile che politica e governi concepiscano il mondo universitario come un’appendice del proprio potere.

L’autonomia universitaria costituisce un fattore cruciale per il buon funzionamento di ogni democrazia, non solo per il suo sviluppo economico, ma anche per lo sviluppo pluralistico di idee, visioni, scuole, iniziative nella società.  Una società liberale necessita di un’Università libera e con questa iniziativa e l’imposizione di commissari “governativi” si invia invece il messaggio che quella libertà può essere vincolata dalle preferenze di chi è al potere di volta in volta. L’Università ha molti problemi, certo, ma non è in questo modo che  potranno essere risolti.

Per questo ci auguriamo che possiate rivedere una tale decisione.

Distinti saluti

 

FILIPPO ANDREATTA, Professore ordinario di Scienza politica, Università di Bologna

GIANFRANCO BALBO, Professore ordinario di Informatica, Università degli Studi di Torino

RAFFAELLA BALDELLI, già Professore associato di Malattie infettive degli animali, Università di Bologna

ROBERTO BALZANI, Professore ordinario di Storia contemporanea, Università di Bologna

VINCENZO BALZANI, Professore emerito di Chimica, Università di Bologna, Accademico dei Lincei

LOREDANA BASSANI, Dirigente di Ricerca IASF/INAF Bologna

MAURIZIO ANTONIO BATTINO,  Professore associato di Biochimica, Università Politecnica della Marche

SARA BENTIVEGNA, Professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

ENRICO BERNARDI, Professore ordinario di Analisi matematica, Università di Bologna

GIOVANNI BIGNAMI, astrofisico e scrittore, Accademia dei Lincei

ANNA BOSCO,  professore associato di Scienza Politica, Università di Trieste

SERGIO BRASINI, Professore ordinario di Statistica economica <università di Bologna

ALESSANDRO CAMPI, Professore associato di Storia delle dottrine politiche, Università di Perugia

DONATELLA CAMPUS, Professore associato di Scienza politica, Università di Bologna

OMBRETTA CAPITANI, Professore associato di Clinica chirurgica veterinaria,  Unversità di Bologna

PATRIZIA CARAVEO, Astrofisica, IASF/INAF Milano

GIOVANNI CARBONE, Professore associato di Scienza politica, Università degli Studi di Milano

NICOLA CASAGLI, Professore ordinario di Geologia applicata, Università degli Studi di Firenze

ALFONSO CELOTTO,  Professore ordinario di Diritto costituzionale, Università degli Studi Roma Tre

MARCO CESA, Professore ordinario di Relazioni Internazionali, Università di Bologna

CIRO CILIBERTO, Professore ordinario di Geometria superiore, Presidente dell’Unione Matematica Italiana, Accademico dei Lincei

ALBERTO CREDI, Professore ordinario di Chimica generale e inorganica, Università di Bologna

WALTER CORALLUZZO, Professore associato di Relazioni internazionali, Università degli Studi di Torino

MARCO COSENTINO, Professore associato di Farmacologia, Università degli Studi dell’Insubria

ROBERTA D’ALESSANDRO, Professor of Italian linguistic, Universitei Leiden

ROCCO DE NICOLA,  Professore ordinario di Informatica, School of Advanced Studies, Lucca

DI CINTIO ALBERTO, Ricercatore di Disegno industriale,  Università degli Studi di Firenze

GIOVANNI DOSI, Professore ordinario di Politica economica,  Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa, Accademico dei Lincei

IGNAZIO DRUDI, Professore ordinario di statistica economica, Università di Bologna

ANNICK FARINA, Professore associato di Lingua e traduzione – Lingua francese, Università degli Studi di Firenze

CARLO FILIPPUCCI, Professore ordinario di Statistica economica, Università di Bologna

FILIPPO FRONTERA, Professore ordinario di Fisica generale,  Università degli Studi di Ferrara

GABRIELE GHISELLINI, dirigente di ricerca INAF, Osservatorio astronomico di Brera

ISABELLA MARIA GIOIA, Associata a INAF – Istituto di Radioastronomia, Bologna

GIOVANNI GIORGINI, Professore ordinario di Filosofia politica, Università di Bologna

PINA LALLI, Professore ordinario di Sociologia dei processi culturali, Università di Bologna

MARIA LAURA LANZILLO, Professore ordinario di Storia delle dottrine politiche, Università di Bologna

GIULIANA LASCHI, Professore associato di Storia contemporanea, Università di Bologna

CARLO LA VECCHIA, Professore ordinario di Epidemiologia, Università degli Studi di Milano

PAOLO LEONARDI, Professore ordinario di Filosofia e teoria dei linguaggi, Università di Bologna

GIUSEPPE MANCIA, Professore emerito di Medicina, Università degli Studi Milano-Bicocca

LAURA MARASCHI, astronoma, già astronomo ordinario e direttore all’Osservatorio

Astronomico di Brera”

