Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera stesa dal prof. Carlo Vincenzo Ferraro (PoliTo), relativa al perdurante blocco degli scatti stipendiali per i docenti e ricercatori universitari.

Segue il testo.

All’Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica Italiana, Chiar.mo Prof. Sergio Mattarella,

Oggetto: Blocco delle classi e degli scatti stipendiali della Docenza Universitaria

Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica,

mi permetto di indirizzare alla Sua attenzione questa lettera aperta, preparata con l’aiuto di molti Colleghi che qui ringrazio, che è stata poi sottoscritta da 20000 Docenti Universitari indicati in coda (la cifra è per ora indicativa, verrà indicata la numerosità esatta dei firmatari).

Le scrivo quale coordinatore e portavoce di un “movimento” di migliaia e migliaia di Docenti Universitari che sta portando avanti molte azioni per ottenere la rimozione del blocco delle classi e degli scatti stipendiali, in vigore dal 1° gennaio 2011 e rinnovato per il 2015 per la sola Docenza Universitaria (dopo il blocco per tutto il quadriennio 2011-2014), mentre per tutte le altre categorie del pubblico impiego tale blocco non è mai esistito oppure è stato rimosso proprio dal 1° gennaio 2015 (v. allegato 1). Ricordo che i passaggi di classe o scatto non sono più automatici, ma in base alle leggi ora in vigore sono legati a una valutazione positiva dell’attività didattica, di ricerca e gestionale.

L’ultima azione in ordine temporale del “movimento”, cui è stata data ampia risonanza dalla stampa come testimonia l’allegato 2, è stata una manifestazione nei Rettorati di 51 Università italiane, ordinata e rispettosa della sede istituzionale ma ferma e convinta. A questa manifestazione hanno partecipato oltre 5000 Docenti che hanno incontrato i loro Rettori per richiedere il loro sostegno; a seguito di tale richiesta il Prof. Stefano Paleari, Presidente della CRUI, ha inviato al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca la lettera che Le allego (allegato 3).

Le chiedo, Signor Presidente, di voler cortesemente prendere in esame quanto segue e, se possibile, incontrare una delegazione del nostro “movimento” per approfondire i temi trattati, in primis quello in oggetto.

L’Università italiana vive ormai da anni un periodo travagliato, stretta fra normative sempre più vincolanti, che dovevano decretarne un progresso (poi non verificatosi nei termini previsti) e una carenza di risorse che le impediscono di svolgere efficacemente la sua funzione. Occorre con urgenza una seria azione riformatrice, alla quale sembra il Governo stia pensando. Ma non esiste riforma, per quanto buona essa sia, in grado di rilanciare l’Università se non si motiva il personale facendolo sentire pienamente cosciente, oserei dire orgoglioso, delle sue funzioni.

Prima di entrare nel merito, desidero evidenziare che l’Università Italiana, così spesso denigrata, riesce, malgrado la costante decurtazione di risorse e le tante difficoltà attuali, a mantenersi a livelli molto buoni sul piano della visibilità scientifica internazionale: l’OCSE la classifica all’ottavo posto al mondo. I nostri laureati sono molto apprezzati sia in Italia che all’estero, al punto che spesso si lamenta il fenomeno della “fuga dei cervelli”, senza considerare come e dove quei “cervelli” si siano formati. E’ mia convinzione, alla luce del contesto anzidetto, che ciò sia dovuto all’abnegazione della Docenza che spesso si sacrifica in silenzio, andando ben oltre l’attività dovuta, pur di assicurare il buon funzionamento dell’Istituzione. Rivendico pertanto all’Università Italiana il riconoscimento della dignità e del ruolo che le spettano.

Entrando nel merito, partirò dagli aspetti economici, certamente importanti, ma risalirò via via ad un contesto ben più ampio.

Ormai, come detto all’inizio, la Docenza Universitaria è l’unica categoria del pubblico impiego che sia soggetta a restrizioni economiche anche per il 2015.

