Dal testo dell’interrogazione a risposta immediata rivolta al Ministro del MIUR (primo firmatario Francesco D’Uva, M5S):  “[Daniele Checchi (consiglio direttivo Anvur)]: «al Sud basta facoltà di Giurisprudenza con rispetto ai colleghi eventualmente presenti che siano laureati in Giurisprudenza in università del Sud. Perché è un input produttivo che non serve, non serve a quella regione lì. E quindi uno dice: chiudo dei corsi, li chiudo d’autorità, sposto il personale da altre parti perché invece voglio promuovere degli altri corsi» […] tali dichiarazioni, ad avviso degli interroganti, in considerazione del ruolo ricoperto dal professor Daniele Checchi, richiedono una urgente valutazione di merito da parte del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca“. Questa l’evasiva risposta da parte del MIUR: “[…] si tratta di estrapolazioni di alcune frasi relative ad una discussione che ha avuto luogo alla Casa della Cultura di Milano il 29 aprile scorso […] Tali estrapolazioni non possono rendere conto del pensiero del prof. Checchi, che, per conto di ANVUR, ha curato il secondo «Rapporto biennale sullo stato del sistema universitario e della ricerca», presentato lo scorso 25 maggio, cui si rinvia per avere una corretta informazione e un completo aggiornamento sul merito“.

