Le mani della politica sulla ricerca, così dovrebbe intitolarsi l’Art. 28 della Legge di stabilità: «Il direttore è scelto dal Presidente del Consiglio dei ministri. Il comitato direttivo è composto da otto membri scelti: due dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, uno dal Ministro per lo Sviluppo Economico, uno dal Ministro della Salute, uno dal Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, uno dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, uno dal Consiglio Universitario Nazionale, uno dalla Consulta dei Presidenti degli enti pubblici di ricerca.» Il Direttore e cinque componenti su otto del consiglio direttivo della futura agenzia nazionale per la ricerca saranno di nomina politica, secondo la più recente bozza del “Disegno di legge di bilancio per il 2020″. Al fine di “potenziare la ricerca svolta da università, enti e istituti di ricerca“, alla nuova agenzia verranno assegnati “25 milioni di euro per l’anno 2020, 200 milioni di euro per l’anno 2021 e 300 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2022“. A questi vanno aggiunti “4 milioni di euro annui a decorrere dal 2021, per il funzionamento e per il personale dell’agenzia“. Era il 2016 quando il Governo Renzi provò a mettere le mani sulle nomine dei professori attraverso le contestate “Cattedre Natta“. Stavolta si cerca di allungare le mani sui soldi della ricerca e – lo scommettiamo –  c’è già pronta la fila di “persone di elevata qualificazione scientifica, con una profonda conoscenza del sistema della ricerca” pronte a entrare nel direttivo. È da anni che questa agenzia (e le sue poltrone) è il sogno proibito di una certa élite accademica che aspira a un jackpot all’altezza del proprio rango. Per capire cosa possa significare per la libertà di ricerca un’agenzia con due terzi dei vertici direttamente nominati dal governo, basterà pensare a temi di ricerca nel mirino della politica, come quelli di un convegno che l’Università di Verona aveva sospeso su pressione dell’estrema destra. Migrazioni, diritti umani, antisemitismo, storia contemporanea, studi socio-economici su povertà e disoccupazione, questione meridionale, diritto costituzionale, cambiamenti climatici, inquinamento, vaccini, bioetica: su questi e altri argomenti saranno dei veri e propri “commissari politici” a decidere se si può fare ricerca e chi può farla. Siamo sicuri che sia una buona idea, non solo oggi, ma anche domani?

Aggiunto il 3.11.2019

Bozza del Disegno di legge di bilancio per il 2020
Articolato dell’articolo 28 e relativa relazione illustrativa
(versione 31 ottobre 2019, ore 14,30)

