«Ci saremmo aspettati di trovare in Legge di Stabilità: più investimenti per l’Università e la ricerca pubblica; la distinzione tra risorse riservate all’assunzione di nuovo personale e quelle riservate agli avanzamenti di carriera; lo sblocco del turnover e l’uscita dalla logica dei punti organico; lo svincolo della possibilità di nuove assunzioni dai risultati della VQR – un meccanismo che svantaggia gli Atenei già in difficoltà; ammortizzatori sociali per garantire un minimo di continuità di reddito al personale non strutturato; incentivi all’assunzione consistente di ricercatori in tenure track. E invece apprendiamo che, proprio oggi, un emendamento che voleva riparare almeno in parte a una situazione incresciosa – l’esclusione dalla DIS-COLL di tutti i precari della ricerca – è stato bocciato. Un ulteriore segnale della poca considerazione fornita a noi, alla ricerca e all’Università pubblica.»

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera aperta del Coordinamento Ricercatrici e Ricercatori Non Strutturati Universitari (CRNSU) indirizzata alla Ministra del MIUR in relazione alla Legge di Stabilità 2016.

Coordinamento Ricercatrici e Ricercatori Non Strutturati Universitari (CRNSU)
Ill.ma Sig.ra Ministra Sen. Prof.ssa Stefania Giannini
c/o Senato della Repubblica
Ill.mo Sig. Presidente della Repubblica Prof. Sergio Mattarella
Ill.mo Sig. Presidente del Consiglio Dott. Matteo Renzi
Palazzo Madama, ROMA
e, p.c.
c/o Palazzo del Quirinale, ROMA
c/o Palazzo Chigi, ROMA

Oggetto: LETTERA APERTA ALLA MINISTRA DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA
SULLA LEGGE DI STABILITA’ 2016

Illustrissima Sig.ra Ministra,

ci rivolgiamo a Lei per esprimerLe le nostre preoccupazioni.

Negli ultimi anni le risorse per l’Università e la ricerca pubblica anziché crescere si sono ridotte notevolmente; il numero di personale strutturato è diminuito drasticamente; le funzioni della didattica, della ricerca e della formazione sono state sminuite e svalutate. Oggi nel nostro paese non esiste un insieme strutturato di politiche della ricerca e dell’Università né una programmazione adeguata in grado di segnare una reale inversione di tendenza, nonostante alcune dichiarazioni pubbliche. La condizione attuale in cui versano l’Università e la ricerca italiana sono, secondo noi, al momento lo specchio di un investimento
mancato del nostro paese sul proprio futuro.

Prima come studentesse e studenti, e ora come ricercatrici e ricercatori non strutturati, noi più di tutti in questi anni abbiamo visto diminuire la capacità dell’Università pubblica di essere un luogo di produzione di sapere e di conoscenza: siamo stati testimoni della dismissione di una delle istituzioni più importanti per una società che si vuole avanzata, democratica, libera.

Facciamo parte della Generazione degli anni ’80, tanto bistrattata nelle dichiarazioni di questi giorni, che ora, dopo essere stata guidata da una promessa di riconoscimento sempre futuribile, si ritrova iperqualificata e precaria, senza alcuna speranza di poter accedere stabilmente al mondo della ricerca e della formazione. In questi anni siamo stati addestrati alla competizione sacrificando cooperazione e solidarietà; siamo stati resi soli e isolati di fronte all’erosione dei nostri diritti (senza riconoscimento dello statuto giuridico del nostro titolo di studio e del nostro lavoro, senza continuità di reddito, con l’aumento del precariato e il blocco del turn over); siamo stati costretti all’autosfruttamento dovuto alla ricattabilità della nostra condizione; siamo stati portati a frammentare i nostri percorsi di ricerca adattandoli a ciò che di volta in volta veniva considerato utile e spendibile dalle linee di finanziamento esterne all’accademia.

E poi è arrivato il DDL Stabilità 2016, che non sposta di molto la prospettiva del nostro futuro.L’assunzione di 1000 ricercatori a tempo determinato di tipo b (con tenure track) è ben poca cosa di fronte all’allontanamento dall’Università italiana, di migliaia di nostri colleghi, che pure avrebbero voluto continuare a fare ricerca per il nostro paese, e che a volte per anni ne hanno garantito anche funzioni essenziali come la didattica. Grave è quella che abbiamo definito “la liberalizzazione” dei contratti per ricercatori a tempo determinato di tipo a, posizioni che non prevedono alcuna possibilità di strutturazione ma che anzi si affiancheranno agli assegni di ricerca come forma universale di precariato universitario.

Viste le condizioni di partenza, ci saremmo aspettati di trovare in Legge di Stabilità: più investimenti per l’Università e la ricerca pubblica; la distinzione tra risorse riservate all’assunzione di nuovo personale e quelle riservate agli avanzamenti di carriera; lo sblocco del turnover e l’uscita dalla logica dei punti organico; lo svincolo della possibilità di nuove assunzioni dai risultati della VQR – un meccanismo che svantaggia gli Atenei già in difficoltà che, per questo motivo, non ottengono risultati comparativamente migliori -; ammortizzatori sociali per garantire un minimo di continuità di reddito al personale non strutturato; incentivi all’assunzione consistente di ricercatori in tenure track. E invece apprendiamo che, proprio oggi, un emendamento che voleva riparare almeno in parte a una situazione incresciosa – l’esclusione dalla DIS-COLL di tutti i precari della ricerca – è stato bocciato. Un ulteriore segnale della poca considerazione fornita a noi, alla ricerca e all’Università pubblica.

