Le sottoscritte Consulte disciplinari di area 10, con riferimento alle procedure attualmente in corso per le abilitazioni nazionali per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori universitari, ritengono opportuno e necessario, in un quadro normativo e operativo giudicato da più parti non di immediata evidenza, esporre talune considerazioni condivise su una materia così delicata.

 

  1. È in primo luogo auspicabile la conferma immediata nelle sedi istituzionali di una ripetizione del bando con cadenza annuale nel medio periodo. Ciò consentirebbe una maggiore serenità nel lavoro delle commissioni e nella partecipazione al bando dei candidati all’abilitazione nazionale, liberando il campo da illazioni che sono pure circolate.
  2. Il meccanismo delle mediane per i settori non bibliometrici ha dato spunto all’indomani stesso del bando a una serie motivata di rilievi, che le sottoscritte Consulte disciplinari hanno condiviso in documenti ufficiali trasmessi al Ministro e all’ANVUR. Particolare rilievo per i settori non bibliometrici hanno le fortissime riserve espresse pubblicamente per la cosiddetta terza mediana, relativa cioè alle cosiddette riviste di fascia A: per le quali si è nei fatti introdotto un criterio retroattivo e sulla base di una ricognizione istruttoria non evidente nei criteri e oltretutto dichiaratamente provvisoria.
  3. È evidente a tutti che il conseguimento di un’abilitazione nazionale di seconda e soprattutto di prima fascia, nell’attuale carenza di risorse del sistema universitario nazionale, e in presenza oltretutto di un numero non trascurabile di “idonei” ai precedenti concorsi non ancora chiamati da alcuna Università, non si tradurrà se non in maniera assai limitata in un avanzamento di carriera dei cosiddetti “strutturati”, o in una forma stabile di reclutamento per i cosiddetti “non strutturati”. E tuttavia la decisione politica presa a suo tempo, di non procedere a un contingentamento in qualunque modo collegabile alle possibilità del sistema, costituisce per i candidati meritevoli la base di un diritto soggettivo alla valutazione e all’abilitazione nazionale che non può essere messo in discussione sulla base di considerazioni pur motivate di altra natura, che semmai non possono che portare all’auspicio di un adeguamento in tempi rapidi delle risorse del sistema, stante soprattutto il depauperamento progressivo, non solo per raggiunti limiti di età, delle tre fasce dei ricercatori, associati e ordinari.

 

 

All’interno di un quadro così complesso, le sottoscritte Consulte disciplinari, nel rilevare comunque come aspetto positivo del processo in corso la riapertura di modalità di valutazione non vincolate alla logica dei cosiddetti “concorsi locali”, e stante la procedura prescelta per la nomina delle commissioni (sulla base di prerequisiti non particolarmente selettivi e puramente quantitativi per i candidati commissari, e della pura e semplice estrazione a sorte per i candidati commissari “idonei”), ritengono opportuno sottoporre all’attenzione della comunità scientifica le seguenti considerazioni.

 

  1. Le prerogative delle commissioni giudicatrici, determinate dalla legge nonché dal bando, presuppongono la totale autonomia di giudizio delle stesse nella valutazione delle candidature presentate, al di là degli auspici, dei suggerimenti e delle indicazioni anche di ordine generale che dovessero provenire da qualunque fonte per quanto autorevole. A tali prerogative e a tale autonomia corrisponde evidentemente la responsabilità delle medesime commissioni giudicatrici nei confronti non solo dei candidati, ma della comunità scientifica e del sistema nazionale universitario.
  2. Ciò presuppone, almeno su basi statistiche, l’invarianza complessiva dei risultati quale che sia la composizione delle commissioni sorteggiate, nel pieno rispetto di quanto previsto dalla legge, dal bando e dal regolamento a suo tempo pubblicato.

 

Le considerazioni che seguono vogliono rappresentare per questo un contributo costruttivo ai fini di un adeguato equilibrio fra le esigenze di cui ai punti precedenti.

 

  1. In questo contesto, la valutazione dei candidati alle abilitazioni nazionali, fatto salvo quanto previsto dall’art. 3, comma 3 del citato Regolamento, non potrà che rimandare a istanze di rigore scientifico e all’insegna del merito, e andrà dunque condotta secondo criteri di ordine qualitativo. Il raggiungimento di una o più mediane, oltre a costituire un utile esercizio di autovalutazione preventiva da parte degli abilitandi, dovrebbe a nostro avviso essere inteso dalle commissioni giudicatrici come prerequisito necessario ma non sufficiente, a fronte della valutazione della qualità scientifica dei contributi proposti.
  2. Sulla base di quanto esposto al punto precedente, e dunque sulla base della qualità scientifica delle pubblicazioni, nessuna distinzione può esser fatta fra “strutturati” e “non strutturati”, il problema dei “costi” essendo irrilevante in questa fase.
  3. Nel caso di domande di candidati all’abilitazione per entrambe le fasce, il rispetto dei criteri e dei parametri fissati per l’abilitazione alla prima fascia (fra cui quelli della piena maturità scientifica, dell’importanza delle tematiche affrontate, del raggiungimento di risultati di rilevante qualità, della proiezione anche internazionale della ricerca, e, non necessariamente tutti compresenti, della direzione di gruppi di ricerca, della supervisione di dottorandi, della responsabilità scientifica di progetti nazionali e internazionali, della direzione di riviste e collane editoriali e di enti di ricerca di alta qualificazione internazionale, della partecipazione ad accademie di prestigio nel settore) dovrebbe consentire alle commissioni di discriminare fra ottimi candidati all’abilitazione per la seconda fascia e ottimi candidati per l’abilitazione alla prima fascia.
  4. Nel caso in cui il settore concorsuale risulti ab origine composito e costituito da SSD distinti, si auspica che la Commissione giudicatrice, ove non comprenda membri afferenti a ciascuno dei SSD interessati, si avvalga pienamente della possibilità prevista dall’art. 8, comma 3 del DPR 221/2011.

