La redazione di Roars è spaccata in due. A chi assegnare il premio Ign-ASN, una specie di Ig-Nobel per il più strampalato articolo sull’abilitazione scientifica? Da una parte c’è uno “scoop” del Sole 24 Ore: gli indicatori bibliometrici di un professore su due non superano la mediana! Una nomination eccellente che ora è però insidiata dalle abilitazioni (fanta)scientifiche di Repubblica. Anche se nessuno ne era al corrente, nei mesi scorsi si sarebbero svolte le prove per l’abilitazione, dando luogo a graduatorie di merito basate su criteri oggettivi e meritocratici. Ma i  baroni, per favorire parenti e allievi, hanno modificato ex-post i criteri a svantaggio dei candidati migliori. Per fortuna, è intervenuto il TAR Lazio che ha ribaltato le graduatorie con una pioggia di sentenze. Nel mondo reale, pur essendo vero che il TAR è intervenuto più volte su un’ASN piena di falle, non si è svolta nessuna prova (l’ASN è una valutazione per titoli), i criteri devono essere pubblicati ex ante e non ci sono graduatorie da ribaltare (l’abilitazione è a lista aperta). Riuscirà questa sceneggiatura, degna di un pulp-magazine degli anni ’30, a strappare l’Ign-ASN dalle mani del Sole 24 Ore?

1. Una redazione spaccata in due

Ebbene sì, all’interno della Redazione di Roars si è aperta una profonda spaccatura. All’origine di questo conflitto è un articolo di Giovanni Valentini, apparso venerdì scorso su Repubblica:

L’università nel caos – Aspiranti prof pioggia di sentenze contro i baroni

Ma come è potuto accadere che un articolo spaccasse in due la nostra redazione? È meglio procedere con ordine, partendo dall’inizio.

Fin dalla sua nascita, Roars si è dato come compito anche quello di monitorare l’affidabilità e la veridicità dell’informazione pubblica sui temi dell’università e della ricerca. Le occasioni non sono mancate, come testimoniato dai casi su cui siamo intervenuti per correggere dati inesatti e per smascherare vere e proprie bufale:

Ci sono stati diversi altri episodi di superficialità e sciatteria che non è stato possibile analizzare in dettaglio, ma che sono stati segnalati nei commenti o nella pagina facebook del gruppo Roars. L’abilitazione scientifica nazionale, in particolare, ha dato la stura ad una vera valanga di articoli giornalistici di qualità assai variabile.

In questo contesto, la redazione ha concepito l’idea di un anti-premio “Ign-ASN” per il più strampalato articolo giornalistico sull’abilitazione scientifica nazionale, una specie di Premio Ig Nobel dell’informazione universitaria. Un modo come un altro per rendersi meno tedioso il monitoraggio quotidiano della rassegna stampa universitaria.

2. «Pubblicazioni “insufficienti” per un professore ogni due»

Va detto che un “Ign-ASN” non si concede a cuor leggero. Come nel caso dell’Ig Nobel, l’obiettivo è rendere omaggio ad articoli apparentemente ridicoli che prima fanno ridere e poi pensare. Molti articoli  sono zeppi di inesattezze e, magari, fanno pure ridere, ma manca loro quel tocco che induce anche a pensare.

Fino a pochi giorni fa, la Redazione era concorde nell’identificare il miglior candidato all’ Ign-ASN in un articolo di Gianni Trovati apparso sul Sole 24 Ore:

Il giudizio dell’ANVUR sui docenti: Pubblicazioni «insufficienti» per un professore ogni due

L’articolo parlava delle procedure di selezione dei commissari per l’abilitazione scientifica. Come i nostri lettori ben sanno, per essere ammessi al sorteggio gli aspiranti commissari dovevano superare alcune soglie relative a pubblicazioni e/o citazioni. Secondo il regolamento ministeriale, per ciascun indicatore la soglia coincideva con la mediana, ovvero con il valore che separava in due parti uguali i professori ordinari di quel settore concorsuale, metà sopra e metà sotto. Se i professori ordinari di un settore concorsuale fossero stati tutti dei premi Nobel, non sarebbe cambiato il risultato: per ciascuno degli indicatori ministeriali, metà di loro sarebbero risultato insufficiente.

Alla luce di tutto ciò, il titolo dell’articolo era una mera tautologia. In qualsiasi paese del mondo e in qualsiasi epoca della storia, l’adozione dei criteri ASN avrebbe bollato come “insufficienti” le pubblicazioni di un professore su due. Insomma, il Sole 24 Ore si era messo in concorrenza con il presunto epitaffio del Maresciallo de La Palice, il quale

se non fosse morto, sarebbe ancora in vita.

Ma uno scivolone non basta a giustificare un Ign-ASN. Il “pregio” dell’articolo di Trovati è che dimostra l’effetto che le soglie comparative sono destinate ad avere sull’opinione pubblica. Nel testo della l. 240/2010 non si fa cenno alle mediane per la selezione dei commissari e tanto meno per la valutazione dei candidati. La loro introduzione, effettuata da Profumo sotto dettatura dell’ANVUR, è questione che va oltre il dato tecnico. Agli occhi del cittadino comune, ma anche del decisore politico, non è per nulla chiaro che una mediana non separa il grano dal loglio, ma solo la metà superiore da quella inferiore (secondo criteri che, tra l’altro, sono tutt’altro che indiscutibili). Non è difficile immaginare un talk show politico nel corso del quale il politico di turno giustifica i tagli all’università con un dato oggettivo che certifica in modo scientifico il degrado dell’istituzione:

Le pubblicazioni del 50% dei professori sono insufficienti. Come lo so? Lo dice una fonte autorevole: il Sole 24 Ore!

Insomma, avevamo valide ragioni per pensare che il pezzo apparso sul Sole fosse un eccellente candidato per l’Ign-ASN. Tuttavia, una parte della redazione aveva ancora qualche dubbio. Come ben noto, la parola finale sul titolo di un articolo non spetta all’autore del pezzo. Se l’attribuzione dell’Ign-ASN fosse dipesa solo dalla scelta accidentale di un anonimo titolista, il premio ne sarebbe uscito sminuito.

Era però bastata la lettura dell’incipit per fugare ogni dubbio:

Nelle discipline scientifiche, da medicina a biologia, da chimica a fisica passando per ingegneria, solo il 45% degli ordinari supera i valori «mediani» su quantità e qualità delle pubblicazioni, chiamati ad escludere gli “inattivi” dalle commissioni dell’abilitazione nazionale; nelle altre discipline, umanistiche, giuridiche ed economiche, la percentuale sale al 65%, ma la differenza dipende dalla minor selettività dei parametri che gli addetti ai lavori chiamano «non bibliometrici».