Al di là dell’aspetto retributivo, che pure non è trascurabile, il perdurare del blocco delle classi e degli scatti stipendiali per la sola Docenza Universitaria non può che suggerire una bassa considerazione del ruolo istituzionale e dell’impegno lavorativo dei docenti universitari, accreditando l’idea che la relativa spesa rappresenti una voce improduttiva che sia bene tagliare. Ne deriva una implicita offesa alla funzione ed alla dignità della Docenza. Il sentimento di frustrazione e di conseguente demotivazione che ne deriva rischia di produrre una dequalificazione dell’Università e un ulteriore allontanamento dei giovani dalle aspirazioni di carriera universitaria.

Ricordo innanzitutto che la Docenza è stata già assoggettata ad un’altra penalizzazione, quella del blocco dei contratti del pubblico impiego, che  la riguarda di riflesso (v. legge 448/98, art.24). Per questo aspetto, ora risolto dalla recente sentenza della Corte Costituzionale, la Docenza ha sofferto insieme a tutto il pubblico impiego. Il blocco delle classi e degli scatti stipendiali della Docenza è quindi una seconda penalizzazione, addirittura discriminatoria, se confrontata con altre categorie del pubblico impiego che non l’hanno mai avuta, ad esempio i Magistrati, o che dal 2015 non l’hanno più, ad esempio i Colleghi del CNR. Rilevo, infine, che il prolungato blocco di classi e scatti stipendiali colpisce in modo particolare i Colleghi più giovani, i quali, come tutti, continueranno a risentirne gli effetti per l’intera carriera, poi sul trattamento di fine rapporto e infine sulla pensione.

Si pensi, ad esempio, a un “giovane” Ricercatore di 35-40 anni, il quale percepisce attualmente uno stipendio netto mensile di poco superiore ai 1700 euro. A seguito del blocco dei contratti, delle classi e degli scatti stipendiali, gli è stato imposto di rinunciare negli anni 2011-2014 a circa 200 euro netti al mese. Egli non ne chiede la restituzione per i quattro anni passati (rimarco questo aspetto espressamente, per non essere frainteso) e forse potrebbe essere disposto a sacrificarsi ancora per il 2015. Si aspetterebbe però almeno un ringraziamento per il suo sacrificio ma soprattutto per il fatto che, malgrado tutto, rimane nell’Università Italiana, onorando l’Istituzione con  la sua dedizione a un difficile lavoro e resistendo alla tentazione di migrare verso altre occupazioni o all’estero, dove le soddisfazioni sarebbero probabilmente maggiori  e la sua retribuzione nettamente più elevata. Invece, scopre che i mezzi di informazione (quasi unanimi) insieme a parte della classe politica non gli riconoscono alcun merito, anzi vede se stesso e l’Università tutta spesso assoggettati a una campagna mediatica quasi a senso unico, in cui si ritrova descritto come un fannullone o come un lavoratore inefficiente a cui, unico fra tutti i dipendenti pubblici, è bene continuare a bloccare lo stipendio anche per il 2015. E allora la disponibilità a sacrificarsi forse svanisce.

La demotivazione che deriva da questa situazione arrecherà inevitabilmente gravi danni all’Università. La prospettiva  di un pessimo trattamento morale ed economico renderà assai difficile il reclutamento delle giovani leve. Per i meno giovani la penalizzazione economica è percentualmente meno grave,  ma la loro dignità è comunque pesantemente toccata, con tutto quanto ne consegue.

Il blocco delle classi e degli scatti non è certamente l’unico dei problemi dell’Università, anche se mina alla radice la fiducia della Docenza per i risvolti economici, la discriminazione, la dignità mortificata. Per far toccare con mano il contesto in cui la Docenza opera, cito qui di seguito alcuni degli altri problemi dell’Università con i quali i Docenti devono confrontarsi quotidianamente:

1) L’esiguità dei fondi Ministeriali per la ricerca, ridotti al lumicino o inesistenti. Sostanzialmente ci viene detto di cercare i fondi per la ricerca fuori dall’Università, come se un’azienda obbligasse i propri dipendenti a cercare da sé i fondi per la produzione. I Governi che si sono succeduti negli anni si sono comportati in tal modo. Salvo poi, magari, compiacersi dei risultati della ricerca italiana, che, come dice l’OCSE, regge bene il confronto internazionale.
2) L’esiguità delle risorse in generale per l’Università: solo lo 0.4% del prodotto interno lordo, contro percentuali più che doppie appena oltre le Alpi.
3) La riduzione progressiva del personale, a causa dei forti vincoli imposti al turn-over. Le assunzioni di nuove leve sono ridottissime e il precariato dilagante. Le progressioni di carriera sono pochissime, in particolare quelle a Professore ordinario. Inoltre i docenti in servizio si sono spesso accollati un carico didattico ben oltre il dovuto, pur di non sopprimere interi corsi di laurea, a scapito delle altre attività istituzionali, di ricerca e gestione. In questo contesto l’Abilitazione Scientifica Nazionale è diventata spesso solo un riconoscimento formale, stante il fatto che potrà tradursi in una progressione effettiva solo in tempi lunghi, aggiungendo così altri elementi di demotivazione.
4) La burocrazia a volte soffocante con moduli, questionari e procedure talvolta di utilità molto dubbia, anche nella loro ridondanza, che sottraggono tempo alle attività proprie della docenza, e quindi dannosa anche dal punto di vista economico.
5) Il diritto allo studio, sempre più mortificato. E’ un altro problema da risolvere, ma non penalizzando le carriere della Docenza, poiché  è un compito del Paese tutto.

Mi riferivo anche a questo contesto quando in precedenza parlavo dell’abnegazione della Docenza che spesso si sacrifica in silenzio, andando ben oltre l’attività dovuta, pur di assicurare il buon funzionamento dell’Istituzione.

Sono state già avanzate al Governo richieste affinché:

1) a partire dal 1° gennaio del 2015 (la stessa data dei dipendenti pubblici contrattualizzati) le classi e gli scatti stipendiali della Docenza Universitaria vengano sbloccati;

2) il quadriennio 2011-2014 sia riconosciuto ai fini giuridici, con conseguenti effetti economici solo a partire dallo sblocco delle classi e degli scatti dal 1° gennaio 2015.

Per essere più chiari ed evitare equivoci, al Governo è stato ampiamente precisato che non si chiede nessuna restituzione per il quadriennio 2011-2014.

Ill.mo Signor Presidente, con questa lettera vengo a chiederLe, in nome delle migliaia di Colleghi che l’hanno sottoscritta, di voler cortesemente ricevere una nostra delegazione per approfondire i problemi della Docenza Universitaria, in primis il blocco delle classi e degli scatti stipendiali, e di volersi adoperare affinché le richieste da noi fatte al Governo siano accolte.

Insieme a tutti i 20000 Colleghi (numero da aggiornare alla luce delle firme raccolte) che firmano questa lettera La prego di voler intervenire con tutta la Sua autorevolezza per ridarci una speranza. La dia alle centinaia di migliaia di nostri studenti che da una Università motivata possono solo trarre estremo beneficio per la loro formazione culturale e professionale. Le chiediamo tutti insieme di ridare all’Università la dignità che merita. Le risorse economiche necessarie a garantire il progresso dell’istituzione accademica sono importanti in sé, ma lo sono ancor più le loro ricadute sui sentimenti di ritrovata dignità professionale, di orgoglioso senso di appartenenza all’istituzione, di fiducia e speranza nel futuro. L’Università italiana saprà sicuramente ripagare una rinnovata considerazione del suo ruolo istituzionale e le conseguenze saranno vantaggiose per tutto il Paese.

Nel ringraziarLa per l’attenzione che vorrà riservare a questa petizione, Le porgo i miei più cordiali saluti.

Carlo Vincenzo Ferraro
Professore ordinario al Politecnico di Torino
E-mail. carlo.ferraro@polito.it

A-Lettera al Presidente della Repubblica-150911-Sito

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6 Commenti

  1. Nel mondo (universitario) che vorrei una lettera contenente queste sacrosante rivendicazioni sarebbe stata accompagnata da altre richieste, miranti a ripristinare una sorta di normalità in tutta la comunità universitaria ed non in una sua parte solamente.
    Mi sarei atteso, ad esempio, una immediata richiesta di riapertura del reclutamento specificando magari l’urgenza di qualche migliaio di bandi RTDb per fermare una emorragia in corso.
    Mi sarebbe poi piaciuto vedere menzionata la necessità di estendere gli ammortizzatori sociali agli assegnisti di ricerca, categoria rimasta, ad esempio, priva della possibilità di avere una indennità di disoccupazione.
    Curioso poi che nessuno si ricordi che per gli assegnisti, in palese violazione della carta europea dei Ricercatori, non sia prevista una retribuzione maggiore per anzianità di servizio. Un appello che giustamente sottolinea una demonizzazione dell’Università a mio avviso avrebbe dovuto considerare che finora, a pagare le conseguenze di questa demonizzazione, sono stati soprattutto i precari. Ed in modo molto pesante.