Art. 28
(Istituzione dell’Agenzia nazionale per la ricerca e altre misure di sostegno alla ricerca e all’istruzione)
  1. Al fine di potenziare la ricerca svolta da università, enti e istituti di ricerca pubblici e privati è autorizzata la spesa di 25 milioni di euro per l’anno 2020, 200 milioni di euro per l’anno 2021 e 300 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2022, da iscrivere su apposito fondo dello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di cui 0,3 milioni di euro nell’anno 2020 e 4 milioni di euro annui a decorrere dal 2021, per il funzionamento e per il personale dell’agenzia di cui al comma 2.
  2. Per realizzare le finalità di cui al comma 1 è istituita una apposita agenzia, denominata Agenzia Nazionale per la Ricerca (ANR), dotata di autonomia statutaria, organizzativa, tecnico-operativa e gestionale, sottoposta alla vigilanza della Presidenza del Consiglio dei ministri e del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. L’ANR promuove il coordinamento e indirizza le attività di ricerca di università, enti e istituti di ricerca pubblici verso obiettivi di eccellenza, incrementando la sinergia e la cooperazione tra di essi e con il sistema economico-produttivo, pubblico e privato, in relazione agli obiettivi strategici della ricerca e dell’innovazione nonché obiettivi di politica economica del Governo funzionali alla produttività e alla competitività del Paese. L’ANR favorisce altresì l’internazionalizzazione delle attività di ricerca, promuovendo, sostenendo e coordinando la partecipazione italiana a progetti e iniziative europee e internazionali.
  3. L’Agenzia di cui al comma 2, in particolare:
    a) al fine della definizione del Programma Nazionale per la Ricerca (PNR) di cui al decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204 verifica l’attuazione delle linee generali di sviluppo della ricerca nazionale e suggerisce gli aggiornamenti al Programma;
    b) promuove e finanzia progetti di ricerca da realizzare in Italia ad opera di soggetti pubblici e privati, anche esteri, altamente strategici per lo sviluppo sostenibile e l’inclusione sociale, fortemente integrati, innovativi e capaci di aggregare iniziative promosse in contesti di svantaggio economico-sociale, selezionati secondo criteri e procedure conformi alle migliori pratiche internazionali;
    c) valuta l’impatto dell’attività di ricerca, tenendo conto dei risultati dell’attività dell’ANVUR nell’ambito delle competenze previste dal decreto del Presidente della Repubblica 1° febbraio 2010, n. 76, specie al fine di incrementare l’economicità, l’efficacia e l’efficienza del finanziamento pubblico nel settore, ivi incluse le risorse pubbliche del Fondo nazionale per l’innovazione gestito da Cassa Depositi e Prestiti nonché per attrarre finanziamenti provenienti dal settore privato;
    d) definisce un piano di semplificazione delle procedure amministrative e contabili relative ai progetti di ricerca per l’adozione delle misure legislative e amministrative di attuazione.
  4. Sono organi dell’Agenzia il direttore, il comitato direttivo, il collegio dei revisori dei conti.
  5. Il direttore è scelto dal Presidente del Consiglio dei ministri. Il comitato direttivo è composto da otto membri scelti: due dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, uno dal Ministro per lo Sviluppo Economico, uno dal Ministro della Salute, uno dal Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, uno dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, uno dal Consiglio Universitario Nazionale, uno dalla Consulta dei Presidenti degli enti pubblici di ricerca.
  6. Il direttore e i membri del comitato direttivo sono nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e restano in carica per quattro anni. Vengono scelti tra persone di elevata qualificazione scientifica, con una profonda conoscenza del sistema della ricerca in Italia e all’estero e con pluriennale esperienza in enti o organismi, pubblici o privati, operanti nel settore della ricerca e costituisce requisito preferenziale l’avere esperienza nella gestione di progetti complessi o di infrastrutture strategiche di ricerca.
  7. Il direttore è il legale rappresentante dell’Agenzia, la dirige e ne è responsabile e svolge gli altri compiti a lui attribuiti dallo statuto.
  8. Il Collegio dei revisori dei conti è composto da tre membri effettivi e due supplenti, nominati con decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Un membro effettivo, che assume le funzioni di Presidente, e un membro supplente sono designati dal Ministro dell’economia e delle finanze. Il Collegio dei revisori dei conti svolge le funzioni di controllo amministrativo e contabile di cui all’articolo 20 del decreto legislativo 30 giugno 2011, n. 123. I componenti del Collegio durano in carica tre anni e possono essere rinnovati una sola volta.
  9. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è approvato lo statuto dell’Agenzia che ne disciplina le attività e le regole di funzionamento. Il decreto di cui al presente comma definisce, altresì, la dotazione organica dell’Agenzia, nel limite massimo di 34 unità complessive di cui tre dirigenti di seconda fascia, nonché i compensi spettanti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo. Al personale dell’agenzia si applicano le disposizioni del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165 ed il contratto collettivo del comparto Istruzione e Ricerca.
  10. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le procedure di semplificazione alternative in materia amministrativo contabile alternative e le modalità di attuazione del presente comma. L’ANR nella predisposizione del piano di cui al comma 3, lettera d), tiene conto dei risultati conseguiti dalla semplificazione ottenuta dall’applicazione del presente comma.
  11. Per garantire la prosecuzione del finanziamento dei programmi spaziali nazionali, in cooperazione internazionale e nell’ambito dell’Agenzia spaziale europea, assicurando al contempo il coordinamento delle politiche di bilancio in materia, le somme assegnate con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 giugno 2019, adottato ai sensi dell’articolo 1, comma 98, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, sono incrementate di 390 milioni di euro per l’anno 2020, 452 milioni di euro per l’anno 2021, 377 milioni di euro per l’anno 2022, 432 milioni di euro per l’anno 2023, e 409 milioni di euro per l’anno 2024.
  12. Le somme di cui al comma 1 sono assegnate con decreto del Presidente del Consiglio del Ministri, su proposta dell’Autorità politica delegata al coordinamento delle politiche spaziali e aerospaziali ai sensi dell’articolo 21 del decreto legislativo 4 giugno 2003, n. 128, sentito il Comitato interministeriale per le politiche relative allo spazio e la ricerca aerospaziale.
  13. L’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 591, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, è incrementata di 30 milioni di euro annui a decorrere dal 2020, da destinare al fondo unico nazionale per la retribuzione di posizione e di risultato dei dirigenti scolastici.
  14. Al fine di prevedere misure volte al potenziamento della qualificazione dei docenti in materia d’inclusione scolastica, per l’anno 2020 l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 125, della legge 13 luglio 2015, n. 107 è incrementata di euro 11 milioni.
  15. Per favorire l’innovazione digitale nella didattica, per l’anno 2020 l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 62, secondo periodo, della legge 13 luglio 2015, n. 107, è incrementata di euro 2 milioni.
  16. Per promuovere il diritto allo studio universitario, il fondo di cui all’articolo 18, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68, è incrementato per l’anno 2020 di euro 16 milioni.