Per chi sa cos’è una mediana, non ha senso parlare di “minor selettività” dei parametri (impropriamente) detti non “bibliometrici” (numero di articoli su riviste scientifiche, monografie con ISBN e articoli in riviste di fascia A) rispetto a quelli “biblometrici” (articoli indicizzati, citazioni, h-index). Infatti, la percentuale di chi supera la mediana degli articoli in fascia A è pari al 50%, esattamente come la percentuale di chi supera la mediana delle citazioni. La macroscopica differenza tra la percentuale di aspiranti commissari col semaforo verde nei settori bibliometrici e non bibliometrici dipendeva dall’aver chiesto il superamento di almeno due mediane su tre per i primi e di almeno una su tre per i secondi. La differente selettività derivava dal numero di mediane da superare. Punto.

La redazione aveva tirato un sospiro di sollievo: il titolo rispecchiava bene l’inconsapevolezza dell’autore riguardo al significato delle mediane. La pole-position nella corsa per l’Ign-ASN era ampiamente meritata.

Questo fino a venerdì scorso …

3. Le fanta-abilitazioni di Repubblica

Venerdì scorso, l’articolo di Giovanni Valentini comincia circolare tra i redattori di Roars. È questione di poche ore, punteggiate da uno scambio di mail dai toni sempre più accesi: in breve tempo è chiaro a tutti che si sta riaprendo la partita sulla candidatura al premio Ign-ASN.

A prima vista, l’articolo di Valentini non ha nulla di speciale e si inserisce nel filone degli articoli che criticano gli esiti delle abilitazioni scientifiche, non senza citare un certo numero di sentenze del TAR Lazio. La chiave di lettura è di una linearità elementare: la pioggia di sentenze del TAR sventa la parentopoli architettata dai baroni. In particolare, viene dato  rilievo alla lettera degli archeologi dell’Accademia dei Lincei che spendono parole dure per le bocciature, ma anche per le abilitazioni nel loro settore. Ma non sono gli episodi citati e nemmeno la narrazione iper-collaudata a rendere questo articolo un agguerrito pretendente all’Ign-ASN.

Il vero asso nella manica è la descrizione, punto per punto, del funzionamento dell’abilitazione scientifica. Chiunque abbia una qualche conoscenza di come funziona l’ASN si rende conto che le procedure descritte nell’articolo hanno ben poco a che fare con quelle reali. Un vero e proprio esercizio di fantasia che disegna un’abilitazione del tutto nuova, dettagliandone persino le tappe.

Vediamole insieme.

Prima tapppa: le prove. Come specificato in un box apposito, Repubblica immagina che “nei mesi scorsi” si siano svolte delle prove. Non per nulla, l’immagine che illustra l’articolo mostra una schiera di candidati laboriosamente assisi allo svolgimento delle loro prove scritte. Pura fantasia: nelle procedure dell’abilitazione non c’è la minima traccia di prove svolte dai candidati, dato che si tratta di un giudizio per soli titoli.

Con ammirevole precisione, il box di Repubblica ci informa che, in seguito a queste fantomatiche prove, gli abilitati sarebbero stati 24.115.

Seconda tappa: i criteri cambiati. Ecco il colpo di scena, sempre descritto nel box:

A prove effettuate, le commissioni cambiano i criteri di valutazione, introducendo parametri che vanno a svantaggio dei candidati con i curricula migliori.

Un altro volo di fantasia. Non solo le prove non esistono, ma le commissioni hanno dovuto pubblicare i criteri prima di conoscere la lista dei candidati che avrebbero giudicato. I criteri di valutazione sono quelli pubblicati ex ante dalla commissione, tanto è vero che, a partire dalla data di pubblicazione, i candidati hanno 15 giorni di tempo per ritirare la domanda.

A quali criteri si sta riferendo in realtà l’articolo di Repubblica? Nella fanta-ablitazione di Repubblica,

all’origine della vertenza c’è la controversa introduzione ex post dei parametri di “sottosettorialità” che hanno ribaltato le graduatorie originarie, compilate secondo i criteri oggettivi e meritocratici previsti dalla riforma ministeriale. […] E spesso a favore di figli o allievi dei potenti “baroni” universitari.

Un passaggio di ardua interpretazione, per almeno quattro ragioni:

  1. il termine “sottosettorialità” non è spiegato;
  2. come già osservato era impossibile introdurre criteri ex post perché i regolamenti ministeriali imponevano alle commissioni di definire e pubblicare i criteri ex ante;
  3. non esistevano graduatorie da ribaltare perché gli esiti non sono pubblicati sotto forma di graduatorie;
  4. l’articolo non porta alcun esempio dei figli o allievi che avrebbero beneficiato del cambiamento dei criteri.

Per quanto il quadro sia talmente confuso e distorto da risultare irriconoscibile, sembra che “i criteri oggettivi e meritocratici previsti dalla riforma ministeriale” si riferiscano agli indicatori bibliometrici con cui è stata misurata quantitativamente la produzione scientifica dei candidati e che sono stati forniti alle commissioni per essere inseriti nei criteri di giudizio. Forse Valentini intende dire che le commissioni hanno negato l’abilitazione a candidati i cui indicatori superavano le soglie prescritte. Tale circostanza, da sola, non è per nulla anomala. Infatti, prima ancora che le commissioni iniziassero i lavori, il MIUR aveva chiarito che possedere degli indicatori che superavano le “mediane” non garantiva l’abilitazione:

il superamento degli indicatori numerici specifici non è fattore di per sé sufficiente ai fini del conseguimento dell’abilitazione […] Ciò significa che le commissioni possono non attribuire l’abilitazione a candidati che superano le mediane prescritte per il settore di appartenenza, ma con un giudizio di merito negativo della commissione, ovvero possono attribuire l’abilitazione a candidati che, pur non avendo superato le mediane prescritte, siano valutati dalla commissione con un giudizio di merito estremamente positivo.

Nota Circolare del MIUR n. 754 dell’11.01.2013

Quindi era stato lo stesso Ministro Profumo, autore della riforma ministeriale (il D.M. 76/2012) a prevedere che l’attribuzione dell’abilitazione non fosse delegabile in modo automatico ai soli indicatori numerici. Possiamo aggiungere che c’erano almeno due buone ragioni.

La prima è che in buona misura essi sono ciechi rispetto alla pertinenza disciplinare. Un ingegnere che supera le mediane con i suoi articoli di Ingegneria civile si trova a superarle anche se fa domanda di abilitazione in Endocrinologia, dove (si spera) non verrà abilitato.