  2. Caro Bonato lei ha sicuramente ragione, mi permetto di segnalarle che la discriminazione è così virulenta e palese che dobbiamo ringraziare l’impegno di Ferraro, impegno che dura da anni.Io avrei suggerito di mandare una lettera ancora più stringata, che insistesse sulla assurdità della discriminazione e del paradosso. Sono convinto che l’accoglimento di una richiesta come quella di Ferraro genererebbe un ciclo di maggiore positività.
    Non ho capito, non so se lei mi può illuminare, a quale sentenza della Corte Costituzionale Ferraro si riferisca.
    Se altri lettori roars lo sapessero sarei grato di una indicazione. Grazie a tutto Roars!!

  3. Coloro che dicono che nella lettera di Ferraro poteva essere segnalato anche altro, hanno perfettamente ragione. Ma da qualche parte bisogna pur iniziare. Il sistema università fa oramai acqua da tutte le parti, io per lo meno la vivo così. Il caos, soprattutto burocratico, ci sta sommergendo. E non capisco cosa di…lo è successo in questa supposta modernizzazione del sistema universitario che ha complicato tutto. Evidentemente è stata fatta coi piedi, da incompetenti totali. E poi non è vero che la digitalizzazione ha eliminato il cartaceo, l’ha aumentato, e che ha snellito le procedure, le ha complicate, e che ha reso più trasparente la gestione, l’ha opacizzata. I vari problemi concreti stanno all’interno di questo meccanismo infernale e disumano. Se da voi invece funziona, beati voi.

    • Nella lettera vengono segnalate varie criticità, ripeto tutte condivisibli e che convergono nel tratteggiare un attacco al sistema università.
      Proprio per la gravità della situazione focalizzarsi sulla “restituzione” degli scatti mi pare controproducente per varie ragioni.
      1 Si attira l’attenzione dei lettori con temi che catturano il consenso (es i precari) per poi portare avanti una richiesta molto specifica, pecuniaria per altro.
      2 Significa che non si è compreso appieno che il blocco del reclutamento sta avendo conseguenze ben più drammatiche che il blocco degli scatti
      3 Da per l’ennesima volta l’idea che siamo arrivati al si salvi chi può, e che le componenti non strutturate di fatto non sono considerate appartenenti alla comunità universitaria.

    • @bonato Ferraro si occupa da un bel po’ di tempo degli scatti di anzianità e lo fa in maniera molto efficace promuovendo dei ricorsi sacrosanti. Poi sappiamo che nell’università ci sono tanti problemi, compresi quelli che ricorda lei. Se in futuro lei vorrà promuovere iniziative simili a quelle, concrete ed efficaci, di Ferraro, sono sicuro che non le mancheranno le firme.

  4. Quanto sono bravo: per accedere a ROARS ho fatto 9+1= 10 …. difficile … chissà se verrà apprezzato questo mio sforzo … Ferraro nemmeno lo ha indicato nella sua lettera … che ingiustizia …. e io che faccio tanto … e io che sono piccolo e nero ….
    RENZI ai medici che minacciano sciopero: “Se i medici ci vogliono suggerire modi diversi per tagliare gli sprechi, noi siamo ben felici di ascoltarli senza che si arrivi allo sciopero”.
    “Sulla sanità stiamo mettendo più soldi di anno in anno” …. non è proprio tutto vero, però almeno li considera, li teme e gli propone compromessi … a noi non ci caga minimamente … se non minacciamo azioni conccrete non ci prenderenno mai in considerazione …MAI…. i finanziamenti per la ricerca sono al minimo storico, gli stipendi sono bloccati … è iniziata l’agonia dell’università e noi non facciamo NULLA. Continuiamo a beccarci come “I CAPPONI DI RENZI”

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