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Relazione illustrativa

Art. 28
(Istituzione dell’Agenzia nazionale per la ricerca e altre misure di sostegno alla ricerca e all’istruzione)

Nel comma 1 Viene istituito un apposito fondo nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca al fine di potenziare la ricerca svolta da università, enti e istituti di ricerca pubblici e privati. È inoltre autorizzato uno stanziamento di spesa per il personale dell’istituenda Agenzia (di cui al comma 2).

Nei commi 2 e 3  si prevede l’istituzione di una nuova agenzia, denominata Agenzia nazionale per la ricerca, sottoposta alla vigilanza congiunta della Presidenza del Consiglio dei ministri e del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, con la finalità di potenziare l’attività di ricerca nel Paese, incrementando la sinergia, la cooperazione e l’integrazione tra le università e gli enti di ricerca pubblici e privati, in relazione agli obiettivi strategici della ricerca e dell’innovazione nonché agli obiettivi di politica economica del Governo, funzionali alla produttività e alla competitività del Paese.

L’Agenzia verifica l’attuazione delle linee generali di sviluppo della ricerca nazionale e suggerisce gli aggiornamenti al Programma Nazionale per la Ricerca (PNR), promuove e finanzia i progetti di ricerca da realizzare nel territorio dello Stato italiano, altamente strategici per lo sviluppo sostenibile e l’inclusione sociale, fortemente integrati, innovativi e capaci di aggregare iniziative promosse in contesti di svantaggio economico-sociale e valuta l’impatto dell’attività di ricerca e definisce un piano di semplificazione delle procedure amministrative e contabili relative ai progetti di ricerca per l’adozione delle misure legislative e amministrative di attuazione.

Nei commi 4-9 vengono individuati gli organi dell’Agenzia, rappresentati dal direttore, dal comitato direttivo, dal collegio dei revisori dei conti e ne disciplina i criteri di nomina e la loro composizione. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è approvato lo statuto dell’Agenzia che ne disciplina le attività e le regole di funzionamento. Tale decreto disciplina, altresì, la dotazione organica dell’Agenzia, nel limite massimo di 34 unità complessive di cui tre dirigenti di seconda fascia, nonché i compensi spettanti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo.

Il comma 10 prevede che, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono definite le procedure di semplificazione alternative in materia amministrativo contabile e le relative modalità di attuazione.

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29 Commenti

  1. Andreottianamente, viene da pensare che siano stati consiglieri accademici muniti buone entrature politiche nell’attuale maggioranza a soffiare nelle vele del provvedimento, contando di avere già prenotato un posto -per sé o per i propri fidi- nella prima cabina di comando. A chi si muove in una logica predatoria di breve termine, poco importa sottomettere tutta la futura ricerca italiana a uno stretto controllo governativo, piegandola a ogni possibile esigenza contingente e/o ideologica della politica. Se entri nella stanza dei bottoni, anzi “dei dobloni”, è il colpo della vita per te e per la tua cordata. Il futuro dell’istituzione? Ci penserà chi viene dopo.
    Poi, può persino essere che questo governo cada prima che venga varato il DPCM che regola le nomine, regalando direttamente le poltrone dell’agenzia e, soprattutto, il controllo centralizzato della ricerca al prossimo governo.