ANDREA MARTINI, Professore associato di Zootecnia speciale, Università degli Studi di Firenze

ORESTE MASSARI, Professore ordinario di Scienza Politica,  Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

MAURIZIO MATTEUZZI, Professore associato di Filosofia e teoria dei linguaggi, Università di Bologna

GIUSEPPE MINGIONE, Professore ordinario di Analisi matematica, Università di Parma

UGO MONTANARI, Professore emerito di Informatica, Università di Pisa

VITTORIO MORANDI, Ricercatore CNR-IMM Bologna

ROSA MULE’, Professore associato di Scienza Politica, Università di Bologna

GASPARE NEVOLA, Professore ordinario di Scienza Politica, Università degli Studi di Trento

GIOVANNI ORSINA, Professore ordinario di Storia contemporanea,  Luiss Guido Carli di Roma

EMANUELE PAOLINI, Professore associato di Matematica, Università degli Studi di Firenze

GIORGIO PARISI, Professore ordinario di Fisica, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

VITTORIO EMANUELE PARSI, Professore ordinario di Relazioni Internazionali, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano

GIANFRANCO PASQUINO, Professore emerito di Scienza politica, Università di Bologna, Accademico dei Lincei

GIORGIO PASTORE, Professore associato di Fisica teoretica, Università degli Studi di Trieste

ANDREA PERTICI, Professore ordinario di Diritto costituzionale, Università di Pisa

GIOVANNI POGLAYEN, Professore oridnario di Parassitologia e malattie parassitarie degli animali, Università di Bologna

FRANCESCO RAMELLA, Professore ordinario di Sociologia dei processi economici e del lavoro, Università degli Studi di Torino

FRANCESCO RANIOLO, Professore ordinario di Scienza Politica, Università della Calabria

ALESSANDRO REALI, Professore associato di Meccanica dei solidi e strutture, Università di Pavia

FRANCESCA RESCIGNO, Professore associato di Diritto pubblico di diritto pubblico, Università di Bologna

MARIO RICCIARDI, Professore associato di Filosofia del diritto, Università degli Studi di Milano

DANIELE RITELLI, Professore associato di Metodi matematici dell’economia e delle scienze attuariali e finanziarie, Università di Bologna

ALBA PATRIZIA SANTO, Ricercatore di Petrologia e petrografia, Università degli Studi di Firenze

ANDREA SCOZZAFAVA, Professore ordinario di Chimica generale e Inorganica,  Università degli Studi di Firenze

EMANUELA SCRIBANO, Professore ordinario di Filosofia, Università Ca’ Foscari Venezia

LAURA STANCAMPIANO, Ricercatrice di Scienze mediche e veterinarie, Università di Bologna

MASSIMO STEFANI, Professore ordinario di Biochimica, Università degli Studi di Firenze

LUIGI STELLA, Astronomo Ordinario, Istituto Nazionale di Astrofisica

GIORGIO TASSINARI, Professore ordinario di Statistica economica, Università di Bologna

FILIPPO TRONCONI, Professore associato di Scienza Politica, Università di Bologna

SOFIA VENTURA, Professore associato di Scienza Politica, Università di Bologna

MARGHERITA VENTURI, Professore ordinario di Chimica generale e inorganica, Università di Bologna

GIANFRANCO VIESTI, Professore ordinario di Economia applicata, Università di Bari

 

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65 Commenti

  1. Tutto vero e lettera condivisibile.
    Pero’ bisognerebbe anche ricordarsi di come frequentemente vadano i concorsi nel nostro Paese. Il dipartimento che bandisce la posizione di prima o seconda fascia spesso ha gia’ stabilito il nome del vincitore e su questo nome, prepara un medaglione che ne fotografi il profilo. Non necessariamente, con queste premesse, vincerà Il piu’ meritevole.
    Se poi il settore coinvolto nella chiamata e’, diciamo cosi’, forte a livello nazionale potrà facilmente condizionare la chiamata agendo sui membri della commissione.
    Non reputerei inaccettabile che l’universita chiami chi voglia. Anche non il migliore ma il più consono per una determinata posizione; se sbaglia o se cede alle camerille dovra’ render conto della sua scelta e dovrà
    pagarne le conseguenze.

