Dopo settimane di notizie confuse, mediane annunciate, pubblicate e ritrattate, interviste nelle quali i componenti il direttivo ANVUR hanno proposto nuove interpretazioni del valore delle mediane (non più vincolanti per i candidati ma solo per i commissari), il CUN avanza alcune richieste:

• chiarire una volta per tutte se le mediane hanno carattere vincolante o meno ai fini del superamento dell’abilitazione.

• rendere noti gli algoritmi e i dati sulla base dei quali le mediane sono state calcolate.

Richieste che ci paiono del tutto legittime, alla luce dell’attuale situazione di confusione e dei dubbi sempre maggiori che stanno sorgendo sulla correttezza dei calcoli svolti ai fini delle abilitazioni.

Attendiamo fiduciosi le risposte di ANVUR. Potrebbero aiutarci a chiarire qualcuno dei “dieci quesiti di ROARS“.

Ecco qui di seguito i due documenti CUN:

Mozione CUN sulla trasparenza

Mozione CUN sulle mediane

 

 

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18 Commenti

  1. Finalmente il CUN (che è l’unico organo rappresentativo democraticamente eletto della comunità accademica, nonostante il Ministro preferisca come interlocutore la CRUI) si è svegliato. Forse ci voleva la sconcertante intervista (“le mediane hanno solo un valore indicativo”)del Presidente dell’ANVUR.

  2. Vediamo adesso se avranno il coraggio di pubblicare dati e algoritmi. E’ ovvio che i dati in forma anonima possono essere pubblicati solo in forma aggregata.
    Per verificare l’attendibilita’ dei numeri, devono pubblicare tutti i dati riguardanti i prodotti scientifici, ovvero praticamente rendere pubblici tutti i CV dei PO e PA italiani. Non vedo nessun problema in questo, molte universita’ lo fanno gia’, molti docenti mettono il CV online.
    Fare un unico database dei prodotti scientifici delle universita’ italiane e’ sicuramente una cosa ottima.
    Ma cosi’ si scopriranno anche gli eventuali trucchi messi in pratica nei vari settori per abbassare le mediane.

  3. I dati devono essere messi a disposizione in forma disaggregata. Dobbiamo insistere su questo, non ci può essere niente di segreto. Se pubblichiamo che cavolo di segreto è? Certo molti non vogliono vedersi in una lista a diretto confronto con i colleghi, non è proprio la stessa cosa di mettere un CV in rete, ma a questo punto delle cose si deve fare. Si potrebbe suggerire di indicare una sigla anonima invece del nome del tipo P1, P2 .. Pn. Anche così andrebbe bene.

  4. Se si strombazza la portata moralizzatrice della riforma, si dovrebbe avere tutto l’interesse a mettere in campo procedure al di sopra di ogni ragionevole dubbio. Per dirla tutta, Anvur non dovrebbe avere alcuna difficoltà ad aprire immediatamente cassetti nei quali non c’è niente da nascondere. Si eviterebbero così inutili complottismi, e forse anche valanghe di ricorsi.

  5. Scusate se mi sono perso qualcosa, ma quale sarebbero le controindicazioni nel rendere di dominio pubblico tutta la lista di pubblicazioni di ciascun docente italiano come dicono Thor e adinuovo ed altri? Si può invocare la privacy sul giudizio di un referee, ma quale violazione della privacy è una lista di pubblicazioni con vicino una lista di numeri (le citazioni)?? Quello che chiede il CUN, di pubblicare l’alogritmo segreto di googl.. ops dell’ANVUR serve a poco senza i dati primari. Per quello che sappiamo, l’indicatore citazionale è derivato dall’interrogazione di due database, per cui neppure Scopus e WoS potrebbero invocare la creazione di un “derivative database or metric”. Le pubblicazioni sono appunto pubbliche. La lista dei docenti di ruolo nelle università italiane anche. Dal 2000 in poi, quasi tutti gli atti dei concorsi sono in rete. I CV della maggior parte dei docenti italiani sono già sui siti degli atenei. Riunire in un catalogo tutte le pubblicazioni dei docenti italiani con il numero di citazioni ricevute potrebbe solo che portare benefici e dissipare dubbi sull’operato dell’ANVUR. Cosa ne pensano De Nicolao, Baccini etc. e la redazione di ROARS in generale di sponsorizzare una richiesta di pubblicazione di tutti i dati primari dell’ANVUR?