  2. “Per valutare la ricerca scientifica, l’istanza politica si serve attualmente di standard valutativi, accettati nella forma e controversi nella sostanza soprattutto in riferimento alle discipline umanistiche. Il concetto di standard proviene, come si sa, dalla descrizione di norme condivise per lo svolgimento e la valutazione di processi avanzati di tipo tecnologico. Negli standard in base ai quali si vuole valutare la ricerca scientifica viene spesso incluso il rapporto tra la ricerca e il suo ruolo o impatto sociale. Questo porta inevitabilmente aD ampliare lo spazio delle scienze applicate (Mayor / Forti 1996: 4, 145). Ma al contempo Federico Mayor, allora direttore generale dell’UNESCO, sosteneva, citando Michael Polanyi (Mayor / Forti 1996: 142), che per gli studiosi affermati le autorità non dovrebbero pianificare la ricerca ma solo assicurare le condizioni adatte alla sua prosecuzione. Dieci anni più tardi, con la crisi economica alle porte, l’equilibrio tra le due istanze scienza ~ potere era evidentemente mutato a favore di una maggiore invasività del potere, erogatore principale delle risorse finanziarie. Perciò Janez Potočnik, commissario europeo per la scienza e la ricerca, sottolineava nel 2005 che le strategie politiche sono chiamate ad interferire con la scienza per indirizzarla verso obiettivi di rilevanza sociale (individuati evidentemente dalla politica o quanto meno attraverso la politica). Donde la preminenza accordata, come si diceva, alle ricerche con potenzialità applicative.” Mi diapiace, autocitazione, 2010.

  3. Vorrei sperare che si tratti di uno degli scherzi cattivi di ROARS, ma stavolta ho poche speranze.

    Non vedo alternative, spero in una quantità notevole delle solite petizioni, e se il provvedimento non viene ritirato, sciopero bianco generalizzato e ad oltranza…

    Per il resto, spiegatemi, tutto questo si sovrappone e non sostituice ANVUR? Sia la padella che la brace! Poi, sinceramente, commissari CRUI e direttori enti ricerca mi sembrano sostanzialmente, se non formalmente, di nomina politica anche quelli.

    • Il progetto di distruggere l’università è ovviamente bipartisan, ma piccole differenze ci sono. La destra generalmente ripudia direttamente l’idea di cultura e istruzione (da far quasi rimpiangere il vecchio “libro e moschetto”…), il PD ha le sue ansie dirigiste e vorrebbe conquistare, strumentalizzare e colonizzare tutto a proprio uso e consumo. Se la destra usa sempre più toni oscurantisti (direzione non del tutto scontata) il PD perde voti ma non il vizio… delle Cattedre Natta, del voler imporre come assoluta la propria visione economica (vedi Nannicini) e non sarei stupito per eventuali prossimi remake di Jobs act, Buona Scuola etc.

  4. Credo che far entrare la politica nella gestione delle valutazioni tecniche delle varie discipline ed ambiti istituzionali sia una pessima idea che porterà solo ad ulteriore degenerazione. Se l’accademia si è resa protagonista insieme ad altre componenti delle istituzioni a fenomeni degenerativi questo va sanato con un sistema di verifica puntuale dei risultati soprattutto sui vertici: con gli attuali sistemi informatici e con i benchmark di riferimento nazionali ed internazionali è molto semplice valutare l’operato e le decisioni prese a monte nei vari ambiti istituzionali. A valutazioni negative sia a livello decisionale che nella resa dei progetti dovrebbero seguire automaticamente tagli di risorse e ridimensionamento di responsabilità organizzative.
    I rischi di una gestione politica delle istituzioni sono molto maggiori poiché si sommerebbe l’inefficienza dovuta ad incompetenza tecnica alla degenerazione dovuta alla logica di scelta con criteri clientelari: la priorità per la politica è la ricerca del consenso a qualsiasi costo, tanto le conseguenze negative delle scelte sbagliate sarebbero evidenziate dopo le scadenze elettorali e l’accrescimento del consenso di per sé genera maggiore potere e consenso creando un circolo vizioso destinato a detonare con notevole ritardo come evidente nella cronica inefficienza ed irresponsabilità della grande parte delle scelte politiche.

