Per individuare i Dipartimenti universitari di eccellenza si è istituita una costosa Agenzia Ministeriale, si deve realizzare una macchinosa piattaforma informatica, chiedere a tutti i professori e ricercatori d’Italia di inserirvi i loro prodotti di ricerca, si è altresì escogitata una formula complicatissima, istituita una commissione nazionale di valutatori: dopo aver preselezionato 350 dipartimenti con la formula suddetta, si deve chiedere alla commissione di sceglierne 180 e di scartare il resto in base a un sistema di valutazione a punteggio, negoziare il risultato con i rettori e con la CRUI. E’ possibile risparmiare tempo e denaro con una drastica semplificazione di queste procedure. Basta partire dalla constatazione che la distribuzione dei Dipartimenti universitari di Eccellenza è fortemente correlata con la Latitudine, e che esiste anche una blanda correlazione con la Longitudine, soprattutto lungo la dorsale appenninica. Si può realizzare facilmente una app per smartphone che permetta l’autodeterminazione dell’Eccellenza, basata sulla posizione GPS del dipartimento. La chiameremo Eccellabio, in memoria del mitico giovilabio. Con questo rivoluzionario strumento, quando uno si sentirà un po’ depresso per le performance delle sue ricerche, anziché lamentarsi di fronte alla macchinetta del caffé, potrà sempre tirarsi su il morale spostandosi un po’ più a Nord e un po’ più a Ovest.

La distribuzione dei Dipartimenti universitari di Eccellenza è fortemente correlata con la Latitudine:

  • 106 al Nord (59%)
  • 49 al Centro (27%)
  • 25 al Sud e nelle Isole (13%)

Esiste anche una blanda correlazione con la Longitudine, soprattutto lungo la dorsale appenninica.

La mappa, che mostra il numero di dipartimenti eccellenti per regione, evidenzia infatti come l’Eccellenza tenda a concentrarsi sul settore tirrenico, piuttosto che su quello adriatico.La latitudine fu scoperta nell’antichità e veniva calcolata semplicemente osservando l’altezza del sole o della stella polare sull’orizzonte. Gli antichi naviganti la misuravano con l’astrolabio o col sestante. Oggi basta uno smartphone o un orologio un po’ evoluto.

Più complessa è la misurazione della longitudine.

Gli antichi ne davano solo una stima grossolanamente approssimata.

Galileo pensò di utilizzare la posizione dei satelliti di Giove, da lui scoperti grazie all’invenzione del cannocchiale. Erano necessari un orologio e un giovilabio, ma il procedimento era troppo macchinoso.

Il problema della misura della longitudine fu definitivamente risolto da un orologiaio inglese, John Harrison (1693-1776), che mise a punto il cronografo marino di precisione, il quale permetteva di confrontare l’ora locale con quella di un punto di longitudine nota (per es. Greenwich).

Oggi, anche per la longitudine, basta uno smartphone oppure uno smartwatch.

La determinazione dell’eccellenza dei dipartimenti è una strana pratica moderna, sconosciuta agli antichi. Eppure le Università esistono da mille anni.

C’è chi è pronto a giurare che Galileo abbandonò l’Ateneo pisano per approdare a Padova, perché l’Università della Repubblica veneziana era stabilmente in testa alle classifiche di eccellenza.

Personalmente tendo più a credere alla congettura che il grande scienziato abbia deciso di emigrare perché a Padova semplicemente gli raddoppiarono lo stipendio: da 60 ducati pisani (corrispondenti a 420 lire fiorentine) a 180 fiorini veneziani (equivalenti a 870 lire fiorentine).

A supporto di questa ipotesi c’è il fatto che il Galilei non esitò a spostarsi a Firenze, che l’Università nemmeno ce l’aveva, come «Matematico primario dello Studio di Pisa e Filosofo del Ser.mo Gran Duca senz’obbligo di leggere e di risiedere né nello Studio né nella città di Pisa, et con lo stipendio di mille scudi l’anno, moneta fiorentina» che, se non sbaglio, corrispondevano a 5000 lire.

Stipendio quintuplicato insomma ed esonero totale dagli obblighi didattici. Altro che eccellenza! Altro che scatti biennali!

Per misurare l’eccellenza oggi si deve istituire una costosa Agenzia Ministeriale, realizzare una macchinosa piattaforma informatica per l’immissione delle pubblicazioni, chiedere a tutti i professori e ricercatori d’Italia di perdere tempo prezioso per inserire i loro prodotti di ricerca nella banca dati, escogitare una formula complicatissima per misurare l’immisurabile – ovvero la qualità scientifica fra discipline diverse – istituire una commissione nazionale di valutatori, preselezionare 350 dipartimenti con la formula complicatissima suddetta, chiedere alla commissione di sceglierne 180 e di scartare il resto in base a un sistema di valutazione a punteggio, negoziare il risultato con i rettori e con la CRUI, pubblicare i risultati, rispondere alle proteste.

E’ un metodo straordinariamente cervellotico. Molto più complesso del giovilabio di Galileo.

Io suggerirei di risparmiare tempo e denaro determinando l’eccellenza con la latitudine e la longitudine.

Per questo offro al MIUR la mia collaborazione gratuita per fare un app per smartphone per l’autodeterminazione dell’Eccellenza, basata sulla posizione GPS.

Lo chiameremo Eccellabio, in memoria del mitico giovilabio.

Con questo rivoluzionario strumento, quando uno si sentirà un po’ depresso per le performance delle sue ricerche, potrà sempre tirarsi su il morale spostandosi un po’ più a Nord e un po’ più a Ovest.

#AgenzieInutili #Burocrazia #Liberazione #BastaunApp

 

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