La seconda ragione è che i criteri che Valentini ritiene “oggettivi e meritocratici” sono assai poco meritocratici. Nelle discipline umanistiche, dove bastava superare una mediana su tre, per superare la mediana degli articoli scientifici bisognava aver pubblicato un numero sufficiente di articoli su riviste che l’ANVUR aveva catalogato come “scientifiche”. Si tratta di una lista che a suo tempo aveva destato scalpore ed ilarità sia a livello nazionale (un articolo di Gianantonio Stella sulla prima pagina del Corriere: Vuoi diventare professore? Scrivi su Suinicoltura) che internazionale (un articolo su Times Higher Education: Listing wildly). Nel catalogo delle riviste “scientifiche” era finito un po’ di tutto: Il Sole 24 Ore, il Mattino di Padova, Airone, Suinicoltura, Yacht Capital, etc. (Le riviste “scientifiche” dell’ANVUR: dal sacro al profano e dalle stelle alle stalle).

Insomma, il ruolo e i limiti degli indicatori quantitativi dell’ASN non si lasciano banalmente incasellare nello slogan dei “criteri oggettivi e meritocratici previsti dalla riforma ministeriale“.

Terza tappa: i provvedimenti. Secondo Repubblica il TAR sta “ribaltando le graduatorie“. Anche qui si vola con la fantasia: le commissioni non pubblicano graduatorie ordinate, ma solo la lista degli abilitati, insieme ai giudizi che li riguardano. Cosa è successo realmente? Alcuni dei ricorsi presentati al TAR dai candidati bocciati sono stati accolti e i loro curricula dovranno essere sottoposti ad una nuova valutazione. In alcuni casi, il TAR ha anche imposto che si proceda alla nomina di una nuova commissione, incaricata di riesaminare il curricula dei ricorrenti.

Su Roars non abbiamo lesinato le critiche all’ASN. A differenza di altri, non abbiamo aspettato di conoscere i risultati, ma ne abbiamo evidenziato fin dall’inizio le falle architetturali. Dopo la pubblicazione degli esiti, abbiamo anche offerto ampio spazio ai documenti che analizzavano le anomalie emerse nei diversi settori concorsuali (Cahiers de doleASN). Non mancano i motivi di perplessità se non di scandalo. Una materia delicata, che merita di essere affrontata con il massimo rigore. Diffondere informazioni inesatte o fantasiose non solo renderebbe un cattivo servizio all’istituzione universitaria e ai lettori, ma screditerebbe chi le scrive e chi le pubblica.

4. Le “pulp-abilitazioni senza gloria” di Repubblica

Pur ipotizzando che l’articolo di Repubblica sia animato dalle migliori intenzioni di trasparenza e giustizia, l’inaccuratezza e la fantasiosità delle informazioni riportate lo fanno schizzare ai vertici dei possibili candidati all’Ign-ASN.

Nessuno aveva ancora osato tanto. Prendere spunto da alcune circostanze reali per imbastire una trama fantastica, lasciando che l’immaginazione dispieghi liberamente le sue ali. Niente più fatica per documentarsi sulle procedure reali. Meglio dare ai lettori quello che desiderano: un plot essenziale che mescola baroni, parentopoli, prove svolte dai candidati, criteri cambiati, graduatorie ribaltate, e così via. Un po’ come entrare nel regno dei “pulp-magazines” popolati di gangster efferati, dark ladies, “bug-eyed monsters” (mostri marziani dagli occhi di insetto), mad doctors (i baroni?) e alieni guerrafondai. Storie da fumetti e B-movies: evasione allo stato puro.

La redazione di Roars si è spaccata in due. La corrente “scientometrica” preferirebbe tenere fissi i riflettori sulle follie della bibliometria fai-da-te, assegnando il premio Ign-ASN all’articolo Pubblicazioni «insufficienti» per un professore ogni due.

Di diverso parere la corrente “tarantiniana” della redazione, secondo la quale l’articolo di Valentini, Aspiranti prof pioggia di sentenze contro i baroni, andrebbe premiato perché segna una vera e propria svolta “pulp” delle narrative sull’università.

Non che Ezio Mauro debba andare troppo fiero di un eventuale Ign-ASN. I giornali si leggono per capire la realtà e leggere Repubblica per capire le abilitazioni scientifiche sarebbe come cercare di imparare la storia della seconda guerra mondiale guardandosi “Bastardi senza gloria” di Quentin Tarantino.

Con la differenza che Tarantino sa fare bene il suo mestiere di regista.

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42 Commenti

  1. Ma questo Valentini sentirà mai il dovere di scusarsi coi suoi (speriamo pochi) lettori per le baggianate che ha scritto? Comunque l’episodio ci dà il polso del livello di informatività dei quotidiani nazionali: se non si è peritato di informarsi un minimo chi doveva parlare di un fenomeno semplicissimo e nostrano come quello dell’ASN, figuriamoci come saranno documentate le analisi della situazione in Crimea…

  2. Leggendo l’articolo, si scoprono altre perle del tipo: “la pioggia di ricorsi contro l’esito dell’abilitazione scientifica (non didattica) per i professori universitari”… Cosa avrà voluto dire con “non didattica”? Forse segnalare che questi concorsi di cui parla sono una cosa diversa da quelli per l’insegnamento nelle scuole superiori? O è convinto che ora ci sarà un altro concorsone nazionale per “l’abilitazione didattica”?

  3. Mi chiedo se la redazione di roars abbia pensato a scrivere (in fondo è già pronta: l’articolo di cui sopra) una lettera dettagliata di controniformazione, ovvero di corretta informazione. Firmata dalla redazione di roars ma anche da coloro che, seguendo roars ed essendo in accordo con questa iniziativa, vogliano firmarla.
    La lettera/articolo dovrebbe forse essere inviata/o a più testate, anche on line, perché sarà difficile che Repubblica la pubblichi. Eventualmente, tradotta, anche a testate estere (io pensavo a una delle riviste di Harvard che si occupa proprio di università).
    Il motivo è evidente: la cattiva influenza sull’opinione pubblica ad opera di tali media e il muro che erigono rispetto a un altro tipo di informazione. Il problema è che in questo specifico caso non si tratta di “opinioni” distinte ma di vera e propria disinformazione, probabilmente anche in malafede e con l’unico scopo di gettare discredito sul mondo accademico italiano.
    Penso comunque di inviare una breve smentita di tali informazioni, citando, se mi è consentito, l’articolo di roars (con il link al sito). Certo una azione comune che partisse dalla redazione sarebbe più incisiva e auspicabile.
    Grazie