  5. Come auspicato dal Gruppo2003 per la ricerca, la nuova agenzia deve rispondere direttamente alla Presidenza del consiglio. Leggere per credere la lettera indirizzata al Ministro Busetti dal presidente del gruppo 2003 Nicola Bellomo. https://www.gruppo2003.org/sites/default/files/3_10_2018%20-Comunicato%20Gruppo%202003%20Agenzia%20Ricerca.pdf.
    Il Gruppo2003 si compiaceva già dell’annuncio (https://www.gruppo2003.org/node/85) facendo appello a “indipendenza” oltreché “merito e giustizia (sic!)”. Mi pare che dovrebbero spiegare agli scienziati disprezzabili e poco citati, come si concili “una struttura agile, che risponde alla Presidenza del Consiglio” con l’indipendenza, per tacere di “merito e giustizia”.
    Chissà se circolano già le liste del personale competente che potrebbe popolare l’agenzia, in postura collaborativa. https://www.scienzainrete.it/articolo/autocitazioni-gli-italiani-esagerano/sergio-cima/2019-09-24

  6. Bisogna stanare il ‘lupo’, con il massimo rispetto per il lupo vero. Bisogna esigere , estorcere, dai promotori, sostenitori e realizzatori di quest’ulteriore verticizzazione , di esporsi e di sottoporsi ad una discussione pubblica severa sulla reale necessita di quest’altro ente di controllo ( che costa, e non poco). Che cos’è che non va, secondo loro, per cui il loro operato sarebbe necessario? È un po’ una domanda retorica, poiché sarà evidente a chiunque che è il taglio dei fondi a richiederlo e null’altro. Tuttavia. Si sta costruendo lentamente e con pazienza una struttura accademica piramidale senza precedenti, anzi con dei precedenti poco allegri e rassicuranti.

  7. Attenzione: noi vogliamo davvero che soggetti di nomina politica “indirizzino” la ricerca? La mano pubblica dovrebbe favorire la ricerca sostenendone la libertà. Ora, noi vorremo che – dando attuazione a una idea di un tale di Rignano, certo Matteo Renzi – lo Stato ci dica di volta in volta di ricercare la lotta partigiana o gli eroismi di El Alamein? Uso questi esempi del tutto consapevole di quanto possano essere deflagranti. Vogliamo questo? Vogliamo la ricerca di Stato? Vogliamo che il presidente del consiglio ci dica ogni volta cosa vogliamo fare? Io credo – non ne sono più sicuro – di essere una persona orientata a sinistra. Ma dico anche ai non pochi amici orientati a destra: questa è una scelta perversa che va combattuta in ogni modo. Diversamente, avremo perso tutti, la nostra libertà.

    • “Noi vogliamo …..?”. Certamente no. Ma i discorsi striscianti, sotterranei, di chi invece vuole, non vorrebbe, VUOLE e poi FA, senza spiegare nulla, ingenerando così anche sensi di colpa (non avrò fatto il mio dovere?), fanno più danno. Del resto Janez Potočnik, nato nel 1958 e formatosi in Iugoslavia, dottorato nel 1993 in Slovenia (sarebbe da leggere la sua tesi di periodo immediatamente postcomunista) lo voleva chiaramente, e sarebbe interessante ed utile rispolverare quella discussione al parlamento UE. Uno stato democratico dovrebbe fidarsi invece della dialettica interna e del continuo riequilibrarsi dell’accademia, ma non lo fa, forte non solo perché regola il cordoncino del borsellino non troppo fornito, ma anche degli atteggiamenti opportunistici di una parte dell’accademia. I quali ultimi si sono sviluppati ed affermati lungo gli ultimi decenni e si ritrovano infilati dappertutto. Dunque queste due tendenze striscianti, della politica e di una parte dell’accademia, si incontrano (nei corridoi, al telefono, incontri non/scarsamente pubblici) e si alimentano e si rafforzano a vicenda. Questa costituisce la vera forza. Le radici. Gli altri cosa vedono? Decreti, leggi, riforme, algoritmi. Personalmente ci credo molto nella forza invisibile, occultata appositamente, fatta intravvedere ogni tanto con discorsetti semicriptici o roboantemente vacui. Che non è affatto sinonimo di complotto, intendiamoci. No, è semplicemente gestione del potere. Poi arriva la botta.

  8. Putroppo la notizia non giunge inaspettata. Sono anni che si sente parlare di “cabina di regia” un po’ da tutti i partiti. E la cosa fa brillar gli occhi a non pochi dal lato della Ricerca. Ovviamente perché tutti si sentono aspiranti registi.

    La cosa che fa più imbestialire è veder scritto che questa agenzia si occuperebbe di “potenziare la ricerca svolta da università, enti e istituti di ricerca pubblici e privati”. Potenziare? Di norma si potenzia qualcosa che già esiste. Se il potenziamento supera lo stanziamento ordinario per la ricerca, non si chiama più potenziamento ma condizionamento.