Illustrissima Sig.ra Ministra, siamo preoccupati della nostra condizione, ma anche – e soprattutto – della situazione in cui versano l’Università e la ricerca italiana. Vorremmo che l’Università e la ricerca pubblica venissero riconosciute come indispensabile motore di cambiamento, di crescita socio-culturale ed economica; chiediamo di sostenerle e promuoverle attraverso politiche concrete e di sistema.

Le porgiamo cordiali saluti
FIRENZE, 15/12/2015

Coordinamento Ricercatrici e Ricercatori Non Strutturati Universitari

Web: http://www.ricercatorinonstrutturati.it

Twitter: @CoordNonStrutt

Facebook: https://www.facebook.com/ricercatorinonstrutturati

Mail: ricercatorinonstrutturati@gmail.com

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8 Commenti

  1. Ok,

    ma va mandata al Corriere della Sera, una pagina a pagamento (poi vedremo come fare), occorre che la protesta sia resa pubblica(anche con una mail o con un video, pregando che l’informazione pubblica si occupi del caso), andrebbe spedita alla Redazione di “Porta a Porta”, a quella di “Domenica IN”, A quella di “Report”, ecc…., a quella di “Presa Diretta (rai 3)”, a quella dei talk shows politici de La sette, “Omnibus”, “Tagadà”, “L’Aria che tira” e tutti gli altri programmi.

    Poi andrebbe indirizzata al Movimento 5 Stelle (chiamare il Ministro a riferire in aula) dicendo anche che sarebbe per loro un ottimo pretesto per fare opposizione, anche se ora sono troppo impegnati per la questione delle banche.

    I destinatari di questa lettera sono persone che se ne fregano del contenuto della stessa, bisogna, in maniera pacifica, legale e metterli davanti alle loro responsabilità di Governo, ma per fare questo occorre fare in modo che la situazione drammatica venga resa pubblica dai mass media.

    Se non rendiamo pubblica la situazione drammatica, l’opinione pubblica continuerà a pensare che se stai facendo il DOTTORATO, sei uno studente fuori corso, NULLAFACENTE e MANTENUTO.

    Per l’opinione pubblica, infatti, la laurea equivale al dottorato ed entrambe non servono a nulla!

    Coraggio, rendere PUBBLICA la questione!

    • In fondo, ha ragione anto: ha senso che il CRNSU scriva a due nemici giurati, quasi mortali, e a una mummia?
      Però, fra gli altri destinatari che indica, avrebbe forse qualche senso solo che il CRNSU indirizzasse a Report, Presa diretta, Tagadà e al M5S; tutti gli altri sono più o meno ringhiosi guardiani del regimetto che cestinerebbero seduta stante

  2. E due righe sui docenti a contratto ?
    Non importa sono appena 15 anni che mi diletto a formare laureati a titolo gratuito, comuque ho deciso che quando pagherò le tasse universitarie a mio figlio ed allo stesso tempo dovrò anche insegnargli a titolo gratuito lasciorò l’università….

    • Così pochi? Davvero? Da non crederci!
      Ma allora, che almeno si curi con attenzione che in maggioranza siano di specchiata fede pupazzian-pidiota!

  3. Inoltre, si dovrebbe:

    1) DIRE anche che ci sono precari, che hanno accumulato, nel frattempo, un curriculum molto grande (“per restare sul mercato”), un curriculum pari a quello di un ordinario, un curriculum di una persona che se fosse strutturata, potrebbe innalzare la VQR di qualsiasi ateneo, mentre non può farlo, cioè non può contribuire in tale senso, in quanto è fuori.

    Molte volte, d’altra parte, il curriculum di molti strutturati ha contribuito ad abbassare la VQR, ma loro non vengono toccati, neppure un rimprovero; sapete qual è la sanzione? La sanzione è che non può assumere l’Ateneo, ma chi ci perde non è l’Ateneo, perché esso contiene persone verso le quali non verranno presi provvedimenti!!!!!!!!!!!!

    Chi ci RIMETTE è IL PRECARIO che non può essere assunto, nonostante abbia un curriculum molto più grande di chi, all’interno, ha fatto abbassare la VQR!!!!!!!!!!!!

    2) DIRE anche di ripristinare, possibilmente il RU. a tempo indeterminato!
    Se ciò non è possibile, secondo me, si dovrebbe SEPARARE

    la PROMOZIONE (cioè l’ASN, che viene ottenuta, per vari motivi, solo da chi è già strutturato, perché ad es. costa meno di un non strutturato o perché conta di più, in quanto potrebbe, se bocciato, compiere atti di ritorsione, una volta promosso, in futuro, nei confronti di chi l’ha bocciato. Ovvio, io commissario boccio il più debole, cioè il precario, perché tanto non potrà reagire!)

    DAL RECLUTAMENTO (impedire l’ASN a chi non è strutturato, tanto verrebbe bocciato cmq, per le ragioni appena detta, ed APRIRE un grande canale per i ricercatori, finanziando tantissimi posti!!!!!!!!!!!).

    3) SE NON SI SEPARA la promozione dal reclutamento, si avrà sempre la situazione di adesso: chi è dentro è “dentrissimo”, chi è fuori è, può anche essere un genio, ma rimane “fuorissimo”!!!

    4) Attribuire al DOTTORATO un grande e significativo punteggio nei concorsi della PA, dato che è considerato dalla legge il più alto grado di istruzione (il terzo livello, più importante della laurea).

    Fatemi sapere se siete d’accordo.

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