    • Grazie del commento e del suggerimento. Devo confessare che non saprei a chi inviare la lettera in Italia, visto la situazione desolante dell’informazione in tema di università e ricerca. Roars è nato anche per questo, come testimoniato dall’elenco di interventi citati all’inizio dell’articolo. Nel tempo, è stata raccolta una vera e propria “galleria degli errori”:
      Università: miti, leggende e realtà – Collector’s edition!
      https://www.roars.it/online/universita-miti-leggende-e-realta-collectors-edition/
      Si tratta di una disinformazione cosi sistematica (anche in ambito radiotelevisivo) da aver fatto presa persino su gran parte della comunità accademica, almeno fino a prima della nascita di Roars (ma non vorrei essere troppo ottimista). Uno dei problemi sono le forze. Smontare queste bufale in modo incontestabile richiede molto più tempo che scriverle. Ce la faremo solo il giorno in cui un numero crescente di lettori metterà mano alla tastiera per commentare o anche solo per scrivere una mail o un tweet ad Ezio Mauro spiegandogli quanto in basso è caduto il suo quotidiano.

    • Sono totalmente d’accordo con lei. Mi sembrerebbe anche tra le altre sue, una ottima idea rispondere scrivendo appelli su un giornale importante internazionale di specchiata (se ce ne sono) imparzialità. Titolo: i professori universitari italiani per ottenere una giusta attenzione si rivolgono ad un giornale straniero…che ne dice?

  4. Bravissimo e appassionato De Nicolao, grazie per l’impegno. Tra i vari punti che ha toccato ce n’è uno cruciale. Il nostro spiegare, giustificarci, sbeffeggiare dentro la “nostra” comunità serve (putroppo) a poco. Il punto è che possiamo fare? Come farci sentire con i giornali? Come farci capire dai politici? C’è una azione comune sistimatica (es. ciascun lettore partecipa ai forum di repubblica, sole, corriere etc. e risponde) in ciascuna università gruppi diversi di professori sottoscrivono un appello in cui non si contesta ma si chiede di raccogliere informazioni prima di valutare, si finanzia una campagna comprando una pagina su questi giornali, si minaccia di boicottare i giornali …. come vede non ho molta fantasia. Ma di una cosa sono sicuro che se dovessimo esprimere una posizione su un argomento comune, ci troveremo bloccati, perchè gli universitari 100 teste 101 idee diverse di soluzione (tutte prime donne). Quindi solo chiedere più correttezza, o uscire con una pagina:messaggo Università Italiana (pubblica) la 4/5 o quello che è …al mondo citando dati ocse. O che altro fare?

    • Che la comunità accademica sia percorsa da divergenze rispetto a scelte di politica accademica è in qualche misura fisiologico. In giro per il mondo ci sono modelli di università con differenti caratteristiche e differenti debolezze a sarebbe presuntuoso pensare di avere il monopolio della verità. È profondamente malsano invece che l’accademia italiana ignori il pericolo che incombe sull’intero sistema della formazione e ricerca e che nel si-salvi-chi-può generale ci sia chi dà man forte ai distruttori sperando di ottenere una ciotola in più per sé o la propria istituzione. Tra i colleghi che si immedesimano nel ruolo di volenterosi carnefici dell’accademia c’è anche chi, in buona fede, si fida della propaganda sparsa a piene mani negli ultimi anni. Molti dei nostri post sono rivolti a loro per destarli dal sonno letargico. Il primo passo è esigere in ogni sede possibile il rispetto della verità fattuale. Davanti alla macchina del caffè come pure sulla prima pagina del Corriere. Ce la faremo? Non lo so, ma nel dubbio non attenderei che il paese recida le sue radici culturali.

  5. Provo a spiegare il termine “sottosettorialità” che, come la redazione Roars rileva , non è spiegato. In realtà
    non è spiegato proprio da una delle commissioni che lo ha introdotto come criterio aggiuntivo. Sottosettoriale di che cosa? Nel mio settore disciplinare 06/F4 è stata utilizzata proprio questa “non spiegata” formula che vi riporto “Saranno considerate come insufficienti, le produzioni scientifiche che nella loro globalità

    interessino ambiti prevalentemente sottosettoriali e che non ricomprendano la complessità

    scientifica del settore 06/F4 (MED33 e MED 34)”.
    In gurgite vasto, quale bussola? Il termine sottosettoriale è alquanto generico, cosa volevano

    intendere i nostri valenti commissari, distretti corporei ( colonna,ginocchio,spalla), patologie

    (traumatica,degenerativa,tumorale)tessuti oggetto di ricerca (tendini,muscolo,osso,cartilagine

    nervi periferici),tipologia di studi (clinici,ricerca di base,ricerca traslazionale,RCT, studi

    osservazionali)terapia fisica (onde d’urto,vibrazioni meccaniche,tecarterapia)modalità riabilitative

    (riabilitazione neurologica,cardiogica,ortopedica). La mancata definizione di questo criterio

    rappresenta il vero problema (o la soluzione?); è attraverso di esso che si è potuto definire

    sottosettoriale l’attività di questo o quel candidato senza giustificazione ragionevole
    E’ così che candidati come Elizaveta Kon che ha un H index (l’indice più affidabile ed

    internazionalmente riconosciuto per la caratura scientifica di uno studioso, facilmente reperibile su

    google digitando scopus author search) di 34, superiore alla somma (somma!) dell’H index di tre

    dei commissari,(Cherubino ha H index 10) sono stati bocciati ed invece candidati con H index 2

    (due) promossi. Un interessante studio statistico sui risultati di questo settore disciplinare ha

    dimostrato che i non abilitati erano in possesso di valori di partenza ( non falcidiati dalla

    sottosettorialità) di gran lunga superiori agli abilitati. Esistono poi casi gustosi come quello dell’ing

    Ferrarin respinto nell’idoneità alla prima fascia per l’orientamento bioingegneristico ( è ingegnere

    effettivamente ed il settore disciplinare è medico) ma promosso all’idoneità di seconda fascia !

    (ma non era ingegnere?). Voglio citare ancora il Prof Zaffagnini inidoneo con più di 100

    pubblicazioni internazionali e di contro idoneità conferita a due allievi di Cherubino

    D’Angelo e Surace con solo due mediane su tre e pure molto risicate.

    Può bastare per dire che l’Università in generale ed il settore disciplinare degli ortopedici

    e dei fisiatri in particolare hanno ricercato e trovato la maniera di alterare le indicazioni date dalla

    realtà, dalla logica e persino dal buon senso.

