Il bue dà di cornuto all’asino: il quale tuttavia, senza minimamente chiedersi se ci sia un qualche fondamento, risponde sdegnato, urlando contro la grottesca ipocrisia del collega. Senza avvedersi che anche sul suo capo svettano ormai due corna, anche se non prominenti quanto quelle del bovino.

Si potrebbe riassumere in questi termini l’avvilente querelle intorno alla tesi per l’abilitazione all’insegnamento dell’attuale ministra Cinque Stelle dell’Istruzione.

Perché, sì, a gridare allo scandalo è stato il cornutissimo bue: e cioè la stampa che ha silenziato, negato, coperto il più grave caso Madia. Che riguardava una ben più importante tesi di dottorato, in cui ben più alto era il numero delle pagine risultate prese di peso da pubblicazioni altrui: nonostante gli imbarazzanti salti mortali della sua università in favore della libertà di copia. Una stampa che ora solleva il caso solo perché la ministra appartiene agli odiati Cinque Stelle.

Ma non meno criticabile è la risposta della stampa filo-grillina. Perché quella tesi è comunque una tesi. Ecco il comma 8 dell’articolo 3 del regolamento della Ssis cui era iscritta la Azzolina (e che comprendeva anche l’università dove attualmente insegno):

«L’esame per il conseguimento del Diploma di Specializzazione, sostenuto davanti ad una Commissione nominata ai sensi dell’Art.  7, consiste nella discussione di una relazione sulle attività di tirocinio e di laboratorio svolte nel biennio di formazione. Detto esame ha valore di esame di Stato, abilita all’insegnamento per le classi corrispondenti alle Aree disciplinari, alle quali si riferiscono i titoli di studio di cui sono titolari gli specializzandi, ed alle condizioni previste al comma 3 di questo art. 3 del presente Regolamento, e costituisce titolo di ammissione ai concorsi a posti di insegnamento nelle Scuole secondarie. (Art. 2 Tab. XXIII bis D.P.R./96; Art. 2, co. 8, Art. 4, co. 2, D.M./98)».

Ora, plagiare una gran parte dell’introduzione (se davvero è solo quella) di una relazione la cui discussione è un esame di Stato che abilita all’insegnamento, è una cosa in sé grave e disonesta (e può integrare il reato previsto all’articolo 1 della legge 475 del 19 aprile 1925). Se chi lo fa diventa ministra della scuola diventa molto grave. Se lo fa una ministra della scuola che appartiene a un movimento che è andato al potere al grido di «onestà» diventa gravissima: sufficiente a chiederne le dimissioni. E fa orrore (posso dirlo?) il comportamento di chi prima denunciava la corruzione del Pd e una volta arrivato al potere dice: ‘ma il Pd ha fatto di peggio’.

Infine, rimane una domanda, che in un paese serio dovrebbe esser posta da tutti i giornali: cosa ha scritto la ministra Azzolina nelle sue altre tesi? Il Vangelo dice che chi è infedele nel poco lo è anche nel molto, e Andreotti (che del Vangelo era il contrario) diceva che a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca: ci sarà un giornalista libero capace di trovare quelle tesi e metterle nel frullatore dei software antiplagio?

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15 Commenti

  1. Secondo me questo caso mette in luce da un lato la superficialità (unita in qualche caso a malafede) e l’ignoranza di stampa ed anche di qualche addetto ai lavori. Al di là del fatto se questa fosse o no una tesi, le frasi non virgolettate riguardano “definizioni” ben note, fornite dal Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali, a cui tutti fanno riferimento. E’ come se un matematico in un articolo / tesi / relazione dovesse mettere in bibliografia il riferimento alla definizione di numero reale o funzione.

  2. Giustissimo quanto osserva Cappelletti Montano. Inoltre una tesi (se tesi è: e il passo citato da Montanari non mi pare apporti niente alla questione) è l’opera congiunta del candidato e del relatore. di cui non si sa perché la stampa nonfa il nome, e che evidentemente non ha trovato nulla da eccepire

  3. Non mi sembra così. Anche nell’uso comune si usa citare l’autore perfino per cose famosissime. Ad es. “lasciate ogni speranza o voi ch’entrate, Dante” , “i polli di Renzo, nei Promessi sposi”, “la teoria della relatività generale di Einstein”, ecc.

  4. d’accordo….ma in entrambi i casi, essendo appunto un esame di stato e il plagio un reato, il tutto dovrebbe essere materia di indagine SERIA, e non lasciato alla condanna sulla pubblica piazza. E manca il terzo attore: i docenti che dovrebbero controllare, ma anche istruire sulle modalità di redazione delle tesi e tesine….qui c’è una voragine! eh!