  6. Publico, as, avi, atum are, tr. esporre al pubblico; pubblicare; esibire in pubblico; mostrare; svelare; ‘ut omnia studia sua publicaret’ (Tacito): che esponesse in pubblico tutte le sue capacità. A quanti invocano il diritto alla privacy consiglio di andare a verificare il significato e l’origine delle parole ‘Pubblicazione’ e ‘Pubblicare’.
    I giudizi dei referees sono segreti? Non così le recensioni, gli abstract e le notizie di libri ‘pubblicati’.

  7. Faccio notare che basta andare su scopus, mettere il nome dell’autore per avere disponibili tutte le sue pubblicazioni, le sue citazioni ed il suo H-index. I dati sono già pubblici, quello che non è pubblico è il sistema con cui l’ANVUR calcola, ma è ovvio che al primo ricorso dovrà svelarlo. Mah. Che confusione.

    • ovviamente mi riferivo ai settori bibliometrici, dove tutto è già pubblico meno gli algoritmi dell’ANVUR.

  8. Riporto ciò che è scritto sul sito dell’Unione Matematica Italiana
    dove si evince chiaramente che le mediane non hanno carattere vincolante

    11 Settembre 2012: Riportiamo qui la un commento del presidente dell’UMI prof. Ciro Ciliberto in seguito alla pubblicazione delle mediane.
    La pubblicazione delle mediane da parte dell’ANVUR ha causato, tra i candidati che non posseggono il requisito di superarne almeno come previsto dal DM n. 76/2012, comprensibile delusione. Ad essa si accompagnano talvolta letture inesatte o parziali del suddetto decreto secondo le quali i candidati che non superano almeno due tra le tre mediane non possono far domanda ovvero, se la facessero, verrebbero automaticamente esclusi.
    Vorrei osservare che la prima lettura è senz’altro falsa (ognuno è comunque nel pieno diritto di far domanda) la seconda è opinabile. E’ ben vero infatti che l’art 6, comma 1, del decreto afferma che “l’abilitazione può essere attribuita esclusivamente ai candidati … i cui indicatori dell’impatto della produzione scientifica complessiva presentino i valori richiesti per la prima fascia, sulla base delle regole di utilizzo degli stessi di cui all’allegato A, numero 3, lettera b)” (analoga asserzione viene fatta nel caso dei candidati per la seconda fascia). Tuttavia, come auspicato dall’UMI, e come riconosciuto dal Ministro Profumo nella sua lettera del 30-6 u.s. riportata qui sotto, l’art. 6 del DM al comma 5 chiarisce che la commissione può discostarsi dai risultati dell’applicazione degli indicatori bibliometrici dandone preventiva motivazione.
    In conclusione i candidati che, pur non superando due delle tre mediane si ritengano meritevoli, per altri loro contributi scientifici, di essere presi in considerazione per il conseguimento dell’abilitazione, è, a mio avviso, opportuno che facciano domanda.

    • Per completezza ecco la risposta del prof. Francesco Profumo, alla Mozione della Commissione Scientifica dell’UMI citata sopra.

      La mozione della Unione Matematica Italiana critica il contenuto del DM n. 76/2012 basandosi su una lettura parziale dello stesso. Il decreto, infatti, negli articoli 4-6 stabilisce criteri, parametri e indicatori per la valutazione dei titoli e delle pubblicazione scientifiche per l’attribuzione dell’abilitazione alle funzioni di professore associato e professore ordinario che non si riducono a un mero “uso automatico di parametri bibliometrici e strumenti statistici”.
      Infatti, i commi 2, 3 e 4 degli articoli 4 e 5 elencano 4 criteri e 2 parametri attinenti alla valutazione delle pubblicazioni scientifiche, e 9 parametri attinenti alla valutazione dei titoli, che si aggiungono agli indicatori bibliometrici, e che richiedono una valutazione da parte delle commissioni di concorso.
      Inoltre, come menzionato anche nella mozione UMI, l’art. 6 al comma 5 chiarisce che la commissione può discostarsi dai risultati dell’applicazione degli indicatori bibliometrici dandone preventiva motivazione.
      Appaiono quindi infondate le preoccupazione manifestate dall’UMI riguardo al fatto che il DM n. 76/2012 richieda unicamente alle commissioni di applicare in modo automatico indicatori bibliometrici. Gli indicatori bibliometrici sono uno degli strumenti utilizzati, che non lede l’autonomia delle commissioni di concorso nel loro lavoro di valutazione che sara’ decisivo per il futuro del sistema universitario nazionale. Le commissioni disporranno di un ventaglio ampio di criteri e parametri e altri ancora ne potranno introdurre.
      Per quanto attiene all’accertamento della qualificazione degli aspiranti commissari, trattata nell’articolo 8 del DM 76,il comma 3 dello stesso articolo considera che il possesso di una qualificazione scientifica coerente con quella richiesta per il conseguimento dell’abilitazione sia già “assicurato dall’appartenenza del candidato al ruolo di professore di prima fascia e dalla positiva valutazione dell’attività svolta di cui all’art. 6, comma 7 della legge”.
      Quindi, il DM 76 prescrive che i candidati commissari siano unicamente valutati nella loro produzione scientifica, in particolare quella piu’ recente, per assicurare che essi abbiano continuato a svolgere un ruolo attivo nella ricerca scientifica e possano quindi garantire una valutazione informata dei candidati all’abilitazione.
      La valutazione della qualificazione da parte dell’ANVUR si svolge unicamente su indicatori bibliometrici legati alla produzione scientifica, consentendo quindi all’agenzia di svolgere un ruolo tecnico “super partes”.
      Gli indicatori proposti nelle aree 1-9 (numero di articoli su riviste indicizzate pubblicati negli ultimi 10 anni, numero di citazioni, indice h) sono certamente rappresentativi della produzione scientifica, corrispondono alla pratica bibliometrica adottata a livello internazionale e sono in grado di valutare l’attivita’ anche recente dei candidati commissari.
      Infine, la valutazione bibliometrica sarà condotta in modo differenziato per i vari settori concorsuali, e, ove richiesto, anche per i diversi settori disciplinari e per sotto-settori disciplinari, tenendo così in debito conto le specificità e tradizioni delle varie tematiche che si sono sviluppate nel corso degli anni nelle diverse aree scientifiche.