    Comunque stiano tutti tranquilli:non uno dei figli con cognomi illustri, tacendo di generi e nuore

    ha avuto giudizio negativo malgrado le mediane e abbattuti i concorrenti aspettano la cattedra
    Ad Maiora
    Filippo Camerota

    • Grazie della spiegazione che illumina un termine altrimenti incomprensibile anche a chi ha consuetudine con il gergo ASN, chiarendo altresì che si riferiva ai particolari criteri utilizzati nel settore concorsuale 06/F4.

  6. Rispondo a giufe, che mi ha direttamente chiamato in causa. Dopo aver parlato con alcuni membri della redazione di roars mi sono convinta che, se sono loro stessi i primi a non credere di poter attraversare il muro di ostracismo dei media italiani, una ragione ci dovrà anche essere. D’altra parte io sono tornata (a metà) in Italia da poco e la condizione dell’Università la conosco vivendoci e attraverso i media, compreso il sito di roars, che mi è parso da subito in linea con l’idea che mi andavo facendo e, soprattutto, rigoroso e serio nel denunciare le manipolazioni mediatiche di tanti aspetti relativi al mondo accademico italiano.
    Se lei ha dato uno sguardo al sito FB di roars avrà saputo che mercoledì è prevista una audizione presso la commissione cultura. Come dicevo a Francesco Sylos Labini, pur concordando con lui che non se ne caverà, nei fatti, un ragno dal buco, la situazione potrebbe essere utilizzata per acquisire una maggiore esposizione mediatica. Vedremo.
    Per quel che riguarda me personalmente, io stavo già, da un paio d’ore, scrivendo delle lettere a media italiani e anche stranieri. Il titolo che lei mi suggerisce non mi sembra male. Non so dirle dell’efficacia di tale operazione, perché si tratta comunque di una lettera firmata da un docente, che per altro trascorre gran parte dell’anno a Berlino (dove mi trovo adesso) e negli USA per motivi di ricerca (leggasi: lì mi finanziano le ricerche, in Italia faccio solo didattica).
    La ringrazio per il suggerimento e la saluto.

  7. Grazie dell’informazione, dell’articolo e dell’analisi. Per quanto il titolo non necessariamente sia dell’autore dell’articolo, riflette credo benissimo le intenzioni complessive: salvare la gelmini-legge e i suoi implementatori (para)ministeriali (come ministri successivi, ANVUR e tutti gli altri sostenitori) e addossare tutta la responsabilità ai cosiddetti baroni, contro i quali la ministra diceva di combattere e ai quali, coerentemente, ha consegnato l’ASN 2012 e 2013 (le commissioni sono le stesse, vero?). L’attuale ministro invece sarà il paladino del merito: lo chiede a gran voce il “mondo della ricerca”, NON l’università che sarebbe “nel caos” e nel marasma dell’ “altra parentopoli” sventata dal TAR.
    Perché non mandate quest’articolo alla Repubblica? Non credo si possano rifiutare di pubblicarlo, dopo le castronerie allucinate di G. Valentini. A proposito, chi è esattamente costui? Colui che nel 2000 in Media Village “descrive senza mezzi termini la crisi della stampa italiana”? Per forza, se il livello è come il suo.

    • I funzionari tecnici del Mibact hanno replicato duramente ad un articolo di Giovanni Valentini pubblicato su Repubblica del 9 marzo scorso con il titolo “Tutti i no delle Soprintendenze che rovinano i tesori d’Italia”:
      ________________________
      “La matrice ideologica dell’articolo si esplicita chiaramente quando il giornalista cita un’opinione del nostro attuale primo Ministro, secondo la quale le Soprintendenze sarebbero un sistema “ottocentesco”, e dunque ormai obsoleto. Colpisce in questa affermazione, e in tutto il sottotesto dell’articolo, quell’insofferenza verso una cultura delle “regole” e quella retorica della supremazia degli “eletti dal popolo” che ha caratterizzato il ventennio berlusconiano e che sembra ora trovare un nuovo alfiere nel rottamatore Renzi, in nome di una “modernizzazione” i cui i contorni appaiono per altro assai confusi. […] Se certo giornalismo italiano, invece di genuflettersi di fronte al politico di turno, contribuisse in maniera seria ad una discussione approfondita sullo stato del nostro patrimonio artistico, sui modi migliori per tutelarlo e valorizzarlo, sulla riforma di un organismo in evidente affanno come il Mibact, sugli investimenti necessari nella formazione, sull’urgenza di rimpolpare il corpo delle figure tecniche con giovani preparati e motivati, tutti gliene saremmo estremamente grati. Ma la demagogia proprio no, per favore.”

  8. Complimenti Giuseppe, come al solito un’analisi molto efficace.

    Il premio Pulitzer delle bufale, va sicuramente a Valentini, se non altro per la sua cieca ostinazione. Infatti, Valentini già a marzo sempre su La Repubblica aveva scritto un’altro pezzo, quasi un clone di questo, dal titolo “Università, beffa per gli aspiranti prof, troppo specializzati, vi bocciamo”, che ho commentato sul mio blog. Tra l’altro il nostro prode affermava che la riforma Gelmini “aveva disposto una nuova procedura di selezione, introducendo la meritocrazia come principale criterio di valutazione”, una meritocrazia, “basata su parametri bibliometrici oggettivi”. Bastano queste affermazioni per capire che Valentini non sa di cosa scrive. Ho inviato una replica al prode giornalista, che non è stata minimamente presa in considerazione, sperando di fargli capire che la storia delle ASN è molto più complessa di quella da lui descritta e ha inizio molto prima delle procedure valutative a cui si riferisce da buon epigone e a giochi fatti.
    Il sistema sistema bibliometrico dell’Anvur, automatico, quantitativo e per giunta basato su indici variabili da un anno all’altro, come il vino, è stato ampiamente criticato da Roars e da molti altri. Valentini può benissimo farlo adesso dal pulpito dorato del giornale che gli permette di scrivere certi articoli, ma almeno lo faccia informando correttamente il pubblico e non in questo modo superficiale.
    Mi chiedo come mai Valentini mostri tanti interesse per gli esiti delle ASN, da scriverne in un mese due articoli quasi uguali e altrettanto approssimativi. Che abbia qualche amico e qualche parente che gli faccia da suggeritore? Ne scelga almeno uno più informato.