    • “Pero’ bisognerebbe anche ricordarsi di come frequentemente vadano i concorsi nel nostro Paese. Il dipartimento che bandisce la posizione di prima o seconda fascia spesso ha gia’ stabilito il nome del vincitore e su questo nome, prepara un medaglione che ne fotografi il profilo.”
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      Credo che la Redazione Roars sia proprio l’ultima a cui possa essere rimproverato di non ricordarsene. Basta leggere quanto abbiamo scritto:
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        Proprio perché siamo consapevoli di come funziona il reclutamento e ne denunciamo gli aspetti problematici, non siamo così stupidi da voler finire dalla padella alla brace. Cosa ci attende in futuro a seconda di chi sta al governo? Il professore di oncologia favorevole al metodo di Bella?
    • Lei confonde il sacrosanto diritto di un dipartimento di fare politica scientifica con le “camerille” come le chiama lei. Se in un dipartimento in un certo settore si occupano di Scacchi e poco sensato che assumano una monade che si occupi di Dama. Quando si fanno i piani triennali, le programmazioni etc non si fa l’elenco della spesa ma si dice (o si dovrebbe dire) quali linne di ricerca uno vuole sviluppare, con quali dotazioni strutturali, finanziarie etc.. Se poi su discipline teoriche la massa critica dei gruppi di ricerca può essere piccole se lo immagina lei su discipline sperimentali che richiedono attrezzature costosissime cosa potrebbe accadere? Che facciamo mettiamo su un laboratorio ipercostoso per ogni professore/ ricercatore? E’ evidente la necessità di mettere a sistema le risorse tra gruppi di persone e quindi non defocalizzare troppo. Già i soldi sono pochi se poi li parcellizziamo troppo arriviamo al “Café para todos”.
      Ci sono diversi meccanismi per eliminare i pericoli di nepotismo, provincialismo, clientelismo etc.. Il migliore è a mio avviso quello che si usa in mezzo mondo, fai M.Sc. in una sede allora cambi sede per il Ph.D, poi fai il Post Doc in una altro posto e poi vieni assunto come Assistant Prof. in una altro ancora. Però nessuno si scandalizza se un dipartimento recluta moglie e marito, anche perchè sarebbe difficile lavorare uno Nizza e uno a Rennes, uno a Nashville e l’altro nel Delaware, uno a L’Aquila e l’altro a Camerino.

    • è il sistema stesso di reclutamento post-Gelmini che costringe i dipartimenti a identificare i futuri vincitori di posti, cv alla mano.
      Il concorso è solo l’atto conclusivo del processo di selezione, che si svolge prima (dico cose notissime ai più).
      Come è già stato fatto notare, vi fu un breve interregno (ultimi concorsi per ric.ind. in cui le terne di PO erano sorteggiate, mi pare per 2/3, con una sola nomina locale) in cui i concorsi erano più aperti.
      Il sistema è poi stato cambiato, e su quella base i dipartimenti si muovono. Ora è congegnato in maniera tale che è quasi impossibile reclutare esterni. Ma mica è colpa dei dipartimenti, dei “baroni” o di altro.
      I dipartimenti cercano di fare, per quel che possono, selezione sulla base dei migliori, in base alle regole del gioco.

  2. … e se facessimo tutti, ma proprio tutti gli strutturati e non, domanda per questo bando, in modo da saturare il sistema e bloccarlo, non sarebbe una bella sorpresa per i nostri burattinai e burattini?
    Gli ordinari potrebbero fare domanda per ordinario e i ricercatori gli associati e i non-strutturati potrebbero far domanda sia per associato, sia per ordinario. E ognuno potrebbe fare domanda per più settori. Vorrei vedere la reazione :-)

  3. @paolo
    Penso che sia l’unico reale modalità di protesta efficace. Mi piacerebbe vedere il presidente super professore redigere centinaia d verbali di valutazione comparativa dovendo stare attenti alle virgole ed alle parole.

    • .. a scanso di equivoci … vorrei dire che la posizione che uno ha verso i concorsi Natta e la posizione verso il Referendum, per me non sono assolutamente consequenziali (evidentemente per qualcun altro no). Si può essere tranquillamente per il SI al referendum e contrari ai Natta oppure per il NO al referendum e contrari ai Natta, oppure per il SI al referendum e favorevole ai Natta o in fine per il NO al referendum e favorevole ai Natta .
      Se a qualcuno interessa io sono per il NI (più Si che No) ai Referendum e per il NO ai Natta ovviamente può esserci anche il NO per i referendum e il NI per Natta … etc etc
      … ogni posizione non contemplata nelle precedenti è legittima :-)

    • Non ho mai pensato a ROARS come ad un prolungamento del Fatto Quotidiano o del blog di Grillo. Quindi le due questioni cattedre Natta e referendum Costituzionale non sono collegate, anche perchè il referendum non tocca l’Art.33. La questione Cattedre natta concorre invece al giudizio complessivo sul governo, che uno esprimerà quando (?) ci saranno le elezioni politiche.

