Caro Presidente,

le faccio i miei auguri per la recente nomina sperando che lei riesca a portare a compimento il suo intento di snellire la burocrazia dell’ente. A questo riguardo le invio
alcune note sperando che possano essere utili.

Recentemente ho ricevuto un Advanced Grant dell’European Reseach Council (ERC) e la mia prima impressione è che il CNR non sia attrezzato a gestire efficacemente questo tipo di progetti, in parte per colpa propria e in parte per le leggi italiane.

Faccio qui un esempio: i progetti ERC prevedono l’assunzione di personale, in particolare postdoc. Il modo in cui l’ERC immagina che questo avvenga è più o meno il seguente: si annunciano le posizioni pubblicamente (ad esempio usando siti come Naturejobs o un sito messo a disposizione dall’ERC). Si ricevono i CV, si invitano i candidati più interessanti a fare un seminario e poi si assume il candidato più adatto al progetto. Nella scelta dei postdoc, secondo il contratto che il CNR ha firmato con l’ERC, il “Principal Investigator” (PI) del progetto deve avere “piena autonomia”.

Le regole del CNR sono però diverse:

– La selezione dei candidati alle posizioni di postdoc si svolge tramite concorso per assegno di ricerca, con commissioni formate da tre membri. Viene quindi meno la “piena autonomia” del PI cui il CNR si è impegnato.

– I bandi sono scritti in Italiano e prevedono obbligatoriamente (secondo quanto comunicatomi dall’ufficio concorsi del CNR) la conoscenza della lingua italiana. Si
escludono di fatto quindi i candidati stranieri.

– Invitare candidati a fare un seminario è possibile, ma è estremamente complicato
rimborsare loro le spese. Le regole prevedono (immagino grazie a qualche legge dello
stato) che il rimborso spese sia tassato (a meno di accordi bilaterali tra paesi). La procedura di incarico per un seminario prevede preliminarmente “una ricerca di competenza interna”, cioè prima di poter chiedere a Einstein di fare un seminario, bisogna accertarsi che non esista qualcuno al CNR che conosca la relatività. C’è chi dice che sia anche necessario chiedere un parere alla corte dei conti.

Tutti questi impedimenti sono ovviamente superabili all’Italiana: il concorso si fa ma
solo formalmente (magari scrivendo la domanda all’eventuale candidato straniero).

Si richiede la conoscenza della lingua italiana ma poi la commissione di concorso fa comunque risultare che il candidato straniero la parla. Per il seminario dipende da quanto è flessibile la locale amministrazione nell’applicare le regole o nel trovare
scappatoie.

In sostanza la mia impressione è che per rispettare il contratto che il CNR ha firmato con l’ERC per ricevere milioni di euro sia necessario aggirare o eludere le regole del CNR. E’ possibile porvi rimedio?

Alcune idee potrebbero essere queste:

– per i progetti ERC si potrebbe utilizzare la chiamata diretta per i postdoc, delegando al PI la scelta. Questo risolverebbe in un colpo il problema dei bandi in italiano e dei concorsi. Problemi che comunque sarebbe bene affrontare per il bene dell’ente che avrebbe tutto l’interesse ad attrarre ricercatori stranieri.

– Si potrebbe trovare il modo di semplificare e uniformare le procedure per i seminari. Se ciò non fosse possibile, bisognerebbe battersi perché venga eliminata la legge che impone la tassazione dei rimborsi delle spese di viaggio per i seminari nelle università e gli enti di ricerca. Non mi sembra nessuno abbia mai sollevato pubblicamente il problema.

Spero di non averla tediata con questa lunga lettera ma penso che risolvere questi punti renderebbe il nostro ente più vivibile per chi vuole far ricerca, magari cercando di tenerne il alto livello.

Cordialmente,

Stefano Zapperi
(Primo ricercatore IENI-CNR)

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7 Commenti

  1. Mentre su svariati punti concordo con Stefano (con il quale ovviamente mi congratulo per il Grant), non concordo su uno: la selezione dei giovani ricercatori/post-doc.

    L’autonomia del PI implica la scelta dei “nomoi”, e quindi dei criteri di valutazione, ma non la “chiamata diretta”. Io sono contrario a quasi ogni tipo di chiamata diretta perchè non permette a candidati validi ma sconosciuti (al PI, in questo caso) di poter essere presi in considerazione. Il concorso tutela, come dice il termine, la concorrenza (fra le persone, fra le competenze), e in questo caso è nello stesso interesse del PI bandire un concorso il più aperto possibile. Le norme dell’ordinamento italiano servono a tutelare questa procedura “sostanziale”, anche se da più parti si vuole vedere solo l’aspetto c.d. “formale” (?).

    • Io non ho nulla da dire contro il concetto di concorso, ma molto da dire riguardo alla sua applicazione italiana che di fatto non permette una vasta diffusione del bando e restringe la partecipazione ai soli italiani (o a chi conosce la lingua italiana). Quindi il ricorso al concorso di fatto riduce la concorrenza invece di aumentarla. La chiamata diretta, preceduta dalla difffusione dell’annuncio su siti specializzati internazionali, permetterebbe invece di risolvere il problema, riducendo anche la burocrazia. Ma è chiaro che bisognerebbe invece cambiare le regole dei concorsi per renderli veramente aperti.

    • Mi sembra strano che il CNR faccia queste restrizioni. Io ho convissuto per anni in un gruppo di ricerca di una Università del Sud Italia dove affluivano svariati post-doc/assegnisti Russi, Ucraini, Polacchi, Giapponesi. In questo caso era importante la volontà del Responsabile scientifico di ricercare personale competente, anche se ovviamente il network scientifico con i gruppi di ricerca che nel mondo si occupano di temi affini aveva il suo peso.

    • Al CNR i bandi per gli assegni di ricerca sono scritti esclusivamente in Italiano e prevedono tutti la conoscenza della lingua italiana da parte del candidato.

    • La conoscenza della lingua italiana è evidentemente un fattore protezionistico-discriminatorio, visto che non vi sono incarichi di insegnamento – nemmeno all’Università i post-doc/assegnisti stranieri vengono tormentati/schiavizzati per fare didattica.
      Mi sembra molto anacronistico.

    • Uhm, interessante.
      Tuttavia rifletterei sul fatto che la posizione di Direttore di Dipartimento è una posizione molto più manageriale-amministrativa che scientifica (latu sensu) e in questo caso il buon andamento amministrativo, per un Paese come l’Italia, richiede una comprensione di un Body of Knowledge che si esprime largamente in Italiano.

      Sarei più preoccupato di vedere un simile requisito per posizioni scientifiche ordinarie (a parte quelle legate all’oggetto scientifico-culturale della ricerca), visto che il CNR è un Ente di ricerca e non ha compiti diretti di insegnamento.

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