    • Valentini è certo impagabile, ma che dire di Corrado Zunino sempre su Repubblica, e perchè dimenticare il Corriere e Rizzo con le fantomatiche proteste di nobel e compagnia varia. Ormai lo hanno capito anche i più sprovveduti che dietro certe paginate sui grandi quotidiani ci sono le spinte dei grandi baroni, quelli veri, quelli potenti, gli unici in grado di ottenere articoli a comando, perchè insoddisfatti degli esiti dell’asn. Che poi il sistema sia perfettibile questo è certo, ma in molti settori, e questo è altrettanto vero, l’asn e il sorteggio dei commissari hanno incrinato, se non dissolto, il potere dei baroni, o presunti tali…

  9. Aggiungo qualche altra considerazione sul caso.
    Solo gli ingenui potevano credere che i risultati delle ASN non avrebbero prodotto valanghe di ricorsi, giustificati o pretestuosi che siano.
    Il nuovo sistema ha aperto le porte a valanghe di candidati, come non era mai accaduto in passato e li ha in qualche modo illusi, perchè chiunque avesse i fatidici parametri bibliometrici ha ritenuto che sarebbe stato automaticamente abilitato, anche se il suo contributo nelle pubblicazioni era marginale: questa a mio parere è una delle principali perversioni generata dall’applicazione di un tale sistema. Tanto per fare esempio: un laureato in matematica da 7 anni, che figura come uno dei tanti autori di articoli nel campo della Zoologia, avendo partecipato all’analisi statistica dei dati, non avrà l’abilitazione in Zoologia o in altri settori biologici, perchè malgrado possieda i numeri, è in realtà sprovvisto delle competenze specifiche del settore e difficilmente potrà avere i requisiti culturali e scientifici per insegnare o condurre ricerche specifiche nel campo. Purtroppo, grazie alle anomalie del sistema Anvur, è stato autorizzato a partecipare all’abilitazione e si sentirà anche defraudato. E’ chiaro quindi, che al contrario di quanto scritto da Valentini, la bibliometria non garantisce a priori quella valutazione oggettiva e meritocratica che sarebbe stata sovvertita dalle commissioni.
    Il problema, a mio parere, non è tanto il meccanismo dei concorsi, anche se quello delle ASN è forse il peggiore finora ideato, ma la gestione degli stessi: i comportamenti clientelari e il familisti possono avere comunque la meglio su qualsiasi sistema, concorsi classici, abilitazioni e chiamate dirette. Stavolta, rispetto al passato, la smisurata affluenza dei partecipanti, giustificata e non, ha aggiunto ulteriori criticità e conseguenze, ampiamente previste da molti, ma non dall’Anvur.

  10. Eliana84, tu scrivi che asn e sorteggio dei commissari hanno incrinato, se non dissolto, il potere dei baroni, o presunti tali…, ma io non credo proprio sia così.
    La mia critica ai pezzi di Valentini è piuttosto sulla considerazione che la bibliometria sia un sistema che garantisce oggettività, democrazia e meritocrazia e che questo sia stato sovvertito dai “baroni”.
    Le commissioni che non hanno abilitato anche chi aveva le mediane possono averlo fatto in molti casi anche a ragion veduta (vedi mio secondo commento). In altri casi avranno commesso delle porcate come è stato fatto in passato.

    • Ovvio, vi sono differenze tra i vari settori, ma nel mio, 13/C1, io e molti altri non strutturati anche residenti all’estero siamo stati abilitati, mentre nel passato non avremmo avuto nessuna possibilità, neanche di partecipare ai concorsi locali. Qualcosa quindi si è mosso con l’asn, anche se non in tutti i settori. Certo per le chiamate locali potrà essere tutta un’altra storia, ma almeno abbiamo ottenuto un riconoscimento. Sull’oggettività della bibliometria hai perfettamente ragione.

  11. Certamente sono tra quelli che “si sono sentiti autorizzati a partecipare all’abilitazione”. I parametri bibliometrici non sono certo una panacea ai comportamenti clientelari e/o familisti ma stabiliscono un parametro oggettivabile. In fatti come è noto il contributo di un autore è anche in rapporto alla diversa posizione che occupa nell’articolo ,primo autore,ultimo autore,secondo autore,corresponding etc. Alcune commissioni scientifiche
    del raggruppamento a cui appartengo hanno utilizzato questi criteri aggiuntivi,insieme a quelli sulla caratura della rivista e sulla importanza dell’articolo
    e sulla pertinenza del tema trattato a quello specifico settore disciplinare. Così come dovrebbe essere ovvio che un matematico,restando all’esempio di Patrizio Dimitri, per quanto bravo e con mediane positive nel settore medico non potrebbe o dovrebbe superare un concorso previsto per medici. Io credo che il nuovo sistema nasca con ottime premesse permettendo di concorrere anche a chi prima era escluso a priori dall’agone dei concorsi universitari. Lo sbaglio o meglio il vulnus che si coglie è l’arbitrarietà dei criteri aggiuntivi. Se alzo l’asticella la modalità di superamento della nuova misura deve essere oggettiva e non corretta o correggibile per alcuni e insuperabile per altri.Anche perchè correggetemi se sbaglio compito delle commissioni doveva essere quello di attestare la qualità scientifica dei candidati riconoscendo la capacità di scrivere un lavoro scientifico,condurre una ricerca appropriata e valutare se tale lavoro fosse tale da fare acquisire un progresso nella propria disciplina.

  12. Ci risiamo, abbiamo tirato fuori la testa dal secchio. Grazie a De Nicolao, Sonja fa anche una (bella) proposta… è bastato un attimo e risiamo ancora dentro il secchio, a discutere se i criteri ASN sono buoni o no. Per quelli che ce l’anno fatta sono buoni per gli altri no…. Che rivelazione! Possiamo per favore ritirarla fuori (la testa) e chiederci se c’è un modo per farci ascoltare…Un appello dei professori uiversitari italiani al Times, a le Figarò o che altro. Compriamo una pagina magari la cosa desta clamore… Le mie, solo idee piccole piccole sia chiaro ma (anche) usciamo usciamo usciamo da qua. Solo un appello ascoltate anche noi ..

  13. Non saprei scegliere…
    Al di là dei commenti della stampa italiana – di solito restia a leggere le Leggi ma sempre pronta a diffonderne improbabili interpretazioni autentiche – resta la realtà del particolare modo italiano di produrre “riforme”, che appare sostanzialmente mosso dall’impellente necessità di introdurre sempre nuove discriminazioni, sperequazioni, disparità di trattamento.
    Un caso esemplare sono sicuramente le modalità di reclutamento del personale docente nell’Università italiana attualmente vigenti:
    può accadere che in una stessa sede ci siano due persone in servizio quali ricercatori che abbiano ottenuto l’abilitazione scientifica nazionale;
    uno è un ricercatore a tempo indeterminato e quindi usufruirà di un concorso riservato precisamente a lui, una semplice procedura di upgrade bandita esclusivamente per il personale già in servizio in quella specifica sede;
    l’altro è un ricercatore a tempo determinato e quindi non potrà nemmeno concorrere a una successiva procedura aperta a tutti gli abilitati che verrà bandita da quella sede (per un quinto dei posti già coperti per concorso riservato al personale in servizio), dal momento che ha il torto di avere avuto recentemente rapporti di lavoro con quella specifica sede.
    L’essenza della schizofrenia?