Checchi_meno_giurisprudenza_medicina_al_Sud

presentato da
D’UVA Francesco
testo di
Mercoledì 8 giugno 2016, seduta n. 634

  D’UVA, LUIGI GALLO, VACCA, SIMONE VALENTE, MARZANA, DI BENEDETTO, BRESCIA, LUIGI DI MAIO, SIBILIA, FICO, DE LORENZIS, DIENI, NESCI, LOREFICE, PARENTELA, LUPO, TOFALO, SILVIA GIORDANO, COLONNESE, CANCELLERI, D’AMBROSIO, PISANO, RIZZO, MANNINO, LIUZZI, VILLAROSA, MICILLO e SCAGLIUSI. — Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca . — Per sapere – premesso che:
l’Agenzia per la valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) sovraintende al sistema pubblico nazionale di valutazione della qualità delle università e degli enti di ricerca, cura la valutazione esterna della qualità delle attività delle Università e degli Enti di Ricerca destinatari di finanziamenti pubblici e indirizza le attività dei Nuclei di valutazione e, infine, valuta l’efficacia e l’efficienza dei programmi pubblici di finanziamento e di incentivazione alle attività di ricerca e innovazione;
tra i compiti essenziali dell’Agenzia figurano la valutazione della qualità dei processi, i risultati e i prodotti delle attività di gestione, formazione, ricerca, trasferimento tecnologico delle attività delle Università e degli Enti di Ricerca, nonché la definisce i criteri e le metodologie per la valutazione delle sedi e dei corsi di studio, ivi compresi i dottorati di ricerca, i master e le scuole di specializzazione, ai fini dell’accreditamento periodico delle strutture da parte del Ministro;
tra le funzioni di fondamentale rilievo vi è l’elaborazione, su richiesta del Ministro, dei parametri di riferimento per l’allocazione dei finanziamenti statali, ivi inclusa la determinazione dei livelli essenziali di prestazione e dei costi unitari riferiti a specifiche tipologie di servizi, compito che negli ultimi anni risulta essere essenziale per la determinazione dei finanziamenti da erogare all’università italiane per assicurarne il corretto funzionamento;
l’importanza dell’Agenzia di valutazione viene determinata con maggiore chiarezza dall’articolo 1, comma 4, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, denominata «riforma Gelmini», secondo il quale «Il Ministero, nel rispetto della libertà di insegnamento e dell’autonomia delle università, indica obiettivi e indirizzi strategici per il sistema e le sue componenti e, tramite l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) per quanto di sua competenza, ne verifica e valuta i risultati secondo criteri di qualità, trasparenza e promozione del merito»;
la stessa norma dispone che tale valutazione dovrà essere effettuata, inoltre, «anche sulla base delle migliori esperienze diffuse a livello internazionale, garantendo una distribuzione delle risorse pubbliche coerente con gli obiettivi, gli indirizzi e le attività svolte da ciascun ateneo, nel rispetto del principio della coesione nazionale, nonché con la valutazione dei risultati conseguiti»;
per il raggiungimento di tali fini andranno utilizzati criteri specifici, quali l’introduzione «di un sistema di valutazione periodica basato su criteri e indicatori stabiliti ex ante, da parte dell’ANVUR, dell’efficienza e dei risultati conseguiti nell’ambito della didattica e della ricerca dalle singole università e dalle loro articolazioni interne, il potenziamento del sistema di autovalutazione della qualità e dell’efficacia delle proprie attività da parte delle università, anche avvalendosi dei propri nuclei di valutazione e dei contributi provenienti dalle commissioni paritetiche»;
con l’emanazione della legge 30 dicembre 2010, n. 240, nonché i successivi decreti attuativi, il legislatore ha così inteso introdurre per il sistema universitario e della ricerca italiano un modello di valutazioni periodiche affidato alla gestione dell’Agenzia;