    • Il Fatto e il manifesto sono gli unici e ultimi due quotidiani non tristamente allineati e appecoronati al “”””pensiero”””” (vincente in tutta Europa, o quasi) di cui lo squallido giovin ducettucolo è il frontman attuale in questo disgraziato paese. Di tutti gli altri quotidiani si salvano attualmente solo le pagine culturali.
      Una logica stringentissima (illustrata da post di Sylos Labini e, in modo più indiretto, anche di De Nicolao, oltreché da tanti commenti inseriti da lettori di Roars, nonché da tantissime osservazioni già sentite e strasentite nelle ultime settimane persino accendendo la tv volgarissimamente militarizzata dal pupazzo e dagli innumerevoli giornalisti-schiavi che lo assecondano; inutile dunque ripetere, chi può e VUOL comprendere comprende e ha compreso senza difficoltà) impone che chi dice no alle cattedre natta debba dirlo anche al quesito-propagandapubblicitàprogresso del referendum. Chi non lo comprende è significativamente limitato. Trattandosi qui di gente istruita e dotata di acies mentis, il caso è almeno in prevalenza un altro: comprendere e fingere di non aver compreso-e dire di aver compreso l’opposto (ognuno sa per quali suoi motivi e resistenze, più o meno “passionali”; certamente extralogici-illogici)



  4. ________________
    Alessandro Falanga su Zon:
    ________________

    «Lo scrittore e filoso George Santayana è particolarmente ricordato per una citazione, spesso discussa, contenuta in Reason in Common Sense, primo volume del suo più complessivo lavoro The Life of Reason.

    Il suo “Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla” rappresenta, infatti, non solo una maledizione per tutti coloro che faranno riemergere “punti neri” nella storia ma anche un grido disperato verso gli errori che ricompariranno, inevitabilmente, in futuro.

    Questo aforisma di Santayana si è riproposto, ancora una volta, nei giorni nostri attraverso l’ennesimo “tuffo nel passato” compiuto dal Governo Renzi attraverso l’istituzione delle “tristemente celebri” Cattadre Natta (dal nome del Nobel per la chimica nel 1963).

    Il nuovo “artifizio” di Renzi&co, che come altri provvedimenti “governocentrici” rievoca epoche oscure della Penisola italiana, prevede la nomina di ben 500 docenti universitari “selezionati” da una “speciale” commissione nominata direttamente da Palazzo Chigi.

    Anche in questa occasione, ignorando tanto i richiami dell’ANAC sulla “disastrosa” situazione degli incarichi universitari quanto quelli “della storia”, si è deciso di legare direttamente al governo, come accaduto anche per altri ambiti quali la RAI, ignorando totalmente sia la possibilità di “bloccare” definitivamente il sistema universitario che “ridurlo” a mera “casa degli amici”.

    […]

    tanto la buona scuola quanto le Cattedre Natte sono una riproposizione, in “salsa moderna”, della L. 129/23, in cui vengono attribuiti “super poteri” ai Presidi, e del regio decreto legislativo 1071/35, in cui il ministro Cesare Maria de Vecchi di Val Cismon istituiva, o meglio imponeva, la nomina diretta delle commissioni da parte del governo, che riuscirono ad istituire un “sistema” a totale influenza governativa in cui regnava una “conformità mentale” gestibile direttamente, e facilmente, da pochi eletti.»
    ________________
    http://zon.it/cattedre-natta-universita/

  5. @paolo
    Io non cosa lei abbia firmato (d’altro canto con il solo nome è difficilmente indentificabile), tuttavia sono contento che lei abbia affermato: “vorrei dire che la posizione che uno ha verso i concorsi Natta e la posizione verso il Referendum, per me non sono assolutamente consequenziali”. Mi sembra una ragionevole e condivisibile affermazione. Come vede penso di averle dimostrato che ho un numero sufficiente di neuroni per ragionare autonomamente senza essere categorizzato. Un saluto
    Nicola Ferrara

    • @Ferrara,
      paolo non è un nome, è “il nome” di uno che scrive lettere.
      Io non ho dubbi che lei abbia più di un neurone, e sono d’accordo sulla non consequenzialità su Natta e Referendum pensiero, ma come può vedere sopra (commento di Ciro) non tutti la pensano allo stesso modo, offendendo anche.
      @Ciro: vedo che lei è amante del pensiero unico!

      Qualcuno commentando un altro post sul tema, insinuava che i firmatari “per il SI al referendum” saranno i commissari dei concorsi Natta. Io riporto quello che ho letto, ma non lo penso, però ritengo che sia un pensiero esprimibile, senza offendere che lo pensa.

    • Nessuna offesa, in quanto la immagino compreso non fra i significativamente limitati che non possono comprendere come a rigoroso lume di logica si DEBBA – in uno – sia avversare l’ideona delle cattedre natta sia votare no il 4/12, bensì fra quelli che lo comprendono (o, almeno, lo possono senz’altro comprendere) ma fanno-si comportano come se non l’avessero compreso/come se avessero compreso che è vero il contrario. E ciò per motivi e resistenze extrarazionali-extralogici-illogici, lo ribadisco. Del resto, avrà senz’altro sentito dire che l’uomo è ben lungi dall’essere condizionato dalla sola ragione. Ma, sul piano logico-razionale, è di solare evidenza che la sua posizione è assolutamente insostenibile, come – lo ripeto – chiariscono ad abundantiam tantissimi “materiali” attingibili in queste settimane in questo sito, sulla carta stampata e perfino in tv.
      Come – anche in questo caso – avrà certamente e facilmente compreso, io non sono affatto amante del pensiero unico ma, tutto all’opposto, lo disprezzo e me ne difendo con le unghie e con i denti, tanto più nei momenti in cui – come nell’attuale in questo disgraziato paese – lo vedo esondare e arruolare un numero sempre più impressionante di public figures, opinion makers e decisori d’ogni sorta, livello e risma