    Non ci resta che chiedere la soppressione dell’art.33 della Costituzione.

  9. Quello che preoccupa ulteriormente è che secondo quanto si legge “L’Agenzia di cui al comma 2, in particolare:………….. valuta l’impatto dell’attività di ricerca, tenendo conto dei risultati dell’attività dell’ANVUR”. Una bella accoppiata! Attenti a quei due!

  10. I commenti degli altri partecipanti (mi stupisce si sia in fondo pochi) mi hanno ancor più convinto che esiste una volontà di condizionare la ricerca con risultati catastrofici per tutti, non solo la comunità accademica. Dobbiamo manifestare pubblicamente il dissenso e spiegare a tutti le ragioni.

  11. “La ragione per cui sembra ancora probabile che istituzioni quali le vecchie università, dedite alla ricerca e all’insegnamento di quel che si trova ai confini della conoscenza, continueranno a essere la principale fonte del nuovo sapere è che solo siffatte istituzioni possono offrire la libertà di scelta dei problemi e quei contatti tra i rappresentanti delle diverse discipline che offrono le migliori condizioni per la creazione e la ricerca di nuove idee. Per quanto il progresso in una direzione conosciuta possa essere accelerato molto dalla deliberata organizzazione di un lavoro che miri a un qualche obiettivo noto, gli imprevedibili passi decisivi nel progresso generale avvengono di regola non col perseguimento di fini specifici, ma con lo sfruttamento di quelle opportunità che la casuale combinazione di particolare conoscenza, doti, speciali circostanze e contatti hanno posto sulla strada di un individuo” (Hayek, cap. “Istruzione pubblica e ricerca scientifica”, in La società libera). Con Anvur e la nuova annunciata agenzia ci troviamo di fronte a un ibrido mostruoso tra il dirigismo stalinista e l’ethos neoliberista della competizione generalizzata. Perfino Hayek, che del pensiero neoliberale è stato fra i più autorevoli ispiratori, rigetterebbe sdegnato queste agenzie orientate a migliorare la qualità e la produttività scientifica attraverso la valutazione premiale e la competizione fra le strutture di ricerca

  12. L’istituzione di una Agenzia si colloca perfettamente nel processo di distruzione di scuola, università e ricerca che va avanti da circa mezzo secolo. Destra e sinistra, che si sono alternati al potere, hanno contribuito per così dire a pari merito, utilizzando strumenti ed ideologie proprie. La destra cercando di utilizzare insegnamento e ricerca per produrre consumatori ed ingranaggi utili all’economia, la sinistra sfruttando le istituzioni per fare proselitismo e sviluppare idee utili alla propria causa. Naturalmente, destra e sinistra, per realizzare i propri obbiettivi hanno sempre cercato di migliorare il controllo politico e burocratico. Così è difficile dire se sia stato più dannoso Luigi Berlinguer o Maria Stella Gelmini. L’Agenzia è l’ultimo degli orrori: è perfetta in coppia con l’Anvur. Sono fortunato ad essere in pensione da molti anni: lo sono meno per avere assistito allo scempio.

  13. Propongo a tutti uno spunto di riflessione.
    La legge che istituisce l’ANR:

    “Il direttore è scelto dal Presidente del Consiglio dei ministri. Il comitato direttivo è composto da otto membri scelti: due dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, uno dal Ministro per lo Sviluppo Economico, uno dal Ministro della Salute, uno dal Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, uno dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, uno dal Consiglio Universitario Nazionale, uno dalla Consulta dei Presidenti degli enti pubblici di ricerca.
    Il direttore e i membri del comitato direttivo sono nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e restano in carica per quattro anni. Vengono scelti tra persone di elevata qualificazione scientifica, con una profonda conoscenza del sistema della ricerca in Italia e all’estero e con pluriennale esperienza in enti o organismi, pubblici o privati, operanti nel settore della ricerca e costituisce requisito preferenziale l’avere esperienza nella gestione di progetti complessi o di infrastrutture strategiche di ricerca.”