tuttavia, a oggi, risultano rilevanti ed evidenti le distorsioni derivate dall’applicazione materiale di tali precetti normativi, i quali hanno condotto ad uno svilimento della funzione formativa universitaria, nonché ad un progressivo allontanamento qualitativo e funzionale tra gli atenei italiani, i quali beneficiano di finanziamenti «premiali» basati su criteri non evidentemente adeguati a valorizzare il merito, ovvero su attribuzioni economiche direttamente sottratte all’ordinario finanziamento delle università italiane, in quanto parte integrante del Fondo di finanziamento ordinario (FFO);
domenica 22 maggio 2016 è stato pubblicato su Il Mattino e Il Corriere del Mezzogiorno un manifesto, frutto di una ricerca finanziata da una raccolta fondi tra docenti della Federico II e di altri atenei campani, intitolato «Dieci bugie sull’università». Il citato manifesto, nel denunciare le maggiori inesattezze propagandate sull’università, fa riferimento all’incapacità dell’attuale sistema di valutazione di premiare gli atenei meritevoli. Sottolinea, in proposito, che «l’attuale sistema non prevede risorse aggiuntive per i “meritevoli”; viene solo ridistribuita tra gli atenei una quota dello scarso e decrescente finanziamento ordinario sulla base di criteri che vengono cambiati continuamente (in 6 anni 22 diversi criteri !) e stabiliti a posteriori. Valutazione e merito, valori nei quali crediamo fortemente, sono utilizzati strumentalmente per giustificare una brutale riduzione del finanziamento al sistema universitario pubblico favorendo alcune Università del Nord»;
già in data 27 luglio 2015 il quotidiano consultabile online « il Sole 24 ore», riportava alcuni dati che ben evidenziavano come i maggiori effetti di tali distorsioni si siano prodotti a danno degli atenei meridionali, dal momento che «accanto a università che si sono viste ridurre l’assegno di quasi un terzo ci sono (pochi) atenei che addirittura poggiano su fondi più robusti del passato. Ai due capi della classifica si incontrano da un lato Messina e Palermo, che nel 2015 hanno ricevuto il 30 per cento abbondante in meno rispetto ai fondi statali su cui avevano potuto contare sette anni prima, e dall’altro Bergamo e il Politecnico di Torino, che possono contare rispettivamente su un +11,4 per cento e su un + 7,3 per cento»;
la bontà di tali dati, anche se indirettamente, veniva confermata dallo stesso Anvur, il quale in data 18 marzo 2014 l’Anvur presentava il «Rapporto sullo stato dell’università e della ricerca in Italia», dal quale emergeva l’allarmante condizione del sistema universitario nazionale, con significative differenze territoriali e, soprattutto, con un numero degli immatricolati, «in calo del 10 per cento nelle regioni del Nord Italia, del 25 per cento nelle regioni del Sud e, infine, del 30 per cento nel Mezzogiorno»;
in data 25 aprile 2015 il comitato di selezione dell’agenzia emanava il relativo bando, attuando le disposizioni previste dal decreto del Presidente della Repubblica 1o febbraio 2010, n. 76, in merito alla raccolta delle candidature a membro del consiglio direttivo dell’Anvur, nel quale veniva richiesta ai candidati la produzione di un elaborato scritto in cui illustrare sinteticamente le principali linee d’intervento, indirizzi di gestione, strategie di sviluppo, criteri e metodi di valutazione dell’Agenzia in base ai quali lo stesso candidato intendeva orientare la propria funzione, nel caso in cui avesse assunto il ruolo di componente del consiglio direttivo dell’Anvur;
l’importanza e l’incidenza dell’agenzia per la valutazione del sistema Universitario e della ricerca (Anvur) in relazione al funzionamento del sistema universitario italiano appaiono, quindi, in tutta la loro evidenza, e sono confermate dallo stesso ministero, dal momento che lo stesso ha inteso selezionare i candidati al Consiglio dell’Anvur attraverso un elaborato che rendesse conoscibili ex ante le principali «linee d’intervento, indirizzi di gestione, strategie di sviluppo» dei consiglieri candidati, così a poter effettuare una selezione che garantisse una parziale conoscenza delle future scelte poste in essere dall’Anvur;