    • Quello che lei scrive è falso. Può verificare qui
      http://tinyurl.com/zs53bsu
      (sempre che lei sia in grado di comprendere un testo scritto in francese) la norma di legge che regola i concorsi unievrsitari francesi: i comités de sélection (le nostre commissioni) sono nominate direttamente dai Conseils académiques (l’equivalente dei nostri Senati accademici) delle singole università.

    • mi dispiace contraddirLa, sono a Parigi e conosco un po’ il francese visto che insegno da tempo anche in Francia. Penso che Lei si riferisca ai concorsi locali per i Maîtres de conférences. Nelle discipline giuridiche, economiche e la scienza politica, esiste un concorso nazionale per professore universitario il cui presidente della commissione è nominato dal governo. E’ poi il presidente a scegliere gli altri membri.
      Secondo l’art. 49-2 del decreto 6 giugno 1984, successivamente modificato “Le jury du concours d’agrégation comprend le président, nommé par le ministre chargé de l’enseignement supérieur parmi les professeurs de la discipline considérée, et six autres membres nommés par le ministre chargé de l’enseignement supérieur sur proposition du président du jury”.
      Qui trova le informazioni necessarie: http://www.enseignementsup-recherche.gouv.fr/cid22721/les-concours-nationaux-d-agregation.html
      Per diritto economia e scienza politica va così, per le altre discipline non so.

      “Le jury de chaque concours d’agrégation comprend le président, nommé par le ministre chargé de l’enseignement supérieur parmi les professeurs de la discipline considérée, et six autres membres nommés par le ministre chargé de l’enseignement supérieur sur proposition du président du jury”

    • No, mi riferisco a TUTTI i concorsi universitari francesi. Lei, invece, si riferisce probabilmente all’agrégation, che è una modalità di reclutamento residuale (e contestato) e concerne solo pochissime discipline. Le faccio però notare che anche quella forma di reclutamento presenta un tasso di arbitrarietà molto minore di quella attualmente proposta in Italia, dal momento che i commissari, presidenti inclusi, sono scelti all’interno dei professori della disciplina oggetto di reclutamento, e non certo tra non meglio identificati “direttori di enti di ricerca internazionali”; e che i candidati devono essere in possesso dell’habilitation, mentre da noi il canale delle cattedre Natta è stato studiato proprio per aggirare le norme riguardanti l’abilitazione.

  6. Laddove le discipline hanno implicazioni politiche evidenti, come in Economia Politica, lasciare le commissioni di concorso alla nomina dei colleghi della disciplina è una scelta conservatrice che privilegia l’orientamento nel passato predominante anche quando, come nel nostro caso italiano, non pare del tutto infondata l’idea che siano le idee, marxiste e/o keynesiane, tra i maggiori fattori di freno politico allo sviluppo dell’economia italiana.
    Si potrebbe allora apprezzare l’idea che questo meccanismo di conservazione venga interrotto e la scelta delle commissioni di concorso sia portata laddove è massima la responsabilità politica. Sembra che questa sia stata la via seguita dal Giappone nell’immediato dopo guerra, quindi democratico, per rinnovare radicalmente la cultura economica del paese.
    Tuttavia nel nostro caso è difficile pensare che economisti davvero importanti si impegnino seriamente in una selezione che può riguardali molto, ma molto alla lontana, ed anzi non colgano l’occasione per disfarsi di allievi mediocri promuovendoli altrove.

    • Sono d’accordo. Voglio gli amici di Nannicini come über-professoren di economia. Una bella iniezione di simil-Perotti-Alesina-Giavazzi per spazzare le idee, marxiste e/o keynesiane che sono indubbiamente tra i maggiori fattori di freno politico allo sviluppo dell’economia italiana. Un’analisi di una lucidità cristallina. Sfido chiunque sul blog a metterla in dubbio.

    • Assolutamente chiaro è proprio così. Purtroppo l’economia (nella sua maggioranza) è passata da un campo delle scienze sociali a una delle tante varietà di pseudoscienza, che, come tutte le pseudoscienze, non solo non conosce il dibattito scientifico ma lo disconosce a priori. Con questi fantastici risultati che vediamo.

    • Direi che ormai gli economisti non-marxisti e non-keynesiani hanno preso stabilmente posto nei posti che contano. Nei GEV, nelle commissioni asn e ormai solo loro vincono bandi PRIN, ovviamente perché sono i più bravi. La mossa di suggerire ad un (incompetente sul punto) presidente del consiglio le cattedre Natta si sta rivelando un bel passo falso. Per fortuna di tutti quelli che pensano che sia meglio un mondo accademico autoregolato (anche se in modo conservatore), piuttosto che nelle mani dirette della politica.