  5. L’argomento è molto interessante ed attuale. I Romeni hanno una scuola matematico-informatica eccellente, e tanti anni fa avevo saputo che avevano elaborato un programma per tesi di economia soprattutto (?!), al quale il candidato doveva obbligatoriamente sottoporre il proprio elaborato. Com’è ovvio, nella sua INTEREZZA, e non soltanto nel suo 10%. Probabilmente, dopo l’eventuale rilevazione di una certa quantità di coincidenze, queste sarebbero state sottoposte anche ad un esame qualitativo. Ultimamente (nel 2019) ci sono stati, nonostante tutto, dei grandi scandali in Romania, suscitati dagli approfondimenti di unA giornalista e docente univ., persino minacciata, di nome Emilia Şercan (https://pressone.ro/comisia-nufarul-de-la-academia-de-politie-il-exonereaza-de-plagiat-pe-fostul-rector-adrian-iacob), compiuti sulla tesi di dottorato dell’ex rettore dell’Accademia di polizia, risultata scopiazzata per il 70%, oltre i due terzi (https://pressone.ro/rectorul-academiei-de-politie-a-plagiat-peste-doua-treimi-din-teza-sa-de-doctorat).
    Non leggo, nella parte di regolamento citata nell’articolo, la parola “tesi” ma “relazione”. Non per essere pignoli, ma non tutto è sinonimo di tutto. Non voglio nemmeno difendere l’autrice. Carta canta, anzi carte cantano, relazione, articoli di giornale, commenti scritti ecc. Riporto questo pezzo di documento, dall’India questa volta (https://shodhganga.inflibnet.ac.in/bitstream/10603/35314/2/02_declaration.pdf), che è soltanto un esempio di quello che si pratica ufficialmente anche altrove: “I declare that the dissertation entitled … is a record of bona fide research that I conducted under the guidance and supervision of X.Y., University of … No part of the work has been submitted for the award of any degree, diploma or similar titles.” Ma la guida o il tutore o il relatore NON è coautore, mi dispiace. Al massimo garante. Certo, in questo caso, chi fu?
    Del resto la deriva della serietà di certe procedure di esame si constata da anni nell’uso sconsiderato del PP, quando alle volte l’esaminato/a legge semplicemente gli/le slides, e non si dà tempo, nemmeno mezzo minuto , alla discussione, perché fuori c’è la fila di candidati che aspettano il proprio turno di esposizione di PP.

  6. Alcune considerazioni a margine.

    1. Parlare per sentito dire è un pessima idea. Chi ha esperienza dell’ uso di software anti-plagio sa benissimo che c’è un livello fisiologico di “pseudo-plagio” che plagio non è. Altrimenti qualsiasi manuale di geometria sarebbe un monumento al plagio, visto che definizioni e grandi parti delle dimostrazioni dei teoremi seguono definizioni e frasi codificate su cui nessuna persona seria si permetterebbe di innovare. Direi che il caso della parte iniziale di una relazione finale SSiS in cui si riprendono definizioni e classificazioni codificate sia esattamente analogo. Per cui l’accusa è veramente pretestuosa. Nel caso della ministra Madia fu chiesta una perizia dall’ateneo che le aveva dato il dottorato che confermò il plagio, aggiungendo la ridicola ‘scusante’ per cui in quel settore era abituale. In questo caso qualsiasi perizia certificherebbe l’insussitenza del fatto.

    2. il comportamento del prof. Arcangeli dovrebbe sollevare molti più interrogativi della relazione della ministra.

    – dai giornali apprendo che era componente della commissione del concorso a dirigente scolastico. Se si era accorto di un possibile plagio, perché non lo aveva segnalato? Il plagio è un reato e un membro di commissione un pubblico ufficiale. E’ *tenuto* per legge a segnalare i reati di cui venga a conoscenza all’ autorità. Pena essere perseguibile a sua volta. Come mai non l’ha fatto allora e solo adesso fa outing?

    – compito di un relatore (che sia tesi o relazione SSIS) non è quello di essere co-autore. La responsabilità dei contenuti è del candiato sempre e comunque. Però la figura del relatore esiste proprio per garantire che la tesi o la relazione presentata soddisfi degli standard minimi. Tra cui rientra anche l’assenza di un vero plagio. Se fosse passata una relazione di fine SSIS contenete un vero plagio, il prof. Arcangeli avrebbe dovuto stigmatizzare non solo la ministra ma anche relatore e commissione SSIS che avrebbero lavorato malissimo. C’è traccia di rimostranze in tal senso? Dalla stampa che ho letto no. Forse avrò perso qualcosa.

    – mi interesserebbe capire perché il prof. Arcangeli si è dato tanto da fare nel caso della ministra Azzolina. Non ricordo uguale sdegno e interviste nel caso di Madia.

    Visto il giornalismo che ci circonda, non mi aspetto risposta sulla stampa ai miei interrogativi.

  7. Paragonare “una relazione sulle attività di tirocinio e di laboratorio svolte nel biennio di formazione” ad una tesi che dovrebbe avere l’obbligo di originalità è una cosa assolutamente ridicola e pretestuosa. A me interessa cosa pensa il Ministro e cosa farà il ministro non cosa ha scritto in “una relazione sulle attività di tirocinio e di laboratorio svolte nel biennio di formazione” .
    Nicola Ferrara

  8. Certo. Credo, però, sia giusto spiegare ai ragazzi che cosa è plagio e perché è bene … dare a Cesare quel che è di Cesare.
    Non vi sono verità incontrovertibili in certi ambiti…
    Non stiamo parlando di originalità richiesta ad una tesina, ma di consapevolezza di sé come autore, della disciplina di cui si discute, di onestà intellettuale…
    Questi aspetti mi interessano.

  9. Il discorso che plagio è tale indipendemente dal formato, se da questo il colpevole ottenga un vantaggio personale è ineccepibile. Il problema è se plagio ci sia stato o meno. Io leggo dappertutto dotti commenti che risultano ridicoli se ci si fosse presi la briga di verificare.

    A questo punto mi domando e domando pubblicamente se l’autore di questo articolo ha letto integralmente la relazione. Già dalle parole del prof. Arcangeli, così come riportate dalla stampa sembrerebbe che abbia espresso giudizi un po’ affrettati, non avendo letto tutte le 41 pagine dell’ elaborato.

    L’autore di questo articolo le ha lette? Perché se non fosse così, i due ultimi capoversi sarebbero un ulteriore esempio di disinformazione.

  10. L’unico vero scandalo è che una persona debba presentare una “relazione” di 40 pagine al termine di un tirocinio. Fortunatamente nel mio collegio didattico addirittura si è proibito ai triennali di presentare una tesi e li si laurea senza fingere che siano diventati “scienziati”.

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