nel corso delle procedure venivano selezionati per la nomina 15 candidati: Fabio Beltram, Daniele Checchi, Raffaele Di Raimo, Mario Diani, Maria Cristina Marcuzzo, Guido Martinelli, Maria Luisa Meneghetti, Paolo Miccoli, Luigina Mortari, Paolo Rossi, Raffaella Rumiati, Guido Saracco, Giorgio Sesti, Susanna Terracini, Maurizio Vichi;
in data 6 agosto 2015, il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca Stefania Giannini, approvava l’avvio della procedura per la nomina di Daniele Checchi, Paolo Miccoli, Raffaella Rumiati e Susanna Terracini quali componenti del consiglio direttivo dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca;
il 16 settembre la VII Commissione del Senato esprimeva parere favorevole sulla nomina di tutti i candidati, evidenziando, tuttavia, un’insufficiente trasparenza in merito ai criteri di scelta dei candidati, non conoscendosi, infatti, le motivazioni che hanno portato alla selezione di queste personalità a fronte di 121 candidati;
tra questi, in particolare, figurava il professore Paolo Miccoli, indicato dal Ministro Giannini come uno dei quattro nuovi membri del Consiglio Direttivo Anvur, e risultato al centro di numerose polemiche, dal momento che alcune linee programmatiche esposte nell’elaborato propedeutico alla sua selezione, apparivano identiche a passaggi di alcuni testi facilmente reperibili su Diritto.it, alimentando ulteriormente i dubbi sui metodi e sui criteri di valutazione dell’agenzia;
in data 24 settembre 2015 veniva depositata l’interrogazione a risposta in commissione n. 5/06483 a prima firma D’Uva, attraverso la quale si richiedeva al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di «assicurare al consiglio direttivo dell’Anvur, anche in considerazione del fondamentale ruolo ricoperto dall’Agenzia, una maggior rappresentatività di tutte le università italiane, assicurando l’adozione di politiche idonee ad arginare il progressivo allontanamento degli atenei»;
nello stesso atto si richiedeva, in particolare, adeguata trasparenza nella procedura di nomina di quattro consiglieri dell’Agenzia, selezionati a seguito di regolare bando di concorso ma i cui relativi verbali ed elaborati non venivano resi pubblici, e quindi conoscibili, né dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, né dall’Anvur;
già all’interno della citata interrogazione veniva rilevato «come dei tre consiglieri dell’Anvur già eletti, solo uno risulti essere un possibile riferimento di Atenei del meridione, comportando, per tali motivi, un evidente squilibrio territoriale nella rappresentanza dell’Agenzia, essendo ben 6 i consiglieri certamente legati, per propria estrazione, ad università situate nel settentrione d’Italia»;
ad avviso degli interroganti la condizione del sistema universitario italiano, all’interno del quale si determinava, e si determina ancora oggi, una evidente sofferenza funzionale degli atenei meridionali strettamente connessa sia ai progressivi tagli di spesa relativi al Fondo di Finanziamento ordinario, nonché alla sottrazione delle risorse da destinare per fini premiali così come evidenziata, avrebbe dovuto condurre ad una maggiore rappresentanza all’interno del Consiglio dell’Agenzia;
in data 24 novembre 2015 l’Anvur annunciava l’entrata in carica dei quattro nuovi componenti del consiglio direttivo dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della Ricerca, il professore Daniele Checchi, ordinario presso l’università Statale di Milano, il professore Paolo Miccoli, ordinario presso l’Università di Pisa, la professoressa Raffaella Rumiati, ordinario presso la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste e la professoressa Susanna Terracini, ordinario presso l’università di Torino;
i consiglieri sono stati nominati con decreto del Presidente della Repubblica del 19 ottobre 2015, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e sentite le competenti commissioni parlamentari. A partire da tale data decorrono i quattro anni dei rispettivi mandati, ai sensi dell’articolo 22, comma 1, lettera a), del decreto-legge del 12 settembre 2013, n. 104, convertito con modificazioni dalla legge d’ell’8 novembre 2013, n. 128;