    • Per Antonio Gay
      Se estremizzo il suo ragionamento per evitare che idee marxiste e keynesiane abbiano il sopravvento il governo dovrebbe intervenire nominando professori di altro orientamento. Poi magari viene un governo diverso e nomina i suoi. Insomma una specie di “spoil system” sull’ università. A me sembra che il problema reale delle scienze’ economiche italiane sia un livello scientifico ancora troppo basso. I dati comparativi ANVUR e i dati SCOPUS- Scimago ci collocano nel G7 per le scienze dure e a fatica nel G20 per le scienze economiche. Allora avere 287 professori ordinari, mediamente scarsi, nel settore SECS-P01 ( (Economia Politica) è uno spreco di denaro pubblico.

  7. …sì, devo dire che sono proprio le politiche keynesiane, anzi marxiste, quelle che sono state portate avanti negli ultimi trent’anni in Italia, così come devo confermare che ben si può essere contro le Natta e a favore della modifica della Costituzione… questo perché l’uomo contemporaneo è spesso in contraddizione con sé stesso, anche in questioni più semplici, figuriamoci in quelle complesse che richiederebbero la capacità di analisi politica necessaria per comprendere che in entrambi i casi si tratta di applicazioni degli stessi principi.
    A parte le sciocchezze, io ho firmato e, soprattutto, ho inviato una e-mail a tutto il mio dipartimento, per chiedere di firmare (per altro il “nostro” prof. Viesti risulta già tra i primi firmatari).
    Esorto tutti a fare altrettanto. Non solo a firmare, cioè, ma anche a diffondere all’intero dipartimento.
    Tom Bombadillo


  8. ______________________
    Fabio Martini sulla Stampa: «Ora è partita una raccolta di firme tra i docenti universitari per fermare il Decreto della Presidenza del Consiglio che punta a reclutare 500 professori con un percorso “parallelo”, al di fuori dell’abilitazione nazionale e scelti attraverso commissari selezionati direttamente dal governo. Proprio ieri Matteo Renzi ha fatto capire di essere disponibile a riconsiderare la questione che nei giorni scorsi era stata oggetto di polemiche ma che ora fa registrare una novità. Un appello di “base”, partito da 75 docenti e che in poche ore è stato sottoscritto da centinaia di professori, denuncia la disparità che si creerebbe tra docenti pur in presenza di analoghi meriti scientifici, didattici e professionali (i nuovi professori avranno uno stipendio sensibilmente superiore), e sulla delegittimazione dell’intero sistema universitario che essa implica. … Ma in vista del referendum istituzionale del 4 dicembre Matteo Renzi sembra intenzionato a chiudere ogni fronte polemico e dunque anche a ricucire con i docenti universitari, tanto più che l’appello è stato promosso e sottoscritto da professori di tutte le aree politiche e culturali, da Alessandro Campi a Gianfranco Pasquino, da Sofia Ventura a Ciro Ciliberto, presidente dell’Unione matematica italiana, oltrechè da diversi studiosi di fama internazionale.»
    ____________
    http://www.lastampa.it/2016/10/16/italia/politica/appello-dei-docenti-universitari-contro-i-concorsi-dal-governo-oUemV2t8L5xaVuUrrJjX3M/pagina.html

    • Bella la chiusura dell’articolo: “L’appello è stato promosso e sottoscritto da professori di tutte le aree politiche e culturali […] oltreché da diversi studiosi di fama internazionale”. Se ne deduce che i primi siano dei poveretti “di fama nazionale”.

    • Sì, quella si può davvero scommettere che arriverà… Magari anche insieme all’espressione di un vivo rammarico per aver tardato un po’

    • Ci avevano apparecchiato una bella festa di “Primavera dell’Università” e dei nostri scatti (anche solo a fini giuridici) non si è saputo più nulla. In compenso arrivano le Cattedre di Stato con relativi superstipendi. Se CRUI e rettori non fiatano, scendono un altro gradino nella (già bassa) considerazione di cui godono presso i loro colleghi che (sventuratamente, nella maggior parte dei casi) li hanno eletti.

    • Non fiateranno. As usual, as always.
      Sorprende quindi (in positivo) la firma della Inverardi. Ma, forse, chi la conosca bene e conosca la sua posizione non ha motivo di sorprendersene

  9. Due brevi considerazioni.
    La prima. Le firme che leggo di seguito alla Lettera aperta sul Decreto Natta sono di docenti italiani incardinati nel sistema universitario italiano e non di docenti italiani attivi all’estero. Sulla carta – solo sulla carta – il decreto Natta dovrebbe coinvolgere anche loro ma i rumors già da mesi dicono che ciò non accadrà (¡No pasarán!).