    Composizion del National Science Board Committee USA (https://www.nsf.gov/nsb/about/index.jsp):
    “The NSB is made up of 25 Members appointed by the President. The NSF Director is an ex officio Member. Members serve six-year terms. With the exception of the NSF Director, one-third of the Board is appointed every two years. NSB Members are drawn from industry and universities, and represent a variety of science and engineering disciplines and geographic areas. The NSB is apolitical. The NSF Act of 1950, as amended, states that nominees to the “Board (1) shall be eminent in the fields of the basic, medical, or social sciences, engineering, agriculture, education, research management or public affairs; (2) shall be selected solely on the basis of established records of distinguished service; and (3) shall be so selected as to provide representation of the views of scientific and engineering leaders in all areas of the Nation.”

    Confrontare la situazione USA e quella italiana e trovare le differenze.

    • Particolarmente sgrammaticata la presenza, fra gli enti che nominano i commissari politici, di un’associazione privata quale la Conferenza dei rettori delle università italiane. L’articolo 33 della costituzione tutela(va?) la libertà di arte e scienza, che, in quanto non si esaurisce nella libertà dei professori, o, peggio, dei rettori, rimane(va?) meritevole di protezione anche qualora la maggioranza dei professori o, peggio, dei rettori scegliesse di inchinarsi anche alla scienza di stato.

    • Il ruolo della CRUI è sempre un problema nel problema.

      Dal sito CRUI:
      “La CRUI è l’associazione delle Università italiane statali e non statali. Nata nel 1963 come associazione privata dei Rettori, ha acquisito nel tempo un riconosciuto ruolo istituzionale e di rappresentanza e una concreta capacità di influire sullo sviluppo del sistema universitario attraverso un’intensa attività di studio e di sperimentazione. Dal 2007 la CRUI è l’associazione delle Università statali e non statali riconosciute.”

      Che in pratica rappresenti poco o nulla le università ma continui ad essere espressione del sentire incontrollato dei rettori è un dato di fatto. Ma fa parte di quello che (come categoria) siamo abituati a farci passare sulla testa senza protestare.

  14. I commenti di tutti mi hanno fatto ancor più la portata di ciò che sta accadendo. Chi ha le competenze e la formazione, forse, dovrebbe articolare una risposta e scrivere una petizione da inviare anche ai giornali.
    Non facciamo che questa, come le storture dell’ANVUR, dell’ASN, dei dipartimenti in torneo, ecc., passi…… Se c’è dignità in noi, dobbiamo. Lo dobbiamo ai nostri studenti, quelli che cerchiamo di formare liberi…

  15. Che tristezza.

    Il punto di partenza sembra positivo: 300 milioni in piú per l’università un aumento annuale (quasi) mai visto anche considerando che (a preventivo) il governo Gentiloni aveva riportato l’FFO 2018 saldamente sopra i 7 miliardi per la prima volta dopo il 2009. https://temi.camera.it/leg18/post/il_fondo_per_il_finanziamento_ordinario_delle_universit_.html

    L’esecuzione però rovina tutto, e dimostra che si resta intrappolati nell’ideologia berlusconiana per cui l’università a priori è uno spreco e ogni risorsa aggiuntiva può solo essere diretta verso il “merito”. Incrementare la quota base dell’FFO, e a volte persino il fondo per il diritto allo studio (DSU), è un’opzione eretica, dogmaticamente esclusa a priori.

    Capisco l’impostazione statalista e centralizzatrice, ma se si vuole avere un “pet project” di cui qualche ministro possa legittimamente vantarsi basta guardare alla Francia. Anche considerando l’inefficienza italica, quanto costerebbe metter su un centro come il CCSD, per facilitare fattivamente la scienza aperta? https://www.ccsd.cnrs.fr/en/ccsd-the-unit/annual_report_2018/ Se lo scopo è incrementare l'”impatto”, basta dare maggiore visibilità a ciò che già c’è.

    • Non si vuole una scienza effettivamente aperta, se non avvolgendola di complicazioni e mandati tali da renderla di difficile e scomoda accessibilità – perché essa offrirebbe un argomento potente a favore dell’autonomia della ricerca, (ri?)dandole la capacità di fare uso pubblico della ragione, e liberandola dall’egemonia della narrazione, che in altri contesti sarebbe trattata come “aneddotica”, delle baronie e dei concorsi “truccati”.

      Ogni volta che facciamo scienza chiusa inchinandoci alla valutazione di stato, ogni volta che accettiamo di essere giudicati sulla base di dati proprietari, contribuiamo ad aggiungere un filo di trama all’ordito del bavaglio che ci sta soffocando.

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