    • Non è esatto. Le procedure di chiamata riservate possono essere bandite solo fino al 50% delle risorse totali (non dei posti); agli esterni è riservato invece il 20% del totale dei posti banditi. A tutti gli altri concorsi possono partecipare tutti, esterni e interni.
      In ipotesi, su 10 dec 5 al massimo potranno essere usati per chiamate dirette, almeno 5 per concorsi.
      Alla fine, il 20% almeno del totale dei posti banditi coi 10 dec originari dovrà andare ad esterni.

    • @fausto_proietti:
      non sarà esatto, provi ad aiutarmi:
      la percentuale del 20% secondo lei potrebbe avere qualche cosa in comune con la frazione 1/5?
      Non so se ho a che fare con un troll accademico o più semplicemente con un autentico intellettuale italico, secondo tradizione orgogliosamente a digiuno delle più “bieche” strumentazioni logico-matematiche…
      Sono a conoscenza che, in tale accezione, la matematica non solo viene ritenuta un’opinione ma per di più ideologicamente viziata e finalizzata alla sottomissione classista dei “poveri di spirito”, anche in virtù delle oggettive difficoltà intrinseche di cui è portatrice.
      Abbia pazienza…

    • Solo ora mi accorgo di questo cortesissimo messaggio del signor “anvedi”. Provo a chiarire i suoi dubbi: ha a che fare con una persona che si firma con nome e cognome, i troll (che tra i commentatori su roars abbondano) vada a cercarli altrove, sono più vicini a lei di quanto non creda.
      Specifico, visto che non le è chiaro, quale parte “non esatta” del suo messaggio intendevo correggere:
      “una successiva procedura aperta a tutti gli abilitati che verrà bandita da quella sede (per un quinto dei posti già coperti per concorso riservato al personale in servizio)”

      Le procedure aperte ai soli esterni non sono per “un quinto dei posti già coperti per concorso riservato”, come lei erroneamente afferma, ma per un quinto dei posti totali. Del rimanente 80% (o quattro quinti, se preferisce…), solo i posti corrispondenti alla metà delle risorse potranno essere coperti per chiamata diretta: ergo, il 50% del totale di risorse restanti dopo aver tolto il 20% riservato a esterni servirà a bandire concorsi aperti a tutti – esterni e interni – contrariamente a quanto lei, sbagliando, afferma.
      Le è più chiaro ora? Altrimenti, non so proprio come aiutarla.

    • @proietti: ho letto male o qui si parla di tre tipologie di concorsi?
      – per interni
      – per esterni
      – per esterni ed interni

      Siamo sicuri che esistano queste due ultime distinte tipologie? Per quello che ho visto finora tra i concorsi banditi, in quelli per esterni si possono presentare tutti: interni ed esterni. O mi sbaglio?
      Tra l’altro in diversi regolamenti di vari atenei mi sembra non si faccia riferimento a questa possibilità.
      Ad esempio l’ateneo di Catania

      “Il reclutamento dei professori di prima e di seconda fascia è effettuato secondo le seguenti
      modalità:
      a) chiamata mediante procedura ai sensi dell’art. 18, comma 1, della legge 240/2010;
      b) chiamata di professori di seconda fascia mediante procedura valutativa di ricercatori a
      tempo determinato con contratto triennale non rinnovabile (ricercatori ex art. 24, comma
      3, lett. b), ai sensi dell’art. 24, comma 5;
      c) chiamata di professori di prima o di seconda fascia mediante procedura ai sensi dell’art.
      24, comma 6, di professori di seconda fascia e di ricercatori a tempo indeterminato in
      servizio presso l’Università di Catania.”

    • @ c_s:
      Sulle modalità di copertura della quota riservata agli esterni non ho le idee molto chiare.
      L’art. 18, comma 4 della legge 240/2010 recita così:
      “Ciascuna università statale, nell’ambito della programmazione triennale, vincola le risorse corrispondenti ad almeno un quinto dei posti disponibili di professore di ruolo alla chiamata di coloro che nell’ultimo triennio non hanno prestato servizio, o non sono stati titolari di assegni di ricerca ovvero iscritti a corsi universitari nell’università stessa”
      Neanch’io ho visto procedure comparative destinate solo a “esterni” finora. Dunque probabilmente tali chiamate possono venire operate (ma nella legge non è specificato) ai sensi dell’art. 18, comma 1, lettera e (chiamate dirette), e la ripartizione avviene in questo modo:
      risorse corrispondenti al 20% (almeno) dei posti totali – chiamate dirette “esterni”;
      quel che resta viene diviso tra chiamate dirette “interni” (per al massimo il 50% delle risorse residue) e concorsi aperti a tutti.
      Certo, se fosse così, come “esterni” verebbero chiamati solo coloro che vengono proposti dai Dipartimenti per la chiamata diretta (con nome e cognome): il che sarebbe, in definitiva, una farsa. Vero è che nei concorsi aperti a tutti potrebbero, il linea del tutto teorica, prevalere i candidati “esterni”: ma ciò avverrebbe comunque al di fuori di quel 20% di risorse vincolate per legge.

    • @fausto_proietti
      Le chiamate dirette sono relative solo ad interni che, fino al 2016, possono essere RTI e poi solo RTDb (se non sbaglio).
      Bisogna vedere come vengono fatti i concorsi. Forse la commissione elabora una lista di idonei e poi il dipartimento chiama dentro questa lista. Probabilmente è a questo punto che si chiamano esterni. Chissà come il MIUR vigilerà su questo: 20% per università? per dipartimento? per anno?

    • Il calcolo dovrebbe essere fatto sull’intero Ateneo e su base triennale – come prevede il comma che ho citato sopra.
      Il modo più semplice per utilizzare le risorse “vincolate” agli esterni probabilmente è bandire una procedura per un SSD in cui, nell’Ateneo, non esistono “interni”.