    La seconda. Al di là di una vaga affermazione di principio:
    “L’autonomia universitaria costituisce un fattore cruciale per il buon funzionamento di ogni democrazia […]”

    non leggo alcuna proposta concreta.

    Dunque mi permetto di chiedere a coloro che hanno sottoscritto questa lettera:
    1) chi a vostro parere dovrebbe nominare i commissari che presiederanno le venticinque commissioni?
    e soprattutto
    2) chi entrerà a far parte delle venticinque commissioni?

    • hai ragione… estrazione a sorte (mi sembra un’ordalia)? Elezione nell’ambito dei ssd (ripropone le scuole e predetermina i vincitori)?

    • Le faccio io una domanda, per quale motivo 500 posti devono essere gestiti con regole diverse dal solito? Se le regole attuali fanno schifo le cambiassero, ma altrimenti la cosa non ha senso. Poi gestire concorsi per settore ERC con un panel di tre persone dimostra crassa ignoranza anche di come funziona ERC, dove i panel sono almeno 5 volte più grandi. Se l’obiettivo era far rientrare degli italiani che sono all’estero credo sia fallito in partenza, poiché gli stipendi sono molto più alti, ci sono fondi di ricerca da noi scomparsi, non ci sono regole burocratiche deliranti etc, per cui se uno non ha motivi suoi non torna di certo. Inoltre se torni perdi lo status di scienziato all’estero e diventi un mafioso, somaro italiano. La cosa più sensata era dare questi posti agli atenei, magari con la priorità di prendere rientri dall’estero o personale esterno. La nomina governativa darà luogo al più grande mercato delle vacche della storia universitaria italiana. Il silenzio di vari rettori mi suggerisce che siamo in piena fase di spartizioni.

    • “docenti italiani incardinati nel sistema universitario italiano e non di docenti italiani attivi all’estero.”
      _____________
      Beh, Roberta D’Alessandro sta a Leiden è una italiana all’estero vincitrice di bando ERC.

    • Sono una firmataria strutturata. Esiste già un sistema di abilitazione, così come esiste già la possibilità delle chiamate dirette: sforziamoci di modificare questi invece che di inventare un altro canale di selezione, peraltro frutto di una estemporanea dichiarazione del Primo ministro ad una trasmissione televisiva domenicale.

      La mia “proposta concreta” è: presentarsi in massa alle selezioni, tentando di boicottare questo sistema; chiedere che i fondi già stanziati siano destinati al reclutamento di ricercatori e alla mobilità di tutti i docenti, siano all’estero siano in Italia, superando il limite dei punti organico assegnati ad ogni Dipartimento.

    • Gentile Giovanna Murano, lei dice: ” Sulla carta – solo sulla carta – il decreto Natta dovrebbe coinvolgere anche docenti incardinati nel sistema universitario italiano”. Perché, invece di credere ai “rumors”, non prova a leggere il testo della bozza di decreto, dove c’è scritto (articolo 2, comma 3, procedura di partecipazione): “La domanda, sottoscritta dal candidato, è presentata: a) dai professori e dai ricercatori già in servizio presso le università italiane, mediante l’apposita sezione presente nel proprio ‘sito docente’; b) dai soggetti non ricompresi nella precedente lettera a), a seguito di registrazione nell’apposita sezione presente nel ‘sito docente'”.
      Quindi, i già strutturati nel sistema universitario italiano sono i primi e principali destinatari del bando, che si configura in tutto e per tutto come un duplicato a nomina ministeriale dell’asn.