 

Tutto ciò presuppone per le commissioni giudicatrici una mole assai significativa di responsabilità e anche di lavoro, dato il numero altissimo delle candidature che in queste ore si sta delineando. Per quanto sin qui esposto, le sottoscritte Consulte disciplinari ritengono di poter formulare l’auspicio che i tempi assegnati per l’ultimazione dei lavori tengano conto per i settori non bibliometrici della necessità di una valutazione dei titoli e delle pubblicazioni che non può essere completata adeguatamente in poche settimane, anche se è giusto e necessario fissare una data limite certa. Un secondo auspicio è che la chiara individuazione  di cui al precedente punto 8 dei connotati distintivi dei requisiti richiesti per la prima fascia permetta il superamento nel più breve tempo possibile di tutte le restrizioni e vincoli di carattere normativo ed economico che di fatto limitano da anni e in maniera pesantissima l’acquisizione da parte del sistema universitario nazionale di nuovi ordinari, con riflessi negativi che non si faranno attendere sull’organizzazione e la qualità della ricerca universitaria italiana.

 

19 novembre 2012

 

 

Adesioni (aggiornate al 24 novembre 2012):

–        Associazione degli Ispanisti Italiani (AISPI)

–        Associazione degli Italianisti (ADI)

–        Associazione Internazionale degli Studi di Lingua e Letteratura Italiana (AISLLI)

–        Associazione Italiana degli Slavisti (AIS)

–        Associazione Italiana di Anglistica (AIA)

–        Associazione Italiana di Cultura Classica (AICC)

–        Associazione Italiana di Filologia Germanica (AIFG)

–        Associazione Italiana di Germanistica (AIG)

–        Associazione Italiana di Studi Catalani (AISC)

–        Associazione Italiana di Studi Nord-Americani (AISNA)

–        Associazione Italiana Studi Iberoamericani (AISI)

–        Associazione Nazionale Docenti di Anglistica (ANDA)

–        Associazione per la storia della lingua italiana (ASLI)

–        Centro interuniversitario Studi unghereesi e sull’Europa centro-orientale

–        Conferenza di lingue e letterature straniere

–        Consulta del SSD L-FIL-LET/14 Critica letteraria e Letterature comparate

–        Consulta per il Medioevo e l’Umanesimo latini (CoMUL)

–        Consulta Universitaria degli storici dell’arte

–        Consulta Universitaria di Letteratura Cristiana Antica (CULCA)

–        Consulta Universitaria di Topografia antica

–        Società dei Filologi della Letteratura Italiana (SFLI)

–        Società Italiana di Filologia Romanza (SIFR)

–        Società Universitaria per gli Studi di Lingua e Letteratura francese

 

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4 Commenti

  1. un altro che non ha capito nulla.
    I criteri stabiliti dall’ANVUR hanno l’apparenza di essere scientifici perché ci sono dei numeri, ma come è già stato sottolineato più volte su questo sito, di scientifico non c’è nulla.
    Qualche esempio:
    numero di monografie, numero di articoli…
    se io invece di pubbilcare una monografia di 500 pagine ne pubblico 3 da 100 pagine, per l’ANVUR ho prodotto di più. Che senso ha?
    se io invece di pubblicare un articolo da 50 pagine, ne pubblico quattro da cinque pagine, per l’ANVUR ho prodotto di più. Che senso ha?
    I sistemi bibliometrici in uso in alcune discipline (già “mi perplimono” lì, ma non essendo del ramo, non insisto) non sono per nulla applicabili nelle discipline umanistiche, dove è pregevole pubblicare su riviste cartacee in lingua italiana (perché dovremmo pubblicare in lingua inglese studi sulla lingua e sulla letteratura italiana?), non solo perché è impossibile fare i conti, ma anche perché abbiamo l’abitudine di citare una pubblicazione per dire che non ci piace. Quindi per le materie umanistiche essere citati tante volte non è sinonimo di aver pubblicato un buon lavoro.
    Per questo le varie Consulte disciplinari chiedono giustamente che le commissioni leggano le pubblicazioni inviate dai candidati e giudichino il contenuto, non il numero.

  2. Caro Tarcisio, hai ragione solo in parte. Ci sono commissari che hanno valutato articoli da 5 pagine e libri da 100 pagine meglio di contributi e monografie con revisione. Insomma quali criterio adottare per una valutazione oggettiva della produzione scientifica? I sistemi adottati dalle commissioni dell’area 10 sono troppo soggettivi, discrezionali e calzati sui candidati che devono vincere.
    Le mediane non ti piacciono?
    Neppure a me, ma ho visto troppi presunti scienziati in giro…grazie a commissioni compiacenti

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