    • Parlare di quota riservata agli esterni è pura utopia. Ai concorsi per esterni in teoria dovrebbero accedere SOLO gli esterni, e non è così. Possono accedere tutti gli abilitati: interni, rti di altri atenei, non strutturati.
      E’ ovvio che gli Atenei sfrutteranno anche questo canale per “promuovere” gli interni (perchè rimettono in circolo lo 0,5 che avanza dalla promozione da ricercatore ad associato).
      La verità, purtroppo, è che chi sta dentro, sta dentro. Chi è fuori, anche se bravo e abilitato, difficilmente riuscirà ad entrare se prima tutti gli RTI non verranno assorbiti.
      C’è però un problema anagrafico e di ingiustizia sociale. Se è giusto promuovere tutti gli RTI abilitati ad associato (che cmq anche se “scadono” dopo i 4 anni.. il loro stipendio ce l’hanno) è profondamente ingiusto usare quel 20% per concorsi esterni per gli interni. Lo sapevamo, la legge è fatta male e genera la guerra tra poveri. Non è vero che è una guerra tra poveri, tra strutturati e non strutturati (precari).. c’è un abisso. Ovviamente tra qualche anno le cose andranno a regime. Ma c’è tutta una generazione di precari che a causa di una riduzione sempre più importante di risorse non ha mai potuto accedere ad un concorso e a breve verrà spazzata via. E’ quella stessa generazione che ha sostenuto sulle sue spalle per pochi spiccioli interi corsi di studio.

    • c_s
      “Ai concorsi per esterni in teoria dovrebbero accedere SOLO gli esterni, e non è così. Possono accedere tutti gli abilitati: interni, rti di altri atenei, non strutturati.”
      Francamente non capisco che vuoi dire. Al di là del metodo con cui si allocano le risorse destinate agli esterni (concorsi o chiamate, vedi gli interventi miei e di Thor qui sopra), di certo con quel 20% NON possono essere chiamati interni. Gli “rti di altri atenei” SONO esterni a tutti gli effetti. Chi aveva interpretato quella norma prevista dalla legge gelmini come riservata agli “esterni” rispetto al sistema universitario semplicemente non aveva capito.

  14. Nella speranza di dare una mano ai futuri concorrenti all’Ign-ASN, prendendo spunto da Commissari-O-Matic sto mettendo a punto Fregnacciar-O-Matic: un generatore di “articoli” casuali ottenuti assemblando fregnacce (da cui il nome) sull’università italiana

    http://www.moreno.marzolla.name/software/asn/fregnacciar-o-matic.php

    Al momento i risultati lasciano un po’ a desiderare, ma confido che miglioreranno nelle prossime versioni. Di certo la cronaca non manca di spunti per arricchire il suo repertorio.

    • Ho messo alla prova Fregnacciar-O-Matic e ne sono usciti due pezzi che potevano essere sbattuti tali e quali sulla prima pagina del Corriere (in Via Solferino, a quanto pare, prendono molto sul serio il motto “sbatti il mostro in prima pagina” ). Tuttavia, non è facile stare al passo con la realtà: bastava sfogliare la rassegna stampa di oggi per trovare un pezzo che nemmeno Fregnacciar-O-Matic riuscirebbe a generare.

    • Un tributo a Monicelli.
      Da supercazzola (wikipedia):
      ..La struttura linguistica fondamentale su cui si fonda la supercazzola è infatti quella della parola macedonia, in cui si accostano termini o parti di termini diversi, appartenenti però a mondi concettuali molto distanti, con l’obiettivo di creare una confusione semantica…
      Solitamente lascia cadere qua e là delle parole che possano impressionare l’interlocutore: ad esempio, nella supercazzola al vigile accenna ad “antifurto”, “vicesindaco” e “prefettura”; rivolgendosi al custode del cimitero cita “ispettore tombale” e “fuochi fatui”….

    • @Moreno Marzolla
      Al momento i risultati lasciano un po’ a desiderare …
      —-
      Ho avuto solo oggi il tempo per fare un test test e posso confermare i pareri sin qui espressi sul generatore. Funziona molto bene. Ben presto queste diaboliche innovazioni tecnologiche renderanno inutili non solo i fisici (http://davidsd.org/2010/03/the-snarxiv/) e i matematici (http://davidsd.org/2009/01/the-real-theorem-generator-a-context-free-grammar/), ma anche i giornalisti!

      Saluti

      Enrico

  15. Caro e bravissimo De Nicolao oggi il corriere vi citava:roars. Definendovi degli specialisti. Purtroppo per screditare ancora le abilitazioni. Mi sono permesso di intervenire in questo modo: [ Vedo con soddisfazione che si cita il sito specializzato roars, è davvero il massimo della competenza in merito. Sarebbe onesto e bello che lo si citasse anche per parlare bene dell’università (pubblica) italiana. Università che quel sito mostra, dati (oggetivi ed internazionali) alla mano, essere davvero molto meglio di quanto questo giornale (purtroppo da anni) continua a descrivere (citando solo autori avversi). Come sarebbe bello far suonare tutte le campane prima di scegliere la chiesa…ma purtroppo non succede..grazie] E’ poco anzi nulla… ma non varrebbe la pena di tentare di dare informazioni alternative o/e pluraliste al corriere e ad altri giornali avversi. Mi rendo conto che il mio intervento sul forum è una goccia d’acqua ….ovvio ma…

    • Non posso che ringraziare a nome della redazione. Una goccia sembra poco, ma bisogna pur iniziare.

  16. […] La pronta replica a Valentini, giustamente condita di amara ironia, da parte della redazione di ROAR…, poteva far pensare che la prossima volta un giornalista intenzionato a metter mano al tema stesse più attento. E invece le poche parole sensate spese finora sulla questione ASN sono passate senza lasciare alcuna traccia. È del 7 maggio infatti l’articolo di cronaca del Corriere della Sera in cui Andrea Galli informa di un presunto caso di plagio che riguarda l’ASN in termini un po’ spiazzanti. Certo il titolo del pezzo, “Copia all’esame per diventare professore universitario”, potrebbe essere preso per ironico. In fondo, l’immagine di un docente che, in una totale inversione del suo ruolo classico, sbircia sui banchi dei compagni come lo studente discolo, è di sicuro impatto e può servire a dare ancora maggior risalto al comportamento scorretto imputato al professionista. Ma scorrendo il testo si scopre che per l’autore “A febbraio, a Milano c’è stato un concorso, uno dei tanti, per l’abilitazione al ruolo di professore universitario in Letteratura moderna e contemporanea”. Insomma, il giornalista è davvero convinto che ci sia stata una prova concorsuale, e nel prosieguo del suo articolo si mantiene piuttosto sull’ambiguo, evidentemente perché non ha la minima idea di quale sia la natura dell’elaborato in cui l’accusato avrebbe “copiato”. […]

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