  10. Cara Giovanna,
    se avessi trovato delle proposte concrete, il documento sarebbe stato errato, e io per primo, invece di firmarlo e farlo firmare, mi sarei opposto.
    Formulare proposte in questo documento, infatti, sarebbe stato METODOLOGICAMENTE errato. E il metodo, si sa, vitiatur et vitiat.
    Noi, qui, siamo di fronte ad un attacco senza precedenti al nostro MODELLO COSTITUZIONALE DI UNIVERSITA’.
    A proposito, mi ripeto sulla Francia.
    Io non saprei dire com’è il reclutamento in Francia, e, in questo momento, me ne frego!
    In Francia non hanno la nostra Costituzione, faro più elevato della social democrazia, basata sul lavoro e sulla necessita di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
    Noi, per previsione costituzionale, abbiamo il principio di autonomia universitaria, loro -forse perché, diversamente da noi, non hanno avuto il fascismo-, per previsione costituzionale OPPOSTA alla nostra, hanno il principio di organizzazione, da parte dello Stato, dell’istruzione di qualsivoglia grado.
    Quindi, de che stamo a parlà?
    Tornando a Giovanna, è ovvio che, in questa fase, l’unica cosa che dobbiamo chiedere e che lo schema di DPCM sia ritirato.
    Il giorno dopo, faremo delle proposte concrete, che rispettino la Costituzione, anche da un punto di vista del principio di ragionevolezza.
    In primis, quindi, ci vuole una commissione per ogni settore scientifico, altro che settori ERC: tanto è vero che, in sede di ASN, abbiamo demolito un’abilitazione in quanto solo un commissario su cinque non era proprio di DIRITTO PRIVATO ma di DIRITTO COMMERCIALE (due materie evidentemente non così distanti) e qui, invece, si vuole far giudicare commissioni INCOMPETENTI PER DEFINIZIONE, non solo su settori, ma addirittura su aree diverse dalle proprie.
    Ma ti rendi conto?????????????????????
    In secondo luogo, il sorteggio, per me, è sempre più equo della nomina, anche se è chiaro che, se si scegliesse la via della nomina, le commissioni non potrebbero che essere nominate dai componenti dei settori scientifici, e da nessun altro.
    Comunque, se proprio devo dire la mia anticipatamente, nella speranza (facciamo gli scongiuri) che Renzi rinsavisca e capisca che quest’operazione si sta trasformando in un boomerang per lui, a me pare OVVIO che, con tutto il macello che facciamo per costituire le commissioni ASN, che a breve saranno pronte per l’uso, economicità, efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa suggeriscono che il compito sia affidato alle stesse commissioni ASN, visto che, per altro, non è immaginabile, se il più comprende il meno e non lo esclude, che i Natta siano esclusi dal rispetto delle soglie ASN.
    Non lo so, mi pare di trovarmi a scrivere cose OVVIE e SCONTANTE.
    Nella mia (tanto sconfinata quanto, chiaramente, del tutto ingiustificata) presunzione, ritengo che non ci dovrebbe essere bisogno di me, perché risultino evidenti, ma evidentemente il momento di confusione è tale, che così non è.
    Tom Bombadillo



  11. __________________
    Sul Giornale, Pier Francesco Borgia scrive di “Renzi all’assalto dell’università” citando la lettera aperta e anche Roars.
    __________________
    “E da sabato sera la categoria dei professori universitari e dei ricercatori è scesa sul piede di guerra con il «lancio» di un manifesto che attacca pesantemente la scelta del governo. «Dare alla presidenza del Consiglio dei ministri la facoltà di selezionare i presidenti di quelle commissioni – si legge nel manifesto – Una società liberale necessita di un’Università libera e con questa iniziativa e l’imposizione di commissari “governativi” si invia invece il messaggio che quella libertà può essere vincolata dalle preferenze di chi è al potere di volta in volta». Tra i tanti accademici che hanno già firmato l’appello (oltre 700 in meno di venti ore) c’è anche la politologa Sofia Ventura. «C’è molta demagogia in questo tipo di intervento governativo – spiega – Non so se c’è da parte del governo l’intenzione di arruolare professori “amici”. Temo comunque ci sia inconsapevolezza sui danni che una simile scelta possa provocare dal momento che il mondo accademico resterebbe escluso da questo sistema di selezione».”
    __________________
    http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/16-10/161017/5RTIWK.tif



  12. ______________
    Orsola Riva sul Corriere accredita l’ipotesi che il “timido segnale di ripensamento” da parte di Renzi sia l’intenzione di coinvolgere Manfredi e Inguscio nelle nomine dei superpresidenti delle commissioni.
    ______________
    “E, quel che è peggio, è che le 25 commissioni incaricate della chiamata diretta di questi ricercatori in versione turbo saranno presiedute, come anticipato dal Corriere, da commissari stranieri di nomina governativa. Una procedura che ha il sapore di un vero e proprio commissariamento del mondo della ricerca, tanto più dopo le polemiche seguite alle dichiarazioni di Carlo Cottarelli sulla corruzione del sistema universitario. E che, secondo gli autori della petizione, violerebbe l’articolo 33 della Costituzione sulla libertà d’insegnamento e della ricerca. In attesa di una risposta da parte del presidente del Consiglio, qualche giorno fa un primo timido segnale di ripensamento è stato dato dal sottosegretario Tommaso Nannicini che, durante un’intervista radiofonica, ha precisato: «È chiaro che il Ministro dell’Istruzione e dell’Università, che farà la proposta per inserire questi 25 studiosi di chiara fama internazionale che presiederanno come membri esterni queste commissioni, fatte anche da italiani, li sceglierà appoggiandosi a un comitato di personalità, come il Presidente della Crui o il Presidente del Cnr. Quindi, i massimi rappresentanti della ricerca italiana ci daranno una mano a fare scouting all’estero dei migliori studiosi a livello internazionale». Una precisazione necessaria visto che in nessun passaggio del Dpcm era previsto il confronto con i rappresentanti del mondo della ricerca e che lo stesso capo dei rettori Gaetano Manfredi, sentito dal Corriere, avesse detto di non essere stato consultato sulle cattedre Natta.”
    _________________
    http://www.corriere.it/scuola/universita/16_ottobre_17/cattedre-natta-piu-mille-firme-contro-l-universita-commissariata-de7dfd4c-9446-11e6-97ea-135c48b91681.shtml?refresh_ce-cp

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