    • Secondo il DM 76 la commissione, in alternativa al filtro ANVUR, può fare la seguente cosa (art 3 comma 3):

      3. L’individuazione del tipo di pubblicazioni, la ponderazione di ciascun criterio e parametro, di cui agli articoli 4 e 5, da prendere in considerazione e l’eventuale utilizzo di ulteriori criteri e parametri più selettivi ai fini della valutazione delle pubblicazioni e dei titoli sono predeterminati dalla commissione, con atto motivato pubblicato sul sito del Ministero e su quello dell’università sede della procedura di abilitazione. La ponderazione dei criteri e dei parametri deve essere equilibrata e motivata.

      La “ponderazione quantitativa” quindi rimane e dovrà essere pubblicata per dare tempo (15 giorni) a chi non possiede i requisiti di ritirarsi per evitare l’esclusione di 2 anni dalle abilitazioni.
      Quindi è ragionevole iscriversi se ci si sente di poterlo fare ma preparandosi a ritirare la domanda se necessario. Personalmente mi auguro che questa punizione venga rimossa prima o poi perchè decisamente insensata.
      Nei settori a vocazione bibliometrica (da fisica a medicina) il filtro ANVUR vuole dire 1/3 dei PA per l’abilitazione a PO e 2/5 dei ricercatori per l’abilitazione a PA (1/3 di questi potrebbero presentarsi anche a PO). Temo che in questi casi le società scientifiche premino per l’ope legis in questo senso.

  9. Caro Banfi, raccolgo il tuo invito relativo alla segnalazione nei singoli settori, anche se ovviamente il discorso è complessivo e coinvolge tutta la modalità che ha portato alla individuazione delle riviste di eccellenza (e resta comunque il fatto che un contenitore non garantisce il contenuto e la “settorializzazione” è contraria a ogni auspicabile prassi di incontro e raccordo disciplinare). Ma veniamo al settore perché più che “volonterosa” sono abbastanza esterrefatta: il 10/A1. Molte riviste: alcune davvero eccellenti, altre meno. Peccato manchi proprio, tra quelle italiane, quella che in questi ultimi decenni ha rappresentato il punto di maggior incontro e raccordo fra studiosi internazionali e certamente la più conosciuta all’estero (gli articoli ovviamente sono pubblicati nelle lingue in cui sono scritti): il “Bollettino del Centro Camuno di Studi Preistorici”. Edito dal CCSP (Ente d’interesse nazionale riconosciuto dal Ministero dei Beni Culturali e Ambientali (D.M. 05.02.1997 n. 51))(ovviamente con regolare ISSN), diretto da Emmanuel Anati, si avvale del comitato consultivo del ICCROM, ICOM, ICOMOS, UNESCO, sigle che per gli studiosi del settore significano i grandi centri internazionali di ricerca e dibattito dell’archeologia preistorica e dell’arte rupestre. Fin dai suoi primi numeri, hanno pubblicato sul Bollettino più o meno tutti gli studiosi di maggior calibro. Allora, la consulenza internazionale?

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