in data 2 maggio 2015 il sito internet consultabile online « Roars.it» pubblicava alcune dichiarazioni di uno dei quattro neo consiglieri dell’Anvur citati in premessa, il professore Daniele Checchi, il quale, pur evidenziando le note difficoltà degli atenei meridionali, proponeva una visione delle possibili cause, nonché delle eventuali soluzioni, certamente preoccupante per il futuro delle università del Sud Italia;
in tale sede il consigliere dell’Anvur come «il Sud, come ho scritto nel titolo, a mio parere, si è suicidato, non è stato ucciso, allora il problema è che poter creare una base di discussione che sia, tra virgolette, “accettabile” al resto del paese, occorre chiarire i meccanismi di accountability», affermando, inoltre, «al Sud basta facoltà di Giurisprudenza con rispetto ai colleghi eventualmente presenti che siano laureati in Giurisprudenza in università del Sud. Perché è un input produttivo che non serve, non serve a quella regione lì. E quindi uno dice: chiudo dei corsi, li chiudo d’autorità, sposto il personale da altre parti perché invece voglio promuovere degli altri corsi»;
nel corso della sua analisi il membro del consiglio ha quindi chiarito «le università del Sud, a finanziamenti attuali, non ce la faranno mai a ridiventare competitive con le università del Nord. Però, questo è un problema da discutere politicamente: cioè se il paese vuole o non vuole avere un sistema universitario degno di questo nome al Sud»;
tuttavia dalle parole apprese dal docente rileva l’attuale condizione degli atenei meridionali sostenendo come prendendo quale «punto di riferimento, il 2008, per cui andiamo a vedere nel corso dei tre anni, qui vedete che sostanzialmente le università del Sud perdono circa due o tre punti percentuali sia su tutto il versante delle entrate sia sul versante delle iscrizioni sia sul versante dei docenti – leggermente meno sul versante dei docenti. Il che ci dice, fondamentalmente, che il fenomeno è un fenomeno di ridimensionamento, di cui è difficile dire che cosa parta per primo: calano i docenti, calano gli iscritti, calano i finanziamenti»;
«quando si sentono ogni tanto in CRUI i rettori delle università del Sud», concludeva il consigliere «loro invocano la loro funzione sociale nel contenimento del tasso di disoccupazione giovanile. È una terza missione anche questa, se si vuole. Però, diciamolo esplicitamente: allora diciamo che un pezzo della necessità di mantenere alcune università in alcune aree problematiche del paese è svolgere questa cosa qui»;
dall’analisi del professore Daniele Checchi viene confermato un preoccupante quadro dell’attuale condizione meridionale, con valutazioni che, tuttavia, sollevano forti perplessità sia nel merito, anche in considerazione del fondamentale ruolo ricoperto dallo stesso docente, sia nei possibili profili discriminatori a cui queste potrebbero condurre;
è bene ricordare come già in data 18 febbraio 2015 il quotidiano consultabile on-line « Il Corriere della Sera» riportava le dichiarazioni del Primo Ministro Matteo Renzi, il quale, pur sostenendo l’idea della «presenza di università di serie A e di serie B», dichiarava di non voler adoperarsi affinché a tutti gli atenei italiani venisse data la possibilità di risultare competitive;
tali dichiarazioni, ad avviso degli interroganti, in considerazione del ruolo ricoperto dal professor Daniele Checchi, richiedono una urgente valutazione di merito da parte del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, dal momento che Anvur svolge un ruolo determinante sia nell’assegnazione dei finanziamenti agli atenei, sia nel sistema di accreditamento e di valutazione dei corsi universitari –:
quale sia l’orientamento del Ministro interrogato sulla possibilità di sopprimere alcuni corsi universitari presso gli atenei meridionali, così come proposta dal consigliere dell’Agenzia per la valutazione del sistema universitario e della ricerca, professor Daniele Checchi, e, in caso di parere difforme, quali iniziative intenda assumere per garantire l’imparzialità del sistema di valutazione del sistema universitario.
(5-08853)

 

___________

Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Giovedì 9 giugno 2016
nell’allegato al bollettino in Commissione VII (Cultura)
5-08853

On.le D’Uva, giova preliminarmente ricordare che il FFO attribuito alle Università si distingue in due principali parti: la quota base (circa l’80 per cento del totale: percentuale destinata gradualmente a ridursi negli anni futuri fino ad un minimo del 70 per cento) e la quota premiale (circa il 20 per cento del totale: percentuale destinata gradualmente ad aumentare fino ad un massimo del 30 per cento del totale).
In riferimento alla cosiddetta quota premiale del FFO – citata dall’on.le interrogante – ricordo che gli indicatori utilizzati ai fini della sua ripartizione e la sua incidenza sull’ammontare complessivo del FFO sono disciplinati, in larga misura, per legge.
Difatti, l’articolo 60, comma 01, del decreto-legge n. 69 del 2013 ha previsto che la quota premiale sia determinata in misura non inferiore al 16 per cento per l’anno 2014, al 18 per cento per l’anno 2015 e al 20 per cento per l’anno 2016, con successivi incrementi annuali non inferiori al 2 per cento e fino ad un massimo del 30 per cento. A ciò si aggiunga che, tale quota deve essere ripartita tra gli atenei per almeno tre quinti sulla base dei risultati conseguiti nella VQR e un quinto sulla base della valutazione delle politiche di reclutamento, effettuate con cadenza quinquennale dall’ANVUR.
La VQR è, quindi, criterio previsto per legge. Più in generale, tutti i criteri utilizzati per ripartire le risorse a favore degli Atenei sono riferiti o a norme (si veda appunto la stessa VQR) o a indicatori su cui non sono valutate solo le Università ma tutto il Paese, a livello internazionale.
Per quanto riguarda poi la quota base, l’articolo 5 della legge n. 240 del 2010, e il relativo decreto delegato, hanno previsto l’introduzione del criterio del costo standard unitario di formazione per studente in corso a cui collegare l’attribuzione di una percentuale di tale quota. Fino all’introduzione del costo standard, la quota base veniva ripartita tra gli Atenei integralmente secondo il principio della spesa storica, e ciò non ha sempre garantito l’efficienza della spesa.
Proprio al fine di tenere conto dei differenti contesti economici e territoriali in cui opera l’Università, nel 2014 al costo standard per studente in corso di ciascun Ateneo si è aggiunto un importo di natura perequativa, identico per tutte le Università aventi sede nella medesima Regione, parametrato alla diversa capacità contributiva per studente della Regione ove ha sede l’Ateneo, sulla base dei reddito familiare medio rilevato dall’ISTAT. Ne è derivato che, le Università aventi sede nelle regioni dei Mezzogiorno, che sono caratterizzate da un reddito familiare medio più basso, ricevono pertanto, a parità delle altre condizioni, un contributo per studente più elevato delle Università ubicate nel Centro, le quali, a loro volta, ricevono un contributo mediamente più alto di quelle collocate al Nord.
L’introduzione dei meccanismo del costo standard non ha sempre e comunque quindi penalizzato il Sud – come da Lei denunciato – e premiato al contrario il Nord. Le Università del Mezzogiorno che traggono un vantaggio dal costo standard rappresentano il 52 per cento; degli studenti iscritti nel Mezzogiorno, mentre le Università del Centro-Nord che hanno un vantaggio dal costo standard rappresentano il 49 per cento degli iscritti.
Il legislatore ha altresì previsto che la riduzione massima di FFO annuale da destinare ad ogni Università possa scendere a -5 per cento. Il MIUR in questi anni ha sempre contenuto la riduzione massima entro percentuali inferiori a tale soglia, ciò attraverso la cosiddetta quota di salvaguardia.
Proprio per tenere in considerazione le diverse situazioni territoriali, quindi, a partire dal prossimo anno – mi riferisco alla programmazione 2016-2018 – la parte non vincolata dalla legge della quota premiale dei FFO sarà attribuita secondo indicatori scelti dagli Atenei facendo riferimento non ai livelli ma alle variazioni di risultato. Si incoraggeranno così gli Atenei che partono da livelli di risultato bassi (anche in relazione a fattori di contesto) ma che dimostrano una capacità di miglioramento.
Aggiungo inoltre che l’attuale applicazione dei criterio del costo standard ha validità per il triennio 2014-2016. Pertanto, il prossimo anno si dovrà necessariamente adottare un nuovo decreto. Si sta, quindi, valutando una modifica al citato coefficiente perequativo territoriale per dare una maggiore incisività allo stesso nella ripartizione delle risorse, senza ovviamente snaturare la finalità dello stesso criterio del costo standard.
Ricordo anche che nel PNR – recentemente approvato – è previsto un consistente finanziamento a favore del Mezzogiorno. Cito il Programma per il Mezzogiorno (436 milioni di euro), che è una delle linee strategiche principali del PNR. Risorse destinate esclusivamente al Sud sono, peraltro, previste anche da altre linee strategiche dello stesso PNR relative all’istruzione superiore e la ricerca, quali i «dottorati innovativi» (61 milioni di euro) e la «ricerca industriale» (177 milioni di euro).
In merito alla questione delle immatricolazioni – cui Lei fa riferimento – ricordo che sono stati erogati ulteriori 55 milioni di euro sul 2016, che portano il Fondo per il diritto allo studio a 217 milioni, uno dei budget più alti degli ultimi 15 anni. Non solo, abbiamo anche rivisto i criteri di accesso alle borse di studio. Certo, l’ulteriore incremento del Fondo statale per le borse di studio non sarà sufficiente se non sarà accompagnato da un analogo impegno finanziario delle Regioni per la loro parte.
Posto ciò, è evidente che non c’è alcuna volontà di impoverire l’offerta formativa per gli Atenei del SUD. Al contrario si vuoi sostenere le Università e far capire ai Territori l’importanza di una pianificazione pluriennale e l’importanza dei rafforzamento della qualità dell’offerta formativa.
Concludo in merito alle affermazioni del prof. Checchi riportate nel testo dell’interrogazione. Al riguardo, preciso che si tratta di estrapolazioni di alcune frasi relative ad una discussione che ha avuto luogo alla Casa della Cultura di Milano il 29 aprile scorso in occasione della presentazione dei libro della Fondazione RES Università in declino. Una indagine sugli atenei da Nord a Sud, curato dal prof. Gianfranco Viesti. Tali estrapolazioni non possono rendere conto del pensiero del prof. Checchi, che, per conto di ANVUR, ha curato il secondo «Rapporto biennale sullo stato del sistema universitario e della ricerca», presentato lo scorso 25 maggio, cui si rinvia per avere una corretta informazione e un completo aggiornamento sul merito.

 

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4 Commenti

  1. Degna di nota la sottile perfidia da parte del MIUR: «si tratta di estrapolazioni di alcune frasi relative ad una discussione che ha avuto luogo alla Casa della Cultura di Milano il 29 aprile scorso […] Tali estrapolazioni non possono rendere conto del pensiero del prof. Checchi». Traduzione: mica vorrete prendere sul serio le dichiarazioni pubbliche di un membro del direttivo Anvur? Si sa bene che Checchi dice tante cose, ma da qui a ritenere che rifletta prima di parlare ce ne passa.

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